Perdindirindina!

gitaprimaparteCosa sconvolge più dell’idea stessa del partecipare alla gita scolastica, ops… viaggio di istruzione, come docente alle prese con ottanta dico ottanta brufolosi, se non l’idea stessa del partecipare –  sì va be’ non se ne può fare a meno e per fortuna siamo in otto? La partecipazione sconvolge, come no, ma la peggiore scoperta è quella di scoprire dalla viva voce della referente viaggi e trastulli (?! ) che l’albergo fornisce sistemazioni da tre letti non solo per i brufolosi – e già ma loro sono contenti – ma anche per le docenti – eccetto l’unico maschietto che godrà di vita propria – e grasso che cola se riesci a pizzicare due che non russano! Sto pensando ad una scusa plausibile per godere del pernotto in solitaria. Soffro di scabbia ossessiva compulsiva? Mi trasformo nottetempo in lupo mannaro americano a Londra? Sono Quasimodo di Notre Dame e la notte devo liberare la gobba? Aiuto!

Rapporti e proporzioni

gatto_nero1Qual è il rapporto che intercorre tra un gatto nero e un gruppo di studenti in gita? E tra questi e un’auto di qualsiasi genere e cilindrata? Meglio se un piccolo autobus? Apparentemente nessuno o meglio il gruppo degli studenti potrebbe aver adottato il gattino, portandolo a bordo dell’autobus alla volta di casa, quale casa dei tanti non si sa… potrebbe, ma non è questo il giusto rapporto. Allora fate finta di andare per strada di notte, con i fari della vostra auto accesi – per forza, è notte! – andate tranquilli, la strada è libera, state ascoltando il vostro programma preferito alla radio oppure ascoltate la vostra musica preferita – niente conversazioni telefoniche, mi raccomando! – quando ad un tratto dal nulla spunta fuori un gatto che sta per attraversare impunito la strada. Voi andate a velocità moderata, per fortuna – siete persone ligie alle indicazioni dei cartelli stradali che dettano i trenta all’ora su quasi tutte le strade del regno, sgrunt! – e potete frenare per tempo, o quasi, basandovi su quello che sapete dell’istinto gattesco che dovrebbe suggerire la fuga al gatto nero, forse. Invece quello che fa? Si ferma immobile, ipnotizzato dai fari della vostra auto che alla fine s’è fermata, l’auto, per evitare il peggio – un gatto spiaccicato non è che sia un bel vedere, figuriamoci uscire fuori strada per salvare una delle sette vite del gatto, per non parlare degli istrici come ben sa la mia amica Susanna, ma questa è un’altra storia. Bene, il gatto scemo rimane lì immobile e voi anche, sperando che nel frattempo non arrivi il solito distrattone che, cellulare alla mano, sta rispondendo alle mille stupidaggini che gli scrive la fidanzata appena acquisita – Mi ami? Ma quanto mi ami, amo’? – e al quel punto potreste fare voi la fine che avrebbe fatto il gatto,  se non vi foste fermati. Però, tutto è bene ciò che finisce bene,  il gatto si ravvede dopo la vostra strombazzata per scuoterlo dallo stato ipnotico che lo ha attanagliato per qualche minuto e, bon, voi andate verso casa e il gatto per i suoi casi e amen. Stessa identica cosa succede quando un gruppo di studenti in gita sfarfallanti e distrattissimi si addensa e si divide come un gruppo di amebe nel brodo di coltura – ce le avete presenti, no, voi amici di Piero Angela? E’ partita l’aria sulla quarta corda di Super Quark? Bene, siamo didascalici e soprattutto didattici, come conviene! Allora il gruppo sta lì, in attesa del piccolo autobus che li condurrà verso il giardino inglese nella Reggia di Caserta. Vanno, vengono, mangiano – ma quanti panini mangiano i ragazzi in gita? – parlano cellulare con la mamma, la zia, la sorella, rimaste a casa. Parlano con la compagna di merende, giocano al pallone mentre giocano a ” merda ” – eh, così – vanno e vengono senza soluzione di continuità. Intanto il piccolo autobus arriva, l’autista tenta in qualche modo di affiancarsi al bordo del viale per prendere a bordo – sempre di  bordi si tratta! – le amebe. E quelle, guardano e rimangono lì impalate senza spostarsi. E nonostante non sia notte e l’autista non ha fari accesi, e non si tratta di gatti ma di ameb…ehm ragazzi, ecco quelli lo stesso rimangono basiti e inamovibili, in trance – la potenza ipnotica di un pulmino… bisognerebbe scrivere all’ AIPI, Associazione Internazionale Psichiatri Ipnotisti, e consigliare loro la tecnica innovativa! – così dopo qualche minuto di impasse l’autista che fa? Strombazza, of course!, all’indirizzo delle amebe che scosse dal loro torpore postprandiale e postgiocale, si allargano come il Mar Rosso davanti a Mosè e permettono all’autista di compiere il suo dovere e amen pure qua. Le ameb… i ragazzi sciamano, poi, all’assalto del pulmino che, come nelle Metamorfosi di Ovidio passano dalla stato amebale – si dirà così? – allo stato di cavallette coprendo ogni spazio possibile e provocando, con ciò, un immediato senso di schifiltudine nell’unica turista americana messa nell’angolo dalle amebe che neppure Griffith nei suoi anni migliori! Questo è quanto. Ah, sì il rapporto c’è, tanto da riuscire ad impostare anche una proporzione: il gatto nero sta all’auto come il gruppo di studenti sta al pulmino. Applicate la proprietà fondamentale e ditemi se non è vero. Fatto? 🙂

Trent’anni dopo

traniSe fossero stati solo vent’anni ne avrei scritto di ” cappa e spada ” come una rediviva Dumas, ma si sono trattati di trenta lunghi anni e direi che l’incontro postumo vada comunque raccontato, non fosse altro per l’epilogo ridicolo che la storia ha assunto. Insomma C. mi telefona domenica: Sto per partire per la Puglia, in gita scolastica! Apro una parente, come avrebbe detto un mio collega in vena di stupidaggini, per fare un panegirico delle gite scolastiche… ehm, viaggi di istruzione. Se non ci fossero questi di mezzo quei viaggi, direi pure i pellegrinaggi, per l’Italia dei luoghi santi della nostra vita, con molta probabilità li scarteremmo. I viaggi ” in cerca di ” li abortiamo spesso a priori – come scartiamo i pranzi di classe con quelli delle elementari, tanto per dirne una – e per pigrizia e per paura, sì paura del tempo passato tra una scena e l’altra. Il ragionamento è sempre quello: da giovani si è in un modo ed è un conto, ma da ” grandi “? Chi troverai dall’altra parte, la persona che conoscevi o una perfetta sconosciuta? E la ” dirimpettaia ” che pensieri potrà nutrire nei tuoi confronti? Come ti troverà, che impressione le farai? Una bella faccenda. Ma i viaggi di istruzione salvano capra e cavoli; in fondo puoi sempre giustificare le tue défaillance con la stanchezza delle notti passate insonni e delle giornate passate in giro. Giusto per parlare della fisicità dell’incontro. Quanto al ” dove eravamo rimaste? ” c’è sempre il telefono, mezzo salvifico e connettore di pensieri e parole che congiunge i ricordi scompagnati e li fa diventare un tutt’uno – serve anche a dirsi com’è il presente, il telefono, ma si sa il passato risulta edulcorato dalla patina di quello che è stato, smussato dall’idea che lì eravamo il meglio, salvo poi rilevare da qualche lettera scritta allora oppure dai diari che lo sconcerto del vivere era quotidiano allora come ora e per ogni secula seculorum, amen. Bene, C. viene dalla Sicilia con la sua classe di terza media a visionare la cattedrale che aveva già visto allora e poi di seguito castel del Monte e via il resto – un giro di cinque giorni fitto fitto, ma la Puglia – promozione turistica – merita molto. Arrivo venerdì mattina alle dieci, mi dice. Le dico che venerdì mattina a quell’ora ho un’ora ” buca ” e senz’altro sarò felice di riabbracciarla. Ma il boss mi ricorda, qualche giorno prima, che alle dieci e trenta abbiamo un incontro in biblioteca con il sindaco e la corte celeste che assegna nomi alle strade – vogliono intitolare un ” pezzo ” di città, strade oppure un giardino, un anfratto, un recesso – quello che è – ai caduti delle foibe – e va be’ non è colpa mia – coinvolgendo le scuole per trovare un nome appropriato a furor di ragazzino. Allora, per continuare con la mia cronistoria, dico al boss che devo incontrare per poco tempo la mia amica e che, in seguito, lo avrei accompagnato alla bisogna. Lui di tutta risposta mi dice: Non ci sono problemi, vengo anch’io a salutare la tua amica! Che cosa?!? Oh, e voi pensate che sia rimasto a scuola? Ma neanche per l’anticamera del cervello! S’è scrollato di dosso il solito genitore in lamentizia e mi ha seguita alla cattedrale, dove l’inconsapevole C. ha visto raddoppiare i suoi interlocutori e invece di una remota amica di studi s’è ritrovata con una remota e un presente. Il quale presente ha manifestato un entusiasmo incredibile, c’è mancato poco scodinzolasse. In più ha parlato solo lui e io ho solo abbracciato l’amica, le ho fatto una carezza e le ho detto a mezza voce: Sei sempre la stessa, asserendo la verità di una constatazione amichevole dei fatti. Ci siamo lasciati da lì a poco con la promessa del presente: Ah, il prossimo anno verremo noi in viaggio di istruzione in Sicilia! Possiamo sempre pensare ad un gemellaggio, non trovi R.? Rivolto a me. Va buo’, fammi tacere che è meglio. Per fortuna esistono i telefoni e con C. ci siamo rifatte la bocca domenica con un paio d’ore di chiacchierata, passato, presente e futuro. I dirigenti scolastici, come li vuoi li trovi!

Buontemponi

Il prof del figlio più piccolo, anziano veterano di scuole e viaggi di istruzione, salutando, qualche giorno fa, i gestori dell’albergo in Sicilia dove erano stati ospiti con le classi, ha detto: Scusate se i ragazzi hanno trattato le porte, stanotte, come delle puttane! E quelli, imbarazzati: In che senso, scusi, professore? Le hanno sbattute tutta la notte! 😀 Quando il sarcasmo metaforico non è una opinione! 😀 😀

 

Trojaneide

Il figlio più grande, qualche giorno fa, mi dice: Dove li porti quest’anno i tuoi alunni? A Troja, gli rispondo. Non ti sembra che siano troppo piccoli? aggiunge. Ci penso un po’ su… non c’ero arrivata! Che spiritoso, no? 👿 Va be’, siamo stati in gita scolastica a Troja, piccolissima località a mezza collina sui monti Dauni. Vanta una cattedrale romanica eccezionale con un rosone ” ricamato ” da far invidia ad altre chiese più famose e visitate.

Rosone della cattedrale di Troja

Sarà che il termine è caduto in disuso – sarebbe stato drammatico se invece che a Troja fossimo stati a Escort! – sarà come è stato, ma non ci sono state battute scherzose come quelle figliesche. I ragazzi stranamente attenti, visita guidata professionale e ” teatralizzata “. Nel pomeriggio a Bovino – e lo so, sono rustici, i nomi di paese come gli possono venire diversi se sono tutte mucche e pecore? 😀 Fattoria didattica con percorso formaggi – nel senso che dalla mungitura delle capre sono arrivati alla fattura dei formaggetti dauni.

Pecora della razza " Gentile " dei monti Dauni

Insomma, finalmente un viaggio di istruzione veramente tale, senza (d)istruzione, anzi! Ho capito tre cose: ai ragazzi basta un prato per giocare, una fattoria con gli animali, la salsiccia di maiale nero e il formaggio di pecore di razza ” gentile ” da portare a casa e sono felici come non mai. La tanto decantata cultura battuta dalle braccia agricole? Da pensarci. Il ” massaro “, da laureato a pieni voti in agraria, ha messo a frutto l’azienda famigliare di 350 ettari tra pascolo e bosco di querce, con annesso allevamento di pecore, capre – 500 capi – e maiali neri della Daunia. A 750 metri sul livello del mare, una pace e un’aria che non vi dico… quasi quasi… 😀 e mi prendo come lavoranti i ragazzi di prima E! 😀

Bovino ( Foggia ) paesaggio

Genova per noi

Con quella faccia un po’ così che abbiamo noi che stiamo andando a Genova…

Avevo detto, ieri sera: Basterà se metto la sveglia venti alle quattro! Alle tre, poco fa, gli occhi hanno deciso per un’azione di forza, spalancandosi mio malgrado, sob! 😦  Sicchè, la faccia un po’ così ci sta tutta, vi assicuro, e pure le seppie sotto i succitati occhietti santi!!! Vado in viaggio di istruzione a Genova e alle Cinque Terre. Incontrerò la mitica Ross! Ve la saluto, certo… ma voi aspettate con ansia il reportage di guerra. Chè andare in viaggio con trentotto pargoli per quattro giorni è sicuramente un viaggio campale!