Trent’anni dopo

traniSe fossero stati solo vent’anni ne avrei scritto di ” cappa e spada ” come una rediviva Dumas, ma si sono trattati di trenta lunghi anni e direi che l’incontro postumo vada comunque raccontato, non fosse altro per l’epilogo ridicolo che la storia ha assunto. Insomma C. mi telefona domenica: Sto per partire per la Puglia, in gita scolastica! Apro una parente, come avrebbe detto un mio collega in vena di stupidaggini, per fare un panegirico delle gite scolastiche… ehm, viaggi di istruzione. Se non ci fossero questi di mezzo quei viaggi, direi pure i pellegrinaggi, per l’Italia dei luoghi santi della nostra vita, con molta probabilità li scarteremmo. I viaggi ” in cerca di ” li abortiamo spesso a priori – come scartiamo i pranzi di classe con quelli delle elementari, tanto per dirne una – e per pigrizia e per paura, sì paura del tempo passato tra una scena e l’altra. Il ragionamento è sempre quello: da giovani si è in un modo ed è un conto, ma da ” grandi “? Chi troverai dall’altra parte, la persona che conoscevi o una perfetta sconosciuta? E la ” dirimpettaia ” che pensieri potrà nutrire nei tuoi confronti? Come ti troverà, che impressione le farai? Una bella faccenda. Ma i viaggi di istruzione salvano capra e cavoli; in fondo puoi sempre giustificare le tue défaillance con la stanchezza delle notti passate insonni e delle giornate passate in giro. Giusto per parlare della fisicità dell’incontro. Quanto al ” dove eravamo rimaste? ” c’è sempre il telefono, mezzo salvifico e connettore di pensieri e parole che congiunge i ricordi scompagnati e li fa diventare un tutt’uno – serve anche a dirsi com’è il presente, il telefono, ma si sa il passato risulta edulcorato dalla patina di quello che è stato, smussato dall’idea che lì eravamo il meglio, salvo poi rilevare da qualche lettera scritta allora oppure dai diari che lo sconcerto del vivere era quotidiano allora come ora e per ogni secula seculorum, amen. Bene, C. viene dalla Sicilia con la sua classe di terza media a visionare la cattedrale che aveva già visto allora e poi di seguito castel del Monte e via il resto – un giro di cinque giorni fitto fitto, ma la Puglia – promozione turistica – merita molto. Arrivo venerdì mattina alle dieci, mi dice. Le dico che venerdì mattina a quell’ora ho un’ora ” buca ” e senz’altro sarò felice di riabbracciarla. Ma il boss mi ricorda, qualche giorno prima, che alle dieci e trenta abbiamo un incontro in biblioteca con il sindaco e la corte celeste che assegna nomi alle strade – vogliono intitolare un ” pezzo ” di città, strade oppure un giardino, un anfratto, un recesso – quello che è – ai caduti delle foibe – e va be’ non è colpa mia – coinvolgendo le scuole per trovare un nome appropriato a furor di ragazzino. Allora, per continuare con la mia cronistoria, dico al boss che devo incontrare per poco tempo la mia amica e che, in seguito, lo avrei accompagnato alla bisogna. Lui di tutta risposta mi dice: Non ci sono problemi, vengo anch’io a salutare la tua amica! Che cosa?!? Oh, e voi pensate che sia rimasto a scuola? Ma neanche per l’anticamera del cervello! S’è scrollato di dosso il solito genitore in lamentizia e mi ha seguita alla cattedrale, dove l’inconsapevole C. ha visto raddoppiare i suoi interlocutori e invece di una remota amica di studi s’è ritrovata con una remota e un presente. Il quale presente ha manifestato un entusiasmo incredibile, c’è mancato poco scodinzolasse. In più ha parlato solo lui e io ho solo abbracciato l’amica, le ho fatto una carezza e le ho detto a mezza voce: Sei sempre la stessa, asserendo la verità di una constatazione amichevole dei fatti. Ci siamo lasciati da lì a poco con la promessa del presente: Ah, il prossimo anno verremo noi in viaggio di istruzione in Sicilia! Possiamo sempre pensare ad un gemellaggio, non trovi R.? Rivolto a me. Va buo’, fammi tacere che è meglio. Per fortuna esistono i telefoni e con C. ci siamo rifatte la bocca domenica con un paio d’ore di chiacchierata, passato, presente e futuro. I dirigenti scolastici, come li vuoi li trovi!

Stessa spiaggia stesso mare

stessa spiaggia stesso mareRitornare dopo un anno al mare ti dà la dimensione esatta dei rapporti sociali che si sono consolidati con gli anni, specie se nello stesso posto hai una cabina storica – che se dovessero venderla avresti il diritto di prelazione insieme alla coinquilina, amica, sorella – e della staticità della scena specie se a bagnarti è sempre – ahimè – lo stesso mare. Al secondo giorno di sole, tutte le tartarughe – e per bisogno di sole e per annosità – sono venute al pettine e dunque c’è stato un balletto di baci e abbracci e come stai e come è andato l’inverno – che una si chiede: Ma questi, d’inverno, dove si nascondono? Insomma, salotto. Ti fa piacere comunque che la costumanza paga e l’essere discreta e disponibile ti rende piacevoli le giornate marine. Anche la cara N. sarà con noi quest’anno ancora, con il suo piccino meno cucciolo, una N. come è stata l’altro anno, bella e solare e amichevole. Ho pensato molto a lei, nei giorni passati, perché a I Dialoghi di Trani ho incontrato una persona che lei conosce bene. Chi è vecchio lettore di queste pagine ricorderà il tombeur che la perseguitava, lui vecchiettino arzillo e spudorato, lei giovane mamma di poco trentenne, una liaison unilaterale che ha scatenato le nostre più grasse risate per tutto il tempo che è durata, ma che ha infastidito non poco l’amica N. Insomma nella platea del castello Svevo chi ti vedo tra il pubblico, lui!, il maniaco che lì per lì non avevo riconosciuto, ma poi facendo un lavoro di ricostruzione è venuto fuori che io il tizio lo conoscevo, eccome! Sistemato nella fila appena dietro alla mia si preoccupava di sistemarmi la giacca che spesso mi scivolava. Grazie! per la prima volta, Grazie! per la seconda volta, quando nel cervello mi s’è disegnato il quadro al gran competo e ho finalmente ricordato e benissimo, ho infilato la giacca di gran carriera per timore di un approccio non propriamente spontaneo. Riferito ad N. il trascorso l’ho vista impallidire e guardandosi attorno temendo traccia dell’arzillo, ma l’ho rassicurata perché, tra i tanti presenti, lui risultava essere ancora assente. E, ad occhio e croce, tutte speriamo che rimanga tale per tutta l’estate. Amen.

In time

In timeAvevo iniziato a scrivere questo post a fine anno 2012, con l’idea di poterlo pubblicare come augurio per l’anno nuovo che stava per palesarsi. Il tempo – malignazzo! 😀 – non è stato propizio e munifico con me e solo adesso sono riuscita a sedermi qui e a completare lo scritto e gli auguri. 

In un futuro futuribile e quanto mai improbabile, Justin e Amanda, redivivi Bonny e Clyde, rubano ai ricchi per dare ai poveri. Denaro? Giammai, rubano tempo. Perché nel futuro del film ” In Time “ visto ieri sera, tutto si paga con il tempo. Se ti serve un caffè per svegliarti poni il braccio sotto un lettore ottico e dal tuo orologio personale ti viene scomputato l’equivalente temporale per la bevanda, e via così. Anche in quel futuro tristissimo ci sono i poveri, quelli in carenza di tempo, che si affannano e corrono costantemente per guadagnare frazioni di tempo, pena la morte; mentre i ricchi vivono per sempre in costante giovinezza poichè il tempo che ti viene donato alla nascita ti permette di crescere fino a venticinque anni e per il resto della tua vita- se ci riesci ad averla, una vita – sei sempre una persona nel pieno degli anni, ma con un carico di secoli all’attivo. I ricchi, come sempre, se la prendono comoda e non corrono mai, beati loro! Ho trovato interessante il film, non per la storia in sé,  né per gli attori, ma proprio per l’utilizzo dell’idea tempo. Ne avevo già scritto sul tempo, che con il suo passare, sembra essere la costante dei nostri giorni affollati di impegni e di mancanze, di tempo… tanto per dire. Poiché quello che ci auguriamo sempre è avere il tempo per assolvere ai nostri obblighi quotidiani e, se ce ne avanza, fare qualcosa per il nostro bene personale, l’augurio più vivido che vi faccio per l’anno che verrà è quello di avere il tempo per tutto, senza doversi affannare, però. Più tempo alle donne, alle mia carissime amiche, per essere loro stesse, senza sentirsi in pena o in difetto per non aver pensato prima al benessere della famiglia – con tutto quello che in misura temporale ne consegue – che a se stesse. Più tempo per essere donne come vi pare senza che qualcuno possa pensare di eliminarvi fisicamente – inaugurando la stagione dei femminicidi, bruttissima parola e ancora peggio realtà! – e di eliminarvi come esseri moralmente consapevoli affiggendo un volantino alla bacheca di una chiesa – Guccini avrebbe detto: …un prete a sparare cazzate! 😀 Tempo per guardarsi intorno e sperare che la realtà, questa realtà, possa soccombere sotto il peso dell’insensatezza degli uomini, in genere, così sempre poco pragmatici – la concretezza è un dono che invece alla donne viene fornito alla nascita come bagaglio culturale! 😀 – per far posto ad un mondo rinnovato dalle donne a misura di tutti e non solo di esseri moralmente capaci di disastri – che non se ne abbiamo gli uomini frequentatori del blog… lo so, voi siete altro! 😀 Più tempo agli uomini di fede – non di chiesa, naturalmente, ma uomini forniti di idee e di ideali, per quanto siano, gli ideali, un poco bistrattati negli ultimi tempi! – che possano essere d’esempio a quelli che la fede se la sono giocata a scacchi con Belzebù! Più tempo per essere presenti in famiglia, che possiate capire il valore impagabile del tempo da dedicare ai figli; e dunque vi auguro più tempo da passare con loro, senza che questo sia un momento incidentale posto tra tutti gli impegni di lavoro. Tempo, allora, anche per scriverci gli auguri che non siamo riusciti a farci altrimenti – ché il tempo ce lo ha impedito! 😀 

Gentleman – aggiornamento

Era quasi l’ora del rientro a casa per me, qualche ora fa, quando N. mi fa segno di riavvicinarmi al suo ombrellone. Che succede? le dico, e lei: Aiutami, mi sta facendo una dichiarazione in piena regola! 😦 Ma chi, l’attempato?!?!? Altro che mamma vedova!!! Come sospettavo il baciamanista di lido Pantano mirava al sodo!!! Ma dì un po’ ‘sti uomini, che mascalzoni! 😀 😀 Ah, dimenticavo, a N. ho suggerito di scappare via! 😀

Nero su bianco

M’è arrivato, per raccomandata, il prospetto per riscattare gli anni di studio e dei servizi pre-ruolo. Una buona premessa per la pensione, no? Macchè, nero su bianco c’è scritto: pensione 65 anni! Peggio di una condanna a morte! 😀

Mizaar in pensione con il computer avuto in dono dai colleghi perché – finalmente! – s’è tolta dalle scatole, circondata dalle sue amiche, mentre coltiva ancora l’insana passione per la scrittura del blog!

Flussi

Pensavo ieri, viaggiando, che la strada con il suo flusso di auto dirette in direzioni parallelamente opposte, è come una facile metafora; rappresenta, nell’immagine vivida che offre, di suoni e rumori e odori, il flusso di pensieri che appartengono al viaggio, all’allontanamento. Non guidavo, no, avevo il piacere di essere svagata. Così i pensieri in flusso continuo sono andati e tornati. A volte un semaforo mentale ha interroto lo scorrere e ha preso piega l’idea, il pensiero concreto. Un piccolo incidente, un lieve tamponamento ha obbligato al nodo più ingarbugliato, all’avvicendarsi di quelle preoccupazioni pensate, così simili ai pensieri di ognuno – non che abbia mai avuto la velleità di pensare dei pensieri speciali!  Così si è concretizzata la paura dell’immateriale, il pensiero è andato al terremoto, alle persone prive di ogni cosa, soprattutto di certezze. E nell’andare sulla strada, su quella strada. ho pensato all’amica che quella strada la percorre ogni giorno, l’ho immaginata, a volte di buon umore, altre volte stanca, pensante anche lei, con un flusso che corre in avanti, senza fermarsi – il rientro a casa, la cena, l’anticipo del domani, senza nemmeno aver finito l’oggi! Flussi immateriali di pensieri e concreti di auto, insieme, sulla strada.