Perdindirindina!

gitaprimaparteCosa sconvolge più dell’idea stessa del partecipare alla gita scolastica, ops… viaggio di istruzione, come docente alle prese con ottanta dico ottanta brufolosi, se non l’idea stessa del partecipare –  sì va be’ non se ne può fare a meno e per fortuna siamo in otto? La partecipazione sconvolge, come no, ma la peggiore scoperta è quella di scoprire dalla viva voce della referente viaggi e trastulli (?! ) che l’albergo fornisce sistemazioni da tre letti non solo per i brufolosi – e già ma loro sono contenti – ma anche per le docenti – eccetto l’unico maschietto che godrà di vita propria – e grasso che cola se riesci a pizzicare due che non russano! Sto pensando ad una scusa plausibile per godere del pernotto in solitaria. Soffro di scabbia ossessiva compulsiva? Mi trasformo nottetempo in lupo mannaro americano a Londra? Sono Quasimodo di Notre Dame e la notte devo liberare la gobba? Aiuto!

Bukowski tra i banchi di scuola

bukowski-2Che io sia nata curiosa è un fatto, ma che i pulzelli facciano a gara per sconvolgere la sana curiosità di una insegnante è un altro fatto. La cosa è andata così: li avevo lasciati a giugno dicendo loro Leggete! convinta come sono che una buona e sana lettura non faccia morire nessuno, anzi. Quelli, quasi tutti in verità, mi hanno presa in parola e hanno letto. Interrogati procapite hanno sciorinato, partendo dal parterre, titoli ameni, Cuore – Tutto tutto? Solo le prime pagine, prof! Figuriamoci! –  tutta la raccolta degli Harry Potter – Tutti tutti? Sì, prof! Esagerata! – manga, Zafòn… arrivata ad E. – capelli azzurri da fata Turchina, E. che hai fatto ai capelli?!? Così, prof! spallucce a sottolineare il turchino sbarazzino e modaiolo – E. mi risponde di aver letto Bukowski. Ohibò Bukowski in terza media lo percepisco a disagio, già lo sento rivoltarsi nel loculo! E. com’è ‘sta storia? Tu hai letto Bukowski?!? E. lo sai che Bukowski non  è proprio una lettura adatta ad una tredicenne? Sì, no prof, ho letto qualcosa di Bukowski… Sì ma cosa? Alla fine E. ha confessato Delle cose scritte in internet, prof. Aforismi o citazioni? Eh??? Sì, va be’ compito per la prossima volta, cercate sul vocabolario il significato delle parole che ho appena detto. Ad E. ho consigliato di lasciar perdere Bukowski. Certo anche Edmondo non raccontava di rose e di fiori, però…

Stendi una relazione

Antoine-Laurent_Lavoisier_(by_Louis_Jean_Desire_Delaistre)Tempo d’esami. I miei sono quelli dei miei pulzelli ormai arrivati in terza. Qualche giorno fa abbiamo iniziato con il canonico scritto di italiano – prima prova, quella che pietosamente ci illudiamo che sappiano fare tutti con facilità, tanto chi vuoi che non sappia infilare due parole, sensate, di fila, in uno scritto… due parole sensate in uno scritto, seee… insomma Italiano, la titolata titolare, raccomanda e rassicura poi, voilà, legge le tracce. Scrivi una lettera o una pagina di diario, un classico delle patrie lettere degli esami di terza media, una seconda traccia sulle memorie personali e in ultimo viene fuori un Stendi una relazione su un argomento di studio… stendi una relazione?!? Si stende la pasta col matterello, si stende una tovaglia bagnata al sole di giugno – al sole qualche volta sì, qualche volta no – si stende un avversario al tappeto, se proprio si deve, tutto si stende, ma una relazione pare brutto. Ho espresso la mia perplessità sulla brutta espressione e Italiano con il broncetto da Italiano dura e pura mi fa: Ma è un termine tecnico! O bellina, il termine tecnico si crea, si distrugge e si trasforma – e scusami tanto signor Lavoisier se  ho creato e distrutto in un solo istante, senza neppure passare dalla trasformazione, la legge della conservazione delle masse! Lì per lì ho pensato ad un Relaziona su un argomento di studio oppure Scrivi una relazione o, addirittura, Presenta una relazione tanto per far felice il signor Treccani. Volendo ce n’è per tutti i gusti, ma stendi una relazione merita uno stendi un velo pietoso. Sì, quella è la morte della relazione stesa all’ignoranza di giugno.

Rapporti e proporzioni

gatto_nero1Qual è il rapporto che intercorre tra un gatto nero e un gruppo di studenti in gita? E tra questi e un’auto di qualsiasi genere e cilindrata? Meglio se un piccolo autobus? Apparentemente nessuno o meglio il gruppo degli studenti potrebbe aver adottato il gattino, portandolo a bordo dell’autobus alla volta di casa, quale casa dei tanti non si sa… potrebbe, ma non è questo il giusto rapporto. Allora fate finta di andare per strada di notte, con i fari della vostra auto accesi – per forza, è notte! – andate tranquilli, la strada è libera, state ascoltando il vostro programma preferito alla radio oppure ascoltate la vostra musica preferita – niente conversazioni telefoniche, mi raccomando! – quando ad un tratto dal nulla spunta fuori un gatto che sta per attraversare impunito la strada. Voi andate a velocità moderata, per fortuna – siete persone ligie alle indicazioni dei cartelli stradali che dettano i trenta all’ora su quasi tutte le strade del regno, sgrunt! – e potete frenare per tempo, o quasi, basandovi su quello che sapete dell’istinto gattesco che dovrebbe suggerire la fuga al gatto nero, forse. Invece quello che fa? Si ferma immobile, ipnotizzato dai fari della vostra auto che alla fine s’è fermata, l’auto, per evitare il peggio – un gatto spiaccicato non è che sia un bel vedere, figuriamoci uscire fuori strada per salvare una delle sette vite del gatto, per non parlare degli istrici come ben sa la mia amica Susanna, ma questa è un’altra storia. Bene, il gatto scemo rimane lì immobile e voi anche, sperando che nel frattempo non arrivi il solito distrattone che, cellulare alla mano, sta rispondendo alle mille stupidaggini che gli scrive la fidanzata appena acquisita – Mi ami? Ma quanto mi ami, amo’? – e al quel punto potreste fare voi la fine che avrebbe fatto il gatto,  se non vi foste fermati. Però, tutto è bene ciò che finisce bene,  il gatto si ravvede dopo la vostra strombazzata per scuoterlo dallo stato ipnotico che lo ha attanagliato per qualche minuto e, bon, voi andate verso casa e il gatto per i suoi casi e amen. Stessa identica cosa succede quando un gruppo di studenti in gita sfarfallanti e distrattissimi si addensa e si divide come un gruppo di amebe nel brodo di coltura – ce le avete presenti, no, voi amici di Piero Angela? E’ partita l’aria sulla quarta corda di Super Quark? Bene, siamo didascalici e soprattutto didattici, come conviene! Allora il gruppo sta lì, in attesa del piccolo autobus che li condurrà verso il giardino inglese nella Reggia di Caserta. Vanno, vengono, mangiano – ma quanti panini mangiano i ragazzi in gita? – parlano cellulare con la mamma, la zia, la sorella, rimaste a casa. Parlano con la compagna di merende, giocano al pallone mentre giocano a ” merda ” – eh, così – vanno e vengono senza soluzione di continuità. Intanto il piccolo autobus arriva, l’autista tenta in qualche modo di affiancarsi al bordo del viale per prendere a bordo – sempre di  bordi si tratta! – le amebe. E quelle, guardano e rimangono lì impalate senza spostarsi. E nonostante non sia notte e l’autista non ha fari accesi, e non si tratta di gatti ma di ameb…ehm ragazzi, ecco quelli lo stesso rimangono basiti e inamovibili, in trance – la potenza ipnotica di un pulmino… bisognerebbe scrivere all’ AIPI, Associazione Internazionale Psichiatri Ipnotisti, e consigliare loro la tecnica innovativa! – così dopo qualche minuto di impasse l’autista che fa? Strombazza, of course!, all’indirizzo delle amebe che scosse dal loro torpore postprandiale e postgiocale, si allargano come il Mar Rosso davanti a Mosè e permettono all’autista di compiere il suo dovere e amen pure qua. Le ameb… i ragazzi sciamano, poi, all’assalto del pulmino che, come nelle Metamorfosi di Ovidio passano dalla stato amebale – si dirà così? – allo stato di cavallette coprendo ogni spazio possibile e provocando, con ciò, un immediato senso di schifiltudine nell’unica turista americana messa nell’angolo dalle amebe che neppure Griffith nei suoi anni migliori! Questo è quanto. Ah, sì il rapporto c’è, tanto da riuscire ad impostare anche una proporzione: il gatto nero sta all’auto come il gruppo di studenti sta al pulmino. Applicate la proprietà fondamentale e ditemi se non è vero. Fatto? 🙂

Tutti ad Expo

untitledLa mia è una scuola virtuosa. Noi siamo docenti virtuosi se, al di là dello striminzito stipendio? giusto stipendio? accontentiamoci di quello che passa il convento? insomma sia come sia, lavoriamo e tanto. Faccio un esempio: appena è iniziata la buriana Expo è partito il concorso per le scuole ” Expo per la scuola ” – è stato chiamato così al culmine della creatività linguistica. Noi che abbiamo fatto? Ci siamo iscritti e abbiamo convogliato tutte le nostre energie e quelle dei nostri alunni alla bisogna. In fondo l’Expo sull’alimentazione da noi ha sfondato una porta aperta: sono anni che le Matematica vanno predicando di piramidi alimentari, di educazione alimentare, di educazione ambientale e via mangiucchiando. Inviati i lavori – vi risparmio il racconto delle cose e dei fatti relativi all’invio degli elaborati – non ne abbiamo saputo più nulla, quando un paio di settimane fa Italiano mi dice: Abbiamo vinto tremila e cinquecento euro per la partecipazione all’Expo! Se solo avessi avuto lungimiranza e una sfera di cristallo dove leggere il futuro gli avrei risposto: Embe’? con la convinta sufficienza che in occasioni simili ci vuole. Invece che ho fatto? Gli ho fatto un balletto di esultanza e come il cane di Pavlov, sbavante e scodinzolante, gli ho chiesto: Che cosa dobbiamo fare per averli? Eh, proprio così. Ho messo in atto la ” gioiosa macchina da guerra ” di occhettiana memoria. In capo ad un paio di giorni ho telefonato a tutti gli uffici dell’Ufficio Scolastico Regionale, disabitato – in apparenza – peggio di una landa alaskana – negli uffici scolastici hanno due modalità di approccio, la prima ” c’ho da fare e non rispondo al telefono “, la seconda ” sono in pausa caffè, che vuoi dalla vita mia ” e non rispondono mai se non quando, per errore, disturbati da una imbecille che si posiziona in modalità ” mo’ sto qui a chiamarti all’infinito e dovrai rispondermi prima o poi! ” rispondono e pure scocciati. Gli euro erano sì a nostra disposizione ma, indovinate un po’ a cosa dovevano servire? Ad andare all’Expo con gli alunni e i connessi  – l’iniziativa si chiama al colmo dell’inventiva ” Tutti ad Expo “! Insomma per farvela breve in due settimane ho organizzato la partenza per Milano – stasera partiamo in treno, domani visitiamo l’Expo e in serata ripartiamo per casa… lo so siamo folli! Cosa mi è rimasta di questa esperienza non ancora conclusa? In due settimane ho conosciuto telefonicamente il signor Trenitalia. Ho dato vita ad una liaison con lo stesso, fatta di conversazioni mattutine e pomeridiane – oggi, il primo giorno senza la sua voce, mi pare pure strano! Il signor Trenitalia ha difficoltà con le addizioni – sto pensando ad uno stage di recupero e sostegno in matematica, tanto qual è la differenza tra un ragazzino di 12 anni e un impiegato dell’ufficio gruppi di Trenitalia? poiché ho stentato moltissimo a fargli capire quanti ragazzi sarebbero partiti e quanti i docenti. Come se non bastasse, di tanto in tanto, mi sono arrivati ragazzi in lacrime  che hanno rinunciato al viaggio – ecco il vero motivo delle mille telefonate a Trenitalia! Inoltre ho perfezionato le mie competenze specifiche come collaboratrice scolastica – so fare certe fotocopie che manco il miglior copista di tutta la Puglia!  come applicata di segreteria so gestire il protocollo, scrivo a destra e a manca, ho contatti con le agenzie di viaggi, parlo con i genitori in ansia, do da mangiare agli affamati, do da bere agli assetati,  vesto gli ignudi, alloggio i pellegrini. La buona scuola? Oui, c’est moi, con la buona pace della ministra Giannini.

Valutazione

Dragon Ball: A. tira su il disegno che ha appena terminato di colorare e mi dice: ‘ssore’ TI piace? Ora, non so per quale strana, stranissima ragione, i nostri ragazzi spesso amano dare del tu alla propria insegnante. Una deformazione da scuola primaria, dove il tu alle maestre è d’obbligo? Ma noi siamo alla secondaria di primo grado e, dunque? Va be’ glisso sul tu e guardo il disegno. Bello, gli dico. Una copia da un fumetto, una copia ben fatta. ‘ssore’, il fumettista aggiunge subito dopo, lo sai chi è questo personaggio? Da sempre mi chiedo se i soldi spesi negli anni ad ingrossare le casse degli editori di fumetti, nonché di carte da giochi di ruolo, nonché degli altri ammennicoli che fanno la gioia dei figli un po’ meno la gioia dei genitori, siano dei soldi ben spesi. Lo guardo con l’arroganza di quelli che sono depositari del sapere. Sulla mia testa si concretizza immediatamente un  balloon, La so, c’è scritto, questa la so! E, Si tratta di Goku! dico a voce alta, consapevole del fatto mio. Brava ’ssore’, valuta l’esaminatore. Che bisogna fare per campare nella scuola pubblica statale! 😀

Mammina

Mammina600Con fare complice, ma completamente  divertito, Italiano stamattina mi ha comunicato a gran voce: Siamo diventati zii! A parte la difficoltà che ho avuto nel ravvisare una sia pur minima attinenza di parentela che potesse in un sol colpo impalmare entrambi  dell’appellativo e dello status di zii, l’ho guardato stranita e più che la favella poté la mia faccia in cerca di dritte e magari anche di rovesci. Sicché lui ha aggiunto: S. Ha avuto una bambina! Di S. conoscevo la condizione di molta pregnanza, ma ignoravo il risvolto pratico legato alla nascita odierna, che mi è stato annunciata con tanta enfasi. Bene, ho risposto. Forse avrei dovuto partecipare all’annuncio con maggiore espressività, chissà. Ma con spontaneità mi è sembrato logico aggiungere: E mo’? In effetti vista dal di fuori l’aggiunta finale al mio primo commento è fuorviante e pare il frutto mentale di una che mangia limoni a colazione. Entrambi, poco dopo, abbiamo convenuto che sarà anche una gioia la nascita di una possibile futura alunna, ma in quelle condizioni e con quella mamma  – apro un inciso, di quelli che a me piacciono follemente:  noi docenti siamo degli aridi e incalliti conteggiatori di alunni, presenti, futuri prossimi e futuri anteriori, ne va di mezzo la nostra vita professionale; quindi ogni nascita viene salutata come la tenuta professionale di una cattedra ad oltranza visto che ci vogliono vetusti e derelitti in un sistema scuola con alunni giovani e docenti vecchi, fosse mai il contrario! In effetti concepire, con determinazione, l’idea di procurarci un’alunna prossima ventura è stato, da parte di S., un bel pensiero. Ma la mammina della nascitura è stata nostra alunna solo tre anni fa, va per i diciassette non ancora compiuti. Una casualità? Cose che capitano? Ma nemmeno per scherzo! Sostenuta da una famiglia allargata e molto ” allegra  ” la mammina ha perseguito il disegno insano di rovinarsi l’esistenza a quell’età, una piccola con piccola, accalappiando il primo venuto perché una donna si sa, sia pur piccola e sia pure mentalmente fuori di testa, cosa credete che possa ambire nella vita, se non partorire a diciassette anni e magari anche a diciotto, diciannove e venti? La nonna, nello specifico, per festeggiare una nuova unione, dopo la separazione ingarbugliata dall’ex marito – marito, ma non padre della mammina recente, da notare  – ci aveva confidato la possibilità di essere anch’ella nella stessa condizione di ” molto incinta ” come la figlia. Avrà pensato, forse, ad uno sconto famiglia dal ginecologo, due al prezzo di una? Per il momento siamo risultati compartecipi di un solo evento, domani quién sabe?