Firenze, oh cara, noi rivedremo! prima puntata

Premessa  La faccenda nasce un po’ in sordina a dicembre con la collega che ti dice: Che ne pensi, accompagniamo i ragazzi in gita? Continua con i genitori che ti sollecitano a gennaio: Professoresse, portate i ragazzi in gita? I ragazzi in questione è da tempi immemori che ti dicono: Prof, andiamo in gita? Insomma la gita scolastica o per meglio dire il viaggio di (d)istruzione è il momento catartico di un intero anno scolastico, la summa teologica, l’evento degli eventi. La scelta della mèta, poi, non è da meno. Si parte dalle Alpi si va per le Piramidi, si passa dal Manzanarre per arrivare al Reno – e non me ne voglia il poeta!  Alla fine si opta per Firenze, oh cara. Firenze sta alle gite scolastiche di terza media come i pachino sulla bruschetta, al di là del pretesto istruttivo, ai ragazzi piace l’idea di stare con i compagnucci di merende scolastiche, tutti insieme vicini vicini, e grasso che cola se a Firenze ci vanno per vedere i monumenti. Ma i ragazzi, questi ragazzi della mia terza classe, sono motivati e hanno sentito così tante volte la loro prof parlare della città e dei posti e delle persone da muoversi a pietà verso colei che a Firenze ha studiato in un’epoca lontanissima e a Firenze torna volentieri. E poiché può più la curiosità che la passione per l’arte accettano volentieri, i ragazzi, di accompagnare le prof in gita e non viceversa! E così, dopo un complicato periodo di preparazione pre gita si arriva al dunque.

Il buongiorno si vede dal mattino L’assembramento davanti alla stazione è degno della calca davanti ad uno stadio prima della partita, manca solo il venditore abusivo di biglietti ed è fatta! La mamma, il papà, la zia, la nonna e i fratelli tutti ad accompagnare il partoriente, ops!, il partente, il partitorente, insomma l’alunno/a che parte con le prof! La docente capa di stazza piccina, ma tosta e volitiva, minaccia l’assembramento: I parenti, dopo i saluti, devono rimanere   dall’altra parte! L’altra parte è la banchina opposta e a separarci due binari. La folla genitoriale si muove come fosse mare in tempesta, le mamme coi lucciconi agli occhi salutano come se non ci fosse un domani, in fondo i figli so’ piezz’e core! Sul treno un controllore dei titoli di viaggio – chissà perché fa volgare dire bigliettaio – ingaggia il seguente dialogo con l’unico maschio adulto del branco, dopo aver letto il titolo di viaggio, appunto: Allora siete… cinquantasei ragazzi e otto adulti! Sì è così, i ragazzi sono tanti e speriamo di riportarli tutti a casa, al ritorno. Certo, altrimenti per voi docenti sono uccelli per diabetici! Mi tocca fare una traduzione simultanea a beneficio delle altre due colleghe che assistono al dialogo, che, anime candide, non hanno capito una cippa! Ma per l’ammissione al nobile mestiere di controllore di titoli di viaggio c’è un particolare esame di idiozia da superare? Dopo una discreta serie di sali e scendi di ragazzi e valigie dai treni – le valigie?!? i bauli! quelli, gli alunni, si sono portati il mondo intero da casa, neanche dovessero rimanere fuori di casa un mese intero! Insomma arriviamo a Signa e ad accoglierci un primate arboricolo che al mio saluto non si degna neppure di rispondere. Dopo un tempo infinito alza il capo con fastidio dalle sue carte di proprietario dell’albergo e bofonchia qualcosa all’indirizzo della giovane collaboratrice. Inutile dire che la scena successiva è da annoverare nel prontuario per il soccorso delle persone dementi alla voce: chiavi elettroniche. Le suddette chiavi sono spesso in duplice o triplice copia sulla base del numero dei letti che sono contenuti nelle stanze. E dunque l’accoppiamento è un lavoro complesso per il primate! infine dopo un paziente intervento della collaboratrice, riusciamo a guadagnare le chiavi del Paradiso. Finito qui? Macché… segue.

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5 thoughts on “Firenze, oh cara, noi rivedremo! prima puntata

  1. gaberricci 5 aprile 2017 / 08:02

    Ammetto che probabilmente, tra le molte belle città della bellissima Toscana, Firenze è probabilmente quella che, da turista, mi è piaciuta di meno… ma certo dev’essere profondamente diverso andarci in gita scolastica! (Che la mia prof di terza media diceva che poteva pure portarci nel capoluogo della nostra provincia e farci girare intorno all’hotel tutta la giornata, ed a noi la gita sarebbe piaciuta lo stesso… ed aveva ragione)

    Ciò detto… non è colpa dei controllori. È che, come ricorda Leo Ortolani, più di tutto loro bramano il potere e, non avendolo, si sfogano sugli unici maschi adulti di gruppi composti da giovani uomini e donne con accompagnatori al seguito.

    • mizaar 5 aprile 2017 / 18:51

      firenze è la città dove ho studiato per quattro anni, una ” manciata ” di anni fa. è comprensibile che mi sia rimasta nel cuore come succede con le cose e le persone fatte e conosciute in gioventù. ad ogni modo convengo con la tua prof nonché mia collega, la migliore gita, intesa proprio come momento di assoluto ca@@@@@@@, è quella fatta in un bosco con un pallone e tante bancarelle intorno per l’acquisto di bric-à-brac e pinzillacchere. vuoi mettere la gioia assoluta?

      • gaberricci 5 aprile 2017 / 21:40

        Sono più che d’accordo!

  2. arielisolabella 5 aprile 2017 / 12:54

    Pensa che ci porterò mia figlia e mio fratello a Pasqua….sarà teribbile!!!!

    • mizaar 5 aprile 2017 / 17:53

      certo pasqua non è un periodo felice per firenze e i fiorentini, ma quale periodo dell’anno lo è?

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