E non abbiamo ancora iniziato!

Mi ha impressionato, e non poco, l’affermazione di A.  stamattina a scuola: Ci vuole tutto il caratteraccio di “ quella “ per far fronte ad un assembramento scolastico fatto di sole donne o quasi! – dove “ quella “ sta per una ben nota dirigente scolastica dal carattere decisamente sopra le righe, diciamo così.  Ora, non che abbia una particolare considerazione per la “ categoria “ alla quale appartengo di fatto; non mi piace avvallare comportamenti generalmente “ sciatti “ e dalla  tendenza a fare poco e male, che alcune di noi coltivano come fossero fiori rari. Tuttavia penso che siamo persone  e che certi modi di fare sono dettati dalla superficialità e dalla poca voglia di impegnarsi in qualcosa che si considera come un “ lavoro “ – e al nome “ lavoro “ potete dare una valenza qualsiasi, quella che più vi viene spontanea, per associazione. Dunque la superficialità nel fare le cose, un fare disdicevole, che non attiene, però, alla sola categoria insegnanti, ma che è riscontrabile, dati alla mano, in molti “ lavori “ – eccetto, forse, quei mestieri in cui se ti distrai ne va della tua integrità fisica oppure di quella delle persone che hai sotto i ferri, penso ai chirurghi, bontà loro. Tornando al “ caratteraccio “ della dirigente, sono convinta che applicare su larga scala modi di fare e di essere che rasentano la dittatura, siano controproducenti. Non abbiamo attraversato trent’anni di femminismo per arrivare ad essere le pessime copie di omuncoli qualsiasi. Fare del proprio modo di vita uno spauracchio per i più è solamente sterile desiderio di onnipotenza, la “ paura “ di non saper guadagnare il rispetto e la stima degli altri, se non attraverso il “ terrore “, da applicare soprattutto alle altre, le sottoposte, quelle che si considerano inferiori – mi chiedo se, nel momento in cui si partecipa e si vince un concorso da dirigente scolastico ti cambiano anche il cervello, in peggio, oltre che la qualifica! Tanta educazione e rispetto da applicare a larghe mani, la cura, in tutte le situazioni. Per i casi refrattari le fustigazioni corporali – scherzo! 😁

Gatte morte

A sedici anni si è fermamente convinti dell’assoluta inviolabilità dell’amore. Essere innamorati a sedici anni significa credere in un sentimento assoluto che disconosce qualsiasi altra forma di sentimento che non sia quello dell’amore per l’amore. Almeno si finisce per credere che sia così, che ci sia una corrispondenza di amorosi sensi e animo e cuore e tutto. E se nell’amore, il tuo almeno, credi profondamente, ti sembra quantomeno strano che la persona sulla quale stai riversando tutto questo amore per amore un pomeriggio qualsiasi, dei tuoi sedici anni, decida di non vederti, dopo tutta una lunga teoria di pomeriggi passati insieme, vicini vicini. Il preambolo serve a ricordarmi i fatti e la storia, dopo che, per caso, qualche giorno fa, cercavo di elencare, mentalmente, i nomi delle mie compagne di scuola di allora. Tra queste c’era I. essere insignificante, bruttina, con i capelli rossi, una “ gatta morta “. Non so come mai e perchè I. cominciò a provare interesse per il mio stesso “ interesse “ e così un pomeriggio, quel pomeriggio, insospettita dal mancato appuntamento, mi ritrovai a fare da terzo incomodo – insomma qualcosa che aveva a che fare con “ e io tra di voi “. Meravigliata, mi rigirai sulle mie polacchine d’ordinanza e tornai a casa. Non feci scenate di gelosia, non si è capaci, non ero capace, di farne a sedici anni, neppure adesso, la verità. Non rivolsi mai più la parola alla mia compagna interessata, convinta del suo tradimento. Con il senno della mia età, invece, penso che non avrei dovuto rivolgere mai più la parola al soggetto delle mie attenzioni, che pensò bene di prendersi, lui, una “ pausa di riflessione “ durante l’estate successiva. Tornò ad aspettarmi, pentito, alla fermata dell’autobus che mi riportava a casa da scuola, durante l’autunno. L’accolsi a braccia aperte ( ? ) ma era trascorso un altro anno, i sedici anni erano andati, e con loro la meraviglia dell’amore assoluto. Un giorno chiaro di settembre con il cielo terso di maestrale, pulito dalle nuvole, feci pulizia anche nel mio cuore.

Santa ( ! ) Settimana

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( scritto nel 2012 con la solita allergia prefestiva e postfestiva, ripropongo questo vecchio post pari pari, chè tanto, alle feste, le persone reagiscono nell’unico modo che conoscono, acquistando cibo e mangiando! )

Era quella una lunga settimana di penitenza e di digiuno, non si giocava a carte, non si suonava musica che incitasse alla lussuriao all’oblio, e si osservava, nei limiti del possibile, la maggiore tristezza e castità, nonostante proprio in quei giorni il pungolo del demonio tentasse con più insistenza la debole carne cattolica. Il digiuno consisteva in mordide torte di pasta sfoglia, in saporiti fritti di verdura, in soffici frittate e in grandi formaggi portati dalla campagna, con i quali le famiglie ricordavano la Passione del Signore, guardandosi bene dall’assaggiare neppure il più piccolo boccone di carne o di pesce, sotto pena di scomunica, come ripeteva padre Restrepo. Nessuno avrebbe osato disubbidirgli. ( La casa degli spiriti – Isabel Allende )

Ti viene da pensarci eh, alle restrizioni alimentari della settimana santa di altre stagioni, quando capiti nel solito sabato al solito supermercato e ti accorgi che è festa. Di fronte alle pile di cibo ” scaffalato “, alle bottiglie di salsa ammucchiate dal rosso concupiscente la signora dice: Ma costavano meno la scorsa settimana! 😦 Già, costavano meno e la scorsa settimana non era neppure il preludio di Pasqua e il fastidio di sgomitare tra folli presi dal panico della festa, neppure se il giorno successivo dovesse scoppiare una guerra,  neppure quello era nell’aria. Ma si sa, domenica delle Palme e Pasqua vanno santificati. Col cibo ( ?! ) Buona domenica delle Palme, praticate la pace, oggi è d’obbligo! 😀

Core de mamma

Noi mamme siamo convinte, convintissime a volte, che il nostro smisurato amore per i figli sia il   lasciapassare per possibili, ma spesso e volentieri impossibili, azioni da intraprendere verso il mondo intero, perché no? affinché i frutti dei nostri lombi possano avere la miglior vita possibile, tutto il bene che c’è, senza lasciarci niente indietro, intorno, in alto e in basso. Sempre rimanendo, però, nel ” senza colpo ferire, senza fare rumore , o quasi sempre. Come dichiarazioni di intenti non è niente male, vero? Be’, convinzione e dichiarazione che possiamo tranquillamente condividere con le apprensive di costituzione e le mamme ebraiche per letteratura. Penso di essere insieme a tante altre una imbattibile mamma italiana, ma vedo questo primato compromesso e minato fortemente da… un’attrice americana, anzi due?!?Le cose sono andate così, la ” Desperate housewife ” Felicity Huffman vuole che la figlia possa frequentare una università prestigiosa. Ambizione di chiunque, certo, e chi non vorrebbe? Ma la Huffman ha tanti tanti dollari e questo è un argomento convincente, ma tanto tanto. Sicché lei ” dona ” i suoi tanti tanti dollari all’uni che dovrebbe accogliere il frutto dei suoi lombi, ma questa operazione – che in Italia si chiama ” mazzette ” e  non ” donazione ” – viene intercettata dalla polizia che mette in prigione la desperate housewife e amen. Stessa faccenda per Lori Loughlin, che francamente non so neppure chi sia – ma da ora in poi sarà catalogata, nel mio database, come ” donna usurpatrice di primati materni “! Meraviglia, certo, l’iniziativa allegrona delle due, intanto perché sono andate in galera – in una nazione, come la nostra, dove non vanno in galera neppure i ladri conclamati e di lungo corso, stupisce eccome! E poi, come si permettono ‘ste mamme americane  di minare primati così ben consolidati da secoli di sana e costruttiva letteratura e pratica? Fino a prova contraria i figli so’ piezz e core solo nelle canzoni italianissime di Mario Merola e dalle parti di Filomena Marturano, perbacco!

Lessico famigliar/scolastico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia seconda è una classe di fastidiosi chiacchieroni, egocentrici e molto molto infantili. Spesso, come tutti i preadolescenti – non tutti ma quasi, spero – si attivano a fare qualcosa prima che entri in funzione il cervello, e quel qualcosa è invariabilmente un atto realmente sciocco e senza senso. Per dire, durante la ricreazione P. prende da un banco l’evidenziatore di A. e se lo infila nelle mutande – o giù di lì! Orrore da parte di A. che, strillando come un’aquila, chiede a noi, presenti nell’aula ma a distanza banco/cattedra, di essere vendicata. Che P. abbia un approccio da Rocco Siffredi nei confronti delle compagne non ci è dato di sapere, ma dubito che l’intenzione sia stata quella – P. è una specie di nanetto, tutto reale stupidaggine. Su insistenza dell’offesa la testa di P. è stata offerta al capo su un piatto d’argento e P. ha terminato la settimana a casa, sospeso dalle lezioni per una manciata di giorni. Parlando alla classe dell’ evento capitato e non solamente di quell’evento in particolare, mi è venuta in mente una parola che mio padre diceva a proposito dei gesti senza senso, sciocchi quanto basta per potersene pentire in seguito, “ la fatuegna “. La fatuegna è uno stato della persona cretina che non è abituata al ragionamento, applicabile almeno all’ottanta per cento dei componenti della mia classe esuberante. Sicchè ogni volta che uno dei tanti compie una cretineria, il mio commento ad alta voce è: Cos’è questa? Fatuegna prima puntata? E via così, fino ad arrivare all’altra mattina. Il giochino della fatuegna impegna quelle che, ragazze quasi sempre, ridacchiando seguono le vicende scolastiche e mi suggeriscono i numeri delle puntate. L’altra mattina Geografia, sgomenta di fronte all’ennesima sciocchezza, mi ha guardata. Dal banco di fronte al mio si è alzata la voce di M.: Prof cos’è, fatuegna decima puntata? L’ho guardata, ho guardato Geografia spiegandole brevemente il “ giochino “ e in risposta alla domanda, scoraggiata da cotanta stoltaggine le ho detto: No M. siamo ormai arrivati alla seconda stagione. Seguono ulteriori approfondimenti sulla stagione appena iniziata! Da scriverci un libro, sulla fatuegna!

Marystar in Wikipedia *

“ Si discuteva dei problemi dello Stato, si andò a finire sull’hashish legalizzato “ come diceva il “ poeta “? No, certamente no, ma dell’ultima sortita del ministro Bussetti sulla scuola e gli insegnanti del Sud, sì, perdindirindina! E nel farlo avevo bisogno di “ rinfrescare “ la memoria di alcune di noi sugli “ scompensi “ compiuti ai danni della scuola nelle precedenti legislature. Mi è capitato di linkare alla voce “ Mariastella Gelmini “ in Wikipedia.  Con molto stupore ho appreso della capacità della stessa ex ministra – nero su bianco, e in bella mostra sulla sua foto di “ copertina “- di performance ardite praticate con le distalità inferiori. Ma qualcuno, laggiù nella landa sconfinata dell’aggiornamento wikipediano, si è reso conto dello scantonamento in odore di Youporn, ai danni di Marystar? 🙄 Non si finisce mai di imparare! 🤪

* Aggiornamento di stamattina, 11 febbraio: la scritta sessista e volgare è stata rimossa dalla pagina di Wikipedia dedicata all’ex ministro. Al di là dell’orientamento politico, non posso che rallegrarmi  dell’avvenuta rimozione.

Uomini du du du ( seconda parte )

 

 

 

 

 

Cartella “ Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi “ – Lui è piacevole e piacente. Con una precoce ma ancora leggera eh!, tendenza a “ stare in piazza “, appesantito quanto basta per “ agguantarti meglio, piccino mio! “ è sempre a contatto con le ragazze, per mestiere. Alle stesse dispensa, con abbondanza di mezzi, il suo allure – io vorrei – dando a credere di essere interessato, ma con riserva,  come un giocatore di serie promozione in panchina – non vorrei.  In realtà l’interesse primario del nostro è quello di farsi ammirare in tutta la sua splendida e splendente e sberluccicante gloria di maschio alfa – ma se vuoi! Non è impallinare l’adorante di turno il suo fine primario, ma farsi adorare – quanto gli piace, signora mia! In fondo è un essere innocuo, se debitamente ignorato. Se si desidera conservarlo, coglierlo in un attimo di distrazione e impalmarlo; il nostro, successivamente, non se ne accorgerà neppure. In caso contrario abbandonarlo tra gli scaffali di un centro commerciale alla sezione “ profumi e balocchi “.

Sottocartella “ Mamma, solo per te la mia canzone vola “ – Quanti sono i danni che mettono a segno le genitrici? Uno su tutti, il danno primario, è quello di permettersi di coltivare, come una tenera piantina, la tendenza all’appiccicaticcio del figlio maschio prediletto, meglio se unico e solo. Dietro apparenze perfettamente normali, è quasi sempre in agguato il mammone. Costui è un essere subdolo che sa ben celare, con modi urbani e cortesie d’altri tempi, la predisposizione al confronto – mia madre è più brava di te, mia madre è più capace di te, mia madre eccetera eccetera, fino alla fine dei giorni – vostri! Se avete in mente di intraprendere la grande avventura di alloggiarlo nella vostra vita, avete una sola possibilità, ingoiare il rospo ad ogni proclama del mammone. Eliminare la suocera non serve, si finirebbe per santificarla sull’altare del figliolo, senza neppure lo Spirito Santo. Altrimenti mandarlo immediatamente a ramengo? No, dalla mamma!

Cartella “ Mestruazioni perenni “ – Lui è un capitone arrotolato su se stesso, con la tendenza a sfuggirti di mano. Sfugge ad ogni sguardo diretto, sfugge ad ogni sollecitazione diretta, sfugge. Quando non sfugge, a testa bassa, sbraita improperi epocali con fuga sua – fisica  – immediata. La sua testa è un coacervo uterino in perenne contrazione – colpa della gastrite? delle emorroidi? delle scie chimiche? il peso delle responsabilità?  Si accettano ipotesi. Fuggire a spron battuto da un simile tifone, non prima di averlo messo in salamoia per il cenone di fine anno!

Sottocartella “ Quelli che… oh yes! “ – L’età anagrafica, quella dichiarata dalla carta d’identità, è importante. Tutto del suo aspetto ci racconta una vita che ormai ha superato il giro di boa. Tutto bene dunque? Macchè! Costui immagina d’avere grosso modo cinque anni e il rischio, serio, che vi riempia la casa di Lego, MicroMachine e altre quisquilie del genere è realmente reale! Ama vestire come un ragazzino alla prima cotta, la felpona con la scritta coatta e il jeans occhiellato, è la sua divisa d’ordinanza, lo smartphone cementato alla mano. Appartengono alla stessa categoria anche fini intellettuali, professionisti affermati, scrittori d’emblée, tutti accomunati dalla condivisione, in gruppi allargati di individui simili, della passione per il calcetto, per le “ pizzate “, per le goliardie e per se stessi. Mantenere il soggetto solo se si è realmente supportati da una incrollabile vocazione alla maternità, altrimenti desistere. Da lasciare, all’occorenza, presso il primo negozio di giocattoli, senza remore.

Che per quanto li amassi per i loro difetti
Come per i loro pregi,
I miei amici non erano che nemici sui trampoli
Con la testa fra nuvole d’astuzia!