In una sera qualsiasi di metà luglio

É raro ascoltare alla radio una voce che narra poesie – narrare, non declamare, c’è meno enfasi e le parole si aggiungono alle sensazioni della notte quasi come un vento leggero che culla la mente e il cuore – d’estate dopo un concerto di Raiz con i Radicanto, in una piazza scombinata di un paese ai confini del nulla.

La poesia è di Jorge Teillier e si intitola Lettera a Mariana

Che film ti piacerebbe vedere?
Che canzone vorresti ascoltare?
Stasera non ho nessuno
A cui porre queste domande.

Mi scrivi da una città che detesti
Alle nove e mezza di sera.
Certo, io stavo bevendo,
Mentre tu ascoltavi Bach pensando di volare.

Non pensavo che ti avrei ricordato
Non credevo che ti saresti ricordata di me.
Perché mi hai scritto questa lettera?
Non posso andare da solo al cinema.

È certo che faremo l’amore
E lo faremo come piace a me:
Un giorno intero di persiane chiuse
Finché il tuo corpo rimpiazzerà il sole.

Ricordati che il mio segno è Cancro,
Piccola Acquario, salice piangente.
Leggeremo libri di astrologia
Per inventare nuove superstizioni.

Mi scrivi che prenderemo una casa
Anche se io ho perduto tante case.
Anche se tu pensi tanto a volare
E io bevo troppo con gli amici.

Ma tu non torni dalla città che detesti
E stai con chissà quale cattiva compagnia,
Mentre qui ci sono troppe poche persone
A cui porre queste semplici domande:

“Che canzone vorresti ascoltare?
Che film ti piacerebbe vedere?
E con chi vorresti sognare
Dopo le nove e mezza di sera?”.

(da Per un paese fantasma, 1978)

Elogio della provincia

Deve aver giocato un ruolo fondamentale nelle mie scelte di ragazza il fatto di abitare in una città di provincia. Si trattava allora, di decidere quale fosse la città dove avrei studiato, quella che più mi ” assomigliava “,  dove mi sarebbe piaciuto stare e che poteva offrire garanzie di ” sicurezza ” ai miei genitori. Scartai quasi subito Roma, città troppo affollata e levantina, così simile alle città più grandi della mia terra. Con Firenze fu amore a prima vista, le zone più centrali da percorrere a piedi senza difficoltà, tra le mille opere d’arte che fino ad allora avevo visto solo sui libri e studiato e delle quali conoscevo la storia e il significante. Non fu un amore lineare e ricambiato, un conto è l’apparente, altro il contenuto. Da studenti, lontani da casa si vive una sorta di estraniamento, a non rapportati ad altri si diventa trasparenti, come fantasmi in una moltitudine. In una settimana mi dissi mille volte stupida e piansi non so quante lacrime sulla mia condizione di esiliata. L. mi ” salvò “, come il cavaliere delle fiabe, restituendomi ad una dimensione provinciale e umanissima, facendo in modo che i miei quattro anni di studi potessero diventare  il bel ricordo di oggi. Firenze rimane una città di provincia, nonostante l’immane quantità di persone che attraversa le sue vie ogni giorno, conserva ancora l’aspetto che più amo in una città, la dimensione di luogo a misura di persona.  Il retaggio di provincialismo –  e del sostantivo disconosco l’accezione più negativa che vuole colui o colei che vive in provincia come una persona gretta, limitata nella cultura e nei modi – l’essere di provincia, dicevo, te lo porti dietro sempre, te ne rendi conto quando visitando altre piccole città, ne apprezzi il passo e la lentezza, le belle piazze e i colori. Forse non sempre la gente è come la vorresti, ma la gente è uguale a se stessa in ogni città e in ogni situazione, nel bene e nel male. ( Riflessioni per le piazze di Ascoli Piceno nel giorno dell’Angelo )

…piccola città io ti conosco,
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio,
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano
visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano… ( Piccola città, Francesco Guccini )

Come quella volta che ci ubriacammo ( e non era neppure l’otto marzo! )

Come ogni anno, come ogni volta, come sempre in pratica, i telegiornali sciorinano tutto il repertorio relativo all’otto marzo nella giornata dell’otto marzo. Si va dall’intervista alla malmenata che ci ha messo sei anni per denunciare il mentecatto – ma quanto è difficile? – alle domande cretine alle donne in sciopero – la nonna, la figlia e la nipote in fila, tutte dalla stessa parte – fino all’elencazione di numeri che fanno veramente arrabbiare. Nella regione Lombardia,  la ” civile ” Lombardia, il novanta per cento dei medici è anti abortista, tutti obiettori di coscienza, tutti cattolici e convinti? E quando sento parlare di medici anti abortisti e di donne alle quali viene negato un diritto così elementare come quello di decidere della propria vita, mi torna in mente A. e le altre donne che ho conosciuto e che hanno deciso di non aver un figlio, in quel momento della loro vita, nel pianto, nella tristezza, ma nella determinazione di non poterlo avere. A. me lo confessò in una notte, una lunga notte di parole e bevute, che sfociarono in una solenne ubriacatura – se così si può dire di due che si ubriacarono con una mezza bottiglia di Martini bianco, uno schifo di sapore dopo! Lei lo fece rischiando di finire in carcere ” complice ” di Giorgio Conciani, il primo medico ad uscire allo scoperto, abortista e radicale, uno dei promotori storici della legge 194. In altre situazioni, con altre donne, alla disattesa applicazione della legge in ospedale seguì l’applicazione della stessa cosa in uno studio privato dietro compenso, lauto, per l’opera dell’obiettore ipocrita. E dopo così tanti anni sapere che stiamo tornando indietro di tanti, troppi anni, è qualcosa che mi fa venire voglia di urlare. Agli amministratori della sanità nella ” civile ” Lombardia, un suggerimento: assumete medici che facciano il loro dovere, solo quello, come è successo a Roma al San Camillo. Checché ne dicano la Lorenzin, la CEI , Ruini e i baciapile!

Una ragazza

adolescenteM. è un giunco esposto ai venti della vita. Della consistenza del giunco è il suo corpo acerbo e sottile, fasciato nei jeans, colorato del giallo ocra della felpa che a malapena le copre le braccia e le lascia scoperte le mani dalle dita lunghe e leggermente arrossate per il freddo di stamattina. Copriti ti prego, ho freddo solo a guardarti, le dico. Lei sorride e mi rassicura, Non ho freddo. Mi guarda con aria felice, le piace che abbia cura di lei. M. è un giunco che diventa roccia, in una manciata di anni vissuti ha già imparato che non è semplice affrontare i venti. Ha imparato in fretta a non compiangersi, ha imparato ad essere giunco e roccia insieme per la volontà ferma di chi sa guardare lontano. Mi prende voglia di abbracciarla, a volte, ma le sorrido soltanto per non metterla in imbarazzo. Così, quando vado, lei soffia per me un bacio dalla punta delle dita affusolate.

San Valentino ( la rondine sotto il cuscino )

La prima volta che mi trovai al cospetto di un Valentino’s day fu nei lontani anni della mia adolescenza, complice il mitico ” Linus ” di ODB – Oreste Del Buono, l’illuminato direttore del mensile a fumetti. Nelle strips dei Peanuts, più che un giorno di gaudio diventava un tripudio di cuori infranti e delusioni: Charlie Brown che tentava l’invio di Valentine alla ragazzina dai capelli rossi senza che la destinataria ne avesse consapevolezza – il classico amore unilaterale, perdente sul nascere- Lucy, la matriarca, alle prese con un riottoso Schroeder, Sally cotta allo spiedo per Linus, a sua volta ” avvolto ” in una love story con la coperta, Patty Piperita che avrebbe potuto essere felicemente ricambiata da un Charlie Brown infelice per un amore non amore. Fu lì che cominciai a subodorare che non fossero tutte rose e viole. L’unico a salvarsi era Joe Cool – Snoopy in versione Joe Falchetto – che ” tirava tardi al circolo studentesco lumando le pupe e fumando le pipe “. Che fosse il suo l’unico sano e saggio messaggio da tenere a mente per gli anni a venire? Non vi dico come è andata a finire, non è rilevante per l’odierna cronaca. Però stamattina ho aiutato D. a confezionare una ” Valentina ” per la sua bella. E’ stato felicissimo. Quando gli ho chiesto dettagli sulla consegna del biglietto mi ha risposto che avrebbe provveduto a darglielo nel pomeriggio. E poi? E poi, se le fosse piaciuto l’avrebbe portata in pizzeria a festeggiare il giorno di San Valentino. 12 anni e non li dimostra! 😀

P.S. Il titolo, direte voi, che razza di titolo è? Se la rondine è sotto il tetto per San Benedetto, per San Valentino non può che sostare ancora al calduccio sotto il cuscino. Con ‘sto tempo da lupi, poi! 😀 P.P.S. Buon San Valentino a tutti.

san-valentino

( scritto nel lontano(?) 2012… ancora condivisibile, mi pare… )

Odori ( il penetrante odore di origano che rimane sulle dita per un po’ di tempo )

origano” Sfarinavo “, tra alcuni fogli di carta da cucina, delle piantine di origano essiccato, ieri mattina, badando a non toccarlo per via dell’odore persistente che rimane anche dopo aver lavato le mani – è una essenza che utilizzo spesso, ma l’odore troppo intenso mi infastidisce. Di solito lo si compra in asettici dispenser da supermarket, l’origano, ma stavolta ho trovato un contadino che vendeva le piantine già essiccate, sull’uscio del suo sottano – figura d’altri tempi, mestieri e cose ormai introvabili. Così mi sono portata a casa il mio mazzolino essiccato credendo di fare qualcosa di pratico e veloce. E’ stata una specie di impresa odorosa, fuor di misura. Ad un tratto mi è tornato in mente il padre di mio marito che seduto al tavolo di cucina, in una bella mattina di domenica, aveva davanti a sé un mazzolino simile al mio e, con una pazienza ammirevole, strofinava i rametti, riducendo le infiorescenza secche in minuscole foglioline. Lo faceva con una tale grazia, senza scomporsi per l’odore o per il compito che si era assunto, da attirarsi gli sguardi di chi gli stava intorno. Da uomo buono qual era, aveva trovato il suo modo discreto di rendersi utile, senza che nessuno dovesse imporgli nulla. C’è una memoria degli odori che non si perde mai e a questi sono sempre associati fatti o persone, per nostra fortuna.

Il bello di ” amministra sito “

RimproveroQuando apri la ” baracca ” – se e quando, sempre di rado e sempre con meno voglia – ti viene in automatico di curiosare, di capire che cosa è successo in tua assenza. E ti accorgi che non si sa bene attraverso quale oscuro e tortuoso percorso, ci sono persone che hanno cercato su alcune delle tue pagine, un nome? una immagine? un qualcosa che tu non saprai mai, ma che ti invoglia alla lettura di quell’articolo ” spiato ” e scritto diverso tempo prima – ” vecchio” sì di scrittura ma sempre attuale, eccome! Così ti viene voglia di riproporlo tale e quale, visto mai che possa servire a qualcuno fuori di senno per riflettere un po’ sulla propria imbecillità?

Tutte puttane con una inconsapevole vocazione ad essere stuprate ( eccetto la mamma, la sorella e via enumerando nel gineceo di famiglia )

E’ vecchio come il cucco il vizio di sguinzagliare lingua e ipotetici ” bastoni ” per punire le donne. Sconosciuta agli uomini, perlomeno a certi uomini, è la capacità di interloquire su piani dialettici noti, in mondi dove è di casa la convivenza civile. Sicché una donna che non ci piace, che non fa cose che noi vorremmo che faccia, si aggredisce prima verbalmente, trovando fastidiosi il timbro di voce, come si atteggia, quante volte crede di riportarci alla ragione, noi maschi irragionevoli e pentastelle cazzuti. Poi si inventa il giochino planetario, quello che messo in circolo nel circolo degli idioti, mette in evidenza tutto il potenziale stupratorio dei partecipanti. Perché è tristemente vero che nel 2014 l’unico strumento con cui ancora certi personaggi credono di poter punire una donna è il bastone che credono di avere tra le gambe, il pisellino che all’occorrenza potrebbe diventare arma di offesa – se bisogna credere nella capacità esibizionistica di certe affermazioni. Salvo poi rassicurare la stessa donna, oggetto di tante eleganti esternazioni, che può stare tranquilla tanto una persona così chi avrebbe mai voglia di stuprarla? E ancora non paghi di prendersela con una sola ne attaccano un’altra, colpevole di essersi macchiata, per osmosi, di colpe che non le appartengono, solo perché ” moglie di ” ” nuora di quell’altro famoso per essere stato un terrorista “. Allora buttiamola ad offesa, le donne tutte puttane, tutte potenzialmente stuprabili, eccetto la mamma – e per forza, la mamma è sempre la mamma! – la sorella, la zia Concetta – quella con i baffi, che lei vorrebbe magari, ma chi se la sente di farlo? Siamo ancorati come cozze patelle allo scoglio del maschio primitivo, come il vino di Puglia quello tosto. La finezza è di casa altrove, lo sberleffo, i cacchini pane quotidiano. Vivissimi complimenti ad un manipolo di coraggiosi partigiani della pornografia politica, ad un assembramento di cazzuti celoduristi di ritorno. ( Sono arrabbiata come donna, tantissimo. Perché nelle invettive quotidiane i bravi ragazzi non dedicano un pensiero allo stupro di un qualsiasi giornalista – ah, dimenticavo di quelli si bruciano i libri – ma solo alle donne? Fatto alle donne viene meglio? Non ci si arma di vani sproloqui, ma di fatti che non non rasentano la violenza. Da quello che mi risulta Gandhi non ha mai pensato di stuprare nessuno )