Stella Diana

Foto di Enrico Finotto, astrofilo

Solo qualche anno fa – nel 2013… nel 2013?!? Sono già passati tanti anni??? – in occasione della nascita del piccolo Valerio nipotino della nostra Lilla e blog nipotino acquisito, Maggie Mae commentava:

Le nascite dei bimbi mi mettono sempre di ottimo umore! E quanto alle amicizie nate tramite il blog sono amicizie vere, perchè dietro al monitor siamo tutte persone vere! E forse se ci siamo trovati e ci siamo scelti, anche a km di distanza un motivo ci sarà!

Adesso, oggi, che Maggie è diventata mamma della piccola Diana avrà un motivo più grande, una ragione specialissima per essere di ottimo umore! Piccola stella luminosa, tenerissima Diana, sei la benvenuta nella nostra blog famiglia di persone vere. Mi piace pensarti come l’astro luminoso che appare nel cielo notturno, rubando luce alla Luna, l’ultima stella a brillare      ancora prima dell’alba. Sei nata subito dopo la mezzanotte ad illuminare la vita della tua mamma e del tuo papà, continua ad essere per loro una stella Diana, un astro luminoso nel centro della notte. Benarrivata, dolcezza!

 

Affermarsi

Gianluca Palazzolo- Rattingan Glumphoboo

L. era il biondino che abitava al piano di sopra. Più grande di me di qualche anno, sembrava non accorgersi di nulla intorno, assorto com’era su se stesso, quando rientravamo da scuola. Lui era già al liceo e non ricordo se, incrociandoci per le scale per l’ora di pranzo, ci fosse stata maniera di scambiarci un saluto, un cenno del capo. Credo proprio di no. Era il più piccolo di fratelli già grandi e di genitori già anziani, almeno così mi sembravano allora. Gente timorata di Dio, avevano in casa uno zio prete che abitualmente camminava anche di notte. Sapevamo che Monsignore era sveglio per il curioso rumore che facevano le sue scarpe, una specie di cigolio, che si ripeteva continuamente ad ogni passo, con grande fastidio per noi che stavamo al piano di sotto. Una sera sentimmo arrivare l’ambulanza. Pensammo subito allo zio prete, colui che in apparenza era messo peggio. Sentii mia madre bisbigliare < Povero ragazzo! > L. aveva provato ad uscire di scena nel peggiore dei modi, tagliandosi le vene. Qualche giorno fa G. mi ha raccontato la storia di una sua conoscente, una persona che non vedeva da tempo. Leggendo il suo necrologio, quella mattina, mi aveva poi riferito il modo che la donna aveva utilizzato per suicidarsi. Aveva affittato una stanza d’albergo e, come L., si era tagliata i polsi. Quest’ultima non aveva avuto nessuno che la salvasse in extremis. Riflettevo sulla modalità scelta da entrambi, riflettevo sulle possibili “ cause “. In un adolescente le decisioni sono repentine e quasi sempre non ragionate. Il nihilismo di un ragazzo non è mai supportato da una visione ragionata del mondo che non si conosce, dalle esperienze che non si sono fatte. Tutto è senza mezze misure, tutto nero o tutto bianco e, nel bene o nel male, si sceglie. Gli adulti ragionano, sanno com’è vivere, la fatica del quotidiano, il peso greve delle esperienze e scelgono, nel “ bene “ per se stessi o nel “ male “ per chi rimane a compiangere, scelgono il gesto eclatante, apparentemente senza ragione. Entrambi affermano se stessi agli occhi degli altri, entrambi dicono < Ci sono >. Perchè a questo servono le “ rotture “, gli strappi del vivere, ad affermarsi come persone e null’altro.

I blog che abbiamo navigato

Francesco Casorati – Barchetta di carta

Poco fa mi è capitato di scorrere l’elenco dei blog ai quali, negli anni, mi sono iscritta per poterne seguire agevolmente gli aggiornamenti e i commenti. Alcuni, davvero datati, riportano pagine non più aggiornate ormai da anni. Altri ancora resistono con un’attenzione alla scrittura, da parte di coloro che li animano, davvero ammirevole. In alcuni casi, negli articoli più vecchi ho ritrovato gli stessi pensieri che ho spesso condiviso in questi ultimi anni di poca scrittura. C’è una sorta di stanchezza, una percezione dello scrivere di se stessi, delle proprie opinioni, come un’azione inutile, in una fase storica in cui tutti dicono troppo e a sproposito, molto, troppo spesso. Se penso a quanto ardore abbiamo avuto nel dire, se penso ai commenti fatti, alle amicizie nate, a tutto quanto è servito per mettere insieme persone e fatti e vita, allora sono felice di aver scritto e di avere navigato tra le altrui parole. Auguro a me stessa di continuare a navigare senza mai tirare i remi in barca.

Mi ricordo, sì, mi ricordo

Brooklyn Bicycle Co – Pinterest

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spesso, presi come siamo dal quotidiano, non poniamo attenzione a quel che accade, a quanto ci accade, che pur nella quieta banalità del vivere di ogni giorno è pur sempre una parte di vita, qualcosa che andrà a costituire un piccolo tassello nel pannello più grande dei ricordi. Poi è il nostro cervello che penserà a scartare il superfluo oppure a mantenere la complessa rete delle emozioni, dei pensieri, degli odori, delle sensazioni, ogni piccola sfaccettatura che in tempi lontani e non sospetti ci farà dire Mi ricordo! E sarà il colore di un mazzo di fiori che spenzola dal cestino di una bicicletta o l’odore del pane appena sfornato mentre attraversi la strada per andare a scuola, che ti farà venir voglia di ricordare di più e meglio, di riprendere vita in quel giorno lontano quando i fatti ricordati sono accaduti. Ed è uno sciupio non scrivere anche le banalità di ogni giorno, non appuntare un pensiero qualsiasi, una frase a caso, qualcosa che serva nel tempo a ritrovarsi.

Tra le tante versioni che mia madre ha dato nel tempo di un fatto accadutole in gioventù, ne scelgo una che, alla fine, risulterà un’ennesima versione, questa volta però dovuta al mischiare i miei ricordi con i suoi già mischiati da lei, con gli ingredienti suoi: amnesie, leggere follie, improvvisa lucidità e distacco da un tempo, tutto sommato, e nonostante questo ricordo, da dimenticare. ( qui per leggere il seguito di questo bellissimo ricordo )

 

L’amica geniale

Ē geniale l’amica che, al mattino e di buon’ora, ti chiama al telefono ed esordisce con un “ ti tengo poco perchè devo uscire per delle commissioni “  e poi rimane a parlare, di ogni cosa, per circa due ore, mentre il tuo “ piccolo “ ridacchia apertamente, facendo segno sull’orologio, per il tempo che passa e per quei frammenti di conversazione che gli giungono di tanto in tanto e che lo fanno divertire! Perchè due amiche che parlano al telefono hanno un linguaggio speciale, sono complici, sono parte della stessa storia, una storia lunga di tanti anni e di tanta vita vissuta insieme e dalla stessa parte. Un’amica geniale è colei che ti cambia la giornata in meglio per una semplice telefonata fatta di buon’ora.

La bustina di Minerva*

Uno dei miei vezzi antichi era quello di iniziare a leggere l’Espresso partendo dall’ultima pagina. Perchè, vi starete chiedendo, leggevo una copia dell’Espresso scritta in lingua araba? Ma no! Mi sarebbe piaciuto, forse, conoscere l’arabo, ma il vezzo era dettato dall’esigenza pratica di leggere prima di ogni altro articolo “ La bustina di Minerva “ dell’ineffabile Umberto Eco. Premesso che nella vita, oltre al desiderio di voler essere bruna, avrei voluto essere Umberta Eco – il 2019, l’anno dei disvelamenti! – ecco che “ La bustina “ costituiva per me, drogata seriale, la dose settimanale di parole da non consumare – potevo mai arrivare al genio? Con lui ho condiviso solo il mese di nascita, gennaio, e il segno zodiacale!  Arrivare a  scrivere, felicemente, articoli su un qualsiasi argomento avesse attizzato la curiosità onnivora dell’Umberto, era probabilmente una goduria per lui e per i lettori, come me, che di fronte a tanta maestria ammutolivano. Certo i romanzi sono stati prove di elevata bravura, anche per gli affezionati, bravi a reggere fino alla fine, in alcuni casi, tomi non di facile e piacevole lettura, ma era nella saggistica, nell’ironica e ricercata evoluzione linguistica degli articoli, che veniva fuori il genio dell’Eco – a mio personalissimo parere. Erano i suoi, scritti all’apperenza facili facili, ma pieni di quel sapere del quale era maestro il nostro. Ora so che ci saranno stuoli di estimatori a sostenere il contrario, che era nei romanzi che si manifestava l’opera del genio… rimango affezionata a “ La bustina di Minerva “, nei secoli dei secoli, amen.

* “ La bustina di Minerva “ è stata la rubrica che Umberto Eco, settimanalmente, ha scritto dal 1985 al 2016 sull’Espresso, giornale che ha contribuito a fondare negli anni ‘50 del Novecento.   ( La rubrica prendeva il nome dalle bustine che contenevano i fiammiferi Minerva, utilizzati dallo scrittore per accendere i sigari. In mancanza di carta sulla quale prendere nota, al volo, del pensiero peregrino che successivamente avrebbe costituito il corpo dell’articolo settimanale, Umberto Eco scriveva sulla bustina dei fiammiferi – spiegazione a beneficio di coloro che, per distrazione o per giovane età – non sanno spiegarsi un titolo così curioso )