Una ragazza

adolescenteM. è un giunco esposto ai venti della vita. Della consistenza del giunco è il suo corpo acerbo e sottile, fasciato nei jeans, colorato del giallo ocra della felpa che a malapena le copre le braccia e le lascia scoperte le mani dalle dita lunghe e leggermente arrossate per il freddo di stamattina. Copriti ti prego, ho freddo solo a guardarti, le dico. Lei sorride e mi rassicura, Non ho freddo. Mi guarda con aria felice, le piace che abbia cura di lei. M. è un giunco che diventa roccia, in una manciata di anni vissuti ha già imparato che non è semplice affrontare i venti. Ha imparato in fretta a non compiangersi, ha imparato ad essere giunco e roccia insieme per la volontà ferma di chi sa guardare lontano. Mi prende voglia di abbracciarla, a volte, ma le sorrido soltanto per non metterla in imbarazzo. Così, quando vado, lei soffia per me un bacio dalla punta delle dita affusolate.

San Valentino ( la rondine sotto il cuscino )

La prima volta che mi trovai al cospetto di un Valentino’s day fu nei lontani anni della mia adolescenza, complice il mitico ” Linus ” di ODB – Oreste Del Buono, l’illuminato direttore del mensile a fumetti. Nelle strips dei Peanuts, più che un giorno di gaudio diventava un tripudio di cuori infranti e delusioni: Charlie Brown che tentava l’invio di Valentine alla ragazzina dai capelli rossi senza che la destinataria ne avesse consapevolezza – il classico amore unilaterale, perdente sul nascere- Lucy, la matriarca, alle prese con un riottoso Schroeder, Sally cotta allo spiedo per Linus, a sua volta ” avvolto ” in una love story con la coperta, Patty Piperita che avrebbe potuto essere felicemente ricambiata da un Charlie Brown infelice per un amore non amore. Fu lì che cominciai a subodorare che non fossero tutte rose e viole. L’unico a salvarsi era Joe Cool – Snoopy in versione Joe Falchetto – che ” tirava tardi al circolo studentesco lumando le pupe e fumando le pipe “. Che fosse il suo l’unico sano e saggio messaggio da tenere a mente per gli anni a venire? Non vi dico come è andata a finire, non è rilevante per l’odierna cronaca. Però stamattina ho aiutato D. a confezionare una ” Valentina ” per la sua bella. E’ stato felicissimo. Quando gli ho chiesto dettagli sulla consegna del biglietto mi ha risposto che avrebbe provveduto a darglielo nel pomeriggio. E poi? E poi, se le fosse piaciuto l’avrebbe portata in pizzeria a festeggiare il giorno di San Valentino. 12 anni e non li dimostra! 😀

P.S. Il titolo, direte voi, che razza di titolo è? Se la rondine è sotto il tetto per San Benedetto, per San Valentino non può che sostare ancora al calduccio sotto il cuscino. Con ‘sto tempo da lupi, poi! 😀 P.P.S. Buon San Valentino a tutti.

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( scritto nel lontano(?) 2012… ancora condivisibile, mi pare… )

Di patate e altre infelicissime ” finezze “

patate_sexy_1Avevo ripubblicato, a fine gennaio, un post in cui dicevo La finezza è di casa altrove, lo sberleffo, i cacchini pane quotidiano, deprecando l’inveterata abitudine italiota maschile di offendere le donne nella loro essenza più intima, per mostrare, con la costante mancanza di educata ragione,  che le donne, alla fin fine, altro non sono che mentecatte dedite al solo ruolo sociale che attiene loro, quelle di puttane – salvo la mamma, la sorella e via dicendo. Chissà qual è il percorso mentale che accompagna le sortite scribacchine di certi giornalisti – se così possono definirsi – che scrivono su certi giornali – se così può essere chiamata la carta straccia – quelle sortite ad effetto che ammiccano al doppio senso, che giocano sullo scollacciato per denigrare ed offendere una donna. E la stessa non la si attacca sul piano politico, sulle mancanze o sulle insufficienze, come si farebbe con un uomo qualsiasi, no, certo che no, la si butta in pornografia politica, che fa vendere la carta straccia e attira la simpatia dei tanti convinti estimatori di patate che nel leggere troveranno uno specchio di nullità in cui rimirare le proprie convinzioni.

Quando c’erano loro, cari noi!

circolariQuando ho iniziato ad insegnare – ieri l’altro, più o meno 😀 – all’arrivo a scuola i collaboratori scolastici – che allora si chiamavano con l’identificativo semplice e inappellabile di bidelli, mentre adesso bisogna fare i distinguo con il personale di segreteria, perché sono tutti A.T.A. ma di specie differente… quanto è bello complicarsi la vita, sì! – allora dicevo dei bidelli, non facevi in tempo ad entrare che ti dicevano ‘Ssore’ ci sono da firmare le circolari! E tu, con la penna in mano e la morte nel cuore ti apprestavi a leggere e a firmare, dall’evento sportivo a Timbuctù, al concorso nazionale per voci a pois, nonché immissioni in ruolo, graduatorie  a vario titolo e altre amenità burocratiche. Con l’avvento della tecnologia ad oltranza le circolari sono diventate allegati che abitano nella tua posta elettronica e guai a non andare ogni giorno a sl-allegarle, si rischia di non capirci più nulla. Ma come se non bastasse, l’animatrice digitale – che non è una che lavora alla Valtur durante l’estate – ma una prof, almeno la nostra, che combina ogni cosa in modo da complicare la vita ai colleghi tutti, ci sta deliziando con un corso, neppure tanto accelerato di Gsuite, per la condivisione di pani e pesci digitali. E dunque le circolari non sono più carte sudate, ma solo un insieme di dati, senza nessuna voce a dirti ‘Ssore’ ci sono da firmare le circolari!

Stereotipi

montagneP. mi chiede: Prof, perché disegno sempre le montagne come fossero triangoli? Gli spiego che nonostante abbia i mezzi e le capacità di osservazione per disegnare le montagne in altro modo – P. è un ragazzo di terza media – ricorre ad uno stereotipo perché disegnare le montagne in quel modo è una scorciatoia mentale e visiva per catalogare le montagne, un modo perché l’eventuale fruitore della sua ” opera ” abbia la capacità immediata di decodificare nel triangolo una montagna; P. trasmette al fruitore uno stereotipo che per associazione l’altro riconosce e decifra. Agli stereotipi ricorriamo quando la nostra pigrizia mentale ci impedisce di trovare soluzioni divergenti a ciò che costituisce l’accettazione comune e stereotipata. Nel linguaggio verbale, specie quello pubblicitario, una vendita di tappeti è sempre ” favolosa “, gli sconti sono sempre ” eccezionali “, le svendite ” totali “, scorciatoie stereotipate per attirare i gonzi. A P. ho consigliato di aprire gli occhi, qualche volta, e di guardarsi intorno senza fare il non vedente.

Contagi

book-shakespearesontheatre-6501Puntuale come la peronospora sulla vite ecco che Italiano qualche giorno fa mi dice: Ci dai una mano con il concorso su Shakespeare? Ora mi chiedo, posso mai dare buca ad Italiano quando si tratta di un concorso? E, soprattutto, posso ” bucare ” il solito appuntamento al buio con il video – riprese, montaggio e regia fatte a casa da me? Manco a dirlo, ecco che ci siamo ritrovati in biblioteca per le riprese in interno. Curiosità dei presenti – i soliti studenti universitari che approfittano del calore africano delle sale e della connessione aggratis per ” studiare ” ma soprattutto per socializzare – curiosità, dicevo, ma non più di tanto. L’alunno narratore, meglio di un attore consumato, invece di memorizzare si è costruito enormi gobbi che mi vorticavano sulla testa, per dare l’idea che lo smemorato guardasse in camera. e finché siamo rimasti al caldo dell’Africa, bene. Nel pomeriggio di oggi, invece, siamo andati in esterno, tra la Cattedrale e la Giudecca. Lo sparuto sole che ci ha graziati non riscaldava un bel niente, sicché dicevo ai miei attori di essere bravi nel recitare le parti, pena la bocciatura perenne! E tra uno scampanellio dell’orologio del museo diocesano e le risate fuori registro di turisti in visita, e, soprattutto, la voglia di terminare in fretta la recita delle battute dei recitanti, dette tutte in un nano secondo, comprese quelle in inglese alto, mannaggia la pupazza! di tanto in tanto, spesso, ci toccava ripetere. Un signore, poco più in là, guardava curioso. E ai miei: Zitti! Zitti! agli astanti  per evitare troppe interferenze fuori scena, anche il tizio curioso, per contagio, si è prodotto in uno: Zitta! Zitta! rivolto alla moglie che tentava di richiamarlo sulla retta via coniugale. Ma a differenza del mio incitamento, tutto verbale, il suo è stato uno sbracciarsi da Oscar, un vero prodotto da cinema muto! Bisognerà trovargli un ruolo nel prossimo concorso, assolutamente!

( Lo so, siete curiosi di sapere il ” tema ” il video. Tutto parte dal fatto che il bardo di Stratford – upon – Avon nello scrivere ” Il Mercante di Venezia ” pare si fosse ispirato, per descrivere Porzia, alla figura di Giustina Rocca, tranese del XVI secolo, prima donna avvocato che la storia ricordi. Che il buon Guglielmo fosse un antesignano degli scopritori della Puglia? Al video l’ardua sentenza! )

Odori ( il penetrante odore di origano che rimane sulle dita per un po’ di tempo )

origano” Sfarinavo “, tra alcuni fogli di carta da cucina, delle piantine di origano essiccato, ieri mattina, badando a non toccarlo per via dell’odore persistente che rimane anche dopo aver lavato le mani – è una essenza che utilizzo spesso, ma l’odore troppo intenso mi infastidisce. Di solito lo si compra in asettici dispenser da supermarket, l’origano, ma stavolta ho trovato un contadino che vendeva le piantine già essiccate, sull’uscio del suo sottano – figura d’altri tempi, mestieri e cose ormai introvabili. Così mi sono portata a casa il mio mazzolino essiccato credendo di fare qualcosa di pratico e veloce. E’ stata una specie di impresa odorosa, fuor di misura. Ad un tratto mi è tornato in mente il padre di mio marito che seduto al tavolo di cucina, in una bella mattina di domenica, aveva davanti a sé un mazzolino simile al mio e, con una pazienza ammirevole, strofinava i rametti, riducendo le infiorescenza secche in minuscole foglioline. Lo faceva con una tale grazia, senza scomporsi per l’odore o per il compito che si era assunto, da attirarsi gli sguardi di chi gli stava intorno. Da uomo buono qual era, aveva trovato il suo modo discreto di rendersi utile, senza che nessuno dovesse imporgli nulla. C’è una memoria degli odori che non si perde mai e a questi sono sempre associati fatti o persone, per nostra fortuna.