Sant Jordi: oggi rose e libri per la giornata mondiale del libro.

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Non conoscevo la tradizione che lega il regalare libri a san Giorgio e alla Catalogna. In questo post l’amico Marco ce la racconta. Buona giornata mondiale del libro e buona lettura, possibilmente tutti i giorni e più volte al giorno.

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Foto Foto “Diada de Sant Jordi” by Francesc_2000 – flickr

Dal 1996 l’Unesco ha eletto la data del  23 Aprile come giornata mondiale del libro. In realtà questa tradizione è molto più antica e deriva dalle celebrazioni di Sant Jordi (San Giorgio), patrono di Barcellona  e di tutta la Catalogna. E’ consuetudine che nella giornata di San Jordi le coppie si scambino dei doni: per tradizione le donne ricevono una rosa mentre gli uomini ricevono un libro. E così Barcellona si riempie di bancarelle e tutta la città diventa per un giorno un enorme negozio di fiori e di libri. Per le strade molti autori autografano libri mentre, tra uno sconto e l’altro, le librerie regalano fiori e i fiorai regalano libri…

Anche se in Italia la giornata mondiale del libro non è così popolare come in Spagna ci sono comunque centinaia di eventi che si tengono oggi in molte biblioteche…

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Body: n° 113

I numeri sono impietosi. Dichiarano con esattezza quello che la realtà manifesta e dunque non concedono requie, dicono più di tante parole. Mi chiedo chi dei “ grandi “ della terra, quelli che hanno deciso ad un tratto di porsi il “ problema “ dei migranti da salvare, dei migranti da accogliere – concedendo dall’alto numeri contro numeri, numeri ridicoli per fronteggiare numeri da esodo biblico – mi chiedo chi di questi abbia visto e letto quanto c’era scritto sull’ultimo domicilio conosciuto di quegli sconosciuti morti annegati, morti rinnegati. Con un pennarello indelebile una mano ha scritto, raccontando quanto sia terribile una realtà fatta di miseria e stenti e guerre e disperazione, “ body: n° 113 “, corpo: n°113. Corpo, una persona che aveva un nome, aveva dei sentimenti, una mente ragionante, degli affetti. Un corpo che ha come contraltare un numero, corpi che sono numeri e non persone. Corpi che hanno una loro fisicità solo nel momento in cui sono pescati come pesci di una specie sconosciuta, pesci da nascondere e da dimenticare subito, perché dissimili da noi per provenienza sociale e di luogo, di censo e di cultura. Chi di noi, da questa parte, si definisce un corpo e un numero, chi dei “ grandi “ della terra ambirebbe ad avere simili “ nome e cognome “ vergati con un pennarello indelebile da un ragioniere della morte?

Dell’inutilità delle biblioteche ( se dobbiamo attenerci alla Corte dei Conti e alla gestione creativa della cosa pubblica )

IMG-20150415-WA0022In tempi sospetti il trattamento sarebbe stato radicale, i libri si sarebbero bruciati. In mancanza di un supporto ideologico – che allo stato attuale, quello del tempo che fu, risulterebbe un tantino sopra le righe… dei testi scritti? Be’ se vi diverte l’idea potete figurarvi quel sopra le righe, perché no? – insomma in mancanza di un qualsiasi dittatore fornito di baffetto rettangolare i libri si tengono nelle biblioteche, di qualsiasi genere e forma e dimensione siano, stanno lì, ma poiché le biblioteche non sono considerate un servizio essenziale, si chiudono. La biblioteca di Trani chiude. Perché? Le ultime due amministrazioni hanno gareggiato nell’incrementare ogni sorta di iniziativa concedendosi delle “ distrazioni “ di gestione, tanto da finire inquisiti, con il risultato che allo stato attuale abbiamo un comune commissariato e la Corte dei Conti che, con il fiato sul collo nostro, ha imposto una bella cura radicale: tagliare i servizi non necessari. E vi sembra necessaria una biblioteca attivissima, frequentata fino a sera da giovani e meno giovani, per ogni tipo di servizio legato al prestito, alla ricerca, alla lettura, alla partecipazione attiva dei laboratori di ogni genere, centro di cultura e di aggregazione culturale? Non è necessaria. Mi chiedo dove andranno a leggere i quotidiani gli abituali e simpatici pensionati, oppure dove andranno le mamme che con i loro piccoli hanno accesso alla bella sala dedicata ai bimbi, o tutti quegli studenti che fanno vivere, frequentandolo, un luogo altrimenti utile solo alla conservazione della memoria. Se avete a disposizione cinque minuti del vostro tempo per cortesia firmate la petizione per salvare dalla chiusura la “ mia “ biblioteca.

National Poetry Month

NPMPoster2015_8.5-11_2Ora, degli americani potete dire qualsiasi cosa. Potete raccontare le loro nefandezze, la loro politica “ diversamente pacifica “, che sono razzisti, ancora, nel profondo dell’animo, guerrafondai allo stremo, qualsiasi cosa, ma sanno come salvarsi l’anima. E a differenza del nostro dove la discussione basilare e fondamentale verte sul tenere Fitto – e tutta la sua paccottiglia votante – all’interno del partito oppure no, oppure sull’ultima incavolatura in ordine di tempo dei sindaci all’indirizzo del “ Fiorentino “ sul Def, oppure su quel parto immondo che vuol passare come la migliore riforma della scuola in assoluto, con queste premesse in Italia non pensiamo ad altro. E quelli, gli Americani, sarà che pure loro hanno altre gatte da pelare, con i tutti i poliziotti impazziti e sparanti all’indirizzo dei neri, trovano comunque il tempo di eleggere aprile a mese dedicato alla poesia e ai poeti. Che letto qui, nella culla della poesia – così almeno ci hanno fatto credere per omnia saecula saeculorum – suona come una presa in giro, un sonoro cachinno all’indirizzo della patria di Dante, Petrarca e Leopardi! Sembra quasi abbiano preso alla lettera i dettami del Dolce Stil Novo, l’incoraggiante sprone del magnifico Lorenzo, pure lui di Firenze ahimè, a dedicarsi alle arti e alle lettere. Incoraggiano ragazzi, docenti e persone comuni a scrivere, leggere, dedicarsi, almeno per il mese corrente, alla poesia. Leggere poesie, parlare di poesia, imparare poesie,  è sicuramente una scorciatoia per salvare la propria anima –  se da qualche parte ne abbiamo ancora, in serbo, una piccola forma, un pezzo sottile protetto dall’arido deserto del quotidiano.

Aprile, amore(?)

meEra d’aprile. Guarda, era un giorno sicuramente più caldo di oggi – soffia dal mattino una tramontana che porta via ogni cosa, anche i pensieri, e non accenna a diminuire d’intensità. Era caldo, lo ricordo. Lo vedo da quello che indossavo, pantaloni chiari e pullover di cotone scuro a coste. É possibile aggiungere un particolare che può sembrare ininfluente, però mi interessa raccontartelo: sorridevo

“ Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi, se per caso avevo ancora quella foto, in cui tu sorridevi e non guardavi ”

Sorridevo altrove, senza guardare. La prima volta che non andavo a scuola deliberatamente, non per un evento estraneo, non per una festa comandata, non c’ero andata perché era aprile e il meglio per me, quel giorno, era stare nel sole e sorridere senza guardare, stagliata nel cielo, le mani tra i capelli, felice per un giorno di vacanza inaspettato, felice per un amore che si annunciava. Era aprile, era amore(?)

Di bulli, bullismo e genitori che falliscono

PAL582000013.jpgQuando, come e perché si è disposti ad ammettere che quell’adolescente brufoloso, nostro figlio, tirato su a suon d’indifferenza, ripetutamente ignorato nei modi e nelle misure concesse da una vita distratta dagli impegni e da una protratta giovinezza che ci obbliga ad un protagonismo che mal comprende gli altri, meno che mai un figlio, ancor meno la responsabilità di educarlo in modo che possa avere il senno che evidentemente manca a noi adulti finto giovani, quando, come e perché, dunque, siamo disposti ad ammettere di essere in debito nei suoi confronti, di aver operato un fallimento educativo, IL FALLIMENTO, per nostra colpa, nostra colpa, nostra grandissima colpa? Così dovrebbe essere lecito domandare, ragionare e recitare da genitori, così come non hanno fatto quelle madri e quei padri, dei quattordici o quindici brufolosi di Cuneo, che in gita scolastica, in un parossismo di bullismo, hanno marchiato, depilandolo totalmente, un loro compagno – ubriaco come loro – e lo hanno decorato nei posti che solitamente un adolescente copre per una sorta di pudicizia innata – ubriachi sì, poiché è questo lo sballo gratuito e foraggiato in casa perché, poi, che volete che male faccia un bicchierino ogni tanto? E come è d’uso il gesto, la bravata, è stata rigorosamente filmata ad uso e abuso di una rete “ sociale “ che ci vuole laidi guardoni, con vite sbandierate ai quattro venti, esempi deleteri per quei figli, i nostri, male educati o educati da male esempi. E di fronte alla punizione inflitta da un altro adulto, vivaddio ragionante, da non crederci, si reagisce malamente, non si ammette la propria incapacità di genitori e si attribuisce l’errore ad un eccesso di severità nella punizione – sono ragazzi, sono ragazzate… sono ragazzate?!? magari sono ragazzate anche le vigliaccate nei confronti dei più deboli, magari sono ragazzate quando un figlio gay torna a casa malmenato, magari sono ragazzate gli stupri di gruppo ai danni di una compagna, saranno ragazzate anche queste. Quale è stato dunque l’errore del Dirigente Scolastico, punire il gesto da bulli, sospendendo i ragazzi? Dal punto di vista dei genitori sciagurati, sicuramente è stato questo; ma a mio parere sarebbe stato necessario denunciare i misfatti genitoriali e punirli mandandoli tutti in un gulag di stalinista memoria dove sarebbero stati rieducati all’uso della ragione. Privati dei figli che non meritano, ma soprattutto senza gli smartphone con i quali immortalare le proprie vite da falliti. ( Leggo ora “ l’aggiornamento “ della vicenda, l’altra “ faccia “ dello stesso gesto. É anche peggio di quanto non lo sia già. Terribile )