C’è qualcosa di vecchio in Danimarca

Vincent-van-Gogh.-Un-paio-di-scarpe.-Una-scarpa-rovesciata-1887-olio-su-tela-cm.-375-x-415.-Collezione-privata-courtesy-of-Eykyn-MacleanLa mia attenzione sembra essersi focalizzata sulle pubblicità, negli ultimi tempi. Oppure sono i pubblicitari che ambiscono a sollecitare la mia attenzione, negli ultimi tempi. Oppure sono le pubblicità che giurano vendetta nei miei confronti, negli ultimi tempi. Sia come sia, ne guardo una su un “ cartaceo “, qualche giorno fa. In bella mostra un paio di “ sneakers “ nere – che già nere mi fanno specie – sformate e consunte – stone washed e dirty a volerla dire tutta –  come fossero ridotte così dall’uso inverecondo e inveterato di calzate quotidiane e protratte nel tempo. Be’ e allora che c’è di strano, direte voi? Che c’è di strano?!? C’è che una persona che abbia un minimo di pudore non può e non deve comprare un paio di scarpe che fanno sciatto ancor prima di mettersele ai piedi. Sì lo so, qualcuno di voi avrà ancora un maggiordomo in casa che calza lo stesso vostro numero di scarpe e che all’occorrenza ve le mette in forma, come è buon uso presso le persone di mondo – che orrore le scarpe lucide e intonse dei demi- monde! Ma attenzione, le mette in forma, con grazia e rispetto, come si conviene quando si è a servizio di persone di alto profilo e di lignaggio elevato, non le bistratta e consuma come le “ sneakers “ nere  di cui sopra! E del mocassino indossato a piede nudo e/o con “ fantasmino “ salva piede, nonché salva scarpa, per l’assorbimento della  sudorazione coatta e puzzosa dei mesi estivi, parliamone. Un candidato sindaco nei giorni precedenti all’ultimo ballottaggio, si è presentato così ad una tribuna elettorale, per appellarsi al buon senso dei cittadini, pensando di essere tanto figherrimo e di tendenza, lui, con pantalone arrotolato sulla caviglia grassoccia e  a piedi nudi nell’erba. Non è stato votato, per nostra fortuna e per la salvezza dei venditori di calzini e collant!E dei jeans di tendenza che hanno più strappi che stoffa ne vogliamo parlare? E sì che con tutte quelle prese d’aria in estate si va che una bellezza, però… gli strappi si pagano cari, pertugio per pertugio, e d’estate meglio essere una donna con la gonna, magari nuova, a discapito del vecchio in Danimarca.

Giardini segreti

Salerno - Giardino della Minerva
Salerno – Giardino della Minerva

Viluppi verde tenero mi solleticano il braccio mentre passo frettolosa verso l’affollata e comune mattina di lavoro. Sembra un richiamo. Mi affaccio curiosa a guardare di sotto; protetto dalle alte mura interrate un giardino d’aranci fa mostra di sé. Le foglie di un verde più scuro, puntute e cerose ancora proteggono i frutti arancioni e i fiori bianchi. É un giardino per ciechi, dove l’odore intenso e persistente delle zagare incrocia con quello dell’erba che comincia ad essere gialla e secca e al quale si aggiunge in fondo, con persistente nota dissonante, il buio odore di un mucchio di foglie che marciscono. Vien voglia di addentrarsi tra i rami bassi e intricati, viene voglia di abbandonarsi all’avventura e all’esplorazione, viene voglia di raccogliere un frutto arancione che apre le porte di un mondo parallelo dove vive una donna che in quel momento passa anch’essa, lasciandosi sfiorare dai viluppi verde tenero di una siepe di vite del Canada. E la donna che passa osserva, con dovuto distacco, un’altra donna che passa oltre, in fretta, e che sembra raccogliere per poco la percezione di un mondo parallelo.

Quando stai stirando con la tivù accesa, perché ti faccia compagnia, e ti scappa la riflessione.

20150526_21184720150526_212041Stirare è una faccenda noiosa. Spesso mi sembra tempo perso, anzi mi sembra tempo perso tout court. Per distrarmi dalle pieghe impossibili di una camicia che sembra messa apposta lì per farmi dispetto – cose che neanche l’inventore dell’appretto si aspetterebbe di trovare sulla sua strada – a mo’ di sottofondo sonoro accendo la tivù. Perché non la musica, sento dire da qualche parte. La musica no, merita attenzione e rispetto. Stirare è una faccenda noiosa e casalinga. Nell’atto ammetto anche la pubblicità, che solitamente evito come la peste. Passa una pubblicità di famiglie che guardano la tivù. Mi incuriosisco e presto attenzione. Le immagini quelle solite della pubblicità, bella gente, belle situazioni, una bimba bionda con il suo papà seduti sul divano, entrambi felici di essere lì a fare qualcosa insieme. Un gruppo di amici, eterogenei, niente solo maschi o solo femmine, che decidono democraticamente di vedere un film scegliendolo tra tanti – beati loro, che possono e riescono nelle scelte democratiche, nella vita reale pare che la forma più antica di consapevolezza politica e sociale popolare, ce la siamo giocata a tavolino, come in una pessima partita di calcio. Poi due amici fanno la stessa cosa, così come una coppia etero, ma formata da un uomo di colore e da una bionda WASP e altre situazioni nel breve volgere del tempo canonico di una qualsiasi pubblicità, con la “ réclame “ finale che consiglia l’abbonamento alla tivù a pagamento capace di cementare persone e situazioni. Che c’è di strano, tanto da attirare la mia attenzione casalinga? La bimba bionda è una persona con sindrome di Down. É la prima volta che mi succede di vedere una persona Down impegnata in una pubblicità che non sia specifica e che non promuova associazioni o giornate mondiali a loro dedicate. I due amici sono evidentemente una coppia omosessuale, una famiglia omosessuale. Bello, mi sono detta. Però mi è venuto il sospetto che si occhieggi a situazioni fuori dell’ordinario – in campo pubblicitario – proprio per risultare “ friendly “, perché una bambina Down o una persona omosessuale possano sentirsi appagati dal comparire in pubblicità, belli e felici, così come nella vita reale probabilmente stentano ad essere. Che la strada verso l’accettazione comune del diverso e non pubblicitaria mi sembra ancora tutta in salita. Chissà se la casalinga comune, mentre stira, fa caso e riflette su quanto le passa sotto gli occhi. Chissà.

My Giffoni 2015 – Comunicazione di servizio

4911e860a05b06ac6835746335d2c0e8_LOh sì, è tanto che non sono presente. Sì, è un periodo incredibilmente pieno di impegni – che a volerci ragionare un po’ su una pensa, invecchio, dovrei avere meno cose da fare… invece. Invece succede che le cose da fare sono molteplici e tutte impegnative. Compreso un corso di inglese con KET finale. Va be’. Però tra i tanti impegni vorrei “ suggerirvi “ – più che un suggerimento un “ obbligo “ affettuoso – di votare per un nostro video. E’ una specie di scommessa; abbiamo realizzato un video con i ragazzi di scuola sulla legalità e lo abbiamo proposto al Giffoni Film Festival. Ora si tratta di votare perché il video abbia la sua evidenza. Si può farlo QUI, spuntando dall’elenco il titolo “ Legalità: femminile, singolare “ e cliccando in ultimo su VOTE in fondo alla pagina. Sul palco del Giffoni, insieme a Mark Ruffalo, vi ringrazierò di cuore. Tutti. Ma votate! E fate votare, please. :-) Per chi avesse voglia di vedere di cosa si tratta può curiosare da queste parti.

Valutazione

Dragon Ball: A. tira su il disegno che ha appena terminato di colorare e mi dice: ‘ssore’ TI piace? Ora, non so per quale strana, stranissima ragione, i nostri ragazzi spesso amano dare del tu alla propria insegnante. Una deformazione da scuola primaria, dove il tu alle maestre è d’obbligo? Ma noi siamo alla secondaria di primo grado e, dunque? Va be’ glisso sul tu e guardo il disegno. Bello, gli dico. Una copia da un fumetto, una copia ben fatta. ‘ssore’, il fumettista aggiunge subito dopo, lo sai chi è questo personaggio? Da sempre mi chiedo se i soldi spesi negli anni ad ingrossare le casse degli editori di fumetti, nonché di carte da giochi di ruolo, nonché degli altri ammennicoli che fanno la gioia dei figli un po’ meno la gioia dei genitori, siano dei soldi ben spesi. Lo guardo con l’arroganza di quelli che sono depositari del sapere. Sulla mia testa si concretizza immediatamente un  balloon, La so, c’è scritto, questa la so! E, Si tratta di Goku! dico a voce alta, consapevole del fatto mio. Brava ’ssore’, valuta l’esaminatore. Che bisogna fare per campare nella scuola pubblica statale! :-D

Squadrista scioperante

giannini renziChe sia ben chiaro ministra Giannini, io non ho urlato, ma non mi piace sentirmi dire “”Ho certezza che tra i docenti ci sia un’inerzia diffusa e avverto il rischio che non vogliano partecipare al cambiamento “. E nel caso dovesse venirle in mente di ripeterlo in qualche suo show da campagna elettorale sarà mia premura, in quel caso, urlare per davvero contro la sua supponenza che nulla sa di scuola e nulla sa di docenti. Ché la buona scuola non è fatta di contentini “Ma ora i soldi sono lì, sette miliardi tra edilizia e riforma, i 500 euro da spendere in libri e teatro sono nero su bianco. E ci sono 100 milioni per i laboratori” e di visualizzazioni fittizie e contorte su un sito di stato “La consultazione sulla Buona scuola, noi, l’abbiamo fatta davvero. Via internet siamo entrati nelle case di due milioni di persone” ma la buona scuola è fatta da quelli che come me nella scuola pubblica statale vivono – ed è il caso di dire –  lottano perché non ci possano essere differenze tra pari, non ci possa essere un preside unico padrone a fare e disfare, la buona scuola è quella dove un collegio docenti debba ancora contare qualcosa. Perché la buona scuola la fanno i docenti motivati da qualcosa di più solido che una ventilata valutazione del proprio insegnamento – sulla base di quali criteri, poi? La nostra motivazione, vuole saperla? La venga a cercare nelle nostre aule, tra i nostri ragazzi, la venga a cercare in un giorno qualsiasi dell’anno scolastico, Ché la buona scuola, suo malgrado e nonostante tutto, siamo ancora noi.

Body: n° 113

I numeri sono impietosi. Dichiarano con esattezza quello che la realtà manifesta e dunque non concedono requie, dicono più di tante parole. Mi chiedo chi dei “ grandi “ della terra, quelli che hanno deciso ad un tratto di porsi il “ problema “ dei migranti da salvare, dei migranti da accogliere – concedendo dall’alto numeri contro numeri, numeri ridicoli per fronteggiare numeri da esodo biblico – mi chiedo chi di questi abbia visto e letto quanto c’era scritto sull’ultimo domicilio conosciuto di quegli sconosciuti morti annegati, morti rinnegati. Con un pennarello indelebile una mano ha scritto, raccontando quanto sia terribile una realtà fatta di miseria e stenti e guerre e disperazione, “ body: n° 113 “, corpo: n°113. Corpo, una persona che aveva un nome, aveva dei sentimenti, una mente ragionante, degli affetti. Un corpo che ha come contraltare un numero, corpi che sono numeri e non persone. Corpi che hanno una loro fisicità solo nel momento in cui sono pescati come pesci di una specie sconosciuta, pesci da nascondere e da dimenticare subito, perché dissimili da noi per provenienza sociale e di luogo, di censo e di cultura. Chi di noi, da questa parte, si definisce un corpo e un numero, chi dei “ grandi “ della terra ambirebbe ad avere simili “ nome e cognome “ vergati con un pennarello indelebile da un ragioniere della morte?

Dell’inutilità delle biblioteche ( se dobbiamo attenerci alla Corte dei Conti e alla gestione creativa della cosa pubblica )

IMG-20150415-WA0022In tempi sospetti il trattamento sarebbe stato radicale, i libri si sarebbero bruciati. In mancanza di un supporto ideologico – che allo stato attuale, quello del tempo che fu, risulterebbe un tantino sopra le righe… dei testi scritti? Be’ se vi diverte l’idea potete figurarvi quel sopra le righe, perché no? – insomma in mancanza di un qualsiasi dittatore fornito di baffetto rettangolare i libri si tengono nelle biblioteche, di qualsiasi genere e forma e dimensione siano, stanno lì, ma poiché le biblioteche non sono considerate un servizio essenziale, si chiudono. La biblioteca di Trani chiude. Perché? Le ultime due amministrazioni hanno gareggiato nell’incrementare ogni sorta di iniziativa concedendosi delle “ distrazioni “ di gestione, tanto da finire inquisiti, con il risultato che allo stato attuale abbiamo un comune commissariato e la Corte dei Conti che, con il fiato sul collo nostro, ha imposto una bella cura radicale: tagliare i servizi non necessari. E vi sembra necessaria una biblioteca attivissima, frequentata fino a sera da giovani e meno giovani, per ogni tipo di servizio legato al prestito, alla ricerca, alla lettura, alla partecipazione attiva dei laboratori di ogni genere, centro di cultura e di aggregazione culturale? Non è necessaria. Mi chiedo dove andranno a leggere i quotidiani gli abituali e simpatici pensionati, oppure dove andranno le mamme che con i loro piccoli hanno accesso alla bella sala dedicata ai bimbi, o tutti quegli studenti che fanno vivere, frequentandolo, un luogo altrimenti utile solo alla conservazione della memoria. Se avete a disposizione cinque minuti del vostro tempo per cortesia firmate la petizione per salvare dalla chiusura la “ mia “ biblioteca.