Stereotipi

montagneP. mi chiede: Prof, perché disegno sempre le montagne come fossero triangoli? Gli spiego che nonostante abbia i mezzi e le capacità di osservazione per disegnare le montagne in altro modo – P. è un ragazzo di terza media – ricorre ad uno stereotipo perché disegnare le montagne in quel modo è una scorciatoia mentale e visiva per catalogare le montagne, un modo perché l’eventuale fruitore della sua ” opera ” abbia la capacità immediata di decodificare nel triangolo una montagna; P. trasmette al fruitore uno stereotipo che per associazione l’altro riconosce e decifra. Agli stereotipi ricorriamo quando la nostra pigrizia mentale ci impedisce di trovare soluzioni divergenti a ciò che costituisce l’accettazione comune e stereotipata. Nel linguaggio verbale, specie quello pubblicitario, una vendita di tappeti è sempre ” favolosa “, gli sconti sono sempre ” eccezionali “, le svendite ” totali “, scorciatoie stereotipate per attirare i gonzi. A P. ho consigliato di aprire gli occhi, qualche volta, e di guardarsi intorno senza fare il non vedente.

Contagi

book-shakespearesontheatre-6501Puntuale come la peronospora sulla vite ecco che Italiano qualche giorno fa mi dice: Ci dai una mano con il concorso su Shakespeare? Ora mi chiedo, posso mai dare buca ad Italiano quando si tratta di un concorso? E, soprattutto, posso ” bucare ” il solito appuntamento al buio con il video – riprese, montaggio e regia fatte a casa da me? Manco a dirlo, ecco che ci siamo ritrovati in biblioteca per le riprese in interno. Curiosità dei presenti – i soliti studenti universitari che approfittano del calore africano delle sale e della connessione aggratis per ” studiare ” ma soprattutto per socializzare – curiosità, dicevo, ma non più di tanto. L’alunno narratore, meglio di un attore consumato, invece di memorizzare si è costruito enormi gobbi che mi vorticavano sulla testa, per dare l’idea che lo smemorato guardasse in camera. e finché siamo rimasti al caldo dell’Africa, bene. Nel pomeriggio di oggi, invece, siamo andati in esterno, tra la Cattedrale e la Giudecca. Lo sparuto sole che ci ha graziati non riscaldava un bel niente, sicché dicevo ai miei attori di essere bravi nel recitare le parti, pena la bocciatura perenne! E tra uno scampanellio dell’orologio del museo diocesano e le risate fuori registro di turisti in visita, e, soprattutto, la voglia di terminare in fretta la recita delle battute dei recitanti, dette tutte in un nano secondo, comprese quelle in inglese alto, mannaggia la pupazza! di tanto in tanto, spesso, ci toccava ripetere. Un signore, poco più in là, guardava curioso. E ai miei: Zitti! Zitti! agli astanti  per evitare troppe interferenze fuori scena, anche il tizio curioso, per contagio, si è prodotto in uno: Zitta! Zitta! rivolto alla moglie che tentava di richiamarlo sulla retta via coniugale. Ma a differenza del mio incitamento, tutto verbale, il suo è stato uno sbracciarsi da Oscar, un vero prodotto da cinema muto! Bisognerà trovargli un ruolo nel prossimo concorso, assolutamente!

( Lo so, siete curiosi di sapere il ” tema ” il video. Tutto parte dal fatto che il bardo di Stratford – upon – Avon nello scrivere ” Il Mercante di Venezia ” pare si fosse ispirato, per descrivere Porzia, alla figura di Giustina Rocca, tranese del XVI secolo, prima donna avvocato che la storia ricordi. Che il buon Guglielmo fosse un antesignano degli scopritori della Puglia? Al video l’ardua sentenza! )

Odori ( il penetrante odore di origano che rimane sulle dita per un po’ di tempo )

origano” Sfarinavo “, tra alcuni fogli di carta da cucina, delle piantine di origano essiccato, ieri mattina, badando a non toccarlo per via dell’odore persistente che rimane anche dopo aver lavato le mani – è una essenza che utilizzo spesso, ma l’odore troppo intenso mi infastidisce. Di solito lo si compra in asettici dispenser da supermarket, l’origano, ma stavolta ho trovato un contadino che vendeva le piantine già essiccate, sull’uscio del suo sottano – figura d’altri tempi, mestieri e cose ormai introvabili. Così mi sono portata a casa il mio mazzolino essiccato credendo di fare qualcosa di pratico e veloce. E’ stata una specie di impresa odorosa, fuor di misura. Ad un tratto mi è tornato in mente il padre di mio marito che seduto al tavolo di cucina, in una bella mattina di domenica, aveva davanti a sé un mazzolino simile al mio e, con una pazienza ammirevole, strofinava i rametti, riducendo le infiorescenza secche in minuscole foglioline. Lo faceva con una tale grazia, senza scomporsi per l’odore o per il compito che si era assunto, da attirarsi gli sguardi di chi gli stava intorno. Da uomo buono qual era, aveva trovato il suo modo discreto di rendersi utile, senza che nessuno dovesse imporgli nulla. C’è una memoria degli odori che non si perde mai e a questi sono sempre associati fatti o persone, per nostra fortuna.

Il bello di ” amministra sito “

RimproveroQuando apri la ” baracca ” – se e quando, sempre di rado e sempre con meno voglia – ti viene in automatico di curiosare, di capire che cosa è successo in tua assenza. E ti accorgi che non si sa bene attraverso quale oscuro e tortuoso percorso, ci sono persone che hanno cercato su alcune delle tue pagine, un nome? una immagine? un qualcosa che tu non saprai mai, ma che ti invoglia alla lettura di quell’articolo ” spiato ” e scritto diverso tempo prima – ” vecchio” sì di scrittura ma sempre attuale, eccome! Così ti viene voglia di riproporlo tale e quale, visto mai che possa servire a qualcuno fuori di senno per riflettere un po’ sulla propria imbecillità?

Tutte puttane con una inconsapevole vocazione ad essere stuprate ( eccetto la mamma, la sorella e via enumerando nel gineceo di famiglia )

E’ vecchio come il cucco il vizio di sguinzagliare lingua e ipotetici ” bastoni ” per punire le donne. Sconosciuta agli uomini, perlomeno a certi uomini, è la capacità di interloquire su piani dialettici noti, in mondi dove è di casa la convivenza civile. Sicché una donna che non ci piace, che non fa cose che noi vorremmo che faccia, si aggredisce prima verbalmente, trovando fastidiosi il timbro di voce, come si atteggia, quante volte crede di riportarci alla ragione, noi maschi irragionevoli e pentastelle cazzuti. Poi si inventa il giochino planetario, quello che messo in circolo nel circolo degli idioti, mette in evidenza tutto il potenziale stupratorio dei partecipanti. Perché è tristemente vero che nel 2014 l’unico strumento con cui ancora certi personaggi credono di poter punire una donna è il bastone che credono di avere tra le gambe, il pisellino che all’occorrenza potrebbe diventare arma di offesa – se bisogna credere nella capacità esibizionistica di certe affermazioni. Salvo poi rassicurare la stessa donna, oggetto di tante eleganti esternazioni, che può stare tranquilla tanto una persona così chi avrebbe mai voglia di stuprarla? E ancora non paghi di prendersela con una sola ne attaccano un’altra, colpevole di essersi macchiata, per osmosi, di colpe che non le appartengono, solo perché ” moglie di ” ” nuora di quell’altro famoso per essere stato un terrorista “. Allora buttiamola ad offesa, le donne tutte puttane, tutte potenzialmente stuprabili, eccetto la mamma – e per forza, la mamma è sempre la mamma! – la sorella, la zia Concetta – quella con i baffi, che lei vorrebbe magari, ma chi se la sente di farlo? Siamo ancorati come cozze patelle allo scoglio del maschio primitivo, come il vino di Puglia quello tosto. La finezza è di casa altrove, lo sberleffo, i cacchini pane quotidiano. Vivissimi complimenti ad un manipolo di coraggiosi partigiani della pornografia politica, ad un assembramento di cazzuti celoduristi di ritorno. ( Sono arrabbiata come donna, tantissimo. Perché nelle invettive quotidiane i bravi ragazzi non dedicano un pensiero allo stupro di un qualsiasi giornalista – ah, dimenticavo di quelli si bruciano i libri – ma solo alle donne? Fatto alle donne viene meglio? Non ci si arma di vani sproloqui, ma di fatti che non non rasentano la violenza. Da quello che mi risulta Gandhi non ha mai pensato di stuprare nessuno )

Les jeux sont faits

fortuna ciecaIn una stamattina sonnacchiosa e post natalizia, post stefanina, e post l’ira di Giove, sono entrata in una tabaccheria per acquistare un francobollo. Convinta che le tabaccherie sono, per proprietà di linguaggio, i luoghi dove si compra il tabacco declinato in tutte le sue forme e poco altro, mi sono resa conto che tutto forniscono fuorché il tabacco o meglio, forniscono di straforo anche quello e tanto altro. Il tanto altro ha a che fare con il gioco, anche quello declinato in tutte le sue forme più moderne e astruse. E a differenza del sonnacchioso di fuori, nella tabaccheria, dietro un vetro – blindato? – due signore non più in età da non ho l’età, conducevano trattative febbrili. La controparte, una decina di altrettante agguerrite vetuste, un occhio alla tivù che sciorinava numeri che neanche il Fibonacci e un occhio al tagliando appena prodotto dalle croupiers, menavano all’aria come fendenti ambi, terni e quaterni su ruote singole, multiple e full game. Un delirio! Ho provato a mia volta ad aprirmi un varco per l’acquisto del francobollo e mi sono sentita rispondere: Non ne abbiamo, non ci conviene tenerli! Ma visto che c’è, vuole giocare qualche numero? Ma va’, va’!

In fondo il Natale cos’è? *

Lorenzo Lotto - Adorazione dei pastoriEcco metti il Natale, come ogni anno di questi tempi. L’hai considerato? Riesci a capire cos’è? Per accettazione, quasi sempre, per consuetudine, sempre, decliniamo un evento accaduto lontano da noi nel tempo e nello spazio con tutti i possibili sentimenti, chi ama il Natale e chi non, chi ama a Natale e chi non, e non solo a Natale. Faccio parte dei non amanti, il tempo non ha smussato gli spigoli, magari ne ha aggiunti. Mi sono risparmiata una settimana di “ passione “ natalizia per un anticipo di influenza che mi ha tenuta a casa tutto il tempo. Ho evitato un “ open day natalizio “ scolastico, ho evitato colleghe stizzose, ragazzi vocianti, mercatino solidale e, tutto sommato, decente. Ho letto “ Natale è quel periodo dell’anno in cui ti ricordi di avere parenti che pensavi fossero stati rapiti dagli alieni “. I parenti a Natale. I parenti, mioddio. A Natale, i parenti. Inevitabili come il Natale stesso, come gli acquisti di Natale, come le luci di Natale, come gli alberi di Natale, come lo spirito del Natale, come il Natale passato e il Natale che sarà. Ho capito cos’è, il Natale. La litania del mio umore che diventa di vetro e snocciola piccoli pezzi di ghiacciato fastidio, frammenti che cadono solo dentro di me, perché fuori vesto i panni del Natale e dispenso auguri e sorrisi. In fondo il Natale cos’è, se non augurare bene e serenità e felicità(?) che vorresti costante, che immagini costante. L’augurio resta costante e immutato negli anni, ma il bene e la serenità e la felicità quasi mai, forse sprazzi così, di tanto in tanto, piccoli momenti in un immenso tempo lungo fatto di affanni e pensieri e fatica di vivere. Ma non sono qui a vendere la pelle del Natale, sono qui a immaginare il tempo in cui ci sarà anche una resa. La mia. Mi arrenderò al Natale, perché in fondo ho imparato a conoscerlo. Da molto vecchia mi dirò che è un giorno che inizia e termina, come gli altri. Con molto colore e l’albero e il presepe.

( Come sempre sono riuscita ad essere più scorbutica di uno Sgrooge. Anche quest’anno. Però vi auguro davvero tutto quello che avete in mente da sempre e, soprattutto, vi auguro che tutto ciò abbia, prima o poi, un aspetto reale e pratico. Vi lascio un bambinello fuori dell’ordinario, un piccolo Gesù che gioca con una pecorella. Mi è sembrata una bella immagine. Buon Natale!

*Pubblicato un altro Natale fa, mi sembra ancora attuale e lo ripropongo.

Xmas blues

natale bluesSe avessi la capacità di scrivere una canzone, quella di Natale avrebbe le note scure di un blues. Come tutti gli anni in questo periodo  io falling in blues, appunto, come ben sanno gli habitué di questa casa virtuale. Fronteggio i panettoni al supermercato, il primo albeggiare di luci, decori, finta neve, renne e Babbi, i centometristi del regalo ad oltranza con un sano e pragmatico rifiuto del Natale stesso. Sul lettino di uno strizza cervelli alla domanda: perché? è probabile che possa venirmi spontaneo rispondere: perché no? Le luci, le atmosfere, l’affannarsi all’acquisto hanno quella patina di abbagliante che tanto assomiglia alle lucine di Natale, proprio quelle, ammiccanti nel buio, ma che al mattino mostrano tutto il filo verde di plastica che le sorregge nel percorso a spirale intorno al finto abete… ops, all’abete ecologico. Tutto così, finzione fino a santo Stefano. E nei giorni che precedono il clou dell’evento degli eventi ti ricordi ad un tratto che andar per la spesa quotidiana diventa una impresa di Giobbe, costretta tra le mille terribili vecchine carrello munite che si aggirano stupite tra montagne di panettoni in offerte speciale, incapaci di scegliere tra quello ricoperto di glassa mandorlata oppure quell’altro disseminato come un campo minato di appiccicoso cioccolato fuso. E così nella staticità delle scelte altrui che a volte rasentano Guiness dei primati, tu sempre di fretta maturi propositi di fuga al Polo Nord dove, al cospetto del titolare, sapresti come fare a convincerlo ad andare in pensione, considerando che ad occhio e croce l’età della ragione deve averla raggiunta da un pezzo. Insomma aspetto con ansia il post, visto che il pre mi bluesizza non poco!