Uomini du du du ( seconda parte )

 

 

 

 

 

Cartella “ Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi “ – Lui è piacevole e piacente. Con una precoce ma ancora leggera eh!, tendenza a “ stare in piazza “, appesantito quanto basta per “ agguantarti meglio, piccino mio! “ è sempre a contatto con le ragazze, per mestiere. Alle stesse dispensa, con abbondanza di mezzi, il suo allure – io vorrei – dando a credere di essere interessato, ma con riserva,  come un giocatore di serie promozione in panchina – non vorrei.  In realtà l’interesse primario del nostro è quello di farsi ammirare in tutta la sua splendida e splendente e sberluccicante gloria di maschio alfa – ma se vuoi! Non è impallinare l’adorante di turno il suo fine primario, ma farsi adorare – quanto gli piace, signora mia! In fondo è un essere innocuo, se debitamente ignorato. Se si desidera conservarlo, coglierlo in un attimo di distrazione e impalmarlo; il nostro, successivamente, non se ne accorgerà neppure. In caso contrario abbandonarlo tra gli scaffali di un centro commerciale alla sezione “ profumi e balocchi “.

Sottocartella “ Mamma, solo per te la mia canzone vola “ – Quanti sono i danni che mettono a segno le genitrici? Uno su tutti, il danno primario, è quello di permettersi di coltivare, come una tenera piantina, la tendenza all’appiccicaticcio del figlio maschio prediletto, meglio se unico e solo. Dietro apparenze perfettamente normali, è quasi sempre in agguato il mammone. Costui è un essere subdolo che sa ben celare, con modi urbani e cortesie d’altri tempi, la predisposizione al confronto – mia madre è più brava di te, mia madre è più capace di te, mia madre eccetera eccetera, fino alla fine dei giorni – vostri! Se avete in mente di intraprendere la grande avventura di alloggiarlo nella vostra vita, avete una sola possibilità, ingoiare il rospo ad ogni proclama del mammone. Eliminare la suocera non serve, si finirebbe per santificarla sull’altare del figliolo, senza neppure lo Spirito Santo. Altrimenti mandarlo immediatamente a ramengo? No, dalla mamma!

Cartella “ Mestruazioni perenni “ – Lui è un capitone arrotolato su se stesso, con la tendenza a sfuggirti di mano. Sfugge ad ogni sguardo diretto, sfugge ad ogni sollecitazione diretta, sfugge. Quando non sfugge, a testa bassa, sbraita improperi epocali con fuga sua – fisica  – immediata. La sua testa è un coacervo uterino in perenne contrazione – colpa della gastrite? delle emorroidi? delle scie chimiche? il peso delle responsabilità?  Si accettano ipotesi. Fuggire a spron battuto da un simile tifone, non prima di averlo messo in salamoia per il cenone di fine anno!

Sottocartella “ Quelli che… oh yes! “ – L’età anagrafica, quella dichiarata dalla carta d’identità, è importante. Tutto del suo aspetto ci racconta una vita che ormai ha superato il giro di boa. Tutto bene dunque? Macchè! Costui immagina d’avere grosso modo cinque anni e il rischio, serio, che vi riempia la casa di Lego, MicroMachine e altre quisquilie del genere è realmente reale! Ama vestire come un ragazzino alla prima cotta, la felpona con la scritta coatta e il jeans occhiellato, è la sua divisa d’ordinanza, lo smartphone cementato alla mano. Appartengono alla stessa categoria anche fini intellettuali, professionisti affermati, scrittori d’emblée, tutti accomunati dalla condivisione, in gruppi allargati di individui simili, della passione per il calcetto, per le “ pizzate “, per le goliardie e per se stessi. Mantenere il soggetto solo se si è realmente supportati da una incrollabile vocazione alla maternità, altrimenti desistere. Da lasciare, all’occorenza, presso il primo negozio di giocattoli, senza remore.

Che per quanto li amassi per i loro difetti
Come per i loro pregi,
I miei amici non erano che nemici sui trampoli
Con la testa fra nuvole d’astuzia!

 

Uomini, du du du ( ovvero come applicare il KonMari all’intera categoria e vivere felici )

Secondo il metodo Marie Kondo – KonMari – mettere in ordine la casa aiuta a mettere in ordine la vita. Il disordine degli oggetti è il riflesso di un certo caos interiore. Al contempo, questo labirinto esterno genera una sensazione di sconforto. Entrambi gli aspetti sono fortemente relazionati tra loro.

Oh sì sì, certo, noi ragazze siamo esseri sensibili al caos esterno e a quello interiore, amiamo ordinare. E dunque perché non mettere ordine nella nostra vita, anche, oltre che nelle nostre stanze e decidere poi che cosa tenere o cosa buttar via nel primo cassonetto sotto casa? Madamine, il catalogo è questo:

Cartella  “ Richard Gere “ – É quel lui che, vestito di tutto punto come un cameriere, smonta da una scala mobile con una rosa rossa in mano, un incantevole sorriso, e vi invita a ballare ( ma dove, per l’amor del cielo, alla Rinascente?!? ) apprezzabile tanto, non fosse altro per lo charme,  ma improbabile nella vita reale, sta bene solo ad Hollywood. Se si desidera conservarlo, masterizzarlo su un Cd e visualizzarlo a piacimento mentre si stira. Ci sono poi:

Sottocartella “ Marito Forever “ – Il soggetto tende a scrivere deliziosi bigliettini natalizi allegati ad un dono, asserisce che sarai per sempre la sua ragazza, ti regala maglioni, anche se non è più Natale, azzeccando taglia e colore, rimane in macchina con te anche se fa un freddo boia, per ascoltare quella canzone alla radio che ti ricorda la tua adolescenza. Se si desidera conservarlo cercare altrove, di questo esemplare la scrivente detiene la quota maggioritaria!

Cartella “ Tombeur seriale “ – Raramente di aspetto accettabile, il più delle volte è un individuo francamente brutto che stranamente piace. Catalogato dall’età della ragione in questa cartella, egocentrico, possiede capacità dialettiche normalmente nella media, ma in taluni casi si può registrare un’impennata verso il plagio verbale, a causa di alcune sprovvedute che lo considerano una sorta di maître à penser de noantri. All’occorenza è in grado di dispensare parole, parole, parole che tombano  – è il caso di dire – definitivamente le sventurate. Assolutamente inaffidabile, sollecita però, le stesse, con continue richieste di ogni tipo, al limite dello stolkeraggio. Ha affidato, in tempi lontani, la gestione della cosa pubblica al suo compagno di merende che sbriga le amene faccende nei bassifondi. L’errore più comune è pensare  che il tombeur sia la mente e il compagno di merende l’esecutore. Chi pensa e comanda, in realtà, è il piccoletto nello scantinato che, con la tendenza ad essere ossessivo compulsivo, detta legge in ordine ad orari, preferenze, specialità e gusti. Con la supponenza di chi crede di restare impunito a vita, tende come un sibarita antico, a creare degli harem – dieci ragazze per me posson bastare? Rifuggire dal testè descritto, come la peste. Non vale neppure il pensiero di recuperarlo, troppa fatica. Si ritiene comunque improbabile il recupero del compagno di merende presso un centro per malati mentali. Si consiglia di cambiare numero di cellulare, casa, città, nazione, paese, dopo aver abbandonato il soggetto nell’indifferenziata.

Sottocartella “ Farfallone amoroso “ – Questo lui presenta analogie con il caso precedente, senza avere però la capacità di disporre a piacimento delle malcapitate – sfigato?  Tendenzialmente verboso, millanta una comprensione del gentil sesso, ponendo se stesso come un paladino del femminismo d’antan, con parole, pensieri e opere che ha appreso grazie ad una lunga militanza politica. Signorino per indole e predisposizione mentale, sceglie le sue prede floreali tra coloro che vivono momenti di debolezza e di parziale obnubilamento. È tra le signore che il farfallone cerca conforto e comprensione, insofferente alla convivenza coatta che una unione stabile gli porterebbe in dote. Se si desidera conservarlo, neutralizzarlo con le sue stesse parole. Valutare attentamente, tuttavia,  l’ipotesi del mantenimento. Nel caso cestinarlo tra gli elementi che gli sono più affini, giornali e vecchi libri di autori impegnati.

( continua…)

L’amica geniale

Ē geniale l’amica che, al mattino e di buon’ora, ti chiama al telefono ed esordisce con un “ ti tengo poco perchè devo uscire per delle commissioni “  e poi rimane a parlare, di ogni cosa, per circa due ore, mentre il tuo “ piccolo “ ridacchia apertamente, facendo segno sull’orologio, per il tempo che passa e per quei frammenti di conversazione che gli giungono di tanto in tanto e che lo fanno divertire! Perchè due amiche che parlano al telefono hanno un linguaggio speciale, sono complici, sono parte della stessa storia, una storia lunga di tanti anni e di tanta vita vissuta insieme e dalla stessa parte. Un’amica geniale è colei che ti cambia la giornata in meglio per una semplice telefonata fatta di buon’ora.

Volevo essere un tuffatore

Contemplation ( 1903 ) particolare John William Godward

Quante volte il desiderio di essere qualcun altro vi sarà balenato in mente? Un’aspirazione legittima che non ha costi, certamente, un sognare impossibile dato che siamo quel che siamo e non c’è, nella nostra storia, neppure una fata Turchina a scombinare le carte del “ siamo così “. Ci pensavo ieri guardando una bella immagine dipinta di una donna bruna, una immagine che ho fatto mia, visto che bruna non sono e mai potrò esserlo. I miei caratteri genetici mi hanno regalato occhi chiari, pelle che tende al pallido – a volte fin troppo! Faccio la fortuna dei venditori di maquillage, specie per lo spaccio di terre coloranti. Delle donne brune mi piace la carnagione che ben si accorda con capelli che hanno sfumature dell’azzurro cupo, la voce spesso corposa, piena, sensuale. Magari non tutte le brune sono così, alcune avranno anche una voce gracchiante, simile al suono prodotto dalla puntina di un giradischi impazzito, i capelli geneticamente modificati da un pessimo parrucchiere, la faccia butterata dai pori dilatati. Ma il mio ideale rimane quello, impossibile, dell’essere una donna bruna. Il titolo? Preso a prestito da una canzone di Flavio Giurato “ volevo essere un tuffatore che si aggiusta e si prepara di bellezza non comune “. Come rendere esplicito un desiderio impossibile.

Come quella volta che ci ubriacammo ( e non era neppure l’otto marzo! )

Come ogni anno, come ogni volta, come sempre in pratica, i telegiornali sciorinano tutto il repertorio relativo all’otto marzo nella giornata dell’otto marzo. Si va dall’intervista alla malmenata che ci ha messo sei anni per denunciare il mentecatto – ma quanto è difficile? – alle domande cretine alle donne in sciopero – la nonna, la figlia e la nipote in fila, tutte dalla stessa parte – fino all’elencazione di numeri che fanno veramente arrabbiare. Nella regione Lombardia,  la ” civile ” Lombardia, il novanta per cento dei medici è anti abortista, tutti obiettori di coscienza, tutti cattolici e convinti? E quando sento parlare di medici anti abortisti e di donne alle quali viene negato un diritto così elementare come quello di decidere della propria vita, mi torna in mente A. e le altre donne che ho conosciuto e che hanno deciso di non aver un figlio, in quel momento della loro vita, nel pianto, nella tristezza, ma nella determinazione di non poterlo avere. A. me lo confessò in una notte, una lunga notte di parole e bevute, che sfociarono in una solenne ubriacatura – se così si può dire di due che si ubriacarono con una mezza bottiglia di Martini bianco, uno schifo di sapore dopo! Lei lo fece rischiando di finire in carcere ” complice ” di Giorgio Conciani, il primo medico ad uscire allo scoperto, abortista e radicale, uno dei promotori storici della legge 194. In altre situazioni, con altre donne, alla disattesa applicazione della legge in ospedale seguì l’applicazione della stessa cosa in uno studio privato dietro compenso, lauto, per l’opera dell’obiettore ipocrita. E dopo così tanti anni sapere che stiamo tornando indietro di tanti, troppi anni, è qualcosa che mi fa venire voglia di urlare. Agli amministratori della sanità nella ” civile ” Lombardia, un suggerimento: assumete medici che facciano il loro dovere, solo quello, come è successo a Roma al San Camillo. Checché ne dicano la Lorenzin, la CEI , Ruini e i baciapile!

Gastronomia mestruata

logo-inlineChe cosa siamo noi donne, verso le dodici a.m. di ogni giorno, le trasformiste della parola, le Fregoli del verbo, le saltatrici di palo in frasca? Oggi, nei pressi del bancone della gastronomia del solito supermercato. La prima sciroccata alla seconda sua sodale, dopo i convenevoli d’uso

Madonna questi non si spicciano mai! – all’indirizzo dei poverini dietro il banco alle prese del taglio di culatelli, mortadelle, formaggi filati, porchetta d’Ariccia e via elencando – A quest’ora dovremmo essere a casa a cucinare e invece stiamo tutte qua in attesa… stamattina sono uscita per accompagnare mia figlia a scuola, sai è in prima media! – la Spalla annuisce con l’aria di dire E chi te l’ha chiesto! – la prima continua ammiccante E a quest’ora non sono ancora rientrata a casa! – Signora si trovi un alibi e un buon avvocato, dalle 9,00 alle 12,00 può aver fatto commesso qualsiasi nefandezza! La Scappata di casa chiede alla Spalla Quanti anni ha tua figlia? Uh, undici come la mia! Ti ricordi? – la faccia della Spalla è di quelle che non ricorda – Ho anche un figlio di quindici anni, un pezzo di ragazzo.. ma tu che devi prendere?  Senza aspettare risposta Ah io faccio zucchine e speck… sai lo speck devi tagliarlo a striscioline – che se la sente Cracco fa lei a striscioline! Si dice a listarelle, macaca! – e… intanto squilla il cellulare della Scappata Sì pronto, sì ti avevo chiamata perché Tizia voleva il tuo numero di telefono per... – e nel frattempo ordina – Un etto e mezzo di speck tagliato a striscioline – e dalle! – per spedirti… il tagliatore di speck si gira allarmato Dobbiamo spedire lo speck?!?  No no lo speck rimane qui – e meno male! –… si va be’ ci sentiamo nel pomeriggio. Allora ti dicevo – rivolta alla Spalla – mia figlia ha già le sue cose – le sue cose, ma si sente?!? La Spalla ad un tratto interessata Poverina! La Scappata Sì sì già in quarta aveva le tettine, ma anche mio figlio a nove anni aveva già i peli sulle gambe – oddio, avrà partorito la scimmia di Tarzan! – E la Spalla partecipe Però così presto… e tu a che età le hai avute? Io a dodici anni. Però adesso, dopo le gravidanze, mi vengono solo per un giorno… abbondanti eh, e poi basta. Ah, e il ginecologo cosa ti ha detto, inizia già la menopausa?  Mi ha salvato il numero 5 del salvacoda, perché a quel punto io e la porchetta di Ariccia avevamo già preso accordi per fuggire all’estero, pur di non sentire quale fosse la marca degli assorbenti della Scappata di casa!

Estate – gesti

trabucco-di-molinellaNon so quanto di inconsapevole e svagato ci sia in un gesto che sa di distratto ed intimo, ma viene sbandierato ai quattro mari, con puntuale e femminile quotidianità. Emergono dall’azzurro, puntellando la linea d’orizzonte del colore dei loro costumi da bagno, donne, quasi sempre di una certa età. Ancora gocciolanti portano le mani al seno e strizzano la parte superiore dell’indumento in lycra, come se l’avessero appena deterso nel lavandino di casa, strizzano per far gocciolare il liquido in eccesso, con un senso di fastidio verso l’acqua del mare che poco prima le aveva accolte. Il gesto si accompagna alle parole che rovesciano addosso all’amica che immancabilmente le accompagna, una a sorreggere l’altra con la sola presenza, ché mai e poi mai andrebbero in acqua da sole. Un gesto noncurante e poco aggraziato, ma che viene ripetuto con convinzione. La necessità del sentirsi “ a posto “ prima di tutto, come quando davanti ad uno specchio inesistente, ci si mette le mani ai capelli per sistemare il ciuffo sfuggito alla cotonatura démodé.