Contagi

book-shakespearesontheatre-6501Puntuale come la peronospora sulla vite ecco che Italiano qualche giorno fa mi dice: Ci dai una mano con il concorso su Shakespeare? Ora mi chiedo, posso mai dare buca ad Italiano quando si tratta di un concorso? E, soprattutto, posso ” bucare ” il solito appuntamento al buio con il video – riprese, montaggio e regia fatte a casa da me? Manco a dirlo, ecco che ci siamo ritrovati in biblioteca per le riprese in interno. Curiosità dei presenti – i soliti studenti universitari che approfittano del calore africano delle sale e della connessione aggratis per ” studiare ” ma soprattutto per socializzare – curiosità, dicevo, ma non più di tanto. L’alunno narratore, meglio di un attore consumato, invece di memorizzare si è costruito enormi gobbi che mi vorticavano sulla testa, per dare l’idea che lo smemorato guardasse in camera. e finché siamo rimasti al caldo dell’Africa, bene. Nel pomeriggio di oggi, invece, siamo andati in esterno, tra la Cattedrale e la Giudecca. Lo sparuto sole che ci ha graziati non riscaldava un bel niente, sicché dicevo ai miei attori di essere bravi nel recitare le parti, pena la bocciatura perenne! E tra uno scampanellio dell’orologio del museo diocesano e le risate fuori registro di turisti in visita, e, soprattutto, la voglia di terminare in fretta la recita delle battute dei recitanti, dette tutte in un nano secondo, comprese quelle in inglese alto, mannaggia la pupazza! di tanto in tanto, spesso, ci toccava ripetere. Un signore, poco più in là, guardava curioso. E ai miei: Zitti! Zitti! agli astanti  per evitare troppe interferenze fuori scena, anche il tizio curioso, per contagio, si è prodotto in uno: Zitta! Zitta! rivolto alla moglie che tentava di richiamarlo sulla retta via coniugale. Ma a differenza del mio incitamento, tutto verbale, il suo è stato uno sbracciarsi da Oscar, un vero prodotto da cinema muto! Bisognerà trovargli un ruolo nel prossimo concorso, assolutamente!

( Lo so, siete curiosi di sapere il ” tema ” il video. Tutto parte dal fatto che il bardo di Stratford – upon – Avon nello scrivere ” Il Mercante di Venezia ” pare si fosse ispirato, per descrivere Porzia, alla figura di Giustina Rocca, tranese del XVI secolo, prima donna avvocato che la storia ricordi. Che il buon Guglielmo fosse un antesignano degli scopritori della Puglia? Al video l’ardua sentenza! )

Dell’inutilità delle biblioteche ( se dobbiamo attenerci alla Corte dei Conti e alla gestione creativa della cosa pubblica )

IMG-20150415-WA0022In tempi sospetti il trattamento sarebbe stato radicale, i libri si sarebbero bruciati. In mancanza di un supporto ideologico – che allo stato attuale, quello del tempo che fu, risulterebbe un tantino sopra le righe… dei testi scritti? Be’ se vi diverte l’idea potete figurarvi quel sopra le righe, perché no? – insomma in mancanza di un qualsiasi dittatore fornito di baffetto rettangolare i libri si tengono nelle biblioteche, di qualsiasi genere e forma e dimensione siano, stanno lì, ma poiché le biblioteche non sono considerate un servizio essenziale, si chiudono. La biblioteca di Trani chiude. Perché? Le ultime due amministrazioni hanno gareggiato nell’incrementare ogni sorta di iniziativa concedendosi delle “ distrazioni “ di gestione, tanto da finire inquisiti, con il risultato che allo stato attuale abbiamo un comune commissariato e la Corte dei Conti che, con il fiato sul collo nostro, ha imposto una bella cura radicale: tagliare i servizi non necessari. E vi sembra necessaria una biblioteca attivissima, frequentata fino a sera da giovani e meno giovani, per ogni tipo di servizio legato al prestito, alla ricerca, alla lettura, alla partecipazione attiva dei laboratori di ogni genere, centro di cultura e di aggregazione culturale? Non è necessaria. Mi chiedo dove andranno a leggere i quotidiani gli abituali e simpatici pensionati, oppure dove andranno le mamme che con i loro piccoli hanno accesso alla bella sala dedicata ai bimbi, o tutti quegli studenti che fanno vivere, frequentandolo, un luogo altrimenti utile solo alla conservazione della memoria. Se avete a disposizione cinque minuti del vostro tempo per cortesia firmate la petizione per salvare dalla chiusura la “ mia “ biblioteca.

Trent’anni dopo

traniSe fossero stati solo vent’anni ne avrei scritto di ” cappa e spada ” come una rediviva Dumas, ma si sono trattati di trenta lunghi anni e direi che l’incontro postumo vada comunque raccontato, non fosse altro per l’epilogo ridicolo che la storia ha assunto. Insomma C. mi telefona domenica: Sto per partire per la Puglia, in gita scolastica! Apro una parente, come avrebbe detto un mio collega in vena di stupidaggini, per fare un panegirico delle gite scolastiche… ehm, viaggi di istruzione. Se non ci fossero questi di mezzo quei viaggi, direi pure i pellegrinaggi, per l’Italia dei luoghi santi della nostra vita, con molta probabilità li scarteremmo. I viaggi ” in cerca di ” li abortiamo spesso a priori – come scartiamo i pranzi di classe con quelli delle elementari, tanto per dirne una – e per pigrizia e per paura, sì paura del tempo passato tra una scena e l’altra. Il ragionamento è sempre quello: da giovani si è in un modo ed è un conto, ma da ” grandi “? Chi troverai dall’altra parte, la persona che conoscevi o una perfetta sconosciuta? E la ” dirimpettaia ” che pensieri potrà nutrire nei tuoi confronti? Come ti troverà, che impressione le farai? Una bella faccenda. Ma i viaggi di istruzione salvano capra e cavoli; in fondo puoi sempre giustificare le tue défaillance con la stanchezza delle notti passate insonni e delle giornate passate in giro. Giusto per parlare della fisicità dell’incontro. Quanto al ” dove eravamo rimaste? ” c’è sempre il telefono, mezzo salvifico e connettore di pensieri e parole che congiunge i ricordi scompagnati e li fa diventare un tutt’uno – serve anche a dirsi com’è il presente, il telefono, ma si sa il passato risulta edulcorato dalla patina di quello che è stato, smussato dall’idea che lì eravamo il meglio, salvo poi rilevare da qualche lettera scritta allora oppure dai diari che lo sconcerto del vivere era quotidiano allora come ora e per ogni secula seculorum, amen. Bene, C. viene dalla Sicilia con la sua classe di terza media a visionare la cattedrale che aveva già visto allora e poi di seguito castel del Monte e via il resto – un giro di cinque giorni fitto fitto, ma la Puglia – promozione turistica – merita molto. Arrivo venerdì mattina alle dieci, mi dice. Le dico che venerdì mattina a quell’ora ho un’ora ” buca ” e senz’altro sarò felice di riabbracciarla. Ma il boss mi ricorda, qualche giorno prima, che alle dieci e trenta abbiamo un incontro in biblioteca con il sindaco e la corte celeste che assegna nomi alle strade – vogliono intitolare un ” pezzo ” di città, strade oppure un giardino, un anfratto, un recesso – quello che è – ai caduti delle foibe – e va be’ non è colpa mia – coinvolgendo le scuole per trovare un nome appropriato a furor di ragazzino. Allora, per continuare con la mia cronistoria, dico al boss che devo incontrare per poco tempo la mia amica e che, in seguito, lo avrei accompagnato alla bisogna. Lui di tutta risposta mi dice: Non ci sono problemi, vengo anch’io a salutare la tua amica! Che cosa?!? Oh, e voi pensate che sia rimasto a scuola? Ma neanche per l’anticamera del cervello! S’è scrollato di dosso il solito genitore in lamentizia e mi ha seguita alla cattedrale, dove l’inconsapevole C. ha visto raddoppiare i suoi interlocutori e invece di una remota amica di studi s’è ritrovata con una remota e un presente. Il quale presente ha manifestato un entusiasmo incredibile, c’è mancato poco scodinzolasse. In più ha parlato solo lui e io ho solo abbracciato l’amica, le ho fatto una carezza e le ho detto a mezza voce: Sei sempre la stessa, asserendo la verità di una constatazione amichevole dei fatti. Ci siamo lasciati da lì a poco con la promessa del presente: Ah, il prossimo anno verremo noi in viaggio di istruzione in Sicilia! Possiamo sempre pensare ad un gemellaggio, non trovi R.? Rivolto a me. Va buo’, fammi tacere che è meglio. Per fortuna esistono i telefoni e con C. ci siamo rifatte la bocca domenica con un paio d’ore di chiacchierata, passato, presente e futuro. I dirigenti scolastici, come li vuoi li trovi!

Oh Tares, vituperio delle genti!

divano_design_mutanteMo’ spiegatemi qual è il ragionamento che supporta coloro che per mestiere stanno dietro ad una scrivania comunale, quando, in prossimità della scadenza di un balzello – data della scadenza stabilita a priori, mica decisa all’ultimo istante – inviano le cartelle esattoriali a tutta la città in quasi contemporanea di modo da poter registrare una cronaca da girone dantesco. E’ vero che l’ultima estorsione è stata rincarata – le tasse non vanno mai da sole, se ne guarderebbero bene! a Trani il di più è calcolato intorno ai trenta centesimi di euro a metro quadro dichiarato, tanto perché potessi darmi della str*** per aver fatto l’onesta nell’asserire un dato corrispondente al reale, a tempo debito!! Insomma oggi che della Tares c’era l’ultimo richiamo, come le vaccinazioni dei piccini, oggi gli uffici postali erano un ” ameno e riposante ” luogo dove, in attesa di arrivare al numero A536 – che la numerazione iniziante per C , dedicata al pagamento dei bollettini, era NON DISPONIBILE, manco fosse una verginella afflitta da ritrosia cronica! – e l’attesa, bada ben, era di circa quattrocento imbufaliti individui, per non contare le altre numerazioni, quelle che iniziano per E e via alfabetando, amen. E ditemi bene, che fa una che deve infilare una simile fila? Legge, naturalmente. Il libro di casa? Nu nu nu il libro del supermarket della posta centrale che ormai colà vendono di tutto, come nei migliori centri commerciali. Seduta al banchetto espositore leggevo. Dopo poco un paio di signore in modalità emulatoria si sono accomodate nei pressi. Una delle due, mossa a pietà per il mio A536 mi ha rifilato un C241, manco fosse una riffa clandestina. E la signora aveva preso i numeri in soprappiù alle 13 – tre ore prima! Per farla breve – e breve non è stato – sono rimasta a leggere per due ore piene e non ho neppure pagato la Tares – non pervenuta, come i bollettini meteorologici di Bologna Borgo Panigale nelle previsioni del tempo radiofonici sulle onde medie – ma ho effettuato uno dei tanti pagamenti del gas. Con sgomento penso a domani, quando sicuramente troverò la sorpresina nella cassetta delle lettere e mi toccherà stazionare alla posta per chissà quanto altro tempo… però riuscirò a portare a termine il libro iniziato oggi! – ” Gli sdraiati ” di Michele Serra… chiederò che mi si metta a disposizione perlomeno un divano, sennò che razza di sdraiata faccio? 😀

All that’s jazz

pugljazzQuante possibilità si potrebbero avere, in una città mediamente piccola o mediamente grande come quella in cui vivo – se la considerazione verte su punti di vista diversi, come è giusto che sia nell’assunzione di parametri di valutazione delle grandezze… ma sto divagando – e dunque dicevo quante possibilità nel tempo di assistere ad uno spettacolo, o meglio allo spettacolo di una donna bella, sexy e molto, ma molto, autoironica che in una sera di fine estate suona e canta jazz? E non uno strumento facile facile – si fa per dire – come il pianoforte con voce suadente e competenze mediamente alte – penso a una Diana Krall, tanto osannata con i suoi birignao e la spocchia dell’Artista – no no, la splendida Gunhild Carling di marca svedese, convenientemente bionda come si addice alle svedesi bionde e convenientemente bella come si addice alle donne belle, suona strumenti a fiato, trombe, tromboni e quant’altro. E lo fa con una “Amazing grace ” – suonata e jazzata con una cornamusa – davvero incredibile! Quanti anni è che si tiene il Pugljazz a Trani? In dieci anni, per quanto preceduta dal fior fiore dei jazzisti di origine pugliese, non c’era mai stato un tale effervescente entusiasmo da parte di tutti. La bionda Gunhild, ieri sera, ha strabiliato una platea variegata, dal nonnino plebeo agli appassionati jazz duri e puri,  infiammando di dixieland e di ritmo gli animi. Che bella cosa davvero, sentirla e vederla ballare lo shimmy o cantare con voce nera ” Basin street ” alla maniera di Ella Fitzgerald. Nella seconda parte la tecnica notevolissima e il cuore di Fabrizio Bosso hanno accontentato chi nel jazz trova l’appagamento sonoro di una certa idea della musica. Alla fine la Carling, invitata dal collega a tornare sul palco, ha trovato il modo di ringraziare la piazza con un fuoriscena concordato con Bosso. Con uno spirito incredibile sono scesi dal palco, salutando con la  “marcetta dei santi “, un pubblico entusiasta e plaudente come non mai. Il jazz per una sera è stato – o meglio è tornato ad essere – musica da strada, musica di ognuno. Bravo Ilario de Marinis, musicista e direttore artistico, che per anni ha saputo tessere il meglio, per amore e passione per la musica, ma che ieri sera ha avuto un momento di scoramento dichiarando la sua indisponibilità a proseguire, dopo dieci anni, l’organizzazione di questo evento. Speriamo sia un ” assolo ” per Ilario e che la festa jazz continui ancora per molto.

Metti una sera con Lech Lechà

lech lechàIeri è iniziata la settimana ebraica, qui a Trani. Dal 2004 è stata ripristinata al culto la sinagoga di Scolanova, una delle quattro presenti nella Giudecca dal 1100 circa. La comunità degli ebrei sefarditi era numerosa e molto attiva, ma alterne vicende storiche e persecuzioni più o meno costanti, portarono gli ebrei tranesi lontano, ancora una volta, dal luogo dove avevano ricevuto accoglienza. Per fortuna, la volontà di ripristinare la storia attraverso i discendenti dei suoi protagonisti, ha fatto sì che la comunità ebraica potesse ridare lustro ad una delle sinagoghe e ad intraprendere un percorso davvero interessante perché la cultura ebraica possa ritornare ad essere da esempio per la nostra città. Quindi da ieri, dopo una giornata di studio e di preghiera, c’è stato uno spettacolo dedicato alle musiche del cabaret ebraico a Westerbork, Riga e Theresienstadt, campi di smistamento tedeschi, dove l’intellighenzia ebraica fu rinchiusa.  Di lì, in seguito, i musicisti citati partirono verso i lager  dove, quasi tutti, trovarono la morte. Uno spettacolo didascalico che induceva alla riflessione. Ho pensato che quei motivetti da operetta, le canzoni da cabaret ispirate da eventi quali l’innamoramento, lì nel campo, potessero dare, a coloro che scrivevano musiche così ” leggere “, l’incentivo a credere, la spinta innaturale alla speranza. Lo spettacolo del cabaret come ossequio alla memoria, qualcosa di cui ringraziare quelli che hanno pensato di rendere note musiche recuperate a fatica e, spesso, attraverso il solo ricordo dei sopravvissuti. Domani a Manfredonia, per chi dovesse trovarsi in zona, Raiz e Radicanto in concerto per ” Il canto di Abramo “, memoria rivisitata, sicuramente da non perdere.

Laura c’è

laura boldrini” Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.

Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della costituzione repubblicana.

Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte costituzionale e al Presidente del consiglio.

Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula. Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.

Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale.

Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.

Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremmo impegnarci tutti a restituire  piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.

Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.

Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.

Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato.

Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.

Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.

Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.

In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.

Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.
E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.

Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e Il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.

Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.

L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.

Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace.

Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”. A papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.

Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e  permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.

Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione.

La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.

Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli. Grazie. “

Questo il discorso di insediamento della neo presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Sono parole forti, dette da una donna sensibile e forte, una persona che ha fatto dell’impegno sociale la sua vita. Nelle sue parole ci siamo noi, i nostri pensieri di ogni giorno, le nostre speranze di ogni giorno. E’ un bel giorno per noi donne, chè una donna ha assunto un ruolo che solo poche hanno rivestito prima di lei. Nel 2010 venne qui a Trani per I Dialoghi, per presentare il suo libro ” Tutti indietro ” – scritto per raccontare la sua esperienza come portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati. Raccontò e incantò coloro che l’ascoltavano, me compresa. In particolare coinvolse i ragazzi della scuole superiori presenti, che restarono ad ascoltarla in un silenzio impressionante. Non erano storie allegre, le sue, dicevano di migranti, di gente fuggita dalle guerre, da paesi disgraziatissimi. E forse proprio per quello interessarono i più perché toccarono i sentimenti profondi di compassione e solidarietà verso i poveri della terra che ognuno dovrebbe portare nel cuore. Spero che questa bella signora possa riuscire in Parlamento così come è riuscita nel suo lavoro. A lei il mio augurio di donna.

( Leggo che anche Pietro Grasso è riuscito ad essere eletto come Presidente del Senato. Oggi è un bel giorno per la democrazia )

Povero ricco! ( con barchetta )

Gli avvenimenti di rilievo devono essere rilevanti per la rilevazione collettiva, altrimenti che rilievo è? 😀 Difatti questa è proprio grossa, ma tanto. E s’è ” meritata ” una sosta premio a Trani – accompagna il patron in gita di piacere? o per l’affannoso tentativo di contattare i ” puri e duri ” giudici tranesi che tra intercettazioni a Berlusconi, e tirate d’orecchio alle agenzie di ratings, si stanno guadagnando un posto in politica? Ma la sosta premio è a domicilio coatto, fuori dal porto, per le dimensioni. E’ solo una barca, va be’, ma fa parlare di sé per la mole e per il domiciliante, uno ” sciur padrun dali beli braghi bianchi “, quel ” comunista ” di Della Valle che comprensivo ci sbatte in faccia Altair, un aggeggio di 65 metri, pure d’antiquariato! Ma la Sardegna e Portofino sono andati fuori moda? 😀 

Fuggi da Foggia

Mò, che altra storia! Chi glielo aveva detto a quelli di fare la sesta provincia? Io non di certo!! ‘Ste province, sai quel che perdi e non sai quel che trovi. Quando Trani stava a nord di Bari – ci sta ancora, veramente – e ci ” fregiavamo ” del ” in provincia di Bari “, c’era sempre qualche cretino che aggiungeva: Ah, Bari? se Psrigi avesse lu meri sarebbe una piccola Beri! sapevi qual era l’occhiataccia che dovevi organizzare per incenerire il deficiente. Invece qualcuno s’è montata la testa, ha pensato che una sesta provincia poteva essere la soluzione alle lungaggini burocratiche, alle difficoltà a raggiungere la sede principale – 45 km scarsi!! – e altre amene sciocchezze, così ci siamo fatti carico della cosa più ridicola partorita dalla mente umana: la BAT provincia, che non è il territorio eletto da Batman per le sue escursioni, bensì l’unione infausta di Barletta, Andria e Trani. E mò che succede? Con Monticello nostro che vuole far fuori l’eccesso di grasso che cola – l’avranno battezzata ” elegantemente ” spending review, ma il senso è quello! –  la BAT provincia si volatilizza. E Trani torna in provincia di Bari? Ma quando mai! Ci affibbiano a Foggia, sob! Non voglio andare a Foggia!! 😦 Fuggi da Foggia, non per Foggia ma per i Foggiani!! Pare l’abbia detto Federico II e se l’ha detto lui…! 😀

Tropicana

Il caldo mi tiene lontana dall’attrezzo multimediale – detto volgarmente picì… salute! 😀 – e stagiono sul balcone di casa sotto il quale svolazzano, nelle ore del mattino e dell’imbrunire i rondoni. Ora, per chi avesse pratica di rondini, rondinelle e rondoni il loro verso è un caratteristico garrire di Pascoliana memoria. Poco fa ho sentito una specie di strillo – una via di mezzo tra il verso di una unghiata sulla lavagna di lavagna e l’urlo di uno che ha messo il dito tra il battente e la porta! 😀  Ho alluzzato occhi e orecchi:  due pappagalli verdi, concorrenti dei rondoni, hanno riempito l’aria di una scia di colore acceso, un che di esotico nel cielo normale di luglio! Bellissimi! Il figlio ornitologo mi ha informata che una colonia di pappagalli verdi ha trovato ambiente confortevole nella villa comunale di Trani. E’ probabile che abbiano dato via libera, sempre nello stesso luogo, ai pennuti ospiti della voliera, che fino a qualche tempo fa ospitava pennuti tropicali. Il mio cielo per fortuna ospita un po’ di colore. Tra colombi, gazze, corvi e rondoni, tutti a lutto, mi stavo intristendo! 😀 Ho preso informazioni: il pappagallo ciangotta. E il coccodrillo come fa? 😀