B – side

Qualche tempo fa A. amica ” stretta “, come si dice qui, era venuta a cercarmi in classe e con fare cospiratorio mi aveva messo a parte di qualcosa che l’aveva turbata non poco: il boss, poco prima, le aveva rivolto parola e, con sguardo intenzionale da vecchio sporcaccione, l’aveva apostrofata: Venere callipigia! Il commento dell’amica, nel momento in cui mi riferiva l’accaduto, dava un margine di tolleranza benevola a Venere – sia pure! – ma callipigia? Insomma, aveva continuato, sarà mica un’offesa? L’avevo tranquillizzata, forse dei miei studi d’arte, e le avevo svelato l’arcano: il tizio sempre da sporcaccione, ma con eleganza, le aveva detto di apprezzare il suo lato B paragonandola ad una plurirappresentata dea dell’antica Grecia. Al che la mia buona A. aveva ribadito dando del vecchio porco al latore del complimento, seccata del fatto che occhi laidi si fossero posati intenzionalmente su una parte che a torto a a ragione le risultava di complicata gestione. Tutta questa storia mi è tornata alla memoria mentre andavo al lavoro, stamattina. Avevo poco davanti un baldanzoso lato B a fare da apripista, esibito, che dico, esibitissimo! al quale avrebbe fatto sicuramente piacere un apprezzamento anche meno elegante, ma cercato visto l’impegno a presenziare il campo visivo di chiunque con tanto vigore, nonostante non ci fosse nessun paragone tra una callipigia e il lato B della fattispecie. E mi chiedevo ancora, quando e dove era andato a finire il pensiero comune che ci induceva tutte a nascondere il lato B, parte ammessa nell’immaginario ma censurato in sostanza da palandrane e ampi e lunghi maglioni, quando erano in auge gambe e lati A? Come succedeva alle stagioni di una volta il sentire collettivo cambia, cambiano le mode e le preferenze, cambia la percezione di coloro che devono percepire, chè in fondo di quello si tratta. Tuttavia rimane il fatto che detto tra noi, con tutta l’obiettività di donna a donna, la mia A. è davvero una callipigia!

Estate: scampoli di fine stagione

whatappLa chat di servizio è incandescente da una buona mezz’ora. I commenti alla richiesta di una delle colleghe, una delle più ” ingenue ” evidentemente, sono costanti e salaci come si conviene alla domanda davvero fuori dell’ordinario della stessa. Il quesito verte sulla quantità delle prestazioni sessuali medie di un sessantenne in presunta buona salute fisica e con una pessima salute mentale, nello specifico pare proprio evidente, la pazzia. Il sessantenne in questione, amico (?) dell’ingenua, millanta tre in sol giorno – forse con l’aiuto dello Spirito Santo e della Santa Pillola Blu. L’ingenua chiede al consesso delle ” esperte “: a voi che sembra, è plausibile?  Non è capace di controbattere, la candida, poiché è a corto di esempi concreti per una datata mancanza di ” materia prima “. Vi sembra un uso improprio di chat scolastica? Perlomeno si ride. Tra poco, pochissimo, sarà tutta ‘na tristezza, garantito!

Momenti di trascurabile felicità

momenti-di-trascurabile-felicitc3a0Nel vocio totale e assoluto di una sala docenti di prima mattina ho berciato: Di chi è questo????? Mi riferivo ad un libriccino nei pressi di una borsa Mary Poppinsoniana di un improponibile colore bluette. Matematica impietosita dello stato delle mie corde vocali, dopo un: V. sta dicendo a te! con scotimento della manica del cappotto di V, ottenuta la sua attenzione, ha fatto cenno verso di me; ed è stato così che  Geografia mi ha dato udienza. V. è tuo? ho chiesto a conferma. Geografia frizzante e pimpante – che deve spiegarmelo come si fa ad essere frizzante nonché pimpante alle otto del mattino, quando è consentito solamente il vociare disarticolato e cacofonico e null’altro, altro che frizzante e pimpante! – mi ha detto: Sì sì è mio! urlante anch’essa. Me lo potresti prestare, per piacere? mi si è affiancata e continuando a vociare mi ha rifilato una serie di informazioni – non richieste, peraltro – relative al libriccino in oggetto: L’ho avuto in regalo da un caro amico un giorno che eravamo a Bari da Feltrinelli ah guarda è di-ver-ten-tis-si-mo davvero la cosa strana è che il mio amico è un tipo serissimo e guarda un po’ che cosa mi ha regalato tra tutti i libri possibili che poteva regalarmi comunque sì te lo presto non ci sono problemi però stamattina mi serve in classe perché con quelli di prima stiamo facendo il testo umoristico e voglio leggere loro qualche brano! Così, senza neppure un punto, una virgola, non sia mai Signore, un punto e virgola! Rintontita le ho risposto che non aveva importanza, potevo fare a meno della lettura del libriccino, glielo avevo chiesto solo perché il titolo mi aveva incuriosita – che, a dire la verità, il libriccino mi aveva già stravolto assai, senza neppure averlo aperto – e lei imperterrita ha continuato: Ti faccio sapere più tardi ti mando il bidello a chiamarti e in che classe sei? Il suono della campanella della prima ora mi ha salvato dalla gettata lavica delle parole di Geografia. Alla fine della quarta il signor D. collaboratore scolastico del primo piano, mi ha portato in classe il libriccino, con i saluti di Geografia. Durante la seduta del pomeriggio dalla parrucchiera ho iniziato a leggere “ Momenti di trascurabile felicità ”, un insieme preoccupante di personalissime riflessioni su quanto di inaspettato e gioente possa riservarti la vita di tutti i giorni. Di una tristezza sconvolgente, quasi quanto le parole laviche di Geografia. A caso, da pagina 38 e 39 : ( momenti di trascurabile felicità sono ) Tutti i documentari, tranne quelli sulla gente che cambia sesso. Oppure: Quando è morto il canarino. E anche: Il fatto che l’aloe è vera. E Francesco Piccolo è uno che viene pubblicato regolarmente. Tenuto in grandissimo conto dall’intellighenzia italiana. Sceneggiatore, pure! E vince premi, come se piovesse. Qualche anno fa mi avevano regalato “ L’Italia spensierata “. Ho iniziato a leggerlo, ma ci siamo separati dopo poco. Avrei dovuto fidarmi della prima impressione sull’autore ed evitare Geografia come la peste. Ora lo so, sarà un momento di trascurabile felicità quando, lunedì mattina, riconsegnerò alla pimpante proprietaria il triste libriccino! 😀

Trent’anni dopo

traniSe fossero stati solo vent’anni ne avrei scritto di ” cappa e spada ” come una rediviva Dumas, ma si sono trattati di trenta lunghi anni e direi che l’incontro postumo vada comunque raccontato, non fosse altro per l’epilogo ridicolo che la storia ha assunto. Insomma C. mi telefona domenica: Sto per partire per la Puglia, in gita scolastica! Apro una parente, come avrebbe detto un mio collega in vena di stupidaggini, per fare un panegirico delle gite scolastiche… ehm, viaggi di istruzione. Se non ci fossero questi di mezzo quei viaggi, direi pure i pellegrinaggi, per l’Italia dei luoghi santi della nostra vita, con molta probabilità li scarteremmo. I viaggi ” in cerca di ” li abortiamo spesso a priori – come scartiamo i pranzi di classe con quelli delle elementari, tanto per dirne una – e per pigrizia e per paura, sì paura del tempo passato tra una scena e l’altra. Il ragionamento è sempre quello: da giovani si è in un modo ed è un conto, ma da ” grandi “? Chi troverai dall’altra parte, la persona che conoscevi o una perfetta sconosciuta? E la ” dirimpettaia ” che pensieri potrà nutrire nei tuoi confronti? Come ti troverà, che impressione le farai? Una bella faccenda. Ma i viaggi di istruzione salvano capra e cavoli; in fondo puoi sempre giustificare le tue défaillance con la stanchezza delle notti passate insonni e delle giornate passate in giro. Giusto per parlare della fisicità dell’incontro. Quanto al ” dove eravamo rimaste? ” c’è sempre il telefono, mezzo salvifico e connettore di pensieri e parole che congiunge i ricordi scompagnati e li fa diventare un tutt’uno – serve anche a dirsi com’è il presente, il telefono, ma si sa il passato risulta edulcorato dalla patina di quello che è stato, smussato dall’idea che lì eravamo il meglio, salvo poi rilevare da qualche lettera scritta allora oppure dai diari che lo sconcerto del vivere era quotidiano allora come ora e per ogni secula seculorum, amen. Bene, C. viene dalla Sicilia con la sua classe di terza media a visionare la cattedrale che aveva già visto allora e poi di seguito castel del Monte e via il resto – un giro di cinque giorni fitto fitto, ma la Puglia – promozione turistica – merita molto. Arrivo venerdì mattina alle dieci, mi dice. Le dico che venerdì mattina a quell’ora ho un’ora ” buca ” e senz’altro sarò felice di riabbracciarla. Ma il boss mi ricorda, qualche giorno prima, che alle dieci e trenta abbiamo un incontro in biblioteca con il sindaco e la corte celeste che assegna nomi alle strade – vogliono intitolare un ” pezzo ” di città, strade oppure un giardino, un anfratto, un recesso – quello che è – ai caduti delle foibe – e va be’ non è colpa mia – coinvolgendo le scuole per trovare un nome appropriato a furor di ragazzino. Allora, per continuare con la mia cronistoria, dico al boss che devo incontrare per poco tempo la mia amica e che, in seguito, lo avrei accompagnato alla bisogna. Lui di tutta risposta mi dice: Non ci sono problemi, vengo anch’io a salutare la tua amica! Che cosa?!? Oh, e voi pensate che sia rimasto a scuola? Ma neanche per l’anticamera del cervello! S’è scrollato di dosso il solito genitore in lamentizia e mi ha seguita alla cattedrale, dove l’inconsapevole C. ha visto raddoppiare i suoi interlocutori e invece di una remota amica di studi s’è ritrovata con una remota e un presente. Il quale presente ha manifestato un entusiasmo incredibile, c’è mancato poco scodinzolasse. In più ha parlato solo lui e io ho solo abbracciato l’amica, le ho fatto una carezza e le ho detto a mezza voce: Sei sempre la stessa, asserendo la verità di una constatazione amichevole dei fatti. Ci siamo lasciati da lì a poco con la promessa del presente: Ah, il prossimo anno verremo noi in viaggio di istruzione in Sicilia! Possiamo sempre pensare ad un gemellaggio, non trovi R.? Rivolto a me. Va buo’, fammi tacere che è meglio. Per fortuna esistono i telefoni e con C. ci siamo rifatte la bocca domenica con un paio d’ore di chiacchierata, passato, presente e futuro. I dirigenti scolastici, come li vuoi li trovi!

La Cicciona e la poesia

bc130814dcPubblicizza la poesia! È stato l’imperativo della Cicciona, stamattina, seguito da uno sguardo color celeste iceberg. A me piacerebbe essere trasparente, in questi casi, specie se la mia voglia di fare qualcosa di e per i ragazzi diventa il pretesto per le colleghe di criticare il più delle volte e/o pretendere trattamenti simili anche per loro, che la poca voglia di fare o la poca dimestichezza con il fare impediscono loro di divertirsi, anche.  Insomma la questione sta in questi termini, una bimba della sua classe ha vinto un secondo premio di poesia e lei ” vuole ” che la cosa debba avere un certo rilievo poiché – parole sue –  ” la bambina è stata accompagnata dai genitori a ritirare il premio, mentre gli altri vincitori erano accompagnati dai dirigenti scolastici, quindi noi   ci siamo disinteressati alla cosa – noi?!? e tu che hai fatto? – e bla bla bla “. Così le ho garantito la pubblicità pretesa, per il quieto vivere, perché sempre quando sono al suo cospetto ho come l’impressione che, come la Cicciona del fumetto B. C. di John Hart, possa tirare fuori il randello da un momento all’altro e farmi fuori alla stregua del serpente. Intanto sto pensando ad un video anche in questo caso. Male che vada mi beccherò un altro commento sarcastico del figlio piccolo, il quale ogni volta che traffico con Imovie mi guarda provato e mi dice: Anche stavolta concorri per l’Oscar? Scemo.

Sentinelle ecologiche

sentinelle ecoPomeriggio a scuola. Sono nell’atrio in attesa di A. la mia alunna di terza;  giriamo delle scene per un video che andrà in concorso tra breve. Vedo Italiano, la collega del corso H che gironzola in giardino guardando in terra, di tanto in tanto. Non sono da sola e il commento comune è: Che starà cercando L. in giardino? La appena citata L. entra con un sacchetto di plastica in una mano, colmo di un non ben identificato contenuto, e nell’altra mano ha un supporto di plexiglas per targhe – il supporto, verosimilmente, scaraventato di sotto da una delle tante finestre che affacciano sul giardino; supporto che doveva adornare l’ingresso di una qualsiasi aula, ma che una mano caritatevole ha ben pensato di mandare ramingo nel prato. L. chiede lumi per il supporto e, ottenuti chiarimenti, mette via l’oggetto. Intanto A. è arrivata, ci dirigiamo insieme a M. per girare la scena. Ripostiglio della scuola.  Al tremilionesimo ciak, A. azzecca le battute grazie a M. che le fa da sparring partner; entra Italiano con il sacchetto colmo e lo mette in un canto. M. la santa voce della verità, le dice indignato: ‘ssore’ ma è immondizia! In un empito di sacro furore L. risponde: Tu allora non hai mai sentito parlare di sentinelle ecologiche! C’è mancato poco non cadessi dalla sedia dove m’ero sistemata per riprendere A. Sarei caduta, sicuramente, se avessi potuto sganasciarmi dalle risate, in libertà. Quella era immondizia recuperata nel giardino, raccattata dalla sentinella ecologica L. Quando è uscita la sempre voce della verità ha commentato: Oh, ma che puzza! Non ho osato chiedere chi o che cosa puzzasse. 

Ciao dolcezza, ciao S.

Un aneurisma, hanno detto. Mi ha fatto pensare agli interruttori di ceramica di una volta, quelli che avevano una manopolina a farfalla, invece del pulsante, che quando la giravi, la farfalla, si spegneva ogni cosa e tu rimanevi al buio, quell’attimo sospeso che ricordava la luce di poco prima, per poi piombare nell’oscurità senza limiti. Deve essere stato così anche per te, un attimo, poco prima la luce e poi il buio, per sempre. Si diventa fatalisti da grandi, ce lo siamo dette mille volte, ogni volta ai ” funerali della scuola “, la mamma di quella, il marito dell’altra. Ci si diceva sgomente, capita, si è sotto il cielo, aggiungevi tu. Sorretta da una fede discreta, non rumorosa o esibita, avevi però allergia profonda per i funerali. Ti dava fastidio la tanta gente che mostra dolore, senza provarne, sepolcri imbiancati, definizione tua, anche questa. Ma alla fatalità non so arrendermi, non ci sono riuscita stamattina, nonostante abbia la tua immagine muta e ferma davanti agli occhi. Mi vengono in mente i sorrisi, il tuo modo di raccontare, il tuo tirarti la giacca verso il petto, il cappello di lana d’inverno, le gite fatte insieme, il viaggio a Trieste, tanti, troppi anni fa, come eravamo giovani! E nonostante non ci si trovasse come prima, tutti i giorni, nelle nostre aule, era sempre vivo il tuo interesse per quello che facevamo e per quello che anche tu facevi, altrove. Domenica hai mandato messaggi a tutti: Domani niente scuola, per l’allerta meteo. Ti ho risposto, sì, credo, non riesco a ricordare quest’ultima cosa così vicina nel tempo. Ti sei accorta del distacco? Spero di no, se te ne fossi resa conto non te ne saresti andata via, non avresti lasciato tua figlia, tuo marito, questo vuoto terribile e senza fine. Non riesco neppure a dirti riposa in pace, tu eri già in pace con te stessa e con il mondo… amica mia carissima continua a stare lì dove sei sempre stata, nei nostri cuori per sempre, cara, per sempre.

Le opinioni di una clown ( matematica )

insegnantiCosa credete che si faccia in collegio docenti? Non certo filosofeggianti dialoghi sui massimi sistemi, tutt’altro. E quando la discussione, poi, scivola su un più generico sistema di approccio ad una realtà nuda bruca, vengono fuori le bassezze tipiche di una classe insegnante che bada al sodo – nel senso dell’uovo, verosimilmente – più che all’elevazione professionale. Mi spiego: nei primi giorni di scuola – si inizia domani – gli alunni avranno un orario ridotto perché non è ancora stato elaborato un orario definitivo. E fin qui niente di strano, fa comodo a tutti uscire di scuola un po’ prima. Rimane il fatto, però, che quelle ore non prestate vanno recuperate con le supplenze – il preside intende far fronte alle prime sostituzioni con un ” banca ore ” recuperate in questo modo. Noi di sostegno, tuttavia, avremmo potuto già dalla prossima settimana prestare servizio per le regolari 18 ore, anche in considerazione del fatto che per i ragazzi è indispensabile una figura di mediazione, specie se sono i piccolini di prima. Alla nostra proposta di praticare già un orario completo, c’è stata una sollevazione popolare, perlopiù di origine matematica. Se Sansone muore – con un orario ridotto e ore da recuperare – anche i Filistei debbono morire – con un orario effettivo di 15 ore. Al recupero! il grido di battaglia. Come sono venute fuori le 15 ore? E’ semplice, sono state capaci di adoperarsi, con una proporzione, alla bisogna. La scuola è guerra, e quando è guerra è guerra per tutti. La collega che oserà dirmi, la prossima settimana, come mai non ho avuto neppure un’ora di matematica in comprensenza, me la mangio con tutte le scarpe!

Tutte pazze per amore

Degas- donna con crisantemiE’ primavera – be’, quasi… – gli alberi gemmano, i prati primulano, le mosche ronzano – le uniche che non vorresti sono le prime a risorgere come l’araba fenice, che pa@@e! E qui siamo alla descrizione naturalistica di fenomeni tutto sommato ciclici e nella norma. E’ primavera dunque e anche Matematica pare abbia serie intenzioni di applicare a se stessa la capacità di germogliare come i semi di soia – però quelli son buoni in insalata, Matematica, dubito… in insalata?!? ma è coriacea!! 😀 Be’ però Matematica stamani s’è presentata tutta in tiro, con un mini vestito – una di quelle cose buone da legghins, ma lei l’ha applicato a calze velate e stivale – una novità primaverile, per l’appunto – e solo per spiegare il teorema di Pitagora?  Boh…Però Matematica alla ricreazione mi ha mollato la classe per andare a prendere un caffè – non alla macchinetta della ciofeca, bensì al bar dei ” fruscianti “. Niente di strano, è vero, non mi sono dichiarata incapace di intendere e di volere e mi sono sciroppata i pulzelli in modalità ricreativa – per dire, fauves. Però poi mi sono ricordata che Matematica alla terza sarebbe stata in ora libera, perché dunque guadagnare frettolosamente la pausa caffè? Mah…Incontri primaverili interno bar? 😉  Più tardi ero anch’io in ora libera e sono andata in segreteria per ritirare un documento. Vi avevo parlato dei pellegrinaggi alle soglie della scrivania di F. il tombeur…  e giusto per cambiare ho assistito alla solita scenetta della delusa e poco considerata Sostegno, vestita come una violacciocca, con gonna plissé blu elettrico strusciante alla caviglia, fusciacca da far invidia ad un divano a tinte audaci, entrare e guadagnare il soglio pontificio. Con una faccia di kulow impressionante le ho detto: Come sei elegante! – e lo so, quando voglio riesco ad essere una vera stro@@a! 😀 E lei: Il preside mi ha detto poco fa che assomigliavo ad una hippie! A quel punto il tombeur s’è leggermente sollevato dalla sedia, ha squadrato Sostegno da capo a piedi e ha commentato: Sta attenta a non avvicinarti troppo alle uova di Pasqua! Se la stronz@@@ine fosse persona quella sarebbe un maschio con troppe api intorno! 😀

E’ Carnevale… ogni scherzo vale!

A Carnevale è possibile trasformare l’antipatia, per la supponenza di una collega e la maleducazione di un alunno, in una piccola vendetta verbale così, tanto per ridere.  😀

antoine_lavoisier< Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma… > Detto questo Quella di matematica si afflosciò sulla cattedra, come una mongolfiera alla fine della corsa. < Azz, allora è vero che le scienze uccidono! > Fu il pensiero di Porcaro Giuseppe, pluriripetente, numero 13 dell’elenco alunni della seconda effe. Si fiondò alla porta. < Bide’, bide’, Quella di matematica è morta! > Il signor Savino, bide’ ma non ancora bidet, con l’aplomb tipica di quelli che facevano parte della categoria dei bidelli, si affacciò sull’uscio della classe. Alla vista di Quella riversa sulla cattedra, tra gli alunni che si mantenevano a debita distanza – è vero che sembrava morta, ma Quella di matematica incuteva terrore anche da morta! –  venne mosso da un impeto inusuale e avvicinatosi in gran fretta chiamò: < Professore’, professore’… > scuotendola per un braccio, poi allarmato disse a Porcaro Giuseppe: < Vai in segreteria e fai telefonare al 118! > Nel frattempo le colleghe di Quella, sentito il trambusto, s’erano affacciate anche loro. Cercarono di calmare i ragazzi mettendoli a sedere, ma lo sgomento prese corpo. < Mettiamola giù! > disse Religiosa < Ma che sei scema? Ti vuoi far venire un’ernia? > aggiunse Italiano < Grossa com’è?  > – l’emozione le aveva fatto venire una serie di affermazioni sincopate e piene di punti interrogativi, peggio di un singhiozzo! In effetti la stazza di Quella era da Gran Premio, anche i medici del 118 stentarono a sdraiarla. Reagiva agli stimoli – morta dunque non era – ma aveva un che di strano nello sguardo, una fissità anomala e distratta negli acuti occhi azzurri – capaci di sgamare un copiaggio anche a distanze inaudite! – che fece venire i capelli ritti ai presenti. Annacondia Carmela , la cocca di Quella, cominciò a lamentarsi < Mado’, Mado’… > quando Porcaro Giuseppe le diede una gomitata per zittirla < Magari mo’ ce ne andiamo a casa! > pensò quest’ultimo. Così, fatto strano per l’ onorata scuola , gli alunni sciamarono verso casa dopo che il Preside, disorientato quanto lo erano stati gli alunni di Quella, aveva decretato il ritorno ai patri lidi. Il giorno dopo però, Porcaro Giuseppe ebbe modo di intristirsi, primo perché aveva perso la scommessa con Pansini Riccardo – il primo sosteneva che non ci sarebbe stata una supplente e invece, puntualmente, c’era un’altra Quella a sostituire la “ morta “ – e secondo Quella che sostituiva iniziò subito ad interrogarlo: < Chi è Porcaro Giuseppe? > – e che cavolo, le notizie correvano nella scuola, appena arrivata una nuova aveva subito voglia di conoscerlo! – < Io, ‘ssore’, perché? > < Porcaro, dimmi dove eravate arrivati in scienze > E lo chiede a me? pensò…  < Ah sì, quello come si chiama Luavasiè, che non si distrugge, manco fosse Jeeg robot d’acciaio! > < Porcaro mi avevano detto della tua spiritosaggine, ma non pensavo arrivasse a tanto! Ti riferisci senz’altro al famoso aforisma di Lavoisier:  ” Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ” >  Pronunciate le fatidiche parole anche Quella che sostituiva ebbe un malessere del tutto simile alla sostituita. Porcaro Giuseppe stentava a credere ai suoi occhi – manco fosse un novello Tommaso apostolo! < Bide’, bide’!! > Stavolta il grido fu univoco, tutta la classe si riversò nell’atrio della sezione effe, impaurita per l’altra morta! Stessa procedura del giorno precedente e tutti a casa. Tuttavia il cervello di Porcaro Giuseppe si rifiutò di credere all’evidente coincidenza –  casuale, per carità! dove s’era mai visto che un aforisma tramortisce? – tuttavia, il tarlo era tratto e Porcaro Giuseppe aveva iniziato a fare ragionamenti speculativi del tutto eccezionali per uno che si professava ignorante per vocazione. < Vuoi vedere che la frase di lavacoso riesce ad ammazzare pure Italiano? Mo’, domani ci devo proprio provare! > sentenziò. Ma il giorno dopo fatta la prova e costretta Italiano, con l’inganno, a ribadire il concetto scientifico non ottenne nessuna trasformazione, tutt’altro. Italiano vista la buona volontà pensò bene di interrogarlo sulla Rivoluzione Francese – in fondo erano in tema – ma lui sapeva solo di persone quasi morte, su quelle realmente morte e nel 1700 poi! non ne voleva sapere proprio. A casa decise di usare il computer, invece che per giocarci come era uso e abuso, per fare una ricerca su quell’accidente di Jeeg scienziato. Si connesse e aprì Wikipedia. Subito dopo aver letto Antoine-Laurent de Lavoisier si trovò a pronunciare < Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma… > Si accasciò sulla scrivania, attonito e stupito dalla grandezza di quella affermazione che aveva fatto di lui una statua di sale, ma finalmente sapiente.

La madre di Porcaro Giuseppe ritrovò il figlio in quello stato, qualche ora dopo. Dopo aver visto sul computer quale era stata l’ultima ricerca di suo figlio, disperata gli disse: Era meglio che rimanevi ignorante! Non ebbero modo, entrambi, di leggere quanto era scritto tra le note a pie’ pagina: A chi gli faceva osservare che Lavoisier era uno scienziato, il giudice Jean-Baptiste Coffinhal, Presidente del Tribunale Rivoluzionario che lo mandò alla ghigliottina rispose: «La révolution n’à pas besoin des savants» (La rivoluzione non ha bisogno di sapienti).