Quasi amici o del pragmatismo francese

La storia di Quasi amicisi ispira a fatti e persone esistenti nella vita reale e non nella testa di uno sceneggiatore politicamente scorretto. La vicenda, certamente fuori dalle righe, dice di un ricco musicista (?) parigino dei boulevard che diventa tetraplegico a seguito di un incidente – mi butto con un parapedio, mi disfo due vertebre e dico addio alla motilità del mio corpo intero, eccetto la testa, amen! Il ricco ha bisogno di un infermiere/massaggiatore/tuttofare per poter condurre una vita da vegetale e pertanto convoca nella sua ricchissima magione dei boulevard, una serie di persone qualificate  Un nero delle banlieue parigine esce dal carcere dopo sei mesi per aver commesso un piccolo furto. Il nero ha bisogno del sussidio di disoccupazione perchè non ha messo in preventivo la possibilità di trovarsi un lavoro, ma si presenta al colloquio di lavoro a casa del ricco dei boulevard perchè – così pensa il nero – sarà sicuramente scartato perchè nero, senza referenze e ladro, e lui ha bisogno solo di una semplice firma da presentare per il sussidio, poichè dà per scontato che quello – ed altri lavori – non sono per lui. Ma succede l’imponderabile: il ricco si rende conto che quel ragazzo senza mezze misure, che non racconta frottole pietistiche per ottenere il lavoro, sarà quello che non lo tratterà da disabile e lo assume. Dopo un iniziale disorientamento il nero mette in atto quel pragmatismo disincantato, fatto di battute senza peli sulla lingua, che contrappuntano di risate il film, altrimenti piuttosto amaro e che si presta a considerazioni più profonde. Scorre così la vicenda di due realtà a confronto dove la disabilità fa da trait d’union, poichè in una realtà di tutti i giorni, al di là degli impedimenti fisici, avrebbe prevalso il preconcetto – il nero ladro non si accetta mai nelle stanze dei boulevard. Ma la mente del disabile ragiona disancorata dalle presunzioni. Viene quasi da pensare che ci sarebbe da far provare la disabilità, anche per un solo giorno, agli ottusi di cuore e di mente, a quelli che si fanno scudo delle sicurezze economiche per essere supponenti con il mondo intero. Sviluppare un rapporto empatico con i diversi, anche politicamente scorretto, parte dal basso, dalla sofferenza che si prova. Solo così si può dire pane al pane e diventare quasi amici. 

13 risposte a "Quasi amici o del pragmatismo francese"

    • mizaar 29 febbraio 2012 / 20:35

      grazie paolo per la canzone postata! 😀

  1. Sergio Baldin 28 febbraio 2012 / 08:16

    Ciao Virginia, da qualche presentazione vista (trailer) ho avuto la sensazione che questo film sia proprio come tu l’hai ora meglio descritto.
    Sopratutto un modo di sfatare certi pregiudizi ancora molto presenti e forti.
    Se penso poi a quanta difficoltà c’è quando ad una nostra anziana si deve affiancare un badante, mica di colore, altrimenti sarebbe forse un’avventura nemmeno da tentare.
    Forse anche parlarne in un film può aiutare a superare queste diffidenze!
    Felice giornata, spero che anche da te ci sia un bel sole come qua a Treviso!

    • mizaar 29 febbraio 2012 / 20:37

      parlarne sì, sergio, ma anche praticare un modo di fare che non faccia sentire le persone più disabili di quel che sono, uno se lo augura! 🙂

    • mizaar 29 febbraio 2012 / 20:33

      per trascorrere due ore in modo positivo vai senz’altro a vederlo! 🙂

  2. Scrutatrice Di Universi 28 febbraio 2012 / 20:18

    Conoscevo il titolo, ma non la trama. La tua descrizione ed acuta interpretazione mi ha fatto venire voglia di vederlo. Grazie!

    • mizaar 29 febbraio 2012 / 20:32

      prego! credo che quelli del biglietto, siano soldi ben spesi 🙂

      • Scrutatrice Di Universi 29 febbraio 2012 / 22:25

        Ah sí, sono del parere che i soldi per il cinema non siano mai buttati. Vabbè che sono una malata di cinema… 😉

      • mizaar 1 marzo 2012 / 20:45

        due, malate! 😀

  3. Chit 29 febbraio 2012 / 17:19

    Seguo mio cognato (tetra pure lui) dal (tieniti forte che qui sballiamo tutte le statistiche) 1990: accanto gli ho visto passare tanta tanta gente, alla fine sono e siamo rimasti solo noi che lo aiutamo a convivere con questa disgrazia (perchè di malattie “bastarde” ne ho viste ma questa è una disgrazia!) senza pietismo, senza sconti e senza dimenticare che la testa funziona quindi anche un diversamente abile è tenuto a rispondere di quel che pensa e quel che dice.
    Onestà e sincerità credo siano le migliori medicine per queste persone!
    Me lo segno comunque e vado a vederlo perchè mi hai incuriosito adesso 😉

    • mizaar 29 febbraio 2012 / 20:27

      nei miei anni di insegnamento ho seguito una sola volta una ragazza divenuta tetraplegica alla nascita per un trauma da parto, meno compromessa agli arti superiori, ma con una insufficienza mentale di medio grado ( disgrazia, come giustamente dici tu, nella disgrazia! ) non è stato semplice, a causa anche, di un assistente asl maschio, affiancato ad e. per essere trasportata nei vari ambienti scolastici o per essere accompagnata in bagno. ma, come puoi immaginare, ero sempre io ad accompagnarla perchè non volevo che ci fosse un maschio a metterla in imbarazzo. potrà sembrare strano a chi non sa o vede le cose dal di fuori, ma per quanto limitate possano essere le capacità di apprendimento, la sensibilità e il senso del pudore rimangono intatti, specialmente nelle ragazze. capisco quella che è la vostra quotidianeità doppiamente grave per il tuo disabile, estremamente faticosa e dolorosa per voi che gli state intorno. certo poi ci si fa l’abitudine – si pensa questo di solito – ma come è amara una abitudine che non trova riscontro nelle abitudini degli altri, sani, attivi, con problemi ma non come ” quel ” problema. bisogna essere onesti, è vero, ma ai miei ragazzi cerco di dare anche un pizzico di amore, non credo gli faccia male! 😀

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