Lu Salentu: lu sule, lu mare, lu ientu

Santuario del santissimo Crocifisso – Galatone ( Lecce )

Come da copione, la settimana scorsa ero in viaggio di istruzione: mete predestinate Galatone e Lecce. ( Il ricordo dei trascorsi scolastici gitaroli precedenti ti prende sempre al ritorno, quando ormai la frittata è fatta e tu sei più sbattuta delle uova della frittata! Com’è la storia che ti eri detta la volta prima? Mai più viaggi di (d)istruzione e invece… rieccoti lì alle sei e un quarto del mattino a contare pecore sparse! Per fortuna stavolta ci è venuta in soccorso la dea necessità che presiede l’ingegno e invece di un pulmone avevamo due pulmini separati! Così una parte delle alunne chiacchierone è stata epurata su un mezzo e il resto della banda Bassotti sull’altro. ) Quasi da non credere, all’andata, all’aria pacata e tranquilla dei più, da non credere al fatto che nessuno avesse particolari esigenze fisiche e/o idrauliche – mi viene da vomitare, devo andare in bagno, posso bere, quando ci fermiamo, quando arriviamo… la regola sempre, stavolta meno. A Galatone – la città del galateo, eh, mica necci! –  ci aspettava un gentile omino in abito blu e cravatta, a raccontarci la storia di quell’esposizione che abbiamo visitato in lungo e in largo. Il tema della mostra, le macchine di Leonardo. Ora, è vero che siamo nell’anno di Leonardo Da Vinci, è vero che forse ai ragazzi potevano anche interessare le macchine da guerra pensate dal Da Vinci, ma che l’omino ce le abbia marinate in tutte le salse solo perchè lui, l’omino stesso, le ha costruite seguendo le istruzioni del buon Leo, centotrenta macchine dicasi centotrenta, moltiplicate per tre ore intense di spiegazione mi è sembrata una faticaccia pazzesca, soprattutto tenere viva l’attenzione dei pulzelli attratti più dai telefonini non “ sequestrati “ che dalle spiegazioni dell’omino in blu. Lo stesso ha magnificato la sua opera fornendo dettagli tecnici sulla costruzione, sui costi – questa macchina mi è costata tredicimila euro! e alla mia domanda come finanzia i suoi progetti? mi ha rifilato un “ risorse personali “ alle quali credo come si può credere alla befana vien di notte! Terminato il percorso con un laboratorio del sapone – che manco Leonarda Cianciulli! – e consumati il quintale di panini a seguito, ci siamo diretti in quel di Lecce capitale – dellu Salentu, mica dell’Italia! – attraversando un paesaggio che mi ha sconcertata e rattristata non poco. Avete presente tutto quel gran parlare che non porta a nulla, a nessuna soluzione, sulla xylella fastidiosa? Non ci si può rendere conto della portata della calamità se non si attraversa la campagna salentina. Gli alberi di olivo sono completamente secchi! E non uno o due o tre,  tutti, per chilometri, non mostrano il minimo segno di vita o vitalità o ripresa. Una sensazione terribile di disastro manifesto! Lecce e il suo barocco, con tutta la confusione di gitanti come noi e turisti e auto, chè il centro storico è tutt’altro che chiuso al traffico, ha messo a dura prova la nostra capacità di riportare a casa tutti gli alunni sani e salvi. Che dire di Lecce? Molto, ma molto, ipercommentata, ipervalutata, in eccesso. Abbiamo riattraversato le moltitudini per rientrare, con pasticciotti e pasticcioni a seguito. L’errore più grande è stato riunire il gruppo classe. Hanno cantato tutto il tempo, a memoria, di tutto! E invece quando li interroghi, grasso che cola se ricordano qualcosa! Il prossimo viaggio di istruzione? Mai più! ( ipse dixit )

9 risposte a "Lu Salentu: lu sule, lu mare, lu ientu"

  1. gaberricci 1 Maggio 2019 / 07:24

    Certe volte ho l’impressione che le guide per i tour scolastici siano scelte apposta per ammazzare l’interesse degli alunni…

    • mizaar 2 Maggio 2019 / 17:40

      L’organizzazione dei viaggi di istruzione non è cosa semplice, ti assicuro. Tuttavia hai perfettamente ragione quanto ad interesse, ma lo scopo è sfinire gli alunni, per evitare scocciature al rientro, ma solitamente si autosfiniscono i docenti! 🤨 la “ summa “ gitarola sarebbe portare i fanciulli in un bosco, attrezzarlo con bancarelle di quisquilie e pinzillacchere, fornire la torma di uno o due palloni, lasciarli a godere per una intera giornata e tornare a riprenderli a pomeriggio inoltrato! Un sogno per loro e per noi!

      • gaberricci 6 Maggio 2019 / 07:12

        Non lo metto in dubbio… ma se mi dici che è questo lo scopo tutto mi è più chiaro! 🙂

        (Tra l’altro, era assai difficile tenere desta l’attenzione degli studenti “ai miei tempi”… mi figuro ora con gli smartphone!).

  2. filorossoart 3 Maggio 2019 / 00:00

    Galatona e Galatina due tappe effettuate due estati fa ospite di una famiglia meridionale con la quale avendo simpatizzato molto, mi fecero dono, un viaggio premio loro ospite per una vacanza nel Salento. Amo il Barocco come tutti gli stili di Arte dei secoli trascorsi vantando le loro cattedrali da visitare assolutamente. Nel Barocco ci sono nato spiritualmente in Liguria genuflesso per lunghe ed estenuanti litanie mentre le onde marine scandivano, tra una giaculatoria dall’altra, l’attesa di buttarmici dentro con un tuffo. Nel Salento è sconsigliabile tuffarsi, rocce taglienti a filo d’acqua non lo permettono e sono grandi come isolotti sottomarini.
    Girando tra chiese, cattedrali, seminari e oratori antichi, l’arte salentina merita per ridondanza fino alla nausea, e quella volta ero alla ricerca di statue in gesso colorate , rivestiti con panneggi e broccati dalla fattura squisita. Quella regione d’Italia ne è ricca. Alla lunga poi, se ne ha una piena e, una mattina, decisi al trotto di correre sul lungomare senza fretta con di fronte il sole per abbronzarmi (odio la pigrizia ai bagni) .
    Paesaggio brullo e spoglio il Salento. Muretti a secco ovunque per chilometri e chilometri.. case povere e basse … e grandi cattedrali. Una barba.
    Poi, passando attraverso le Colonne di Ercole (battezzate io i due promontori spaccati per far passare in mezzo la strada marina), che ti vedo? Un miraggio: Santa Maria a Bagno.
    Niente chiese, niente Barocco, niente muretti, ma un luogo di villeggiatura intimo frequentato da cittadini dalle stoffe leggere e stirate, gentilissimi, troppo ricchi e istruiti e cortesi per essere pugliesi generici. Loro sostenevano di si… ma non mi quadrava la cosa, sembravano “svizzeri”.

    Ricche ville con colori simbolici di mia conoscenza; entrate monumentali romantiche stile Liberty e molti simboli camuffati a me riconoscibili. Ero finito in un Ghetto ebraico di Lusso. Viali e strade ombrose per rigogliosi pini marini secolari, cipressi, cancelli , siepi e viali che salgono e scendono con ville padronali a distanza dovuta. Santa Maria a Bagno è sontuosa nella sua riservatezza e, poste al mio amico pugliese delle domande un poco riservate al caso, disse di non saperne nulla, ma che sulla bocca di tutti i paesani e vicini, accennò che da quella piccola baia poco sotto, (indicandomela) fosse salpata una signora importante per gli ebrei, storpiando il nome riconoscendo quello di primo ministro israeliano: Golda Mair. Abitava qua asseriva.
    Indagai si, indagai quel poco che mi fu permesso spergiurando invero tutti ciò che sosteneva il mio amico, e fatta una visita al museo ebraico nella cittadella, scoprii le tracce su ciò che fosse stato anche possibile in quanto: Santa Maria a Bagno fu la base di arrivo e di partenza di molti ebrei compromessi coi regimi di destra tedeschi e polacchi e del nord Europa in genere. La, a S. Maria a Bagno, sotto la direzione degli americani, requisite tutte le case del paese per ospitarli, quegli esuli dovevano imparare un mestiere in sei mesi o un anno per poi essere spediti a Cipro, dove cambiando nome potevano far perdere le tracce sulle loro malefatte e sbarcare a Israele e i rifiutati in Argentina.

    A questo punto abbandonai il Barocco seguendo questa pista facendo scoperte straordinarie in larga parte della Puglia fino all’estremo tacco a Santa Maria di Leuca. Comperai diversi libri di storia dal 1300 in poi, restando perplesso alla lettura. La Puglia fu sottomessa e anche durante il periodo fascista. In quella regione la comunità ebraica godeva di un permesso politico straordinario domandandomi… perché? Eppure c’erano le leggi razziali. Approfondendo gli studi nascosti sul meridione d’Italia capii infine il perché.

    Un giorno, se lo vorrà, e se l’occasione lo permetterà, la custode del centro le racconterà la storia sul furto di coperte di lana agli ebrei di S. Maria a Bagno e una fisarmonica rossa fiammante ancora in vetrina nel museo ebraico, fisarmonica a 80 tasti – sembra nuova – appartenuta ad un povero pescatore costretto a venderla a un ebreo polacco per un pezzo di pane, fisarmonica che sfoggiava quel polacco come un grande trofeo di guerra, pretendendo fosse esposta nel museo futuro.

    Signora Mizaar, qualche volta porti i migliori dei suoi ragazzi la, in quel Museo, davanti alla fisarmonica rossa dalla musica interrotta; in quella vetrina c’è tutta la storia di Puglia, quella vera.

    • mizaar 9 Maggio 2019 / 19:30

      Come sempre i suoi commenti valgono più del post! Conoscevo la storia degli ebrei ospitati nel Salento prima di partire per la terra promessa. Negli ultimi anni se ne è fatto un gran parlare. Trani stessa, la mia città, è stata nel medioevo città di emigrazione da parte di una colonia di ebrei sefarditi, con ghetto e quattro sinagoghe – una riammessa al culto dopo secoli di “ cristianizzazione “. La mia regione è stata terra di conquista da parte di francesi, spagnoli, ogni dominazione ha lasciato una traccia, visibile e non, nel vissuto di chi è venuto dopo.

  3. filorossoart 9 Maggio 2019 / 19:43

    Vrote: “Come sempre i suoi commenti valgono più del post!”

    No, non dica questo e non lo pensi. L’ho vista sa, coi suoi scolari girovagare per il Salento. E’ stata molto chiara e descrittiva come sempre. Purtroppo mentre gironzolava mi sono distratto facendomi sentire ancora in vacanza, la, da voi, e mi ha dato la possibilità di metttere per iscritto una testimonianza che diventerà un giorno, chissà, materia di studio di Santa Maria a Bagno, un paginetta patrimoniale della storia del Salento.

  4. filorossoart 26 Maggio 2019 / 01:21

    L’ha ribloggato su FiloRossoArte ha commentato:
    Chissà perché, diceva Gertrude Stein intellettuale simpaticamente svalvolata: “Si comincia sempre da una parte e si finisce da un altra parte.” Non che sia un male, penso, anzi, spaziare non vuol dire uscire di tema anche se poi, una professoressa liceale come la gentile Mizaar, ha il dovere di rimproverare l’allievo sbadato (io). Perché? Perché mentre le gentile Professoressa ci narrava il Salento attraverso una trasferta scolastica coi sui allievi, camminando dietro il gruppo degli allievi e seguendola come Guida turistica, mi son trovato catapultato dalla Lombardia in Puglia in una frazione di tempo.
    Colpa mia? Si si, colpa mia; ma il viaggio alla scoperta del Salento vi porterà alle soglie di qualcosa di misterioso e affascinante avvenuto in quella terra, ovvero: una pagina di Storia d’Italia che merita il giusto interesse perché mai catalogata dalla Storia; storia bisbigliata tra gli abitanti ma mai ufficializzata. Che cosa si nasconde li di tanto strano? Leggiamolo

    Buona Lettura.

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