Firenze val bene un G7

G7… ma perché non siamo in otto? Perché manca Lancillotto! Il nostro domani prevede un vero e proprio tour con annessa guida – signora Laura che gli dei la benedicano per il garbo e l’infinita pazienza! La nostra visita inizia al Duomo affollato di turisti, ma tutto sommato condizione prevedibile. Quello che non prevediamo, dopo la sosta alla bellissima santa Croce, è il concentrato di polizia, carabinieri, finanza, annessi e connessi a Piazza della Signoria dove nel Palazzo Vecchio sono in gita scolastica quelli del G7 della cultura, anche loro! Be’ insomma loro sono in una condizione di privilegio, noi non riusciamo neppure a guadagnare una sosta con foto alla loggia dei Lanzi. E se Carlo e Camilla dovranno sciropparsi un pranzo di gala, noi abbiamo un ristorantino in una strada lì vicino che ci aspetta, dove miracolosamente non compare nessuna cotoletta surgelata. Carlo? Camilla? facciamo uno a zero per noi e palla al centro! Firenze ci regala un pomeriggio di sole e l’impagabile skyline della città da Boboli. In pellegrinaggio a via de’ Velluti, dove in epoca lontana ha abitato la prof studentessa, ci perdiamo un bel gruppo di alunni con annessi docenti. Poi l’idea geniale dell’ex studentessa: andiamo a ponte Santa Trinita così potete fotografare ponte Vecchio da lontano… è vanificata dal gruppo gita G7 che ha avuto la stessa idea! I carabinieri messi a sbarramento dell’accesso al ponte ci fanno una faccia cattivissima al solo accenno di una sortita. Carlo? Camilla? uno a zero per voi, e siamo pari! Il giorno si conclude a Signa con il solito trattamento surgelato. Dopo cena i ragazzi sono al settimo cielo, potranno far visita ai loro sodali nelle stanze altre, per grazia della tappa ma tosta. Che avranno da gioire, le stanze fanno squallido tutte allo stesso modo. Ma non gioiscono per la visita alla struttura, no eh? Anch’io ho questa impressione…

Shopping Non so per quale strana ragione il must di questo viaggio sono le t shirt di Hard Rock Cafè. Il pellegrinaggio si compie a gruppi separati, l’ultima mattina consentita, per evitare che debbano chiamare rinforzi esterni per contenere gli entusiasmi. La prof chiede timidamente di visitare, lei sì per ragioni d’età, la toilette dell’emporio café. Ed è come calarsi in un film di vampiri, tutto nero nero, rosso e dorato, il trionfo del Kitsch assoluto. Sono sopraffatta da cotanta ostentazione da avere quasi timore a lasciarla lì, ma la ragione di stato – fisico – prevale!

I tre moschettieri Incontriamo ancora una volta A. e con lui il carissimo L. identico a se stesso come quando era studente all’ accademia di Belle Arti insieme alla prof. Capelli bianchi a parte, ritrovo in entrambi i ragazzi di allora, complici i ricordi comuni. La promessa, nel lasciarci, è di non far trascorrere altri quarant’anni. Tutti e tre conveniamo che lasciar passare nuovamente  così  tanto tempo non sia proprio una buona idea. Anche facendo affidamento su una bella dose di ottimismo, cento e più anni sono un’ incognita, qualunque cosa ne possa pensare la Fornero.

Il fondo L’abominio è costituito da un pranzo – l’ultimo, ringraziando il Parnaso tutto – allestito in un postaccio a metà tra una casa del popolo in disarmo e una pizzeria di centesima categoria. Ne veniamo fuori quasi digiuni e maleodoranti. Stendiamo un velo pietoso sull’immangiabile e puzzolente secondo piatto a base di indovinate? cotolette surgelate e nemmeno cotte a dovere!

A casa, a casa! Sul treno del ritorno tre sventurati estranei tentano di non lasciarsi coinvolgere dall’entusiasmo degli alunni di ritornare alle patrie galere. Dopo una serie di telefonate dei ragazzi a casa, sappiamo per filo e per segno il menù del giorno dopo, per fortuna stavolta casalingo e senza cibi surgelati. Tutti i prof  tentano inutilmente di farsi invitare al pranzo domenicale dei ragazzi, ma quelli non vedono l’ora di sbarazzarsi di noi. L’orda dei genitori, non più contenuta dalla tappa ma tosta, si appropria dei propri amati pargoli, alla stazione di Barletta e sciama vociante verso l’uscita. Ci guardiamo un po’ sgomenti per la sensazione di vuoto che si è creata intorno. Per tre giorni ci hanno allietati di vocianti schiamazzi, di strane richieste, di commenti curiosi.. Ma tanto li ritroveremo a scuola lunedì!

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Tutti ad Expo

untitledLa mia è una scuola virtuosa. Noi siamo docenti virtuosi se, al di là dello striminzito stipendio? giusto stipendio? accontentiamoci di quello che passa il convento? insomma sia come sia, lavoriamo e tanto. Faccio un esempio: appena è iniziata la buriana Expo è partito il concorso per le scuole ” Expo per la scuola ” – è stato chiamato così al culmine della creatività linguistica. Noi che abbiamo fatto? Ci siamo iscritti e abbiamo convogliato tutte le nostre energie e quelle dei nostri alunni alla bisogna. In fondo l’Expo sull’alimentazione da noi ha sfondato una porta aperta: sono anni che le Matematica vanno predicando di piramidi alimentari, di educazione alimentare, di educazione ambientale e via mangiucchiando. Inviati i lavori – vi risparmio il racconto delle cose e dei fatti relativi all’invio degli elaborati – non ne abbiamo saputo più nulla, quando un paio di settimane fa Italiano mi dice: Abbiamo vinto tremila e cinquecento euro per la partecipazione all’Expo! Se solo avessi avuto lungimiranza e una sfera di cristallo dove leggere il futuro gli avrei risposto: Embe’? con la convinta sufficienza che in occasioni simili ci vuole. Invece che ho fatto? Gli ho fatto un balletto di esultanza e come il cane di Pavlov, sbavante e scodinzolante, gli ho chiesto: Che cosa dobbiamo fare per averli? Eh, proprio così. Ho messo in atto la ” gioiosa macchina da guerra ” di occhettiana memoria. In capo ad un paio di giorni ho telefonato a tutti gli uffici dell’Ufficio Scolastico Regionale, disabitato – in apparenza – peggio di una landa alaskana – negli uffici scolastici hanno due modalità di approccio, la prima ” c’ho da fare e non rispondo al telefono “, la seconda ” sono in pausa caffè, che vuoi dalla vita mia ” e non rispondono mai se non quando, per errore, disturbati da una imbecille che si posiziona in modalità ” mo’ sto qui a chiamarti all’infinito e dovrai rispondermi prima o poi! ” rispondono e pure scocciati. Gli euro erano sì a nostra disposizione ma, indovinate un po’ a cosa dovevano servire? Ad andare all’Expo con gli alunni e i connessi  – l’iniziativa si chiama al colmo dell’inventiva ” Tutti ad Expo “! Insomma per farvela breve in due settimane ho organizzato la partenza per Milano – stasera partiamo in treno, domani visitiamo l’Expo e in serata ripartiamo per casa… lo so siamo folli! Cosa mi è rimasta di questa esperienza non ancora conclusa? In due settimane ho conosciuto telefonicamente il signor Trenitalia. Ho dato vita ad una liaison con lo stesso, fatta di conversazioni mattutine e pomeridiane – oggi, il primo giorno senza la sua voce, mi pare pure strano! Il signor Trenitalia ha difficoltà con le addizioni – sto pensando ad uno stage di recupero e sostegno in matematica, tanto qual è la differenza tra un ragazzino di 12 anni e un impiegato dell’ufficio gruppi di Trenitalia? poiché ho stentato moltissimo a fargli capire quanti ragazzi sarebbero partiti e quanti i docenti. Come se non bastasse, di tanto in tanto, mi sono arrivati ragazzi in lacrime  che hanno rinunciato al viaggio – ecco il vero motivo delle mille telefonate a Trenitalia! Inoltre ho perfezionato le mie competenze specifiche come collaboratrice scolastica – so fare certe fotocopie che manco il miglior copista di tutta la Puglia!  come applicata di segreteria so gestire il protocollo, scrivo a destra e a manca, ho contatti con le agenzie di viaggi, parlo con i genitori in ansia, do da mangiare agli affamati, do da bere agli assetati,  vesto gli ignudi, alloggio i pellegrini. La buona scuola? Oui, c’est moi, con la buona pace della ministra Giannini.

Tragicomica in quattro atti/ due

Atto secondo: Sveglia! La ritardataria cronica: < Professore’, manco quando devo venire a scuola mi sveglio così presto! > E dire che non ce ne eravamo mai accorti! Il mio ragazzo è bravissimo: non vede l’ora di andare alle Cinque Terre e non vede proprio i genitori, attaccato com’è alla mano della sua amica del cuore e dell’altro compagno. I tre supereroi del viaggio! Rientriamo in autobus diretti a La Spezia. Tento una conversazione di circostanza con l’Impalato. L’unica cosa che mi sento dire è: < Professore’ ce l’ha il mio numero di telefono? > Sembrerebbe la concretizzazione repentina di una simpatia che nasce, ma l’Impalato vuole solo accertarsi che lo possa richiamare al rientro, perchè è notorio che gli autobus delle gite difficilmente trovano parcheggio sotto casa degli spezzini. E anche perchè l’Impalato non è il mio tipo!

Professore’, la guida che fa? < Ci guiderà alle Cinque Terre, genio! > Domanda retorica del solito scienziato del gruppo. Silvia, la nostra guida, arriva puntuale all’appuntamento. Il biglietto cumulativo è già stato fatto, Ultime raccomandazioni: < Stiamo sempre tutti insieme! > Ma il treno regionale che va da La Spezia alle Cinque Terre è stracolmo di tedeschi, austriaci, americani, scolaresche locali e noi! I fanciulli si ” spalmano ” in vari scompartimenti. Neanche il tempo di salire che si scende a Rio Maggiore. Contiamo per l’ennesima volta i pulzelli. L’operazione della ” conta ” è l’alternativa all’appello. Si perde meno tempo anche se il risultato è lo stesso: non stanno fermi neanche se li minacci di morte! < Ascoltate Silvia! Non vi distraete! Non sparpagliatevi! Smettetela di mangiare! Raccogliete le cartacce! Stiamo insieme! Seguiamo la guida! > L’unico appiccicato a Silvia è A. con la compagna. 

la guida, guida!

Tunnel. Le Cinque Terre sono costituite da montagne a loro tempo sforacchiate per farci passare il trenino regionale. Ci sono più gallerie lì che in una miniera del Galles! Gallerie a due piani per sfoltire ogni genere di traffico, ferroviario e pedonale. Però se avete in mente di andare in visita di piacere lì, fate tre cose fondamentali: consultate uno psicologo, fatevi un’assicurazione sulla vita e allenatevi in palestra. Perchè? Provate ad attraversare un tunnel a piedi se soffrite di claustrofobia. Religiosa si blocca. Le chiediamo io ed Italiano 2 che cosa succede. Lei a testa bassa, senza guardare l’infinito e oltre del buco, dichiara: < Non si vede la luce, non si esce. Non voglio venire! > La prendiamo sottobraccio e chiedendole di non guardare avanti la portiamo di corsa fuori, all’aria. Ecche è! Stessa galleria, al ritorno per riprendere il treno, A. che mi tiene la mano e tiene la mano alla compagna, inizia una piccola corsa che diventa sempre più veloce. Corriamo in tre occupando quasi tutta la galleria. Scanso altri pedoni, annunciando la cordata con la voce. Una cicciona non si scansa. Per non travolgerla perdo l’equilibrio e mi ritrovo pari pari per terra, non so come, sul di dietro. Per fortuna i danni sono relativi. Per fortuna i ragazzi sono come al solito distanti – alla faccia dello ” stiamo tutti uniti “. Ho rischiato seriamente di diventare l’attrazione di Facebook, per i prossimi dieci anni, sotto la voce ” Prof di sostegno in caduta libera! “

i tunnel, a volte, vedono la luce!

Quanto ci piace chiacchierare! Sul treno per Monterosso ci abbordano, me e Religiosa,  quattro cummenda lumbard in pensione. Con gentilezza rispondo alle domande dei due che mi sono seduti accanto. Li incontreremo ancora al rientro. Mi chiedo se sono così messa male. Essere abbordata da due ultrasessantenni non mi era mai capitato! Un bel ragazzo no, eh?

da Rio Maggiore verso Manarola lungo la via dell'Amore

Barbra Streisand! Tutututututututututu, Barbra Streisand! E’ l’allegra canzoncina, piena di contenuti pregnanti che i ragazzi ci impongono come colonna sonora per il digestivo. Abbiamo chiesto e ottenuto dai gestori dell’albergo di utilizzare il gazebo dove ceniamo per far ballare i ragazzi accompagnati da Religiosa in vena di follie, per lo scampato pericolo nella galleria. Una parte di quelli di Frosinone si unisce al gruppo dei nostri per ballare. Guadagno la strada della mia stanza per indolenzimento al basso dietro. 

Fraternité, liberté, alé! Si fraternizza alle gite, eccome! Fin troppo e poiché vige un regime di quasi liberté – almeno dai genitori – due grulle fraternité fin troppo con i sempre quelli di Frosinone. Italiano 2, che vigila, sventa qualsiasi manovra eversiva. Ma quanti occhi dobbiamo avere, seimila? A Dio piacendo si va a dormire. Domani è un altro giorno!

Per la cronaca. Non c’entra nulla con il viaggio, ma c’entra con questo blog. Questo è il mio millesimo post. Neanche a farlo apposta sono sei anni compiuti che mi sopportate! E, udite udite, il Papero ha compiuto qualche anno in più di sei. Ma vogliamo paragonare un Papero ad un blog? Tsè! E, nella prossima puntata, vi racconterò di come il suddetto sia capace di grandi sorprese. ( continua… )

Tragicomica in quattro atti

Prologo. Molte volte mi sono chiesta cos’è che induce i docenti ad accompagnare in gita, ops! viaggio di istruzione, i discenti. Dabbenaggine? Vocazione al masochismo? Niente di tutto questo – o meglio anche questo – ma semplice e pura scordanza.  Una, con il passare di un anno scolastico, scorda, dimentica quello che l’anno precedente era successo e quello che s’era ripromessa: Alle gite scolastiche, mai più!   Invece… 

Atto Primo: Con te partirò! Partiamo in orario, lunedì, con un autista che sicuramente, come prima colazione, ha ingoiato un palo!  I ragazzi a quell”ora sono già presi dall’aggiglio ormon-gitesco più sfrenato. E che ci sarà da fare, per noi docenti accompagnatori, se non dare regole regolarmente disattese? Non mangiate, non sedetevi scomposti, giù i piedi dai sedili, dall’unico tavolino, dalle tremila compagne in mucchio compatto – perchè sono sempre ammucchiate ‘ste ragazze? – non spendete subito tutti i soldi che avete a disposizione negli autogrill. Dopo circa un’ora di viaggio – un’ora!!!!  -< Professore’ devo fare pipì! > ” Devo fare pipì ” diventa il refrain del viaggio di andata. E lì ci rendiamo conto, Italiano 1, Italiano 2, Religiosa ed io, che i comportamenti scolastici vengono esportati in viaggio pari pari. Quante volte ci chiedono di andare in bagno a scuola? Tante volte ci chiedono di andare in bagno quando siamo in autobus! Con la variante che andare in bagno quando sei in viaggio dà luogo alla seguente scenetta: < Scusi – all’autista – c’è una ragazza che ha bisogno… > L’autista < Professore’ e mo’ ci siamo fermati! > Ci fermiamo. < Ragazzi dieci minuti di sosta! > I dieci minuti sono spesi a vagare senza soluzione di continuità nell’autogrill – ma li fanno apposta con il percorso” ti induco in tentazione “?!? sì, è così! – dimentichi dell’input iniziale, prontamente spendono, comprando patatine e consumandole- alle sette del mattino, bleah! – ricordini e bric-a-brac, dimenticandosi di andare in bagno! Si riprende a fatica la strada.

prima sosta in autogrill, scritta di benvenuto

Un ospite inatteso. Urlo tarzanesco. Otto occhi – due per prof – fanno capolino dai primi posti < Che succede? > < Professore’, un’ape! > Ammazzare un’ape a causa di una ragazzina ai limiti dell’impossibile, mi sembra uno sciupio inutile! La tentazione di ammazzare la ragazzina è tanta, ma… ammazzo l’ape! Amen.

Il Perugino?!? Città della Pieve ci accoglie con un gruppo compatto di ragazzi che stanno uscendo da scuola.< Vuoi vedere che ce ne portiamo qualcuno a Cinquale con i nostri? > dice Italiano 1. Ci scommettiamo il caffè. Non vince nessuno perchè quelli ci guardano curiosi e poi prendono a loro volta l’autobus che li porterà a casa. La gradinata del Duomo accoglie gli stanchi – di già?!? – che manducano le abbondanti libagioni materne! Entriamo per ammirare il Battesimo di Gesù di Pietro Vannucci detto il Perugino. Sollecitati alla visita, i pulzelli si negano alla cultura. Ma va’!?! Loro mangiano – sennò che ci siamo fermati a fare, visto che non devono fare la pipì? Intanto al gruppo s’è unito A., il mio alunno, con i suoi genitori al seguito in macchina. Si riprende la strada per l’albergo. L’orda attacca l’altro refrain ” Dove siamo? Quanto ci vuole per arrivare? ” Il mangiatore di pali è torvo. Lui vuole guidare e non ascoltare lagne!

Pietro Vannucci detto il Perugino

Terra, terra! Il Park Hotel ha un parco, è vero, ma definirlo un hotel mi sembra prendere a schiaffi la lingua inglese. Mai è stato fatto un uso così improprio del termine! Ma tant’è, faremo finta di stare in campeggio. Ci vengono comunicati i numeri dei letti per camera al momento. 12 ore di viaggio sono nulla di fronte alle richieste delle cretine: < Professore’, possiamo dormire in cinque? > in camere da quattro, dove è stato già stipato lo stipabile. Malumori loro, arrabbiature nostre. 1 a 0, vinciamo noi a tavolino! Neanche se le camere fossero allocate nel castello di Versailles, disposte così come sono per sezioni, faccia a fronte!

La cena è servita. Un gazebo plastificato, riscaldato da puzzolentissimi ” funghi ” a gas, è la location della cena! Sembra di essere i parenti poveri di Cenerentola. Condividiamo la ” lauta ” pasta al sugo e carne e patatine con una scolaresca di scuola superiore di Frosinone.

Parentesi. Faccio un appello agli albergatori e ristoratori italiani: vi prego, abolite dai vostri menù scolastici la pasta al sugo! Potrà piacere al momento, il primo giorno, a cena, ma non il secondo , il terzo e il quarto per due volte al giorno. Non si fa così alle persone! Diventa una punizione. E’ come quando vai dal medico e quello: Si prescrive: Pasta col sugo – 2 volte pro die fino alla nausea. Una medicina!

Digestivo. La parte bella per gli aggigliati arriva subito dopo cena: < Professore’ stiamo insieme fino alle undici nella stanza di un gruppo > Non fai in tempo a girare gli occhi che le doghe di un letto vissute nella loro giusta sede da tempo immemore, si ritrovano per terra. Sono collassate da sole, le doghe, per la paura, perchè l’orda interrogata a proposito si dichiara priva di responsabilità. < Non siamo stati noi, le abbiamo trovate così! > Come asserire che la Terra è piatta! Le undici passano, mezzanotte pure. Si tenta la carta del buonismo con le preghiere, poi arriviamo alle minacce. Anche gli Unni qualche volta vanno a dormire e i loro docenti pure. ( continua )