Viene gennaio silenzioso e lieve…

Le premesse ci sono tutte per essere gennaio: tira vento oggi, vento di maestrale che spazza ogni cosa e porta il gelo. Sembra essere in contraddizione con il “ silenzioso e lieve “ del titolo preso in prestito, ma nel mio cuore gennaio è, e torna ad essere ogni anno così come deve, silenzioso e lieve. Così silenziosa sono stata da troppo tempo, torno lieve a parlare. E il vento complice smuove e porta via i residui di un quotidiano che, molto spesso, poco dice se non a se stessi. Buon gennaio a tutti, dunque, a tra poco.

Ferito a morte

ferito a morteMolte volte mi sono chiesta per quale ragione gli scrittori del Novecento italiano più capaci non sono riusciti ad avere quella risonanza, la fama, anche in patria, che meriterebbero. Non mi riferisco allo ” zoccolo duro ” della letteratura, Quasimodo, Montale e Ungaretti – la ” trimurti ” come li avevo battezzati ai tempi di scuola – che dopotutto, da poeti, sono riusciti a conquistare le antologie scolastiche e, forse, anche l’interesse dei lettori. Penso piuttosto a scrittori di prosa come Pratolini, Vitaliano Brancati, Raffaele La Capria, tanto per dire qualche nome – Calvino e Moravia mi sembra abbiano avuto vicende diverse e sono riusciti ad essere riconosciuti a livello più ampio e più ” popolare “. Il ” limite ” di un La Capria, ad esempio- se di limite si può parlare – è dato da una scrittura ” provinciale” che fa riferimento a fatti, cose e persone limitate a luoghi e situazioni ben definite.  Ma provate a leggere  Ferito a morte, il bellissimo romanzo, scritto e riscritto più volte da quel Dudù, che rimane il cantore più alto di un sentimento di napoletaneità, sentimento unico e ascrivibile ad una terra e ad un popolo e che allo stesso tempo sconfina in un sentimento più ampio, riconoscibile in ognuno di noi, quello che tocca la sfera delle emozioni e dell’introspezione. Il protagonista del libro, La Capria stesso, attraverso il flusso di coscienza – tecnica letteraria praticata da scrittori più noti universalmente, come Virginia Woolf – porta chi legge ad un coinvolgimento emotivo unico, le parole sono colore e pensiero, compongono un percorso mai lineare fatto di anfratti e nicchie, come sempre è il pensiero che vaga libero nella mente di chi è capace di pensare. Si fa fatica, all’inizio, a capire. La linea del tempo viene portata avanti e indietro continuamente – non si fa così quando si ricorda? – ma a partire da subito si viene abbacinati dai colori e dalla luce, dalle voci che Massimo De Luca ascolta in una giornata qualunque, dalla descrizione di una bella giornata. Al termine del libro viene voglia di rileggerlo subito perché il timore di aver perso qualcosa, di aver perso di vista coloro che hanno composto per una manciata di giorni – il tempo che ci vuole per leggere il romanzo, ma anche meno – un mondo fittizio e reale è un timore tangibile. Ci si distacca malvolentieri da Ferito a morte. Così poi viene da chiedersi come mai La Capria, a novantasei anni, sia conosciuto ai meno. Forse perché uno che ha scritto “La vita è ciò che ci accade mentre ci occupiamo d’altro ” non può ambire a molto credito, capaci di credere come crediamo che la vita è qui e adesso, fatta di banale concretezza, occupati come sempre a vivere altro, senza considerare quello che ci accade e senza volerne la consapevolezza.

S’i fossi foco…

Cecco Angiolieri dissacrando il mondo che lo circondava aveva introdotto il seme del rimuginare a vuoto – altrimenti detto caxxeggio – quando ogni pensiero trova una sua ragione d’essere nell’ipotetico: se fossi. Ora, non è che mi sia messa a fare uno studio comparato sulla poesia goliardica toscana, bensì ho appena terminato la lettura dell’ultimo post dell’ effervescente camionista Farnocchia, che ispirata a sua volta da un contest culinario di Jul, ha immaginato un ipotetico scenario in cui ha trasformato se stessa in un piatto di agnolotti, un libro, una trasmissione televisiva e via elencando. La Quaresima porta a pensieri dimessi, ma il pensare lieve non porta danni. Sicchè:

Se fossi una scrittrice sarei Virginia Wooof. Strano vero? La Woolf è stata la prima lettura importante dopo Cesare Pavese e la Fallaci. Di Virginia conosco praticamente ogni opera e apprezzo ogni suo scritto. Accetterei anche le tasche piene di sassi. 

Se fossi un albero sarei un arancio. Illuminata dal colore dei frutti tra il verde ceroso delle foglie. In certi periodi dell’anno sarei vestita a festa con frutti e fiori profumati nell’aria dolce della primavera. 

Se fossi una cantante sarei Joan Baez. Per la sua grazia come persona a settant’anni. Per la grazia della sua voce, ancora, a settant’anni. Per le battaglie a favore dei diritti civili, per la sua vita piena di ricordi e di persone. 

Se fossi un libro sarei Foglie d’erba di Walt Withman, per la grande emozione che mi dà leggerne ogni sua pagina, ogni sua poesia.  Perchè contiene il mio epitaffio. 

Se fossi una canzone sarei innumerevoli canzoni, una fra tante Hey Jude dei Beatles. Quando Paul dà l’attacco con la voce e le note piene del pianoforte mi parte regolarmente il brivido lungo la schiena. E il coretto finale, dove lo mettiamo?

Se fossi una tamburellista rock sarei  Red Headed Woman/Patti Scialfa. Non so se lo faccia ancora, ma all’epoca il suo bel Springsteen non lo mollava neppure un minuto!

Se fossi un abito sarei un saree indiano. Vestirsi con una lunga striscia di seta colorata richiede abilità e grazia, tutto quello che le donne indiane possiedono naturalmente. E io, forse, no. 

Se fossi un dolce sarei un millefoglie. Non troppo zuccherino, con la sfoglia croccante cosparsa di zucchero a velo vanigliato. 

Se fossi un film sarei Via col vento. Per tutte le volte che l’ho visto, per le innumerevoli battute che conosco a memoria, per quella perla: Dopotutto domani è un altro giorno!

Se fossi una insegnante sarei quella di sostegno. Quella che sono nella realtà, perchè stare con i ragazzi mi piace e spesso il piacere è reciproco.

Se fossi un politico sarei Antonio Gramsci, compresa la prigione. 

Se fossi un quadro sarei l’Autoritratto con la pelliccia di Albrecht Durer, per la bellezza assoluta del ritratto, per quegli occhi febbrili, i capelli fluenti, la bocca carnosa e silente.

E voi, se foste…