Ciò che non va detto

In un tempo così, pieno di parole scritte ed opinioni espresse con virulenta arroganza, urlate dagli scranni della politica, sbattute in faccia dagli occhielli dei socialcosi – opinioni espresse senza giudizio, sempre, per il puro gusto di dire la prima corbelleria che ti passa per la testa – in un tempo così viene semplice chiudere la bocca e tacere. E se queste pagine sono state aperte in tempi lontani per riportare impressioni, quasi sempre, giudizi, spesso, ora riposano in un limbo di insofferenza per la scrittura di quella minuteria di cui si compone il vissuto banale di ogni giorno. Sarebbero necessari altri tempi e tempi forti per ricominciare a pensare e a scrivere. Intanto il tramonto rasserena l’umore e gli animi, con buoni colori e buona musica…

Sulla strada

buganvilleaG. mi manda un messaggio: Vieni a prendermi, per favore. Ho urgenza di andare a fare un colloquio di lavoro. Così mi metto in macchina in questo pomeriggio da primavera di fragole. L’abitacolo è isolato dalla strada dai finestrini chiusi. Ascolto la radio, in sordina, sembra riempire di canzonette ogni spazio a disposizione.  Ad un tratto sento pressante l’insofferenza all’atmosfera ovattata dell’abitacolo. E’ come essere in una foto fuori fuoco, mi manca la percezione del reale.  E’ un breve viaggio a ridosso del verde argenteo degli ulivi, ma  lo vivo come un sogno, il racconto onirico di un pensiero. Abbasso di uno spiraglio il finestrino, per fare entrare la realtà. Il rumore frusciante delle auto che mi sorpassano – una striscia sonora che da stretta, lontana, diventa più larga mentre attraversa il mio campo visivo, per ridiventare ancora sottile fino a sparire del tutto – mi riporta nel posto in cui sono. Ad un tratto un piccolo fuoco di colore, una buganvillea,  attraversa l’argento della campagna e si fa strada nella memoria degli occhi, sulla strada.

Basilicata coast to coast, ovvero viaggio nel Regno di Napoli a dorso di due auto per sopraggiunta iella…

Eppure non lo sapevano in molti! Memori dei precedenti trascorsi c’eravamo guardati bene da divulgare la notizia ai venti! Si va a Palinuro, ma non si dice in giro, va’ a vedere che succede qualcosa di brutto. Difatti succede che S. venerdì mattina, è in preda al capogiro, di mettersi in macchina non se ne parla proprio. Sosta al pronto soccorso per le flebo del caso… se non è iella questa! Per abbattere l’ansia che era venuta a M. e S. propongo una sortita a due, io e coniuge, con la nostra auto e loro sarebbero venuti in seguito, se ci fossero stati miglioramenti. Sicchè partiamo a tarda ora, con il caldo. Mò, vi sembra una bazzecola andare a Palinuro da Trani? Sempre Meridione è, dite voi. ‘Na parola, dico io. Per arrivare nell’estesissima provincia di Salerno a confine con la Basilicata bisogna attraversare in orizzontale l’Italia meridionale. Direzione Altamura, Matera, Potenza, poi giù verso la Calabria, fino ad inoltrarsi nella remota zona che si protende nel mar Tirreno all’altezza di Sapri. Avremmo fatto meglio ad imbarcarci da Taranto, circumnavigare la Magna Grecia come i Greci, appunto, e finire lì dove spigolava la spigolatrice dei più famosi versi risorgimentali! 😀 L’Italia è un paese dal multiforme paesaggio: le Dolomiti le trovi nel Trentino Alto Adige, ma anche in Basilicata, più basse, meno rocciose, verdi nonostante il caldo. 

Arrivati cotti come gamberi a Palinuro chiediamo con insistenza: Ma il mare dov’è? – non fosse altro, fino a quel momento tutto abbiamo visto meno che il mare! Il mare è di là, dice C. cortesissimo gestore dell’albergo dove abbiamo prenotato. Di là vuol dire oltre la strada per una discesa che diventa salita quando rientri accaldata dopo aver stagionato al sole della Campania. Be’ questa Palinuro tanto declamata si rivela una specie di flop: se vi dovesse capitare, evitate la zone delle ” Saline “. Le antiche colate laviche hanno formato nell’acqua una discesa accidentata da una moltitudine di rocce ricoperte di alghe scivolose. Per metri e metri rischi di ammaccarti le ossa per una nuotata che tale non è. E’ vero, la spiaggia è di sabbia grossolana, ma gli spigoli marini sono in agguato. Anche il tramonto è quasi pronto, ma vado via prima e mi perdo l’occasione di vedere per la prima volta il sole che cala sul ciglio dell’acqua, sob! 😦 ( Il sole sorge sul mare da me e se ne va a nanna da quell’altra parte! ) Ah, dimenticavo, sono dette saline poiché le sempre colate laviche all’esterno sono rimaste tutte spunterozzi con relativi fossi e buche, nelle quali l’acqua del mare evaporando lascia tracce di sale – insomma saline, si fa per dire! Il paese è composto da due strade, una più su e l’altra più giù! Da una parte solo pedoni che trasumano per ammirare i soliti bric-à-brac di pessimo gusto, più giù un carosello di auto, auto, auto a tutte le ore del giorno e della notte – ma dove andranno, boh?  

La mattina dopo, nell’attesa che arrivino M. e S. si va a Pisciotta, paese arroccato modello presepe, famoso per le olive pisciottane e per un olio che non abbiamo comprato – ci arrangiamo anche noi, con l’olio pugliese! 😀

Gli ulivi di Pisciotta sono l’equivalente di una cattedrale, maestosi e antichi. Bellissimi! 😀 Il fortuito e fortunato incontro con un professore universitario, che ha insegnato a Bari per lunghi anni – come è piccolo il mondo! – ci ha dato la possibilità di visitare un antico frantoio sistemato nella cantina di casa sua. 

Ieri, con le previsioni che non ci avevano dato speranza – pioggia e maltempo – non paghi del tour iniziale, siamo saliti verso Paestum, dove non ero mai stata. Non fatevela mancare, prendete appunti e visitatela. E’ un sito archeologico meraviglioso e il museo vi strabilierà!

Per non farci mancare proprio niente, siamo saliti verso Salerno costeggiando il mare. Oltre gli innumerevoli ” lidi ” e sale ricevimenti sponsorizzati sicuramente dalla camorra – strutture faraoniche in un contesto davvero squallido! – abbiamo visto sporcizia infinita – lo ” sceriffo ” sindaco di Salerno salvaguardia solo la città con una raccolta differenziata da fare invidia ad una città del nord, così dice, e il resto? Lasciati alla mercè del caldo cumuli di sacchetti con immondizia non differenziata si contendevano il posto con ” signorine ” al lavoro, in pieno giorno, anche loro non differenziate dal circostante tristissimo paesaggio! A Salerno abbiamo pranzato e festeggiato M. che ha compiuto gli anni! – auguri ancora, cocca! 😀 Dopo una visita patita, per la pioggia, e brevissima al Duomo e Via Mercanti, siamo rientrati a casa, salendo verso Napoli – essì quell’impiastro di navigatore di S. ci ha dirottati lì, invece che farci ” tagliare ” per l’interno verso Avellino. Vatti a fidare dei satelliti! Abbiamo fatto così un altro percorso non previsto, un viaggio nel viaggio. La prossima volta mi porto da casa una vecchia cartina stradale! 👿

Flussi

Pensavo ieri, viaggiando, che la strada con il suo flusso di auto dirette in direzioni parallelamente opposte, è come una facile metafora; rappresenta, nell’immagine vivida che offre, di suoni e rumori e odori, il flusso di pensieri che appartengono al viaggio, all’allontanamento. Non guidavo, no, avevo il piacere di essere svagata. Così i pensieri in flusso continuo sono andati e tornati. A volte un semaforo mentale ha interroto lo scorrere e ha preso piega l’idea, il pensiero concreto. Un piccolo incidente, un lieve tamponamento ha obbligato al nodo più ingarbugliato, all’avvicendarsi di quelle preoccupazioni pensate, così simili ai pensieri di ognuno – non che abbia mai avuto la velleità di pensare dei pensieri speciali!  Così si è concretizzata la paura dell’immateriale, il pensiero è andato al terremoto, alle persone prive di ogni cosa, soprattutto di certezze. E nell’andare sulla strada, su quella strada. ho pensato all’amica che quella strada la percorre ogni giorno, l’ho immaginata, a volte di buon umore, altre volte stanca, pensante anche lei, con un flusso che corre in avanti, senza fermarsi – il rientro a casa, la cena, l’anticipo del domani, senza nemmeno aver finito l’oggi! Flussi immateriali di pensieri e concreti di auto, insieme, sulla strada.

La miseria non si coniuga mai con il sapere

Leggevo dall’amico Du hängst un bel post sul suo ultimo viaggio in Birmania. Una delle sue mete è stata Mingun sede di pagode. In una di queste alloggia una campana, probabilmente la più grande del mondo – secondo la popolazione locale. A parte il resoconto, sempre piacevole e le belle foto, mi ha colpito moltissimo una frase che Du’ ha scritto e che riporto:

I bambini come al solito intorno a vari luoghi turistici cercano sempre di venderti qualche cosa, lo fanno sempre con estrema simpatia e non sono mai invadenti e troppo fastidiosi.
Comprare o meno, è una scelta personale, se si compra c’è il rischio che i genitori vedendo che guadagnano molto non li mandino più a scuola….

Non ho potuto che pensare a mia madre bambina. In una Calabria di ottanta anni fa, mia madre aveva appena cominciato ad andare a scuola. Erano anni durissimi. Mio nonno era in Africa – nell’Africa Orientale Italiana, recitava la piccola quando qualcuno le chiedeva dov’era tata – e mia nonna, con già cinque figli, si arrangiava come poteva. Un giorno arrivò una lettera del nonno – erano analfabeti entrambi, i nonni, e quella lettera era stata scritta con ogni probabilità da un commilitone. Mia nonna disse allora a quella figlia che aveva già all’attivo sei mesi di scuola, e dunque qualcosa avrebbe dovuto sapere già, di leggerla. Lei, felice di essere d’aiuto e di mostrare la sua bravura, lesse, per quello che poteva e sapeva. Mia nonna decretò allora che sapeva fin troppo e così finì la carriera scolastica di mia madre, in prima elementare, dopo solo sei mesi di scuola. Le furono affidate tre caprette che portava a pascolare ed erano la sua disperazione. La miseria abbrutisce la gente, rende maldisposti anche verso quelli che dovremmo amare sopra ogni cosa, e mai, mai si accompagna a quello che è un diritto inalienabile di ognuno di noi e di coloro che verranno dopo, la conoscenza. Mia madre, con una volontà di ferro, ha completato la sua istruzione assorbendo come una spugna tutto quello che le veniva dal mondo. Per quarant’anni ha gestito un negozio e non si è mai arresa davanti a nulla. Ci si riscatta anche così dalla miseria, imparando e lavorando con dignità!