Prometeo liberato

django unchained locandina-anteprima-600x857-847842Dopo aver visto un qualsiasi film d Quentin Tarantino, mi rendo conto che, al di là di ogni possibile lettura superficiale che va a beneficio di una visione splatter, ci sono riferimenti ” colti ” di ogni genere. In Django unchained, visto ieri sera, si assisteva ad un classico western alla Sergio Corbucci, incrociato con Via col vento in superficie, con abbondanti rimandi alla letteratura di genere e alla musica pop americana. La trama è molto semplice con uno schieramento preciso di buoni e cattivi, ma con un dispendio complessivo di uccisioni sanguinolente, così come si conviene per un film di genere western condito in salsa Tarantino.  Un cacciatore di taglie tedesco – un tedesco nel Farwest è davvero curioso! – cerca per essere supportato nel riconoscimento di tre simpaticoni in odore di prossimo funerale, uno schiavo di colore di nome Django – Jamie Lee Foxx. Come nel vecchio film di Corbucci, interpretato da Franco Nero, anche lo schiavo Django ha una moglie da vendicare e il dottor King Schultz, il tedesco dai modi affettati, gliene darà la possibilità nel corso del film. Il dottore è uno che non ama lo schiavismo e in Django trova una persona intelligente, capace di supportarlo nelle scorribande in cerca di fuorilegge, sua unica fonte di guadagni. Con diversi stratagemmi riescono ad introdursi nella proprietà del cattivissimo e ignorante Calvin Candie – un Leonardo Di Caprio fuori personaggio, sadico come solo una persona ignorante può essere – e qui, dopo una serie di odiosi eventi, Django riesce a compiere la sua vendetta. Dal film di Corbucci è stato mutuato il titolo, parte della storia, Franco Nero – imbolsito, ma ancora bello! –  che compare in un cammeo, durante l’incontro con Candie Di Caprio. A ricordare il mito del tedesco eroe Sigfrido, ci pensa il nome di Broomhilda, moglie schiava di Django e la ricerca dello suo sposo, simile a quella del protagonista de L’anello del Nibelungo di wagneriana memoria. A Candieland, nella bianca casa padronale, lo schiavo di casa Stephen – una sorta di maggiordomo plenipotenziario interpretato da Samuel L. Jackson – è una Mamie al maschile, ma feroce e inflessibile come un kapò. Gli aguzzini di cui si circonda Candie, sono dei bifolchi ignoranti che ricordano le strips di Li’l Abner Yokum con contaminazioni da Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola. Non sono riuscita a decifrare, però, la citazione di una foto posta in evidenza con uno strumento ottico da una dei membri della famiglia Yokum – una donna sicuramente, lo si evince dagli occhi, poichè questa compare perennemente agghindata con un fazzoletto che le copre tutto il viso eccetto gli occhi, appunto. Poco prima che Django stermini la sua razza, lei è nei pressi di una finestra mentre guarda attraverso lo strumento una immagine di un tempio di Paestum appena uscita dagli archivi  dei fratelli Alinari. Il finale è chiaramente a lieto fine, ma che Sigfrido e Brunilda possano vivere di lì in poi felici e contenti, negli Stati Uniti pre guerra di Seccessione, è concretamente un sogno. Ah, dimenticavo: sapete chi ha inventato i cappucci bianchi del KKK? Andate a vedere il film e lo scoprirete! 😀

S’i fossi foco…

Cecco Angiolieri dissacrando il mondo che lo circondava aveva introdotto il seme del rimuginare a vuoto – altrimenti detto caxxeggio – quando ogni pensiero trova una sua ragione d’essere nell’ipotetico: se fossi. Ora, non è che mi sia messa a fare uno studio comparato sulla poesia goliardica toscana, bensì ho appena terminato la lettura dell’ultimo post dell’ effervescente camionista Farnocchia, che ispirata a sua volta da un contest culinario di Jul, ha immaginato un ipotetico scenario in cui ha trasformato se stessa in un piatto di agnolotti, un libro, una trasmissione televisiva e via elencando. La Quaresima porta a pensieri dimessi, ma il pensare lieve non porta danni. Sicchè:

Se fossi una scrittrice sarei Virginia Wooof. Strano vero? La Woolf è stata la prima lettura importante dopo Cesare Pavese e la Fallaci. Di Virginia conosco praticamente ogni opera e apprezzo ogni suo scritto. Accetterei anche le tasche piene di sassi. 

Se fossi un albero sarei un arancio. Illuminata dal colore dei frutti tra il verde ceroso delle foglie. In certi periodi dell’anno sarei vestita a festa con frutti e fiori profumati nell’aria dolce della primavera. 

Se fossi una cantante sarei Joan Baez. Per la sua grazia come persona a settant’anni. Per la grazia della sua voce, ancora, a settant’anni. Per le battaglie a favore dei diritti civili, per la sua vita piena di ricordi e di persone. 

Se fossi un libro sarei Foglie d’erba di Walt Withman, per la grande emozione che mi dà leggerne ogni sua pagina, ogni sua poesia.  Perchè contiene il mio epitaffio. 

Se fossi una canzone sarei innumerevoli canzoni, una fra tante Hey Jude dei Beatles. Quando Paul dà l’attacco con la voce e le note piene del pianoforte mi parte regolarmente il brivido lungo la schiena. E il coretto finale, dove lo mettiamo?

Se fossi una tamburellista rock sarei  Red Headed Woman/Patti Scialfa. Non so se lo faccia ancora, ma all’epoca il suo bel Springsteen non lo mollava neppure un minuto!

Se fossi un abito sarei un saree indiano. Vestirsi con una lunga striscia di seta colorata richiede abilità e grazia, tutto quello che le donne indiane possiedono naturalmente. E io, forse, no. 

Se fossi un dolce sarei un millefoglie. Non troppo zuccherino, con la sfoglia croccante cosparsa di zucchero a velo vanigliato. 

Se fossi un film sarei Via col vento. Per tutte le volte che l’ho visto, per le innumerevoli battute che conosco a memoria, per quella perla: Dopotutto domani è un altro giorno!

Se fossi una insegnante sarei quella di sostegno. Quella che sono nella realtà, perchè stare con i ragazzi mi piace e spesso il piacere è reciproco.

Se fossi un politico sarei Antonio Gramsci, compresa la prigione. 

Se fossi un quadro sarei l’Autoritratto con la pelliccia di Albrecht Durer, per la bellezza assoluta del ritratto, per quegli occhi febbrili, i capelli fluenti, la bocca carnosa e silente.

E voi, se foste…