Carta canta – per la neolaureata Giusy

Avevo parlato, nel post precedente, del ventilato depotenziamento della lauree, da parte dell’attuale governo. Non ripeto le mie considerazioni a proposito, ma ne faccio altre. Pochi minuti fa ho terminato di leggere l’ultimo intervento di Osvaldo. La notizia del giorno mette gioia, voglia di condividere con il mondo intero: Giusy Spagnolo si è laureata, la prima laureata in Italia affetta da sindrome di Down. Per lei, sicuramente, la laurea non è un semplice attestato del corso di studi che ha percorso in qualche anno di università, ma costituisce un vero traguardo, una carta piena di valori emozionali, di rivalsa rispetto ad un mondo dove si fatica, e anche parecchio, quando si è Down. Sappiamo bene qual è la considerazione generalmente diffusa che si ha verso le persone disabili, lo sappiamo perchè tutti abbiamo partecipato numerosi alla campagna ” No Gardaland “, lo sappiamo, lo so, perchè ogni giorno vivo la realtà dei miei ragazzi a scuola. La laurea di Giusy è un evento speciale, la dimostrazione che anche depotenziando una laurea non potranno mai cancellare da quel pezzo di carta tutta la storia, tutte le storie, che quel pezzo di carta racconta: la fatica, le umiliazioni, la rabbia e infine la gioia. A Giusy l’augurio più caro, che possa la sua carta cantare sempre la sua determinazione e il suo orgoglio! 😀

Infine la scuola pubblica morì per implosione!

Potrebbe essere l’amara conclusione di una pessima fiaba. Prendete l’ultimo accenno di provvedimento da varare per la scuola, il depotenziamento del titolo di studio. Quale valore didattico puoi suggerire ad un tuo studente quando gli dici: Studia e fallo nel migliore dei modi? Quale la motivaziuone al suo studio? Per incrementare una sua particolare attitudine? Perchè così ha modo di formarsi culturalmente? Perchè studiando otterebbe valutazioni positive che gli permetterebbero di essere ai primi posti di una graduatoria di valutazione per accedere ad un X posto di lavoro? Niente di tutto questo, se passa il depotenziamento. Qualsiasi studente, anche il più pronto e motivato, potrebbe obiettare che la formazione culturale può guadagnarsela in mille modi, anche e soprattutto fuori dalla scuola – dove spesso si studiano, duole dirlo, cose che non hanno senso – che le valutazioni, a cosa mai potrebbero servirgli?, visto che il ” pezzo di carta ” sarebbe a tutti gli effetti davvero un semplice pezzo di carta! Ma se studi alla Luiss e alla Bocconi… e come al solito qui casca l’asino della scuola pubblica. Confindustria, non estranea a suggerire il provvedimento al governo ” amico “, desidera profondamente che nella pubblica amministrazione passino persone formate ad essere ” comandate “, persone dotate di una forte attitudine, non alla cultura, ma all’obbedienza cieca. Insomma un universo orwelliano prossimo venturo. Mala tempora currunt!

AH, AH, AH!