Sul valore legale del titolo di studio

Sul sito del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca è comparso oggi un nuovo banner – come se ce ne fossero pochi! 😀 Viene chiesta l’opininione della base – come ai vecchi tempi… ho il sospetto che ci sia lo zampino di qualche comunista d’antan sotto! 😉 – circa il valore legale del titolo di studio. Non è casuale la consultazione:

L’idea di chiedere un parere direttamente ai cittadini è stata lanciata da Mario Monti il 27 gennaio, al termine del Consiglio dei Ministri. La materia infatti si presta a interpretazioni mutevoli, e gli stessi esponenti dell’esecutivo non sono riusciti a mettersi d’accordo. Mentre lo stesso Monti e Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, avrebbero voluto abolire subito il valore legale del titolo di studio già con l’approvazione del primo pacchetto di liberalizzazioni, le due ministre Elsa Fornero (Lavoro) e Paola Severino (Giustizia) non erano dello stesso avviso.Si tratta di cancellare il peso del voto di laurea nei concorsi pubblici, eliminare la differenza tra laurea breve (3 anni) e laurea magistrale (3 più 2 o ciclo unico del vecchio ordinamento). Ma soprattutto, l’aspetto più controverso riguarda il diverso valore attribuito al “pezzo di carta”, a seconda che sia stato rilasciato da un ateneo piuttosto che da un altro, un sistema utilizzato negli Stati Uniti. Oggi tutte le lauree sono uguali poiché si presume che le università forniscano competenze sovrapponibili e di pari livello. Ma con l’abolizione del valore legale del titolo di studio, un 105 dato da un ateneo prestigioso avrà più peso di un 110 e lode dato da un ateneo di serie b. A monte di una simile riforma, naturalmente, ci dovrebbe essere una classifica certificata, degna di fede, costruita secondo parametri affidabili e obiettivi: è chiaro insomma che tra il dire e il fare ci sono tanti piccoli e grandi interrogativi da risolvere.Le esigenze dichiarate sono due, ugualmente fondamentali: da un lato, garantire l’ingresso nei posti della pubblica amministrazione alle persone più meritevoli e preparate. Salta agli occhi la doppiezza del mercato del lavoro italiano: nei posti pubblici non si entra senza raccomandazione, nelle aziende private non si rimane se non assicurando prestazioni di alto livello. L’altra esigenza, non meno importante, è assicurare il rispetto delle pari opportunità, come recita l’articolo 3 della Costituzione italiana. Il rischio dell’abolizione del valore legale del titolo di studio è appunto quello di tagliare le gambe a chi non ha risorse per frequentare un ateneo prestigioso. Se la tua famiglia non è abbastanza ricca per mandarti in una costosa università privata come la Bocconi (una a caso: quella dove insegna Mario Monti), sei fregato.( Valentina Guido )

 Viene spiegato qui,  il perchè e il percome della consultazione telematica e l’utilizzazione dei dati acquisiti, in seguito.  I risultati saranno utilizzati nell’ovvia forma anonima. Ma perchè nella registrazione, per accedere alla consultazione, bisogna fornire il proprio codice fiscale, la regione di provenienza e la professione? Anonimi? Mica tanto! Consultazione libera? Mica tanto! Per chi avesse interesse a dire la sua può industriarsi fino al 24 aprile 2012.

Infine la scuola pubblica morì per implosione!

Potrebbe essere l’amara conclusione di una pessima fiaba. Prendete l’ultimo accenno di provvedimento da varare per la scuola, il depotenziamento del titolo di studio. Quale valore didattico puoi suggerire ad un tuo studente quando gli dici: Studia e fallo nel migliore dei modi? Quale la motivaziuone al suo studio? Per incrementare una sua particolare attitudine? Perchè così ha modo di formarsi culturalmente? Perchè studiando otterebbe valutazioni positive che gli permetterebbero di essere ai primi posti di una graduatoria di valutazione per accedere ad un X posto di lavoro? Niente di tutto questo, se passa il depotenziamento. Qualsiasi studente, anche il più pronto e motivato, potrebbe obiettare che la formazione culturale può guadagnarsela in mille modi, anche e soprattutto fuori dalla scuola – dove spesso si studiano, duole dirlo, cose che non hanno senso – che le valutazioni, a cosa mai potrebbero servirgli?, visto che il ” pezzo di carta ” sarebbe a tutti gli effetti davvero un semplice pezzo di carta! Ma se studi alla Luiss e alla Bocconi… e come al solito qui casca l’asino della scuola pubblica. Confindustria, non estranea a suggerire il provvedimento al governo ” amico “, desidera profondamente che nella pubblica amministrazione passino persone formate ad essere ” comandate “, persone dotate di una forte attitudine, non alla cultura, ma all’obbedienza cieca. Insomma un universo orwelliano prossimo venturo. Mala tempora currunt!

AH, AH, AH!