Giacche

Portavo allora un eskimo innocente recitava il poeta e, fedele alla linea, portavo anch’io giacche da uomo. Ne avevo una, bellissima, di un tessuto spigato un po’ ruvido, grande abbastanza perché potesse contenere tutta la mia voglia di essere diversa, controcorrente. Le maniche un po’ lunghe a coprire, in parte, mani sempre diacce, bavero alzato per proteggermi da temperature non ancora primaverili, andavo così impavida, convita che una sola giacca potesse fare la differenza. Ma l’oggetto dei miei sogni, la Giacca con la maiuscola, era quella che a volte mi capitava di vedere sulle copertine dei vinili, indossata dai miei eroi cantautori. Era di pelle scamosciata, del colore caldo della terra argillosa, la portava un giovanissimo Dylan, in una New York innevata, con a fianco Suze, fidanzata inconsapevole, quanto può esserlo una ragazza al cospetto del mito non ancora rivelato. La intuivi fredda, la giacca, in tanto freddo; inadatta all’inverno della costa orientale, ma bella quanto quei due abbracciati per strada. Non ho mai avuto una giacca di pelle scamosciata, forse perché ho smesso di essere una ragazza per età anagrafica, forse.