Acronimi immortali

La pessima abitudine ad utilizzare acronimi per dichiarare il proprio affetto è una prassi usuale e consolidata: fa specie negli adulti, ma è spesso sopportata quando si tratta di ragazzi – e poi dice che sono in aumento i casi di dislessia… questa è un’altra storia e ve la racconto in un altro momento. Allora dicevo, gli acronimi. Stamani, considerata la disponibilità di tempo, ho deciso di andare al cimitero per evitare la ressa di domattina. Fatte le soste solite, quelle che erano un’abitudine quando al cimitero ci andavo con mia madre – è un modo per sentirmi ancora con lei, per rispettare la sua idea che la portava a volerci con sé, piccoli, in quel luogo ritenuto dai più triste e pieno di melanconia: < I morti vanno rispettati, ne va coltivata la memoria > diceva. Poco prima di andar via mi sono recata nel campo, in fondo al cimitero, che un tempo era terra sconsacrata, il luogo dove venivano sepolti i bambini non battezzati. Fu posta lì la mia sorellina, nata morta, primogenita, la figlia sempre ricordata da mamma. Di lei non rimane più nulla se non il ricordo condiviso e poiché lei portava dei fiori per ricordare quell’esordio doloroso, per ricordare se stessa diciannovenne impaurita e traumatizzata da una tragedia, anch’io porto dei fiori ad una terra spoglia e all’acronimo sul muro che recita” R.C. ” . Quella è l’idea della mia inesistente sorella, la memoria scavata in quel muro di tufo da mia madre, un giorno che la scritta precedente era quasi scomparsa. Un acronimo che un adulto ha utilizzato, perché ci si possa ricordare di chi c’era; una dichiarazione d’amore che sa di immortalità. 

Tedeschìa

Penso ci fosse un malcelato disprezzo per il popolo del Nord, nella parola che mia zia A. – sorella della nonna – usava per dire Germania. Lei diceva Tedeschìa, per raccontare di uno o di famiglie emigrate da una Calabria poverissima del dopoguerra in Deutschland. I Tedeschi erano per lei quelli che, alleati dei fascisti, durante la seconda guerra mondiale avevano ucciso, rubato, stuprato – nè più e nè meno di ciò che solitamente fanno la maggior parte dei soldati durante una qualsivoglia guerra. Ma i Tedeschi avevano continuato ad avere, nel suo immaginario, una figura non più perdonabile, non più accettabile. Sicchè mi viene da pensare che zia A. dall’alto del suo calabresissimo cielo oggi, durante la partita di calcio Grecia vs Germania degli Europei,  non potrà che parteggiare per la Grecia, paese ” povero ” ora più che mai e a sud, terra di emigranti per scelta forzata e terra di transito di sventurati che, come nella misera Calabria del dopoguerra, cercano un sistema di vita accettabile in quel nord che si chiama Tedeschìa. Questa partita di calcio si prefigura come una rivincita su quelli che tengono in mano i cordoni della borsa. Per quanto non mi interessino le partite di calcio non posso che tifare,  come la zia buonanima, per la Grecia! 😀  Ελλάδα δύναμη ( spero sia tradotto correttamente ! 🙂 )