O Valentino!

snoopy2Stamattina D. – il mio alunno ” cuccioloso ”  – dopo aver seguito pazientemente la lezione di geometria con i suoi ciarlieri compagni, ha cominciato a trafficare con carta e forbici. L’ho lasciato fare e, dopo un po,’ mi ha guardato sgomento e mi ha detto: E’ venuto una schifezza, mi aiuti? Si riferiva, naturalmente, al biglietto per San Valentino che aveva pensato da regalare  alla sua bella. Così per fare in fretta siamo andati a stampare una immagine al computer, in laboratorio, per colorarla in seguito. Scelta quella che più gli piaceva gli ho chiesto quante copie dovevamo stamparne. Quattro! la risposta. Quattro?!? Hai quattro fidanzate? gli ho detto. Tre per le mie sorelle e uno per R. la risposta. R. è la sua fidanzata alla quale dedica, sul diario di scuola, frasi conturbanti e osé. L’unico problema è che R. probabilmente, non sa neppure di questo amore così spontaneo, perché R. è una giovane signora sposatissima. Ma D. non è per niente geloso, meno che mai oggi che è san Valentino!  😀  Ah l’amor…

Disabilità: quanta ” sana ” ignoranza!

KeithHaring1Tecnologia stamattina ha disposto che i ragazzi dovessero disegnare, su cartoncini bianchi, una serie di figure geometriche solide in piano, per poterle costruire in seguito a disegno ultimato. Sicché sotto lo sguardo vigile di D. il mio alunno Down, ho iniziato a disegnare poiché la sua capacità nell’organizzare gli spazi e nell’esecuzione di schemi complessi è veramente molto limitata – a dire il vero non ci riuscivano neppure i compagni, nonostante le più volte esplicative spiegazioni del titolare della materia! Mentre terminavo i disegni sentivo N. borbottare con il suo compagno di banco: Non vale però, il disegno lo sta facendo tutto la prof! – detto con una molta punta di invidia. Risposta del compagno: Ma la prof lo sta facendo perché D. non ci riesce… è disabile! Al che N. indignata e meravigliata ha controbattuto: No, D. non è disabile, non sta sulla sedia a rotelle! A quel punto m’è sembrato conveniente intervenire a proposito. Le ho spiegato, ho spiegato ad entrambi, che tutti siamo  persone con diverse abilità, quello che io sono in grado di fare bene, potrebbe essere un problema per un’altra persona. L’ho invitata a riflettere su questo, poiché N. ha più volte usato il termine handicappato come un’arma impropria e da offesa. Ho aggiunto che un disabile non è solo una persona a cui manca l’uso degli arti inferiori o una persona Down, ma che di fatto siamo tutti portatori di abilità diverse. N. non è una ragazza stupida e s’è scusata per i suoi precedenti. Mi auguro che non abbia più voglia di offendere gli altri con parole di cui non conosce bene il senso, potrebbe finire per offendere se stessa. A sua discolpa posso solo asserire che il comportamento nei confronti di D. di invidia, probabilmente – lui ha la prof di sostegno che gli fa le cose e lo aiuta quando ha difficoltà! – è frutto di ignoranza sociale e famigliare. Quello che mi dispiace profondamente del gruppo classe – di questo gruppo classe –  è la cieca accettazione del compagno, l’ignorarlo spesso, senza che venga mai in mente a nessuno di chiedere il perché ci sono persone dall’aspetto buffo come quello di D. con qualche difficoltà, ma una grande, enorme, voglia di essere come gli altri. L’insensibilità a volte non è l’offendere per offendere, ma ignorare una diversa realtà perché non ci appartiene, è il non riuscire a vederla con gli occhi dell’animo, questa è l’offesa maggiore.

Erbacce mentali

Venerdì scorso prima ora, verifica scritta di aritmetica. Matematica, sul ” faccio tutto io che sono la più masta! ” dispone i banchi sparpagliati in modo che i pulzelli non possano copiare. D. si dispone diligentemente separato dagli altri perché deve fare anche lui la stessa verifica dei compagni. Matematica mi chiede se ho preparato una verifica differenziata, ma in considerazione del fatto che D. non vuole fare verifiche differenziate, perché non si percepisce diverso dagli altri, le dico che D. farà la stessa verifica dei compagni. Naturalmente lei mi chiede se D. è in grado di svolgere le espressioni con le frazioni e i problemi relativi allo stesso argomento – poiché lei non si occupa mai di guardare i quaderni di D. o di chiedergli se ha qualche difficoltà, oppure di preoccuparsi se quel suo alunno, ragazzo Down, sa svolgere esercizi tutto sommato abbastanza complessi e di gioire del fatto che è in grado di svolgere gli stessi. Le rispondo che D. è in grado di fare gli esercizi più semplici e se dovesse andare male possiamo sempre ovviare con un’altra verifica. I ragazzi iniziano e D. non mi chiama se non nella stessa misura con cui anche gli altri compagni mi chiamano per piccoli suggerimenti, piccoli aiuti nella regola, sennò Matematica mi e li fulmina! Mi avvicino alla masta dicendole, con molta gioia e una punta di soddisfazione, di guardare come sta lavorando bene D. da solo e lei, di tutta risposta, mi dice: Va bene, ma anche se dovesse farle tutte, le espressioni, non posso mettergli un voto più alto della sufficienza! Al mio sguardo perplesso aggiunge: Sai non vorrei che si creasse delle illusioni. Da grandi questi ragazzi  ricevono tante delusioni e non dobbiamo creargli delle false aspettative. Senza risponderle sono tornata a girare tra i banchi. In quel momento ho pensato che l’ avrei volentieri gratificata di un sonoro Vaffa’, ma non volevo crearle delle false aspettative. Con una mia qualsiasi reazione verbale avrebbe potuto pensare che il suo giudizio, in quel momento, rappresentava per me e per D. – di conseguenza – un nodo cruciale della nostra esistenza. Quello che è fondamentale è assicurarmi del benessere di D. del suo equilibrio tra i pari, della gioia che prova quando riesce, da solo, a svolgere qualsiasi cosa. Sono rimasta indifferente, non rivolgendole più la parola se non per lo stretto indispensabile. Ho immaginato il suo cervello come un giardino invaso dalle erbacce, coltivate con grettezza invece che estirpate. Probabilmente lei non è in grado di capire che la sensibilità è una pianta rigogliosa se coltivata da sola, senza che i pregiudizi possano soffocarla. 

Del leggere

Stamattina il piccolo tiranno – l’alunno Down che seguo dallo scorso anno –  mi ha chiesto di poter uscire dall’aula per svolgere qualche attività da soli. D. ha esordito rinnovando la promessa amorosa già pronunciata l’anno passato: Ti amo, mi vuoi sposare? 😀 Dopo poco, così come stavano facendo i compagni in classe, ha preso l’antologia dallo zaino e ha chiesto di poter leggere un brano di Benigni e Cerami – abbiamo un libro ” importante “, noi, curato da Carlo Lucarelli e altri; perlomeno non ci sono i soliti stralci da opere famose lette e rilette! 😀 D. è piuttosto cocciuto e ha voluto iniziare per primo, senza ascoltare e seguire una mia prima lettura. La sua sintesi sillabica viene elaborata attraverso la pronuncia sottovoce, per poter essere esplicitata ad alta voce dopo qualche secondo. Se le parole sono brevi e non ci sono troppe ” erre ” di mezzo, va bene, ma la cosa diventa difficile se quello che si legge contiene termini sconosciuti o impronunciabili per lui, a causa della sua iperglossìa. Dopo un po’, scoraggiato, mi ha chiesto di leggere per prima e quello che lui ha pronunciato, dopo, gli ha dato la sensazione di aver fatto meglio, un bel risultato di consapevolezza per un ragazzo ritenuto generalmente ” diverso “. Consideravo allora come leggere sia una pratica alla quale tutti, ora come ora, abbiamo accesso. Impariamo a farlo a scuola, chi bene e chi meno bene, ma tanto da poter decifrare fonemi, da poter sintetizzare sillabe per comporne parole. Un bene prezioso, il saper leggere, ancora di più il saper comprendere ciò che si legge. Con tristezza penso a quanti alunni stiamo licenziando dalla scuola secondaria di primo grado, capaci di leggere è vero, ma incapaci di comprendere quello che hanno sotto gli occhi. Non mostrano segni di scoraggiamento, come ha fatto D. stamani, e spesso pensano che quanto appreso sia sufficiente nella vita di ogni giorno. Quanto sbagliano! Penso ai miei nonni analfabeti e al loro vedere le cose, al loro vivere da ” ciechi ” pur essendo vedenti. Provarono a frequentare una scuola serale per adulti, ma era troppo tardi per loro, non riuscirono mai ad apprendere la lettura. Le occasioni che ci vengono offerte a tempo debito non si ripetono per sempre. La mia di occasione l’ho colta imparando a leggere prestissimo e non ho mai smesso, unico e solo vizio da una vita! 

Credi ancora che l’integrazione non sia possibile?

Oggi è la giornata mondiale sulla Sindrome di Down. Oggi c’è un mondo possibile anche nelle pubblicità delle aziende che hanno aderito al progetto Coordown; oggi il filmato ci mostra persone felici. Io credo ad una integrazione possibile, credo nella felicità delle persone con sindrome di Down, e tu? 

Carta canta – per la neolaureata Giusy

Avevo parlato, nel post precedente, del ventilato depotenziamento della lauree, da parte dell’attuale governo. Non ripeto le mie considerazioni a proposito, ma ne faccio altre. Pochi minuti fa ho terminato di leggere l’ultimo intervento di Osvaldo. La notizia del giorno mette gioia, voglia di condividere con il mondo intero: Giusy Spagnolo si è laureata, la prima laureata in Italia affetta da sindrome di Down. Per lei, sicuramente, la laurea non è un semplice attestato del corso di studi che ha percorso in qualche anno di università, ma costituisce un vero traguardo, una carta piena di valori emozionali, di rivalsa rispetto ad un mondo dove si fatica, e anche parecchio, quando si è Down. Sappiamo bene qual è la considerazione generalmente diffusa che si ha verso le persone disabili, lo sappiamo perchè tutti abbiamo partecipato numerosi alla campagna ” No Gardaland “, lo sappiamo, lo so, perchè ogni giorno vivo la realtà dei miei ragazzi a scuola. La laurea di Giusy è un evento speciale, la dimostrazione che anche depotenziando una laurea non potranno mai cancellare da quel pezzo di carta tutta la storia, tutte le storie, che quel pezzo di carta racconta: la fatica, le umiliazioni, la rabbia e infine la gioia. A Giusy l’augurio più caro, che possa la sua carta cantare sempre la sua determinazione e il suo orgoglio! 😀

Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del web!

Leggo dal blog Trisomia 21 dell’amica Antonella:

L’opinione del popolo del web può influire su una controversia legale? Probabilmente sì, perché siamo sulla buona strada. “Quelle campane” l’hanno sentite suonare in molti, e hanno fatto un frastuono che è arrivato fin là. Erano talmente tante che hanno dato fastidio, facendo sobbalzare qualcuno che adesso sembra iniziare a ragionare…ma ancora niente è cambiato perché dal 3 dicembre  Gardaland sarà Magic Winter per tutti, tranne che per le persone con sindrome di Down.  Perciò vi diciamo che noi continueremo a suonare le nostre trombe, e se continuerete a suonare le vostre campane, un giorno non troppo lontano,  forse le sentiremo suonare a festa!

Le campane sono quelle che insieme abbiamo suonato la volta scorsa e che ora, in prossimità dell’apertura natalizia di Gardaland siamo chiamati a suonare ancora. Chi avesse ancora perplessità circa un intervento così ” vistoso ” penso che possa ricredersi. Nessuno è venuto a bussare alle nostre porte per presunta diffamazione del parco, anzi, Antonella ci dice il contrario. La nostra è stata una semplice constatazione di fatti: Gardaland non vuole i ragazzi Down, noi non vogliamo Gardaland, così, semplice semplice. 

Trisomia 21 Onlus anche a nome del CoorDown (Coordinamento Nazionale persone con sindrome di Down), ringrazia tutti coloro che, dopo aver letto la notizia pubblicata in questo blog Forse non sapete che, si sono attivati per esprimere il proprio disseso, criticando la presa di posizione di Gardaland. Questo è infatti l’unico parco al mondo che, con tanto di cartellonistica, vieta l’ingresso alle persone con disabilità intellettiva. 
Di fatto, non potendo accertare la disabilità intellettiva degli ospiti, le uniche persone a cui viene impedito l’accesso alle attrazioni dagli addetti alla sicurezza sono quelle con sindrome di Down, quindi discriminate unicamente sulla base dei tratti somatici. 
Tutto ciò è gravissimo, non per l’entità del divieto, ma perché dietro a tale diniego si cela qualcosa di più complesso che si chiama discriminazione. 
Di questo si tratta. Una discriminazione. E piccola o grande che possa sembrare a chi non la vive, è sicuramente pesante e umiliante per chi la subisce… [ continua ]

Alle amiche e agli amici di questo blog la preghiera di divulgare, ancora una volta – e speriamo sia l’ultima – il contenuto di questo post o di quello di Antonella. Potete copiarlo, modificarlo, scriverne uno nuovo che contenga lo stesso messaggio, ma per cortesia, come la volta scorsa, mantenete lo stesso titolo. Tenetelo in evidenza da adesso fino all’8 gennaio, sarà il nostro regalo natalizio per il sig. Gardaland. Naturalmente aggiungete la lista degli amici che ne parlano! 

No Down? No Gardaland! IO BOICOTTO IL PARCO GIOCHI!!!

 Gardaland ” NO DOWN “,  ne stanno parlando: 


Un timido amore

All’inizio di un nuovo triennio a scuola, sono diversi i livelli di approccio da mettere in conto: ci sono ventitrè o ventiquattro ragazzini da memorizzare – i nomi, prima d’altro e i cognomi, ma per quelli ho più difficoltà. In un niente devi conoscerne i caratteri, le attitudini, improntare discorsi chiari di rispetto reciproco. Poi ci sono loro, i ragazzi che ti sono stati affidati perchè tu faccia di loro delle persone integrate in un gruppo di pari. Si stabilisce così un rapporto diverso, un legame forte e prezioso. La prima impressione è quella a pelle. Ti sono simpatico o simpatica? chiedono i loro occhi. Poi viene il momento della consapevolezza: sei qui per aiutarmi e dunque per questo ti voglio bene. E le testimonianze di affetto sono costanti, tutte belle, da tenere nel cuore. D. è il ” mio ” ragazzo Down. Inizialmente molto imido, come solo un ragazzo di undici anni sa esserlo, stamani ha detto al mondo classe quanto sono importante per lui. Sul foglio affisso al banco, che ognuno dei ragazzi ha scritto indicando il proprio nome e cognome, perchè i docenti possano memorizzarli meglio, lui ha tolto il suo cognome e ha messo il mio. Si è così ribattezzato D.C., come se appartenesse davvero a me. Mai nessuno piccolo uomo mi ha commossa tanto, mai nessuna dichiarazione d’amore mi ha resa più felice. Quanta maturità in un piccolo gesto… e c’è chi si ostina a chiamarli diversi. 

Gardaland’s saga

Ho letto ancora su AT21 una ulteriore testimonianza sull’orrore Gardaland. Condividete, per cortesia! M’è venuto il mal di stomaco nel leggere ciò che segue:

ROMA – Una “giornata d’inferno” a Gardaland. C’è una nuova, ennesima denuncia, sul trattamento riservato nel celebre parco divertimenti alle persone con sindrome di Down: protagonista (suo malgrado) della vicenda stavolta non è un bambino o un ragazzo, ma un adulto. Si chiama Francesco, è una persona con sindrome di Down e lo scorso 22 ottobre, insieme alla sorella e alla famiglia di lei (marito e due figli ventenni), è andato al parco per festeggiare il suo 50esimo compleanno. La festa, però, si è per lui ben presto trasformata in un incubo. 
“All’ingresso – racconta a SuperAbile.it Pasqua Massagli, la sorella di Francesco – ci hanno fornito un’informativa, piuttosto nebulosa a dir la verità, circa le giostre a cui era possibile l’accesso per lui, avvisandoci che comunque non sarebbe mai potuto salire sulle cosiddette giostre adrenaliniche”. “Pur sapendo che sono quasi le giostre preferite da mio fratello – dice Pasqua – ho accettato le loro regole e ho cercato giostre accessibili. Ma giostre accessibili, afferma la sorella di Francesco, “non esistono, a meno che non si vogliano considerare come giostre i cavalli che si alzano e si abbassano o gli aereoplanini che si alzano portando bambinetti piccoli piccoli, o ancora percorsi in gallerie lunghe e buie con delle finte pistole in mano per colpire bersagli luminosi”. “Colma di rabbia, ma decisa a non rovinare a lui la giornata, ho fatto la coda al Bruco, insieme a mamme e papà con bimbi al seguito anche di due anni: saliti sul bruco, preso posto, siamo stati invitati ad alzarci e scendere”. Con le parole: “Scusa, tesoro, ma è pericoloso per te”. “Mentre mi alzavo – ricorda la signora Pasqua – mi sono guardata attorno e ho visto le faccette dei bimbi di due, tre e quattro anni che guardavano solo incuriositi il viso di un ragazzone adulto che piangeva”. 
“Andando via – continua il racconto della sorella di Francesco – lui mi ha chiesto di salire su Peter pan, una stupida giostrina con le barchette che girano in tondo: proibita”. “Ok, mi sono detta, vada per la Mono-rotaia: proibita”. “Con mio marito siamo andati allora su Flying Island, una piattaforma, grandissima, munita di un’alta ringhiera che si sarebbe sollevata da terra lentamente per avere una visione panoramica del Parco: noiosissima e lenta attrazione, adatta, credo, a persone molto anziane”. “Ci siamo seduti – racconta – e siamo stati avvicinati da una squadra (avevano paura che fossimo armati?): la signorina ci ha invitato ad alzarci con tono autoritario e scocciato. Forse ha pensato che essendo parenti di un disabile fossimo anche noi un po’ stupidi”. 
La signora Pasqua fa notare che il trattamento subito a Gardaland non ha avuto eguali in nessun altro parco divertimenti: “Due anni fa – dice – siamo stati a Eurodisney a Parigi e mio fratello è salito con i miei figli su tutte le giostre su cui poteva andare, soprattutto su quelle adrenaliniche, perché a casa la fifona della famiglia sono io, e non lui”. “A Mirabilandia, quattro anni fa, è salito su tutte le giostre, e ogni due anni andiamo allo zoo-safari di Fasano, dove lui corre direttamente verso la giostra “dei tronchi” che è la sua preferita. Una simile, a Gardaland, era proibita. In passato è stato anche a Miragica, a Molfetta, senza alcuna limitazione”. 
La sorella del signor Francesco sottolinea il fatto che “i caratteri somatici delle persone con sindrome di Down li rendono riconoscibilissimi” e questa è “l’unica cosa che permette agli impiegati di Gardaland l’identificazione certa in mezzo a una folla di persone con caratteri normali ma con quoziente intellettivo non rilevabili in nessun modo dall’aspetto”. “Come è possibile – si chiede – stabilire in anticipo se una persona apparentemente normale ha un quoziente intellettivo inferiore a una persona Down, oppure se avrà una crisi di panico, dovuta all’altezza o alla velocità di una giostra?”. Insomma, “tutte le persone con aspetto fisico normale vengono fatte salire sulle giostre: la discriminazione è solo contro le persone con gli occhi a mandorla”. “Se il problema – conclude la signora Pasqua – è Gardaland e la sua intolleranza verso i disabili, che almeno lo scrivessero chiaramente sul loro sito: non portate i disabili da noi, perché potete solo portarli a mangiare. Perdete tempo, soldi e dignità”. (ska) 
(28 ottobre 2011)

Articolo pubblicato da www.superabile.it

Gardaland: Senti quante campane suonano!

Le attrazioni Gardaland vietate alle persone Down

Come ho scritto nel post precedente grazie agli amici Marco e Antonella, mi sono resa conto che la discriminazione vive e vegeta proprio dove non ti aspetti. E’ al via l’iniziativa di discriminazione al contrario: se Gardaland non accetta le persone con sindrome di Down, noi blogger non accettiamo Gardaland. E spero lo facciano più persone; in particolare penso a tutti coloro che sono la fonte primaria dell’esistenza di un parco di divertimenti, i genitori e i bambini, inconsapevoli alimentatori di una ” mostruosità “! Agli amici frequentatori di questo blog la preghiera di diffondere il messaggio con l’accortezza, se fosse possibile, di utilizzare lo stesso titolo, per i post che verranno scritti dopo di questo. Il motivo è semplice: bisogna fare in modo che l’iniziativa compaia sulle prime pagine dei motori di ricerca. Essere sulla quindicesima, significa non avere visibilità. Buona scrittura e aggiungete man mano i link di coloro che aderiscono! 

Blogger che hanno aderito all’iniziativa: