La sindrome dei maestrini con la penna rossa

 penna rossaQuando i senatori del Movimento Cinque Stelle si riuniscono – e sono sempre riunioni che vanno in streaming, bontà loro – riescono a creare sempre un’atmosfera ” scolastica “. Il gruppo si compatta e si apre il dibattito, tutti diligenti e pieni di attenzione verso quello che viene detto – sospetto che sia la diretta streaming a creare questa situazione da ” Grande fratello “. V’è capitato di vedere l’ultima riunione col senatore Orellana che tentava di veicolare il superamento del tabù alleanza, paragonato all’orrido Scilipoti per aver osato anche solo pensare con la sua testa? Be’ quella. Ad un certo punto, con mio sommo divertimento, è comparso in aula un cartellone scritto in rosso col pennarello. Mi sono venuti in mente gli elaborati prodotti dai ragazzi, nel corso dell’anno, su suggerimento dei prof e ” raccontati ” agli altri. Devo confessare, però, a loro colpa, che i ragazzi non usano la stessa attenzione ed interesse dei senatori 5 stelle. Mancanza dello streaming? Fatto sta che non ho molta simpatia per i cartelloni, in genere. Sono la tristissima testimonianza, appesi nelle aule o presentati in altre aule, di qualcosa che non esprime spontaneità o reale interesse, esempi di prodotti indotti da un sistema, il risultato di una sindrome da maestrini con la penna rossa a portata di mano. E i cartelloni? Be’ quelli solitamente finiscono negli scantinati della scuola rosi dai topi e dalla dimenticanza.

Per partito preso

Se c’è una cosa che mi infastidisce fuori misura – dico così per non usare un termine più pregnante, ma poco elegante – è la difesa d’ufficio. Il fatto: Franchina (?!) Chiaromonte, senatrice e femminista storica, ” figlia di ” Gerardo Charomonte del vecchio partito Comunista, in un articolo di qualche giorno fa sul ” Corriere della Sera “ difende a spada tratta le gesta di madame Cerchio Magico, Rosi Mauro. Perchè, direte voi, con una certa perplessità di fondo? Semplicemente perchè donna.

«Certo, e per di più una donna che combatte e che proprio per questo si vuole eliminare in quel modo. Ma gli avversari politici non si fanno fuori per via giudiziaria. Comunque l’ accanimento nei confronti di Rosi Mauro è sotto gli occhi di tutti: quando si è trattato di Gianfranco Fini le cose non sono andate così. Quando il presidente della Camera è finito in un’ inchiesta giudiziaria il centrosinistra lo ha difeso. E qual è la differenza tra i due? La vice presidente del Senato è una donna, Fini è un maschio, perciò due pesi e due misure come sempre»

Sono dell’idea che in politica non debbano esistere uomini e donne, ma persone consapevoli del ruolo. Che Fini sia stato appoggiato dal partito di provenienza della signora Chiaromonte allora, è stato un atto di convenienza. Fini contrastava con le parole e i fatti Berlusconi, cosa che il PD non è stato in grado di fare in nessun modo. Fini avrebbe dovuto dimettersi, così come dovrebbe fare Rosi Mauro ora. Se avessero consapevolezza del ruolo, se avessero un minimo senso di responsabilità verso l’elettorato che disgraziatamente li ha posizionati in quei ruoli, dovrebbero dichiarare al mondo intero la non idoneità a ricoprire cariche istituzionali. Non sono indagati? Ma se ci sono persone che fanno il tuo nome, a proposito di vicende poco chiare, devi trovare il modo di salvare la tua onorabilità – se ce n’è un residuo – dimettendoti. Così si fa tra le persone serie, uomini e donne, a prescindere. Sono poco garantista e la signora Chiaromonte, invece, lo è? E chi se ne importa! Come diceva la nonna di una mia collega: Non si vergognano la faccia nemmeno un po’!

 

Trentadue

Trentadue non è solo un numero, ma sono i ragazzi disabili che il prossimo anno frequenteranno la mia scuola. Trentadue ragazzi con sessantaquattro genitori. Novantasei persone che nutrono, nei confronti della scuola e dei docenti che sono nella scuola, delle aspettative. Novantasei persone che si fidano di te, insegnante di sostegno, perchè per tre anni, sarai quella o quello che starà con i loro figli per cinque ore al giorno. Ragazzi, non numeri, che hanno bisogno della tua presenza perchè tu possa mediare un rapporto tra la loro fragilità e la ” sicurezza ” dei ” normodotati “. Ragazzi, non numeri, che hanno bisogno della tua pazienza, della tua partecipazione, della tua esperienza, perchè possano sentirsi meno handicappati – parola diventata politicamente scorretta, ma che esprime appieno le difficoltà di queste persone. Persone alle quali sottrarre anche una sola ora di insegnamento significa spesso lasciarli a stazionare in una bolla vuota in una classe piena di gente. Perchè nelle circolari, nei testi di legge c’è scritto tanto, tante parole, per dire che il ragazzo handicappato non è e non deve essere il ” figlio ” dell’insegnante di sostegno, mentre invece la realtà è ben più ordinaria e brutale, i ” curricolari ” non vogliono – in alcuni casi- e non possono – nella quasi totalità – occuparsi sempre di loro, presi come sono da classi piene di persone, nemmeno quelli numeri, ragazzi differenti uno dall’altro, ognuno con la propria storia e le proprie difficoltà. E dunque, se dovesse passare il progetto di Legge 2594,  presentato al Senato da alcuni parlamentari della maggioranza, non ci sarebbero più insegnanti di sostegno a supportare i ragazzi disabili, ma persone estranee alla scuola con contratti a progetto, nominati dai Dirigenti Scolastici. Una sorta di CoCoCo del sostegno, una precarietà di ” insegnamento “(???) che della continuità didattica non sa che farsene. Una disfatta per quei novantasei. Persone, non numeri.