Siparietto

quaderno con la copertina giallaIl Patatoso mi guarda in cagnesco. Sto scrivendo sul quadernetto giallo, quello che qualche giorno fa mi ha fornito sua sorella per poter riportare, oltre che i compiti da svolgere, anche le note quotidiane sul suo comportamento. Mi accorgo del suo disappunto e mi blocco. Lo guardo di sottecchi e chiedo: D. c’è qualcosa che non va? Non risponde e io continuo a scrivere. Poi mi dice secco secco: Voglio proprio sapere per che cosa ho comprato il diario, se tu scrivi i compiti lì sopra! Una logica che di colpo ha reso ” ignoranti ” e complottiste me e sua sorella. Gli ho spiegato le ragioni del perché e abbiamo messo a punto un ragionevole patto bilaterale: io scrivo sul suo diario a matita, come lui desidera e lui non cancellerà i compiti assegnati. Tuttavia mi rendo conto che in questa partita D. ha fatto 1, mentre la ‘sorressa sta a 0 punti!   😀

La Cina è vicina

cinesiniQuest’anno, per la prima volta nella storia della mia scuola dopo maghrebini, albanesi, andriesi e coratini – 😀 – ecco apparire i cinesi. Hanno cominciato con iscriverne due a fine agosto; poi sono arrivati altri due. Adesso sono una decina. Ignorano mirabilmente l’italiano e pure l’inglese. La solita Matematica ha detto, stamani: Ne avevo in classe, quando insegnavo a Milano. Sono bravissimi in matematica! Epperò che geniale deduzione, i numeri vivono un codice universale che non ha bisogno di mediazione linguistica! Mi chiedevo qual è la logica che governa l’iscrizione dei cinesini in una classe invece che in un’altra, quali le indicazioni dell’Ufficio Scolastico Regionale. Perché, vi assicuro, fa specie vedere scendere, assieme all’assembramento delle pecorelle di prima media – undici anni – un ca@@oncello cinese di sedici anni con capello sparato e cellulare in mano. Però mi ha sorriso e immagino sarà una delle forme privilegiate di comunicazione interpersonale, nel corso degli anni a venire. Arrivano i cinesi, arrivano nuotando, dice Ruggero Orlando domani sono qui… 😀

A fuoco lento

Maga_MagòLe polemiche fini, quelle che non servono a nulla, non mi sono mai andate a genio. Bisogna sporcarsi le mani se dichiari che si può farlo, guardare e pontificare serve solo a guardare e pontificare, appunto. Quando durante l’ultimo collegio docenti è stata sollevata la questione della ” formazione classi “, dopo una serie di rimpalli – che avrebbero fatto la gioia di una squadra di calcio agguerrita – mi sono ritrovata a far parte della cerchia di quelle che formano le classi. Per chi nella scuola non vive e soffre, come è successo a noi nell’ultimo anno, l’idea comune è quella che le classi vengano formate – nella migliore delle ipotesi – come se si dovesse preparare un minestrone, una manciata equa di ottimo, e poi via via a scivolare in basso, tra distinto, buono e sufficienti – e qui mi fermo. Invece succede che, per soddisfare quell’insano spirito che sembra ventilare su tutte le scuole pubbliche italiane, quello della scuola come un’azienda dove ci si propone in allucinanti open day e offerte formative fatte di mission e vision – che manco la Fiat! – in questa situazione succede che i genitori – sempre dalla parte di se stessi e della propria figliolanza – convogliano le loro perverse e monotematiche attenzioni sul corso dove c’è quella brava in matematica oppure in quell’altro dove funziona Italiano. E il giochino dell’offerta come risposta alla domanda diventa un’arma a taglio unico, con il manico a disposizione delle famiglie che, esprimendo un ” desiderata “, quasi sempre esaudito, di fatto formano la classe – pena la richiesta di nulla osta verso altri lidi, di veri e propri blocchi umani fatti di possibili alunni. Che non si fa dunque per soddisfare questi ingordi genitori! E difatti gli ultimi anni sono stati veri tormenti, con classi di quasi normalità dove fare lezione non è un optional ma una realtà, a differenza di situazioni come quelle con cui vi ho ammorbato per tutto l’inverno ormai passato. Quindi sono entrata a far parte del gruppo per cercare di scardinare quella mentalità distorta che beneficia – chissà come – proprio coloro che le classi le formano. Nei giorni passati abbiamo esaminato i documenti di valutazione e le famigerate domande di iscrizione, con i desiderata dei genitori. Ad occhio e croce ne è venuta fuori una situazione di – evviva!?! – tanti 8 e 9 e 10, una pingue fascia media, poche sufficienze – che siano diventati tutti bravi, gli alunni italiani meridionali? Tra le sezioni più gettonate la X, Y e Z , tante richieste tali da poter formare una classe di prima con sessanta alunni, tutti di fascia alta! Ehhh, che volete che sia? Domani mattina sono proprio curiosa di vedere quali saranno i criteri di scrematura, tenendo presente il fatto che nel vocabolario del gruppo la parola sorteggio pare un’eresia e che sono vista come la spina nel fianco – leggi la spia nel fianco – della situazione. Cucineranno a fuoco lento, come il loro minestrone, domani… mi sento tanto Maga Magò alle prese con un calderone di finzioni e falsità!

Lavori trasversali

rom_2In questi giorni passati un po’ lontano dal blog mi sono dedicata alla sceneggiatura, regia e montaggio di un filmato che abbiamo realizzato a scuola. I pulzelli di prima e seconda si sono cimentati nella difficile arte della recitazione, ma sono stati bravi, in considerazione del fatto che abbiamo avuto pochissimo tempo per provare e altrettanto poco tempo per concludere il progetto – il concorso ” 950 ° Ordinamenta Maris “ incalza e noi non vogliamo trovarci impreparati. Per poterlo vedere su Youtube metterò un link in seguito, a manifestazione conclusa. Un lavoro alternativo, il mio di questi giorni. Va’ a vedere che divento una Sofia Coppola attempata! 😀 A proposito dei ” lavori ” alternativi e trasversali m’è capitato di assistere ad una scenetta curiosa, stamattina prestissimo. Una giovane famiglia sostava sul marciapiede; la donna con un bimbo in braccio e l’altro nel passeggino. Lei con una voce aspra e e con i gesti che le permetteva la mano libera alzava la voce all’indirizzo dell’uomo che l’accompagnava. Lui mesto e con la testa china ascoltava senza parlare. Sono persone di etnia rom che ogni mattina scendono da uno dei treni locali che li porta da Foggia, qui a Trani. Intanto avevano preso a camminare e lei era davvero furiosa e non contenta, ha continuato per tanto tempo a urlargli parole incompressibili, almeno per me e sicuramente comprensibili – vista la sua espressione – alle orecchie dell’uomo. Ho pensato a come s’è evoluta la storia anche di queste persone; ho pensato ai tempi in cui a fare la questua erano solo le donne e i bambini, spesso in compagnia di altre donne, ma sempre condizionate da una mentalità che le vedeva ” schiave ” di uomini dediti al nulla – almeno così credo. Invece ora vedo sempre un uomo al fianco delle donne rom che, forti di una ” tradizione ” consolidata, hanno modo dare la loro impronta agli uomini meno capaci e comunque in una situazione ribaltata dove se prima erano schiave, adesso sono le padrone e berciano all’indirizzo di compagni incapaci. Chissà se è così anche nel loro contesto famigliare e se invece il loro ruolo predominante è limitato ad un ambito prettamente “lavorativo “. Sembra quasi il contrario di quello che avviene generalmente adesso nella nostra società, dove ad una libertà lavorativa delle donne – quando il lavoro c’è, beninteso – corrisponde in alcuni casi un totale asservimento casalingo fatto di angherie e di violenza, ferocia che non sfocia sempre nel delitto, me che dell’idea della pazzia furiosa sembra nutrirsi. Che siano nella fase della ” liberazione ” della donna, i rom, mentre noi siamo passati alla fase successiva e involuta di una falsa libertà femminile?

Colleghe e sorrisi

instant karmaUna delle Sostegno mi ha chiesto, stamani, il cognome del figlio – il ” piccino ” – che l’è capitato di conoscere durante l’ultimo convegno scuola famiglia. L’ho guardata stranita per la domanda, sicché lei si è affrettata a precisare che le serviva saperlo per via di sua figlia. Poi mi ha spiegato che il giorno del convegno aveva raccontato alla ragazza, tornando a casa, di aver incontrato il figlio di una collega – il mio – descrivendolo come un bel ragazzo, dolce e affabile. Questa descrizione aveva scatenato la curiosità adolescenziale della bimba che voleva sapere ad ogni costo le generalità e la classe frequentata. Quando la mamma le aveva detto che il belloccio frequentava l’ultimo anno, la fibrillazione aveva raggiunto il suo apice e la bimbina era tutto un desiderio di conoscenza. < Che vuoi > ha commentato la collega < i ragazzi più grandi sono al centro dell’attenzione di noi donne, quando andiamo alla ricerca del primo amore!> Ho sorriso, manco a dirlo mi ha scatenato la memoria retroattiva e m’è toccato confermarle che sì, è vero, per le ragazze va proprio così, salvo eccezioni naturalmente. Perché ho costituito lo zoccolo duro della statistica ” ragazzina + maggiorenne ” quando il primo anno di istituto d’arte, con fare smargiasso, alla proposta di una passeggiata romantica con uno dei ragazzi del quinto anno, accettai: lui già maggiorenne, io appena quattordicenne. Uscimmo un paio di volte. Avevo come chaperon il libro di storia dell’arte del benemerito Giulio Carlo Argan, perché non possedevo una borsa e mi imbarazzava andarmene in giro a mani vuote. L’Argan mi mise al riparo da ogni possibile velleità pruriginosa da parte del ” mio ” maggiorenne che rimase devastato dalla mia totale ingenuità; tuttavia ebbe modo di compiacermi regalandomi – nel giro di una settimana, tanto durò la nostra liaison – un 45 giri di John Lennon con la Plastic Ono Band. Il titolo del lato A era Instant Karma… ecco, proprio quello, un karma immediato! 😀

A ferro e fuoco

altan_violenza_bulli-510x580In qualsiasi situazione sociale, tendenzialmente, cerchiamo di ricreare il microcosmo al quale, per indole e pensiero, siamo estremamente attaccati. E’ così anche quando siamo nel chiuso di un salotto al cospetto di un gruppo sociale ristretto dove a prevalere è il pensiero comune – o se il pensiero di solo uno fosse divergente faremmo di tutto per contrastarlo. Ugualmente capita quando il gruppo è notevolmente più numeroso e, in quel momento, scatta l’estasi verbale dell’assembramento, quando tutte le voci gridano allo stesso modo e non esiste pensiero divergente se non nelle intenzioni – e magari neanche in quelle. Nel pomeriggio di ieri c’è stata un’assemblea dei genitori, a scuola, alla quale era stato invitato il sindaco. Niente che non vi abbia già detto: il tema di discussione era quello della sicurezza e della maleducazione di alcuni alunni. Nel corso degli ultimi mesi si sono infittiti i comportamenti problema dei soliti noti ai quali si sono aggiunti ” elementi ” di una vitalità esuberante che non hanno trovato di meglio che imitare i più grandi. Sicchè adesso, a scuola, sembra stare davvero in uno zoo, dove si urla, si corre, si batte contro muri e porte, si staziona nei bagni dove si estrinsecano comportamenti leciti e funzionali e magari anche ” illeciti “, ma su questi non ci giurerei; insomma una scuola a ferro e fuoco senza che si riesca a venirne a capo.  L’efficacia dei provvedimenti adottati dal dirigente scolastico hanno avuto come feedback quello che vi ho appena detto e dunque si è tenuta la riunione di ieri, cercata da diversi genitori e promossa dal capo – che tutto sembra, agli alunni, meno che uno con l’attitudine al comando. La cosa che mi ha fatto riflettere, e che mi sta dando la possibilità di scriverne, è stato l’atteggiamento comune di tutti i genitori intervenuti – tantissimi davvero – che hanno esposto il loro punto di vista a volte anche troppo vivacemente – i figli che abbiamo come alunni non sono venuti su dal caso, no? Pretendevano protestare e contemporaneamente chiedevano delle soluzioni dalle istituzioni – scuola, comune – senza che mai a nessuno fosse venuto in mente – in mancanza di meglio o per tamponare per qualche giorno – di auto proporsi per il controllo ” del territorio “, di presenziare a turno i corridoi e le parti comuni della scuola, aspettando che fosse la scuola – con i risicati mezzi a disposizione e con il risicatissimo capo – ad attivare soluzioni alla bisogna. Aspettiamo sempre che le cose, qualsiasi cosa, ci piova dall’alto, senza volerci sporcare le mani. Il sistema sociale e politico collettivo prevede che ci siano delle persone capaci di operare delle scelte e non demandare ad altri la propria vita. Se come persone, come genitori, non riusciamo ad impegnarci per piccole cose, in fondo, quando mai saremo pronti ad impegnarci nelle ” piccole ” cose della politica e della società?

Ei fu, siccome immobile…

napoleon-readingFossi stata a scuola, stamattina, magari compresente con Italiano, avrei cominciato a declamarla – e saremmo stati in due. E ogni volta, sempre più col passare degli anni, i pulzelli strabiliano nel sentire un’ode dedicata a Napoleone Buonaparte, recitata a memoria. Il cinque maggio? Un’ode? Napoleone? L’ultima generazione, la nostra, che ha imparato a memoria poesie, odi e canzoni. Ci vuole abilità anche in questo, oltre che per tutto quello che non siamo capaci di mostrare in termini politici e sociali. Noi fummo e adesso siccome immobili in una staticità che fa impressione. E tanto per andare di citazione in citazione

Oh, where have you been,
my blue-eyed son?
Oh, where have you been,
my darling young one?

La lettera che non spedirà mai

Annibale-Carracci-AngeliItaliano, come ultimo atto della sua carriera chez nous – ha chiesto il trasferimento e spero proprio non l’abbia – ha sbolognato la patata bollente ai pulzelli, il tema. La produzione scritta su un qualsiasi argomento è la tortura che produce in assoluto più storture che altro, provare a leggere per credere. Oggi è stata la volta della lettera: la prima traccia contemplava la scrittura di una lettera ai genitori oppure – a scelta – ad un prof  col racconto del difficile ” mestiere ” di figlio/alunno- ‘na tragedia!  In seconda istanza una lettera ad una professoressa mai nata? Macchè… Scrivi una lettera al direttore di un giornalino per adolescenti al fine di aprire un dibattito sui problemi e sulle aspettative dei ragazzi della tua età  – e così che si traviano le anime candide; mò avete capito da dove nascono tutte quelle geniali rimostranze contenute nelle lettera ai vari direttori dei giornali? In ultimo la sintetica, Scrivi una lettera che non spedirai mai.  Il patatoso D. messo sull’avviso da qualche giorno – così come i compagni naturalmente – a differenza di quest’ultimi aveva già iniziato a scrivere a casa quella lettera che non spedirà mai. A matita su un foglio, aveva vergato bellissime frasi d’amore all’indirizzo di R. amica delle sorelle più grandi di D. sposata. Lo stato anagrafico pare non interessi più di tanto D. che indulge nel pensiero che la sua amata possa comunque condividere qualche ora appassionata con lui. Per fare cosa? Ma la pizza, naturalmente! E anche il pan di Spagna e la crema al cioccolato per la festa di compleanno di una cuginetta di D. più piccola, quindi meritevole delle sue attenzioni. Per pudore D. ha detto che la lettera poteva farla leggere ad Italiano, ma a R. giammai! Ahhh… sospiro e penso ai fidanzati avuti, mai qualcuno che mi abbia  fatto avances culinarie…

L’ultima volta

liceo-classicoNell’andare, con il figlio più piccolo, verso il liceo che frequenta, ci siamo divertiti a calcolare il numero degli incontri scolastici in cui ho manifestato pubblicamente la mia genitorialitudine – se non fosse osceno, come aggettivo, mi verrebbe da definirlo come un moto condizionato dagli eventi, l’attitudine non spontanea ad essere genitore in circostanze scolastiche. Insomma oggi è stato l’ultimo giorno in cui mi è toccato recarmi a scuola del figlio e ascoltare quella versione costante e gergale dei colleghi insegnanti del suddetto, in cui è contenuta la summa deontologica dell’insegnante di scuola superiore, un insieme di ” ragazzo educato, ma che non si applica veramente nello studio “. La cosa s’è ripetuta per ben 52 volte, calcolando gli anni di studio in totale dell’uno e dell’altro figlio, e per una media di almeno tre ore ad incontro, ho all’attivo ben 156 ore da genitrice coscienziosa, circa sette giorni di attese condivise lungo corridoi e di una manciata di minuti tête-à-tête con il prof di turno, apperò! 😀 Come mi sento? Bene, benissimo… sollevata! Se non ci fosse il pensiero che agli incontri scuola famiglia risulterò assente come mamma per sopraggiunti limiti d’età, ma dovrò perseverarli come docente! 😦

Siamo in Carrozza

cinderella-coachTra le tante super competenze della neo ministra all’Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza, tra robotica umanoide, bioingegneria e fisica, chissà se ci sarà quella di resuscitare la moribonda scuola pubblica italiana e far sì che abbia funzionalità motoria propria e non indotta da artificiali espedienti! Intanto, e tanto per dire, ieri l’altro il capo mi ha rifilato una copia degli Annali della Pubblica Istruzione. Il ministro Profumo passato tra gli ex, come un qualsiasi fidanzato fastidioso, ha diramato le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione – in pratica i nuovi obiettivi di apprendimento per scuola elementare e scuola media, il vademecum per l’insegnante perfetto. Da una premessa che considera la scuola nel nuovo scenario, si passa all’elencazione della summa sulla centralità della persona – come se, in tutto questo tempo, abbiamo considerato i pulzelli come piccoli animali – per approdare all’indirizzo programmatico per una nuova cittadinanza e per un nuovo umanesimo (!!) E poi via, di seguito, tra finalità generali e organizzazione del curricolo. Ma la di là di quanto ho iniziato a leggere perché mi è d’obbligo farlo, mi sono ritrovata a fare le solite considerazioni generali su dati di fatto evidenti e che invariabilmente mi sembrano tanto una presa per i fondelli. Gli Annali vengono pubblicati con scadenza bimestrale e diramati nelle scuole in un’unica copia – e non sono certa che le scuole non abbiano l’obbligo di sottoscriverne un abbonamento; i numeri speciali, come quello che m’è stato consegnato dal boss, vengono dati nominalmente ad ogni insegnante a titolo gratuito. Gli Annali sono pubblicati da Le Monnier e per chi volesse sottoscrivere un abbonamento deve intestare il versamento, indovinate a chi?, alla Mondadori Education s.p.a.! Un caso vero? Con tutti gli interessi personali che Berlusconi ha creato in anni di assoluto predominio politico, come si può pensare di scrollarselo di torno? Tanto per cambiare è tornato nuovamente al governo, sotto mentite spoglie, senza remore da parte di nessuno. Per il bene dell’Italia. Siamo proprio in carrozza!