Luna

donne-romIeri l’ho rivista al suo solito posto, dopo tanto. Verso maggio, preoccupata per la sua assenza prolungata, avevo chiesto di lei, ma nessuno aveva saputo dirmi che fine avesse fatto. Mi ha salutata, con il suo bel sorriso, come si fa incontrando una vecchia amica e ha iniziato a raccontare, nel rispondermi. Durante l’estate era tornata in Romania, con il marito e i due piccoli, bellissimi, figli. Mi ha detto di una miseria più nera di quello che qui l’è dato di vivere – più misera delle condizioni di vita di una rom, sembra impossibile da credere! Non è riuscita a rimanere perché nulla le ha dato la possibilità di farlo. Mi ha detto ancora che le avevano prescritto, qui in ospedale, la pillola anticoncezionale per quattro mesi; in Romania nessun medico ha voluto ridargliela ed è rimasta incinta di nuovo. L’ha detto con rammarico, triste per non avere nessuna prospettiva, per non avere un lavoro. Adesso avrà tre bimbi da tirare su, tre piccoli che dovranno contare sulla disponibilità delle persone che ogni giorno entrano ed escono, più o meno distratti, più o meno interessati, da quel supermercato sulla cui soglia Luna sta con i figli, pieno di ogni cosa che quei bimbi non potranno avere. Mi ha chiesto, con gentilezza, per piacere, come fa sempre, di comprare un pacco di pannetti per il più piccolo. L’ho fatto volentieri, come faccio d’abitudine. Luna chiede solo, qualche volta, cibo per i figli, latte e pane. Poi, se hai voglia, le puoi lasciare qualche moneta o vestiti usati o scarpe. Lei accetta ogni cosa, con un sorriso dolcissimo e luminoso.

Lavori trasversali

rom_2In questi giorni passati un po’ lontano dal blog mi sono dedicata alla sceneggiatura, regia e montaggio di un filmato che abbiamo realizzato a scuola. I pulzelli di prima e seconda si sono cimentati nella difficile arte della recitazione, ma sono stati bravi, in considerazione del fatto che abbiamo avuto pochissimo tempo per provare e altrettanto poco tempo per concludere il progetto – il concorso ” 950 ° Ordinamenta Maris “ incalza e noi non vogliamo trovarci impreparati. Per poterlo vedere su Youtube metterò un link in seguito, a manifestazione conclusa. Un lavoro alternativo, il mio di questi giorni. Va’ a vedere che divento una Sofia Coppola attempata! 😀 A proposito dei ” lavori ” alternativi e trasversali m’è capitato di assistere ad una scenetta curiosa, stamattina prestissimo. Una giovane famiglia sostava sul marciapiede; la donna con un bimbo in braccio e l’altro nel passeggino. Lei con una voce aspra e e con i gesti che le permetteva la mano libera alzava la voce all’indirizzo dell’uomo che l’accompagnava. Lui mesto e con la testa china ascoltava senza parlare. Sono persone di etnia rom che ogni mattina scendono da uno dei treni locali che li porta da Foggia, qui a Trani. Intanto avevano preso a camminare e lei era davvero furiosa e non contenta, ha continuato per tanto tempo a urlargli parole incompressibili, almeno per me e sicuramente comprensibili – vista la sua espressione – alle orecchie dell’uomo. Ho pensato a come s’è evoluta la storia anche di queste persone; ho pensato ai tempi in cui a fare la questua erano solo le donne e i bambini, spesso in compagnia di altre donne, ma sempre condizionate da una mentalità che le vedeva ” schiave ” di uomini dediti al nulla – almeno così credo. Invece ora vedo sempre un uomo al fianco delle donne rom che, forti di una ” tradizione ” consolidata, hanno modo dare la loro impronta agli uomini meno capaci e comunque in una situazione ribaltata dove se prima erano schiave, adesso sono le padrone e berciano all’indirizzo di compagni incapaci. Chissà se è così anche nel loro contesto famigliare e se invece il loro ruolo predominante è limitato ad un ambito prettamente “lavorativo “. Sembra quasi il contrario di quello che avviene generalmente adesso nella nostra società, dove ad una libertà lavorativa delle donne – quando il lavoro c’è, beninteso – corrisponde in alcuni casi un totale asservimento casalingo fatto di angherie e di violenza, ferocia che non sfocia sempre nel delitto, me che dell’idea della pazzia furiosa sembra nutrirsi. Che siano nella fase della ” liberazione ” della donna, i rom, mentre noi siamo passati alla fase successiva e involuta di una falsa libertà femminile?