Camminare

Renato Guttuso – Passeggiata in giardino a Velate, 1983

Riflettevo sull’atteggiamento, la postura, che ognuno di noi mette in atto nel camminare, in qualsiasi circostanza del quotidiano. Ieri guardavo dalla finestra un omino in età che, da solo, passeggiava. Aveva le mani incrociate in basso dietro la schiena e ricalcava un cliché più volte osservato in persone di una certa generazione, la posizione delle mani è quella, la postura anche. Mi chiedevo: camminare così aiuta a pensare, a riflettere, ti “ tiene compagnia “? Un dato sicuramente è certo – almeno credo – sai dove mettere le mani. Quando cammino da sola, per strada, ho con me la borsa, mi “ aggrappo “ a quella. Spesso, se ho giacche o pantaloni con le tasche, infilo le mani al “ sicuro “ specie se fuori è freddo, un atteggiamento che mi dà la sensazione di “ essere a posto “, una specie di auto protezione. La borsa o le mani in tasca sono sostituite, lo vedo sempre, dai cellulari nelle mani di chiunque. Non c’è ragazzo o ragazza, ma anche persone, che virgulti non sono più da tempo, destreggiarsi nelle strade e sui marciapiedi con l’appendice tecnologica tra le mani. Anche in quel caso sanno dove tenere le mani. Immagino Lilibeth, se invece della borsetta, suo antico e persistente clichè, avesse avuto un cellulare tra le mani, che ne sarebbe stata della curiosità che ha circondato, da sempre, il contenuto della sua appendice? Ad ogni modo mi piaceva l’omino sotto casa, per la compitezza dell’andare.