Il mondo fino in fondo

il-mondo-fino-in-fondo-filippo-scicchitano-con-manuela-martelli-e-luca-marinelli-in-una-scena-291140Poco fa ho fatto una piccola ricerca a proposito di Alessandro Lunardelli, regista del film Il mondo fino in fondo, visto qualche giorno fa. Nessun cenno biografico, se non che Lunardelli è un giovane regista alla sua opera prima – opera per la quale ha curato sceneggiatura, montaggio e regia – insomma un self made man. Viene da dire subito il ragazzo si farà o almeno si spera. Opera garbata racconta la storia di due fratelli con una notevole differenza d’età, abbandonati dalla madre che sceglie di vivere la sua vita lontana dalla famiglia per un non ben comprensibile motivo, i due ragazzi diventano adulti malgrado la mancanza, differenti per carattere e approccio alla vita. Il più grande, Luca Marinelli, improntato alla praticità dell’essere il proprietario di una fabbrica di passamanerie, non comprende il più piccolo, il suo modo di vivere la vita in punta di piedi, quasi scusandosi con i sottoposti in fabbrica dell’essere lui, con il fratello, il padrone. Filippo Scicchiatano con il suo viso bambino è calato perfettamente nella parte di una persona ambivalente consapevolmente gay, ma con grandi difficoltà a rivelare al fratello le sue pulsioni. Sicché la storia si snoda con il non detto e il vissuto del ragazzo più piccolo che, per un caso fortuito durante una trasferta a Barcellona, a seguito della squadra del cuore di entrambi, perde la testa per un attivista di Greenpeace e non perde l’occasione di dire addio alla sua vita precedente – a questo punto il film sembra ispirarsi liberamente alla trama del romanzo Il mondo alla fine del mondo di Luis Sepúlveda, per quell’occhieggiare agli attivisti dell’associazione più agguerrita del mondo nel combattere i danni all’ambiente, per quell’andare a cercare alla fine del modo, in sud America, in Patagonia per l’esattezza, quello che si è perso nella vita di ogni giorno. Tutti i protagonisti volenti e nolenti si ritrovano lì dove il mondo ha fine per ricordarsi l’uno con l’altro d’essere al mondo e d’esserci per quello che si è, compreso il fratello più piccolo che riesce a svelare, finalmente!, al più grande di essere gay. Viene da chiedersi: e doveva arrivare fin laggiù per dirglielo? Film gentile che non merita, però, tutte le ” stelline ” ricevute. C’è da augurarsi che il dolce e bambocciante Filippo Scicchitano eviti un altro ruolo gay. Le etichette, si sa, sono dure da staccare, specie se non si è forniti di strumenti idonei.

Cinemà, tormento e delusion!

Spezzo una lancia a favore dei film con una storia evidentemente raccontata. Sì, è vero, tutti i film hanno una storia da raccontare, ma sovente – se si tratta di alcuni film italiani – la storia è appena accennata e risicata. Ho visto ieri l’altro ” Il primo incarico ” di Giorgia Cecere con Isabella Ragonese. Ambientato nella zona dei trulli – Bassa Murgia e non come erroneamente riportato nella recensione di Mymovies a sud del Salento – tenta di raccontare con pochissime parole, la storia di Nena maestra al primo incarico nell’Italia rurale degli anni 50. Lei lascia un amore borghese e si infogna in un matrimonio senza sogni. Nessuna passione, un film senza sangue. Hai voglia a dire che si tratta di un affresco delicato di un mondo femminile d’altri tempi e bla bla bla, la noia è di casa. Penso a ” Lezioni di piano ” di Jane Champion oppure ad ” Un angelo alla mia tavola ” della stessa regista. Storie di donne, ma che storie! – sono quelle che mi sono venute in mente senza pensarci più di tanto. Com’è che gli sceneggiatori italiani dell’ultima generazione non riescano a partorire delle storie che valga la pena di vedere? Oggi, ad esempio, ho la possibilità di andare al cinema a vedere ” Bella addormentata ” e ” Gli equilibristi “, ma anche ” E’ stato il figlio “. Che faccio, ci vado? Sono tre storie toste, ma con il vezzo – sempre italiano – di guardare il buco dell’ombelico della trama piuttosto che altrove. ( Mi sono consolata la vista, però, stamattina con ” La fontana dell’amore ” con un Gary Cooper strepitoso! Ahhh, sospirone, altro che Scamarcio! 😀 )

François Truffaut of my mind

Zio ” Google ” mi dice che oggi ricorre 80° anniversario della nascita di Truffaut. Se fosse stato ancora in vita ne avrebbe avuti tanti; neanche tanto vecchio, a pensarci bene. Sarebbe stato un anziano bello e speciale così come è stato un giovane bello e speciale. I suoi  film li passavano a tarda ora sui canali Rai quando ero ragazzina. Li rividi tutti in rassegna al Cinema Universale di Firenze, da studentessa dell’Accademia di Belle Arti. Truffaut eravamo noi, la storia di Antoine Doinel assomigliava a tutte le storie di adolescenti incompresi. Negli anni, più volte a scuola, ho mostrato ai ragazzi ” I quattocento colpi ” e la vicenda ha incontrato sempre il loro apprezzamento – per quanto il film fosse datato in un bianco e nero inusuale per loro – segno che le storie ben scritte e ben dirette sono immortali. 

P.S. Da leggere di Mario Serenellini ” Truffaut Le mie prigioni ” – Repubblica del 5 febbraio