In una sera qualsiasi di metà luglio

É raro ascoltare alla radio una voce che narra poesie – narrare, non declamare, c’è meno enfasi e le parole si aggiungono alle sensazioni della notte quasi come un vento leggero che culla la mente e il cuore – d’estate dopo un concerto di Raiz con i Radicanto, in una piazza scombinata di un paese ai confini del nulla.

La poesia è di Jorge Teillier e si intitola Lettera a Mariana

Che film ti piacerebbe vedere?
Che canzone vorresti ascoltare?
Stasera non ho nessuno
A cui porre queste domande.

Mi scrivi da una città che detesti
Alle nove e mezza di sera.
Certo, io stavo bevendo,
Mentre tu ascoltavi Bach pensando di volare.

Non pensavo che ti avrei ricordato
Non credevo che ti saresti ricordata di me.
Perché mi hai scritto questa lettera?
Non posso andare da solo al cinema.

È certo che faremo l’amore
E lo faremo come piace a me:
Un giorno intero di persiane chiuse
Finché il tuo corpo rimpiazzerà il sole.

Ricordati che il mio segno è Cancro,
Piccola Acquario, salice piangente.
Leggeremo libri di astrologia
Per inventare nuove superstizioni.

Mi scrivi che prenderemo una casa
Anche se io ho perduto tante case.
Anche se tu pensi tanto a volare
E io bevo troppo con gli amici.

Ma tu non torni dalla città che detesti
E stai con chissà quale cattiva compagnia,
Mentre qui ci sono troppe poche persone
A cui porre queste semplici domande:

“Che canzone vorresti ascoltare?
Che film ti piacerebbe vedere?
E con chi vorresti sognare
Dopo le nove e mezza di sera?”.

(da Per un paese fantasma, 1978)

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Metti una sera con Lech Lechà

lech lechàIeri è iniziata la settimana ebraica, qui a Trani. Dal 2004 è stata ripristinata al culto la sinagoga di Scolanova, una delle quattro presenti nella Giudecca dal 1100 circa. La comunità degli ebrei sefarditi era numerosa e molto attiva, ma alterne vicende storiche e persecuzioni più o meno costanti, portarono gli ebrei tranesi lontano, ancora una volta, dal luogo dove avevano ricevuto accoglienza. Per fortuna, la volontà di ripristinare la storia attraverso i discendenti dei suoi protagonisti, ha fatto sì che la comunità ebraica potesse ridare lustro ad una delle sinagoghe e ad intraprendere un percorso davvero interessante perché la cultura ebraica possa ritornare ad essere da esempio per la nostra città. Quindi da ieri, dopo una giornata di studio e di preghiera, c’è stato uno spettacolo dedicato alle musiche del cabaret ebraico a Westerbork, Riga e Theresienstadt, campi di smistamento tedeschi, dove l’intellighenzia ebraica fu rinchiusa.  Di lì, in seguito, i musicisti citati partirono verso i lager  dove, quasi tutti, trovarono la morte. Uno spettacolo didascalico che induceva alla riflessione. Ho pensato che quei motivetti da operetta, le canzoni da cabaret ispirate da eventi quali l’innamoramento, lì nel campo, potessero dare, a coloro che scrivevano musiche così ” leggere “, l’incentivo a credere, la spinta innaturale alla speranza. Lo spettacolo del cabaret come ossequio alla memoria, qualcosa di cui ringraziare quelli che hanno pensato di rendere note musiche recuperate a fatica e, spesso, attraverso il solo ricordo dei sopravvissuti. Domani a Manfredonia, per chi dovesse trovarsi in zona, Raiz e Radicanto in concerto per ” Il canto di Abramo “, memoria rivisitata, sicuramente da non perdere.