Infine la scuola pubblica morì per implosione!

Potrebbe essere l’amara conclusione di una pessima fiaba. Prendete l’ultimo accenno di provvedimento da varare per la scuola, il depotenziamento del titolo di studio. Quale valore didattico puoi suggerire ad un tuo studente quando gli dici: Studia e fallo nel migliore dei modi? Quale la motivaziuone al suo studio? Per incrementare una sua particolare attitudine? Perchè così ha modo di formarsi culturalmente? Perchè studiando otterebbe valutazioni positive che gli permetterebbero di essere ai primi posti di una graduatoria di valutazione per accedere ad un X posto di lavoro? Niente di tutto questo, se passa il depotenziamento. Qualsiasi studente, anche il più pronto e motivato, potrebbe obiettare che la formazione culturale può guadagnarsela in mille modi, anche e soprattutto fuori dalla scuola – dove spesso si studiano, duole dirlo, cose che non hanno senso – che le valutazioni, a cosa mai potrebbero servirgli?, visto che il ” pezzo di carta ” sarebbe a tutti gli effetti davvero un semplice pezzo di carta! Ma se studi alla Luiss e alla Bocconi… e come al solito qui casca l’asino della scuola pubblica. Confindustria, non estranea a suggerire il provvedimento al governo ” amico “, desidera profondamente che nella pubblica amministrazione passino persone formate ad essere ” comandate “, persone dotate di una forte attitudine, non alla cultura, ma all’obbedienza cieca. Insomma un universo orwelliano prossimo venturo. Mala tempora currunt!

AH, AH, AH!

Eran trecentomila

” Nella pubblica amministrazione “per effetto delle misure in materia di blocco del turn-over, contratti di lavoro flessibile e collocamento a riposo, complessivamente tra il 2008 e il 2013 si può prevedere una riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità”, pari ad un calo dell’8,4%.”

 Brunetta ha dato i numeri come sempre, in occasione di un convegno recente dove ha presentato il rapporto dell’Ocse sulla riforma della pubblica amministrazione in Italia, non tenendo conto del fatto che in Italia non abbiamo bisogno di sapere quanti ne vanno, ma vorremmo confortarci nel sapere quanti eventualmente entrano nella pubblica amministrazione. Messa come ha detto il bassotto vien da pensare che una generazione intera di disoccupati e precari, quelli che attualmente penano per un lavoro, può tranquillamente appendere le armi al chiodo, tanto quando mai avranno da lavorare?

” Il contenimento dei numeri del pubblico impiego, assicura il ministro, viene raggiunto “senza pregiudicare volume e qualità dei beni e servizi pubblici offerti “

A questo punto com’è d’obbligo sorge spontanea non una domanda, ma una sonora pernacchia. Come quella di Eduardo nell’Oro di Napoli, senza che ne vengano pregiudicati il volume e la qualità.