Presidi permanenti – malgrado l’estate o forse anche per quella

Per tanti versi l’estate ti toglie la voglia di occuparti delle cose. Cerchi una soluzione che ti permetta un impegno minimo della testa, perché ti sembra che anche quella, con il caldo, debba avere un attimo di tregua. Però leggi e leggi e tanto disimpegno non te lo concedi, leggi e rifletti. Io sono qui, di Marco Sono storie, ti obbliga alla riflessione e alla condivisione, all’affermazione dell’esserci, nonostante l’estate. Vi riporto per intero il post:

io sono qui sono storieAvete presente le mappe dei centri commerciali?

Quelle con scritto “Voi siete qui”. E ti ritrovi tra una scala mobile che non porta da nessuna parte. E segui una indicazione di WC a soli 30 chilometri dal tuo bisogno impellente, a chiederti sconsolato: “Ma qui dove?”.

Ecco, quelle magnifiche indicazioni create da un Escher ubriaco, che ti danno il senso della posizione di un Gianluigi Buffon schierato centravanti nella finale di Champions League.

Sarà la sindrome da elettore del PD, quando dall’altra parte si palesa il pornonano ridens, ma io – quando incontro una di quelle mappe – lo so in partenza che sono destinato alla sconfitta.

Nelle giornate peggiori, mi ritrovo a pensare che quell’intreccio geroglifico di corridoi e frecce dai colori improbabili sia una immagine tragicomica della nostra vita quotidiana.

In fondo, i nostri percorsi giornalieri tra lavoro, casa, supermercati, scuole, università, autobus, treni, auto e tangenziali, non sono che una lunga, sterminata, sequela di “Voi siete qui”  in cui smarrirsi.

E non c’è tam tam satellitare che tenga, o socialbussola che possa salvarci dal naufragio quotidiano. Perché quello che manca, perfino ai mr. Magoo come me, non è tanto il “senso”  quanto il “tempo” dell’orientamento.

Quello spazio mentale di cui avremmo bisogno tra un “Voi siete qui ” e l’altro per rifiatare. Un momento per  schioccare le dita – come in un episodio del Dottor Who o “Ai confini della realtà” – e fermare magicamente l’apnea frenetica in cui siamo inghiottiti.

Perché solo a quel punto, la fatidica domanda “Dove mi trovo?” acquista un senso un tantinello più profondo di quello che può dargli google map.

Per esempio, se oggi mi fermo un momento a pensare, mi rendo conto che c’è questo “sono qui” fisico  davanti alla tastiera, con il mio lavoro, con tanti impegni pressanti ad appassionarmi, o forse per meglio dire, con la passione che mi pressa ad impegnarmi sempre e comunque.

E c’è un “sono qui” mentale, che mi fa essere con  la testa a Reggio Emilia, con Giuseppe Civati e le tante persone splendide  che continuano a coltivare un’idea diversa d’impegno collettivo. “Di tante persone che non contano ma si stanno contando già” come direbbe il poeta.

E poi c’è il “sono qui” più forte di tutti, quello che coinvolge quella roba tra il fegato e la testa. Quella roba che ti pompa in giro per le arterie la linfa vitale degli altri “sono qui”. Perché non c’è passione culturale, moto civile, bisogno creativo o abilità tecnica, che non parta  da  lì.

“Io sono qui” accanto alla donna che amo e senza di lei non saprei nemmeno essere “io” .

“Io sono qui” accanto a quel cucciolo che usa i piedini come il Pinguino di “Happy Feet”, che canta a perdifiato “Barbara Ann” dei Beach Boys, che dice “caca” per dire  ”torta”.

“Io sono qui” perché spesso mi smarrisco davanti  a quelle fottute mappe,  ma poi per fortuna mi ritrovo grazie alle cose che contano sul serio, grazie alle persone che contano davvero.

Barcarola con zainetti

dialoghi di traniPer la seconda volta è approdato a I Dialoghi di Trani l’ex ministro Barca. L’anno passato aveva ricevuto una sorta di lasciapassare politico da Paolo Flores D’Arcais, che sentito l’ardore del suo dibattere con Maurizio Landini, gli aveva detto – aveva detto ad entrambi, per essere esatti – di presentarsi alle elezioni politiche prossime venture – in definitiva di buttarsi definitivamente in politica senza bypassare qualsivoglia elezione con una nomina ministeriale di tipo coatto. Detto fatto il Barca s’è presentato come epigono di una politicA unica e vergine piuttosto che di politichE molteplici e tutto sommato appena appena sputtanate. Sulla contrapposizione politicA e politichE Barca Fabrizio ha giocato molto, con l’appeal di quelli che parlano della stessa con un linguaggio forbito e alto. D’altra parte se il contraltare è un Marco Revelli, storico e professore universitario, figlio del partigiano Nuto, il minimo che tu possa fare è tenergli testa e lingua in un unicum che compiace chi parla, ma anche chi ascolta, moderati dalla giornalista del Sole 24 Ore, Cristina Battocletti. S’è parlato dell’imperfezione della democrazia, secondo Revelli, quella democrazia che ci fornisce l’impressione dell’aver scelto qualcosa o qualcuno, mentre a scegliere è solo una minoranza – quelli che votano, solitamente – che non rappresentano l’intero, ma solo le parzialità difettose di una democrazia a bassa intensità; s’è parlato del bisogno di una legge elettorale che non mortifichi nessuno e faccia emergere i meglio con una sistema di formazione che insegni la politica piuttosto che l’imbroglio – e di questi siamo profondamente convinti in molti – s’è detto di una riforma dei finanziamenti pubblici ai partiti che sia strumento di ritorno verso coloro che sono i finanziatori – i paganti le tasse – per affezionarli alla politicA. Peccato per l’orario da controra pugliese e peccato per un evento, che come gli altri dei giorni successivi, sono stati appannaggio esclusivo di pochi. Barca ha guadagnato l’uscita con un coacervo di zainetti. Lo zainetto come simbologia di una sinistra carica di alternatività piuttosto che di alternanza? Italiano, mio sodale in questa occasione, gongolava. Anche lui transuma tra casa e scuola con uno zainetto rosso – of course! 😀

Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…

vignetta-politici-italiani1Ho letto in questi due ultimi giorni più che i giornali quello che è stato scritto sui blog che frequento, sulle pagine di quelli che in gergo vengono definiti la ” base ” elettorale. Lo scontento, lo sgomento in alcuni casi, sono davvero evidenti per quello che è successo, per la rielezione di nonno Giorgio e per la terribile figura da inetti fatta da quelli che abbiamo prontamente eletti circa cinquanta giorni fa – solo cinquanta e non un quinquennio!  Non sono, i politici, vista la freschezza della nomina né esasperati, né stanchi, né esauriti – almeno non dovrebbero esserlo. Invece… e penso alle volte che, turandomi il naso, mi sono costretta ad andare alle urne, tutte le volte con una buona scusa a mio uso esclusivo: la volta che bisognava votare, assolutamente, per non permettere a Berlusconi di andare al potere, l’altra volta perché, per una volta tanto, c’era la possibilità di far eleggere un candidato ” gradito “, l’altra volta ancora, ma praticamente sempre, perché votare era ed è un mio diritto, accidenti! Cosa ho ricavato, da tanto? Cosa abbiamo ricavato tutti? La inutile e invereconda esibizione di un mostro a mille teste, ragionanti ( ?!? ) senza il minimo pensiero a quelli – a noi – che cinquanta giorni fa li abbiamo votati, la contraddizione evidente di parole, pensieri e opere in una ricorsa senza freni, che ci ha sfiniti e avviliti. Nella successione dei fatti e ad ogni nome proposto cresceva in me lo stupore e l’incomprensione, per arrivare alla fine ad assistere al disfacimento di ogni logica, di ogni buon senso. Con tutta l’amarezza penso al governo che il nostro vetusto presidente sarà (?) in grado di imbastire e penso alle prossime elezioni. Sarò pronta nuovamente per andare a manifestare un mio diritto? Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi che ti voti, caro politico, la prossima volta devi esibirti in effetti speciali, ché con le vecchie e stantìe promesse elettorali non riesci ad imbrogliare più nemmeno te stesso.

Per approfondire:

Il maggiordomo ha i baffi 

La fine della speranza

Un parlamento sadomasochista

Giorgio Napolitano rieletto al Colle – Inusuale bis non previsto dalla Costituzione

Ma ancora non s’è capito che vogliamo cambiare? 

Work in progress

Ancora tu! Ma non dovevamo vederci più?

bandieraVorrei affermare di essere stupita, ma com’è che non lo sono per nulla?

Giorgio Napolitano rieletto presidente della Repubblica, primo capo dello Stato della storia d’Italia a ricevere l’incarico per due volte… Nel primo pomeriggio, dopo la richiesta di Pd, Pdl, Scelta Civica, Lega e una mattinata di colloqui con i rispettivi leader, Napolitano dice sì alla ricandidatura. «Sono disponibile, non posso sottrarmi. Ora però serve un’assunzione collettiva di responsabilità» dice, nonostante in precedenza avesse più volte ribadito di non volere un nuovo settennato.

Laura c’è

laura boldrini” Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.

Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della costituzione repubblicana.

Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte costituzionale e al Presidente del consiglio.

Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula. Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.

Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale.

Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.

Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremmo impegnarci tutti a restituire  piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.

Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.

Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.

Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato.

Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.

Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.

Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.

In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.

Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.
E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.

Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e Il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.

Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.

L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.

Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace.

Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”. A papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.

Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e  permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.

Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione.

La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.

Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli. Grazie. “

Questo il discorso di insediamento della neo presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Sono parole forti, dette da una donna sensibile e forte, una persona che ha fatto dell’impegno sociale la sua vita. Nelle sue parole ci siamo noi, i nostri pensieri di ogni giorno, le nostre speranze di ogni giorno. E’ un bel giorno per noi donne, chè una donna ha assunto un ruolo che solo poche hanno rivestito prima di lei. Nel 2010 venne qui a Trani per I Dialoghi, per presentare il suo libro ” Tutti indietro ” – scritto per raccontare la sua esperienza come portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati. Raccontò e incantò coloro che l’ascoltavano, me compresa. In particolare coinvolse i ragazzi della scuole superiori presenti, che restarono ad ascoltarla in un silenzio impressionante. Non erano storie allegre, le sue, dicevano di migranti, di gente fuggita dalle guerre, da paesi disgraziatissimi. E forse proprio per quello interessarono i più perché toccarono i sentimenti profondi di compassione e solidarietà verso i poveri della terra che ognuno dovrebbe portare nel cuore. Spero che questa bella signora possa riuscire in Parlamento così come è riuscita nel suo lavoro. A lei il mio augurio di donna.

( Leggo che anche Pietro Grasso è riuscito ad essere eletto come Presidente del Senato. Oggi è un bel giorno per la democrazia )

Viva la libertà ovvero l’elogio della Politica

viva la libertàNel film di Roberto Andò, Viva la libertà, il messaggio si percepisce forte e chiaro, c’è nostalgia per la Politica, quella praticata con i dovuti accorgimenti e con la passione del caso. La trama è costruita dalle attuali circostanze: un partito di sinistra, all’opposizione, è condotto da un segretario che ha smarrito le Idee e le parole per praticare il suo ruolo all’interno del partito stesso e nella società. Una storia che ci è ben nota, la politica svilita e asservita ai giochi di potere, alle alleanze, ai cattivi costumi. Il segretario, miracolosamente, si stanca del suo inutile ruolo e sparisce dalla circolazione, rifugiandosi presso una sua antica fidanzata, in Francia. A quel punto vanno nel panico le persone che più di ogni altre sono custodi della staticità dell’uomo e del suo immemore e svilito personaggio, il segretario portaborse e l’attuale compagna che più che amare l’uomo, ama il potere rappresentato dall’uomo. Ci si ricorda che il politico ha un fratello gemello che ha stazionato in una clinica per malati di mente per diverso tempo, ma è un fratello intellettuale, un filosofo che scrive libri, musicofilo,  uno che utilizza come pseudonimo il titolo di un’opera di Verdi, Ernani, che canticchia La Forza del destino. Viene proposto a Giovanni Ernani di prendere il posto del fratello latitante e tranquillamente il pazzo accetta. Si scopre così che la verità nuda e cruda applicata alla politica raccoglie consensi nuovamente e riabilita l’uomo segretario e l’uomo politico. Si riflette, a ragione, su molte parole dette nel film e alla fine si considera che ora come ora per farla la Politica – quella con la P maiuscola – bisogna essere davvero matti, loro hanno il coraggio del saper raccontare la verità, senza mezze misure. Un film da vedere assolutamente, magari prima delle votazioni. Come sempre Toni Servillo è un mostro di bravura; bella anche l’interpretazione di Valerio Mastrandrea, il portaborse.

Gratta & Vinci ( dal blog di Marco ” Sono storie ” )

Si assiste in questi giorni, anticipate da colpi di grancassa mediatica di giornali ” parenti “, alle esternazioni del solito signor B. Esternazioni a suo dire apodittiche, ma dimostrabili solo se si è in grado di avere una visione delle cose del mondo o da inguaribile imbonitore di piazza o da gran furbo. Vi riporto questo post dal blog Sono storie. Marco D. con il suo dire pacato, ha centrato l’obiettivo: denunciare l’inconsistenza politica di quelli che dovrebbero neutralizzare B. con ben altre proposte – tanto per dire: una politica seria che aiuti i nostri figli ad avere un lavoro che non sia flessibile come un tubo di gomma, una politica che faccia dei disabili delle persone e non dei paria, una politica che faccia dell’insieme una società dove si possa vivere serenamente, con equità, pagando le tasse con equità, beneficiando di servizi sacrosanti…  – Come asserisce Marco:

Non riescono a far altro che ansimargli dietro, sottolineando la follia della promesse, evidenziando l’inconsistenza del miraggio, denunciando il trucco. Che, se ci pensate, è la cosa più squallida che si possa fare di fronte a uno spettacolo di magia.

anten_man_-alan-fordQuando una storia inizia ci promette sempre qualcosa: avventura, mistero, sentimento… In una parola, emozioni.

E non importa se, alle volte, magnifici incipit promettano più di quanto poi le trame – o come quelli dicono quelli fighi,  il plot – mantengano. La promessa/premessa stessa del racconto è il primo elemento del fascino e di efficacia di una narrazione.

Capito questo, quello che è accaduto ieri, quello che accade da vent’anni, non dovrebbe più stupirci. E se, nelle prossime ore, vi capiterà di leggere qualche sondaggio a conferma di come, anche stavolta , la promessa da piazzista dell’agorà, per quanto folle, insulsa, vergognosa, abbia sortito i suoi effetti, beh non stupitevi.

A suo modo, B è uno straordinario artista della fuga mediatica: un Houdini del consenso, capace di sfuggire alle strettoie della realtà che lo circonda, proiettandosi con le sue promesse di storie sempre un poco più in là, avanti nel futuro. E la cosa meravigliosa (dal punto di vista dell’analisi) è vedere come agli altri, dopo che la fuga in avanti è cominciata, non resti che inseguire.

Non riescono a far altro che ansimargli dietro, sottolineando la follia della promesse, evidenziando l’inconsistenza del miraggio, denunciando il trucco. Che, se ci pensate, è la cosa più squallida che si possa fare di fronte a uno spettacolo di magia.

C’è il trucco e allora? “Chissenefrega” potrebbero rispondere molti spettatori  e molti elettori. Ci avete tolto anche le mutande, lasciateci almeno l’illusione del sogno.

E’ come con i Gratta & Vinci. La statistica, la realtà, il buon senso dovrebbero dare a tutti la misura dell’irragionevolezza del risultato. Ma il sogno resta lì a portata di mano, basta sfregare con la monetina o la chiave, la schedina. E se non va, si può sempre ritentare la fortuna, un’altra volta.

Come con le promesse di B.

Il Gratta & Vinci di un intero paese. E poco importa che, gratta, gratta il fondo l’abbiamo toccato da un pezzo.

Parole di Presidente

Proprio perché in Italia – o comunque nel mondo occidentalizzato – risulta difficile ascoltare parole politiche costruite intorno ad un modello di interesse comune, di benessere comune, l’amico poeta Alessandro Franci, mi ha segnalato questo video. Colui che parla – e parla bene – è il Presidente dell’Uruguay, Josè ” Pepe ” Mujica. Devo ammettere la mia ignoranza, non conoscevo assolutamente quest’uomo. Ho letto della sua vita e del suo impegno politico – di un ” vero ” impegno politico militante – e ho considerato – amara considerazione – che se uno qualsiasi dei nostri ” politici ” dicesse e praticasse anche un solo pensiero del Presidente Mujica, potremmo avere di che parlare e di che gioire. 

La realtà irreale

L’amico Marco D. in un bel racconto che non so se definire dell’orrore o degli errori fatti, generalmente, dagli italiani nel valutare come positivo il ventennio politico appena trascorso, ha affidato ad un lungimirante viaggiatore spaziale la voce della coscienza critica che risulta difettosa in quelli testé citati. Vi riporto per intero la ” Storia dell’uomo che vide il futuro “:

Il Viaggiatore nel Tempo (sarà opportuno chiamarlo così) era intento a illustrarci un argomento molto oscuro. Gli occhi grigi brillavano vivaci; il volto, generalmente pallido, era acceso e animato.

L’ascoltavamo attoniti da circa un ora. All’inizio, avevamo pensato al solito squilibrato.  Ma via, via, che il racconto proseguiva, che il viaggiatore estraeva dalla sacca i  “souvenir” prova delle sue mirabolanti peregrinazioni,  l’incredulità era divenuta stupore incantato.

Avevamo davvero di fronte il primo essere umano che avesse mai viaggiato nel tempo e che ci stava descrivendo quell’avventura incredibile.

 … Scelsi il 1994, perché si trovava a una distanza esatta di cento anni dal nostro presente. Mi sembrava un futuro sufficientemente lontano per pensare che, nel frattempo, la nostra razza avesse intrapreso, con l’aiuto della scienza e della tecnologia , un evoluzione radicale verso la civiltà.

Immaginavo di trovare un mondo nuovo, in pace e serenità, ormai scevro da quelle spinte brutali e violente che ci assediano oggi.

Ma perché scelse come meta l’Italia? Chiese incuriosito uno di noi.

Beh, immaginavo che la patria che ha dato i Natali a geni come Leonardo, Michelangelo, Dante, Vivaldi… E che ancor prima con la civiltà Romana ha segnato una via di progresso per l’intera umanità… Ebbene, insomma, ritenevo che quella potesse essere la culla del nuovo mondo.

…E invece, signori miei, mi trovai di fronte all’opposto:  il paese si era affidato a B, un individuo dal sorriso accattivante e dalla ricchezza immane, proprietario di giornali e altri mezzi di informazione cui l’uomo in futuro affiderà nei prossimi decenni qualsiasi certezza.

B promise agli italiani di tutto e di più: più lavoro, più benessere, più diritti, più sogni… Ma ben presto divenne chiaro che le promesse sarebbero rimaste tali, mentre l’unica cosa che aumentava davvero erano le ricchezze di B.

E quando gli italiani capirono l’errore? Lo incalzò il mio collega.

Il viaggiatore scosse la testa.

E’ proprio questa la cosa più incredibile dei miei viaggi. Più mi spostavo avanti nel futuro e più ritrovavo B al potere. …Nel 2001… E ancora nel 2005… E ancora nel 2008… Quattro volte al governo… In tutto quasi vent’anni di dominio incontrastato e in mezzo scandali inenarrabili: corruzione di pubblici ufficiali, sordidi incontri con prostitute e minorenni, rapporti mai chiariti con il malaffare…

Un brusio di incredulità da parte nostra accoglieva ogni nuovo particolare del racconto del viaggiatore, il quale imperterrito accompagnava la narrazione, mettendo sul tavolo testimonianze della sua incredibile avventura (giornali, libri, fotografie,etc.).

E non è finita qui…

Dio mio, cosa ci può essere ancora di peggio?! Singhiozzò accasciato, con la testa tra le braccia, il mio amico e collega Henry Martini, le cui evidenti origini italiane possono suggerirvi con quale strazio avesse seguito il racconto del viaggiatore.

Il viaggiatore prese fiato e ci guardò dritto negli occhi:

Ebbene, dovete sapere che nel Dicembre 2012, a 76 anni, B si candidò di nuovo…

A quel punto un grido del povero Martini interruppe il racconto del viaggiatore, facendoci balzare noi stessi sulle sedie. A 76 anni? Dopo aver portato il paese allo sfacelo?! Dopo i processi? Dopo le mignotte?

Il viaggiatore allargò le braccia con un gesto eloquente:

Lo so, lo so, signori. Vi sembra incredibile e, di sicuro, l’avrei trovato incredibile anch’io, se non l’avessi visto con i miei occhi…

Ma allora egli fu eletto una quinta volta? Il viaggiatore sorrise.

I find it kind of sad

The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world

I cinque dell’Ave Maria

Ieri sera ho optato per un film, non avevo voglia di impantanarmi in cinque dichiarazioni di intenti, sia pur nobili. Sicchè oggi pomeriggio mi sono posta d’impegno e ho guardato i cinque. A parte la discutibilissima location – una via di mezzo tra il concorso per voci nuove e un Rischiatutto in formato riveduto e corretto… Signor Sky, una cosuccia un po’ più sobria no, eh? 😀 – mi sono profondamente annoiata. Nessuna esplosione da parte di Tabacci, Puppato – e va bene che a sinistra bisogna essere sobri, ma quel vestito e quei capelli… mado’! 😦 – e (lo)Renzi de’ Firenze e Nichola da Terlizzi e in ultimo lui, Bersani, il padre nobile – no, quello è il keniota Berlusconi – uno che secondo me ha sempre un calo di zuccheri impellente. Allora volevo dire ai cinque, tanti rallegramenti per un programma più o meno simile – visto mai che la sinistra forse riesce a stare tutta dalla stessa parte? – ma se vi date un trillo, il rumore di una sveglia, anche una bomba, va’, qualcosa che vi faccia risorgere dalle tombe, qualcosa che vi renda un po’ più entusiasti, forse sarebbe più indicato. L’unico con la sindrome del ” la so! ” Renzi, con quella faccia un po’ così, con l’espressione un po’ così, fa pure antipatico. E Nico’, benedetto Nichi, ma smettila di commuoverti quando citi tutti i cardinali e i preti e i Gesuiti amici tuoi! Io sono una gatta selvatica, un’eretica, una strega! Mi fai venire l’orticaria tutte le sante volte, eh! 😀 Devo essere sincera? Non mi siete piaciuti e se dovessi decidere di andare a votare alle primarie, mi toccherà di andare a memoria. Dovrò fare un ripasso delle antiche emozioni, quando sentire un comizio partecipato, colmo di idee e di entusiasmi, era davvero una festa! 😦