Happy birthday, little boy

L’occhio del poeta oscenamente vede
la rotonda superficie del mondo
coi suoi tetti ubriachi
oiseaux di legno sui bucati
e maschi e femmine di argilla
con gambe di fuoco e petti in boccio
su letti a muro
e alberi pieni di mistero
e parchi della domenica e statue mute
e la sua America
con le città fantasma e le deserte Isole Ellis
e il suo paesaggio surrealista di
praterie senza pensiero
sobborghi da supermercato
cimiteri scaldati dal vapore
giorni sacri da cinerama
e cattedrali della protesta
un mondo sterilizzato di sedili plasticati da toelette tampax
e tassì
cowboy smidollati e vergini di Las Vegas
indiani diseredati e fanatiche del cinema
senatori non-romani e non-obiettori di coscienza
e tutti i fatali sparsi frammenti
del sogno avverato dell’immigrante
smarrito
tra i bagnanti al sole

Lawrence Ferlinghetti   “ Coney Island della mente “

National Poetry Month

NPMPoster2015_8.5-11_2Ora, degli americani potete dire qualsiasi cosa. Potete raccontare le loro nefandezze, la loro politica “ diversamente pacifica “, che sono razzisti, ancora, nel profondo dell’animo, guerrafondai allo stremo, qualsiasi cosa, ma sanno come salvarsi l’anima. E a differenza del nostro dove la discussione basilare e fondamentale verte sul tenere Fitto – e tutta la sua paccottiglia votante – all’interno del partito oppure no, oppure sull’ultima incavolatura in ordine di tempo dei sindaci all’indirizzo del “ Fiorentino “ sul Def, oppure su quel parto immondo che vuol passare come la migliore riforma della scuola in assoluto, con queste premesse in Italia non pensiamo ad altro. E quelli, gli Americani, sarà che pure loro hanno altre gatte da pelare, con i tutti i poliziotti impazziti e sparanti all’indirizzo dei neri, trovano comunque il tempo di eleggere aprile a mese dedicato alla poesia e ai poeti. Che letto qui, nella culla della poesia – così almeno ci hanno fatto credere per omnia saecula saeculorum – suona come una presa in giro, un sonoro cachinno all’indirizzo della patria di Dante, Petrarca e Leopardi! Sembra quasi abbiano preso alla lettera i dettami del Dolce Stil Novo, l’incoraggiante sprone del magnifico Lorenzo, pure lui di Firenze ahimè, a dedicarsi alle arti e alle lettere. Incoraggiano ragazzi, docenti e persone comuni a scrivere, leggere, dedicarsi, almeno per il mese corrente, alla poesia. Leggere poesie, parlare di poesia, imparare poesie,  è sicuramente una scorciatoia per salvare la propria anima –  se da qualche parte ne abbiamo ancora, in serbo, una piccola forma, un pezzo sottile protetto dall’arido deserto del quotidiano.

Bello è possibile?

e-e-cummings-1Elevare il proprio animo attraverso occupazioni che attengono alla creazione di cose ” poco utili ” nel quotidiano * quali la poesia o la prosa o la pittura o qualsiasi altra attività motivata dal coltivare un personalissimo concetto di aspirazione al bello, eleva alla bellezza anche nel fisico? Me lo chiedevo mentre cercavo ” figurine ” per le mie bacheche di ” Pinterest ” – occupazione visiva estiva. Le bacheche sono naturalmente dedicate alla lettura, agli scrittori, all’architettura, a quanto di visivamente inutile esista per la sola gloria degli occhi. Mi sono imbattuta in una foto di Edward Estlin Cummings. Lui è bellissimo, le sue poesie quasi sempre lo sono. Il bello di partenza quale è stato? L’essere nato bello o l’esser diventato tale a seguito del coltivare bellezza?

* Il vostro fruttivendolo considererà, di sicuro, il leggere le poesie un’occupazione infruttuosa e poco utile dal punto di vista pratico. A meno che non si tratti di un pervertito, amante della letteratura, che adorna la frutta di stagione invece che con i cartellini del prezzo, con cartigli inneggianti ” A Silvia ” oppure ad Elena o a qualsivoglia donna ispiratrice di bellezza – ma io non ho ancora trovato simili personaggi, eppure credetemi frequento abitualmente i verdurai! Cummings si è ispirato, contaminandosi di bello, con una signora a caso

Signora, io ti toccherò con la mia mente.

Ti toccherò e toccherò

finché tu non mi
 farai di colpo un sorriso,

timidamente osceno

( signora io ti
 toccherò con la mia mente )

Toccherò
 te, tutto qui,

lievemente

e tutta te stessa sarai

con infinito agio

la poesia che io non so scrivere.

 

A Pier Paolo Pasolini

pier-paolo-pasoliniVoce umana 
vestita di bellezza
era quella che ci davi
Umana e bella
anche se duramente accusava
 
Amore semplice umano
la tua vita
Amore e paura per l’Uomo
per il progresso fede
e lo sviluppo insopportabile per te
 
V’erano momenti in cui ascoltando
le parole scorrere dalle tue labbra
riudivo i versi di Rimbaud
” Sono nato troppo presto o troppo tardi? 
Cosa sto a fare qui? 
Ah, tutti voi, 
pregate Iddio per l’infelice “
 
No Pier Paolo
non sei nato né presto né tardi
ma peccato che tu sia partito
mentre la verità si combatte
mentre tanti si scontrano
senza sapere perché
senza sapere dove vanno
 
Mentre le religioni cambiano faccia
e le ideologie diventano religioni
e molti vestono i paraocchi di nuovo
tu non dovevi andar via. 
( Alekos Panagulis dal libro ” Dedicato a Pier Paolo Pasolini ” )

Defensa de la alegría

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In tempi tristi come questi e corrotti, vale la pena spazzare la confusione e le vane parole con parole che difendono un diritto inalienabile, l’allegria. Mario Benedetti, l’autore della poesia che segue, è stato un poeta, saggista, scrittore, drammaturgo e militante politico uruguaiano di origini italiane.
 
Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive
 
difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo sbalordimento e dagli incubi
dai neutrali e da i neutroni
dalle dolci infamie 
e dalle gravi diagnosi
 
difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
 
difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri
 
difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dallo schifo
dalla famosa patina del tempo
dalla rugiada e dall’opportunismo
dai prossenèti della risata
 
difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle pene
dal caso e anche dall’allegria.
( Mario Benedetti ) 

Questo vento agita anche me

Il vento, trastullo dei poeti. Capaci di sortire, in suo onore, ogni specie di romanticheria – il vento che scompiglia i tuoi capelli mi agita l’anima; come le fronde degli alberi scomposte dal vento così i miei pensieri volano per raggiungerti; il vento asciuga le tue lacrime di ieri e ti regala un sorriso; muove il vento l’onda dei ricordi ed è mare in tempesta… basta, non me ne fate scrivere più che mi sta venendo la nausea! 😀 Insomma, il vento. Di maestrale, oggi. Rinforzato. Con un calo della temperatura che da trenta – domenica – è passata a dieci di oggi. ( Durata poco l’estate, visto che è già autunno! 😦 ) Insomma, il vento. Non lo sopporto, mi infastisce e mi agita come nella canzone! Altro che trastullo!

La poesia è la poesia è la poesia…

Di quello che a scuola viene studiato farei volentieri a meno di alcune materie – religione, ad esempio, chè diventa spesso un prolungamento del catechismo; è il mio punto di vista, immaginate quello dei ragazzi! 😀 Altri argomenti, invece, andrebbero incentivati e resi accessibili con reading, magari di attori di grido. Parlo della letteratura italiana e, in particolare, della poesia. La musicalità, le immagini, la descrizione poetica di emozioni e pensieri, sembrerà strano, ma sono cose che attirano i ragazzi.  Stamattina spiegavo a G. cosa sono le figure retoriche. Lo facevo con parole semplici, naturalmente, e G. ha capito. Ha inteso meglio quando le ho letto due poesie: ha ” sentito ” il suono del tuono e ha ” visto ” la pioggia cadere violenta per le strade. Dopo mi ha chiesto di leggere ancora e ancora. Non sono un’attrice, ma lo sono stata per lei per il tempo di due poesie. 

E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d’arduo dirupo
 che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, 
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s’udì di madre, e il moto di una culla.
( Giovanni Pascoli – Il tuono ) 
 
Di nubi grigie a un tratto il cielo fu sporco; 
e il tuono brontolò con la voce d’orco. 
Si cacciò avanti, lungo lo stradone, 
carta, foglie ed uccelli il polverone. 
Si udirono richiami disperati, 
tonfi d’imposte e d’usci sbatacchiati. 
Si vider donne lottare in un prato 
con gli angeli impauriti del bucato. 
Poi seminò la pioggia a piene mani 
tetti e vie di danzanti tulipani; 
tagliò il paesaggio, illividì ogni cosa 
in un polverìo d’acqua luminosa. 
Quando si stava inebetiti e fissi 
come sull’orlo di infuocati abissi 
dove il mondo pareva andar sommerso, 
il cielo sulle case era già terso, 
e nei vetri appannati del tinello 
risorrise il paese ad acquarello: 
sulla campagna dolcemente crespa 
ronzò la chiesa d’oro come vespa. 
Non rimaneva dell’orrendo schianto 
che il gocciare di musicale pianto 
della gronda, già buono già tranquillo; 
lo raccolse morente il bruno grillo. 
Coi tamburini gracili di pelle 
le rane lo portarono alle stelle. 
( Corrado Govoni – Acquazzone )
Un nuovo temporale - Elvio Bartoli, Foto Communit
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