Roth scatenato ( una mia passione trentennale )

philip-roth-500-580x333Italiano, il mio collega ormai ex, del corso E – che rimpiango, eh sì, nonostante le sue verifiche collage e i suoi temi referenziali ( per gli alunni, mica per lui ), che rimpiango davvero poiché Italiano di quest’anno altri non è che la maestrina dalla penna rossa sotto le mentite spoglie di una laureata in lettere classiche che, poverina, costretta com’è ad insegnare ad allegre teste vuote di seconda media non prescinde dalla parafrasi di Dante e della Comedia Divina, viatico con il quale, poverini loro, i pulzelli di seconda media,  dovranno confrontarsi vita scolastica natural durante, roba da non invidiarli per nulla, poverini davvero, e poverina me che devo stare a sentirla! – Italiano, dicevo, premurosamente mi rifornisce ogni settimana, come un pusher che spaccia cultura di carta invece di colture di canapa, un inserto settimanale di recensioni libresche – conosce la mia insana passione di lettrice di libri e dunque… Qualche settimana fa mi sono imbattuta nella recensione di un recentissimo libro biografico su Roth – no, non Joseph il galiziano errante, ma Philip l’errante ebreo americano di Newark – scritto dalla giornalista Claudia Roth Pierpont che niente ha a che fare, in termini di parentado, con lo scrittore Philip. Da un punto di vista privilegiato – la giornalista è una degli interlocutori che lo scrittore “ utilizzava “ per le letture in anteprima delle sue opere, poiché a settantanove anni Alex Portnoy ha deciso di non scrivere più – con una metafora ha messo al corrente, gli amanti delle sue opere, della decisione:«Alla fine della sua vita il pugile Joe Louis disse: “Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione”. È esattamente quello che direi oggi del mio lavoro. Ho deciso che ho chiuso con la narrativa. Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne» – dunque il libro racconta Roth, alla fine della sua carriera prolifica di scrittore, come si può raccontare un uomo che ha fatto delle storie raccontante la sua ragione di vita – le nostre storie le perdiamo nel vento dei discorsi chiacchierati, loro, gli scrittori, le scrivono e con profitto se non sempre pecuniario, soddisfacente dal punto di vista personale e, non vi sembra una bella cosa? Per chi ama Roth, come me, è una manna dal cielo. Il libro Roth scatenato, ancora in fase di lettura, si è subito rivelato chiaro nella scrittura e brillante per gli aneddoti e gli spunti critici. Sono sempre più convinta che, per capire a fondo un autore, è necessaria la mediazione biografica di un interlocutore che abbia avuto la conoscenza diretta dello stesso. Chi scrive ha, come tutti, umanissimi appetiti vitali, non c’è nulla di mitologico nella persona di successo. La biografia ci avvicina alla gloria del successo – oppure avvicina il successo all’altezza del nostro quotidiano? Per chi ama Philip Roth un’ottima lettura.


Roth scatenato

Claudia Roth Pierpont2015

Frontiere

pp. 417

€ 22,00

ISBN 978880621794

Chi ha tempo non aspetti tempo – ché non si sa mai!

Ieri mattina leggevo questa riflessione di Natascha Lusenti sul sito FB di Caterpillaram:

Questa mattina mi sono svegliata
19 novembre

Questa mattina mi sono svegliata e mi sono chiesta quanto tempo ho a disposizione. Sabato ero a Faenza, a Enologica, un appuntamento fisso da qualche anno. Mentre presentavo la degustazione di un cuoco, qualcuno mi ha detto che la sera prima il proprietario di una delle migliore osterie della città è morto. Aveva 45 anni e aveva appena salutato gli amici con cui aveva mangiato e bevuto. Il giorno dopo ho letto sul giornale che il francese che molti chiamavano “il biondo” e che si era fatto un nome scalando le rocce a mani nude è morto a 52 anni cadendo dalle scale di casa. Allora ho ripensato all’intervista alla scrittrice e regista iraniana Marjane Satrapi. Dice che non farà mai più un film di animazione come Persepolis, tratto dal suo fumetto. Non lo farà più perché è troppo faticoso e porta via troppo tempo e lei, ha detto, ha cinquant’anni e se tutto va bene potrà dedicarsi ad altri dieci progetti, non di più. Mi è venuta in mente anche l’intervista a Robert De Niro che ho letto sul New York Times. Anche lui faceva il conto dei film che gli restano da fare. Insciallah, come dicono gli arabi. Cioè, se Dio vuole. Lo scrittore americano Philip Roth, invece, a 80 anni ha deciso di ritirarsi e per ricordarlo a se stesso ha appiccicato al computer un biglietto con scritto “La lotta con la scrittura è terminata”. Mi sono chiesta a che età cominciamo a dare valore al tempo e a essere capaci di scegliere le nostre battaglie e a riconoscere quando è il momento di abbandonarle. E mi sono detta che dovremmo insegnare ai bambini a farlo il prima possibile.

Non ci si pensa mai al tempo che passa – o quasi mai! – se non in occasione dei compleanni. Allora ti accorgi di averlo perso quel tempo che poteva servirti a fare qualcosa, a realizzare un sogno, un progetto, per fare un viaggio, per avere un figlio, per avere un amore duraturo o per stare a guardare solamente il cielo e le nuvole che sarebbero passate.