Dietro l’angolo

nascondinoEsco di casa al mattino, di solito a passo veloce. Perché in ritardo? No, perché a passo veloce il tratto da casa a scuola viene trasformato in qualcosa di altamente salutare secondo i sacri canoni dei cardiologi – e speriamo che la cosa corrisponda a verità, altrimenti avrò camminato a passo veloce per una buona parte delle mie mattine, inutilmente! Quando giro l’angolo del palazzo, invariabilmente, che piova o nevichi o faccia solleone,  mi imbatto nella ”  napoletana ” – no, non la caffettiera, ci mancherebbe! La napoletana è un donnone alta quasi il doppio della mia altezza. Transuma sul marciapiedi, quello che trovo girato l’angolo di casa, in attesa di un autobus, immagino. Generalmente indossa pantaloni infilati negli stivali – più che donna pare un bovaro argentino – un corto giubbino a sottolineare l’enorme presenza di terga giunoniche, capelli legati stretti stretti alla testa, frontino – caso mai qualche ricciolo dovesse prendere una via di fuga – e un immancabile cellulare appiccicato all’orecchio e alla bocca. ( L’osservazione è diventata più precisa, nonostante la mia frettolosità mattutina, aggiungendo un particolare al giorno ) La napoletana solitamente non parla al cellulare, urla al poveretto/a che dall’altra parte sostiene la conversazione. Ma più che parlare articola suoni che all’udito medio risultano privi di qualsiasi significato – non per l’interlocutore, evidentemente, poiché la napoletana articola, articola, articola all’infinito. La napoletana so che parla in napoletano dalla cadenza tipica di chi parla in napoletano, ma non sono mai riuscita a capire se i suoni emessi corrispondano a vere parole, a frasi di senso compiuto. La napoletana quando parla gesticola in maniera ossessiva e smisurata, guai a trovarsi alla sua altezza, si rischia di fare la fine dei mulini a vento al cospetto di don Chisciotte. Qualche volta mi sono ritrovata a rallentare perché investita dalla potenza sonora dei suoni, e perché volevo capire, ma mi è sembrata un’inutile perdita di tempo. Vorrei, una mattina, bussare alla sua spalla e chiederle gentilmente di mettere i sottotitoli, ma ho l’impressione che possa essere un vero azzardo!

Ventinove

Cosa induce due persone – uomini o donne che siano – a desiderare scientemente e a decidere – di conseguenza – la condivisione di una vita colma di tutto quello che può ” condire ” una vita da trascorrere insieme? Una sorta di incoscienza iniziale, la voglia di ” provare “, il bene fondamento del tutto, la volontà, nel bene e nel male, di farcela a superare gli intoppi e gli scogli e le asperità, ma anche di godere delle gioie, dei figli, delle piccole cose, talvolta sciocchezze che fanno una vita trascorsa insieme. Oggi, ventinove anni fa, andavo sposa – come si diceva un tempo – dell’uomo che conosco davvero da una vita.