Vanno, anche le cose vanno…

Da uno a dieci quanto sarebbe stato “ conveniente “ aggiungere voce alle mille voci che hanno imperversato in ogni dove, in ogni luogo, in ogni storia, aggiungere voce alle voci che hanno raccontato di covid e scuola e storie personali e guarigioni e esperienze in tempi di covid? Insomma, ho taciuto. Perché insopportabilmente infastidita, perché insopportabilmente occupata ad occuparmi di non essere contagiata, perché non ci fossero contagiati in casa e in altri luoghi, amen. Così le cose sono andate, con cambiamenti tanti, con impedimenti, con imposizioni di impedimenti ad altri: di fatto classi intere da impedire, con ragazzi a distanza oppure in vicinanza, straniamento nel fare lezione ad una manciata di persone in una scuola di fatto vuota. Le cose sono andate. Spesso con grande fatica, sempre per abitudine – ché è possibile abituarsi anche a situazioni “ estreme “.
Da uno a dieci quanto sarebbe stato conveniente estremizzarsi ancora e ancora, per chissà quanto altro tempo?
È così che ho pensato di scrivere all’omino dell’ ufficio scolastico regionale, al signor Inps, per chiarire con loro, uno su tutti, il pensiero di pensarmi diversamente occupata altrove, invece che in un’aula scolastica. Sono al terzo giorno di quella condizione che chiamano “ essere in pensione “.
Al momento tutte le cose vanno…

Ma la mente mi autorizza a credere
Che una storia mia, positiva o no
È qualcosa che sta dentro alla realtà…

C’è pensionati e pensionati

Il 30 giugno sei colleghi si troveranno in  congedo permanente dopo circa quarant’anni di onorata carriera scolastica. Al di là di ogni possibile utilizzazione, per loro, di un tempo diventato assolutamente dilatato – si rischia il disorientamento, ritengo! – consideravo la questione della sussistenza economica. Percepiranno uno stipendio mensile, decurtato non so in che percentuale, che permetterà loro di assicurarsi la splendida sommetta di circa mille e cinquecento euro al mese, più o meno. Certo, meglio di tante altre persone che manco quello percepiscono – penso alle pensioni minime, a coloro che non hanno un redddito fisso, alla ” peggior Italia “, per dirla alla Brunetta. Penso anche a Giuliano Amato – perchè proprio oggi ho ascoltato questa notizia alla radio – che percepisce una pensione – come ex prof universitario e come ex parlamentare – di trentunomila euro circa. All’anno? No no, al mese! Chi è Amato – o quelli come Amato – un essere perfettissimo signore del cielo e della terra, tanto da poter annoverare sul suo conto in banca una  giusta pensione per i benefici apportati alla comunità tutta? Ha lavorato più di me o dei miei sei colleghi o dei milioni di concittadini che faticano duramente tutti i giorni, perchè l’ambaradan italiano vada avanti? Non mi pare. Ha studiato più di un qualsiasi giovane precario dell’università costretto ad andar via dall’Italia per poter avere un possibile lavoro? Anche questo mi sembra improbabile. Allora perchè? A tutti gli Amato d’Italia, vi auguro che i trentunomila euro al mese, ve li spendiate tutti. In farmacia. Per acquistare supposte!