Ricordatemi per allegria

bigchillSe durante l’inverno vi è scappato qualche programma televisivo, state senza pensieri, puntualmente vi ricapita lo stesso programma durante l’estate, quando il palinsesto si trasforma in archeologia allo stato puro, con notevoli scavi pompeiani di film, documentari e ogni altro ben di Dio. Così è capitato qualche giorno fa che mi imbattessi, per caso, in un programma, Il grande freddo, che mi ha costretta a fermarmi senza cambiare canale repentinamente. Mo’ non è che mi aspettassi chissà cosa da una scimmiottatura, nel titolo, The Big Chill, memorabile film di Lawrence Kasdan della mia gioventù, con fior d’attori e fior di colonna sonora, no proprio non mi aspettavo molto. Però c’erano delle persone, intorno ad un tavolo, che raccontavano aneddoti con molto divertimento e tante risate. Ora chi sa di cosa parlava Il grande freddo, film, sa che un gruppo di amici che si erano conosciuti all’università si ritrovano molti anni dopo al funerale di uno di loro, morto suicida. Nel film ognuno parla dell’amico e parla di se stesso in relazione allo scomparso. Vengono rispolverate vecchie relazioni, vecchie storie, si ascolta musica, si ride e si piange, ma soprattutto si vive. In televisione, quei quattro intorno al tavolo, parlavano di una persona scomparsa, come nel film, parlavano della bravissima e bellissima Mariangela Melato. La sorella, l’amica collega, la regista, l’amica del cuore, l’ex amore della vita parlavano di una donna ironica, speciale, piena di fascino e di allegria, ricordandola, a loro volta, con tanta allegria e tante risate. Ho pensato, guardando, ho pensato che al momento debito e anche dopo mi piacerebbe essere ricordata così, per allegria.

( Per chi avesse voglia di vederlo il programma della Melato è visibile qui )

Amori tossici

picasso francoiseI palinsesti televisivi sono governati da strane regole e da strane ragioni. È casuale la scelta di relegare le trasmissioni più importanti dal punto di vista culturale in spazi risicati e orari improponibili? Penso proprio di no. Immagino che genericamente non sia la Storia quella che accade e finisce nei libri, a condizionare le scelte dei programmatori. Sono più propensa a credere che sia una storia ben più minuscola a dettare, nelle menti dei perversi, scalette mortificanti a base di ” tette&culi ” in prima serata. Ma tant’è, non sono i palinsesti ad impressionarmi. Nel pomeriggio ho dato fondo ad un programma registrato qualche notte fa. Si parlava di Picasso e della sua bulimica vita di artista e di tombeur. L’artista, artista eccezionale per creatività, ingegno, estro, prendeva vita in filmati famigliari dove era vivido e profondo lo sguardo, dove la vitalità altrimenti convogliata nelle opere, si proponeva in una dimensione più raccolta ma allo stesso tempo incredibilmente stretta per quella grandezza – per quanto lui fosse piccolo – della sua straripante fisicità. Compiaciuto del benessere poco artistico e molto borghese che la sua arte aveva saputo commutargli, Picasso esibiva moglie e figlio negli spazi del giardino di casa, delle case piene di opere, in continuo fermento, mai appagato. Così l’artista Picasso, operoso nell’arte, non inibisce la sua natura più schiettamente animale e con l’idea di avere bisogno di continui stimoli e di continue muse per ispirarsi -a mio parere una sicura e compiaciuta ” pezza a colori ” di giustifica per un comportamento altrimenti poco giustificabile – a quarantasette anni, sposato con Olga e padre di Pablo, circuisce la giovanissima diciassettenne Marie-Thérèse con la quale procrea Maya. Si separa da Olga – che cadrà in depressione e morirà decisa di mantenere il titolo di unica e sola signora Picasso – e ritiene di dover procurare a se stesso un’amante all’amante, allacciando una relazione con Dora. Dopo una manciata di anni è la volta di Françoise, ” soffiata ” all’amico Matisse. Con lei oltre a convogliare la sua arte in sculture ” ecologiche ” ante litteram, ottenute con oggetti di risulta, e ceramiche bellissime, ” produce ” due figli, Paloma e Claude, finiti anche loro come soggetti nelle opere paterne. A casa Picasso, a quel punto, si ritrova una famiglia estremamente allargata, con il figlio di primo letto, la figlia Maya che adora i fratellini, e a detta di Françoise –  anche se non presenti – la moglie e le amanti.Françoise stufa della situazione lascia un incredulo Picasso, che trova da consolarsi ormai sui settant’anni, tra le braccia di Jacqueline, che diventerà la seconda signora Picasso. La donna, molto più giovane, rimarrà con lui fino alla sua morte, avvenuta nel 1972. Jacqueline si sparerà qualche mese dopo e dopo quattro anni anche Marie-Thérèse si impiccherà. Alla fine mi sono ritrovata a considerare quanto, in termini umani, gioca a sfavore delle donne. Che cosa ha indotto le due suicide ad abbandonare l’idea di rimanere al mondo senza l’uomo Picasso –  che non avevano in ” esclusiva ” ma che dovevano comunque condividere con altre, tante troppe? Sì è vero non ha senso parlare di esclusività nei rapporti, ma questo è attaccamento morboso, è malattia. Certo l’artista era un uomo fuor dell’ordinario, un genio, ma umanissimo negli appetiti, bulimico come ho detto. Mi ha molto impressionato la morte per suicidio non di una, ma di due. Erano donne ” segnate ” dal genio? Plagiate fino a morirne? Amori unilaterali che diventano tossici. Terribile. Al di là del valore artistico delle opere dinanzi alle quali mi inchino, per il resto l’uomo Picasso mi è sembrato un tessitore di fumo.