Stella Diana

Foto di Enrico Finotto, astrofilo

Solo qualche anno fa – nel 2013… nel 2013?!? Sono già passati tanti anni??? – in occasione della nascita del piccolo Valerio nipotino della nostra Lilla e blog nipotino acquisito, Maggie Mae commentava:

Le nascite dei bimbi mi mettono sempre di ottimo umore! E quanto alle amicizie nate tramite il blog sono amicizie vere, perchè dietro al monitor siamo tutte persone vere! E forse se ci siamo trovati e ci siamo scelti, anche a km di distanza un motivo ci sarà!

Adesso, oggi, che Maggie è diventata mamma della piccola Diana avrà un motivo più grande, una ragione specialissima per essere di ottimo umore! Piccola stella luminosa, tenerissima Diana, sei la benvenuta nella nostra blog famiglia di persone vere. Mi piace pensarti come l’astro luminoso che appare nel cielo notturno, rubando luce alla Luna, l’ultima stella a brillare      ancora prima dell’alba. Sei nata subito dopo la mezzanotte ad illuminare la vita della tua mamma e del tuo papà, continua ad essere per loro una stella Diana, un astro luminoso nel centro della notte. Benarrivata, dolcezza!

 

Vita nuova

scarpineSapete come capita nei blog di lungo corso, c’è un titolare dell’impresa, una persona che non ha di meglio da fare che scrivere cose, vedere – idealmente – gente, vivere una vita fatta di parole, pensieri e omissioni e poi ci sono gli altri, persone che vanno e vengono e, per contro,  coloro che stanziano, quelli che costituiscono lo “ zoccolo duro “ dei commentatori abituali. A quest’ultima categoria appartengono le amiche e gli amici, coloro che pur non conoscendo fisicamente senti che appartengono ad un mondo fatto di stesse parole, quasi, emozioni simili, pensieri disuguali, ma che si riconoscono e si salutano come fanno due persone ai finestrini di treni in corsa. Succede così che di queste persone ti capita di avere notizie ” famigliari “, che ti legano per ulteriore empatia, perché sapere che esiste un altrove reale che contiene reali accadimenti, bene ti compensa dell’idea che forse non è del tutto sbagliato avere un blog da gestire. Quando poi la notizia è di quelle che ti commuovono – perché al di là di ogni cosa, la nascita di una bimba commuove sul serio – allora è quasi un obbligo festeggiare l’evento e dare il benvenuto ad una vita appena iniziata, augurare tutto il bene possibile a Josephine Zelda, vecchia solo di una manciata di giorni, ma già grandissima nei cuori dei suoi genitori, di mamma Cle’ e di papà Puccio. JoZe, dolcezza cresci in fretta, ti aspetta un futuro radioso da blogger. Noi, intanto, ti teniamo uno spazio a disposizione!

Piccoli blogger nascono

bebèMolte volte ci siamo ritrovati a discutere sulla realtà dei blog, sul fatto che rimane un mondo altro e sulla valenza positiva o meno di questo mondo, in termini di socialità, empatia, amicizie. E’ fuori di discussione il fatto che tutti diamo al blog un significato personale – sul perché e il percome abbiamo deciso di scrivere un blog… – e spesso lo stesso significato non corrisponde univocamente a quello di un’altra persona, con variazioni del tema infiniti. Tuttavia il blog è fatto da entità reali e queste, a loro volta, hanno una vita fatta di affetti, amicizie, empatia non virtuali. Quando il virtuale e il reale si incrociamo – anche solo attraverso una telefonata – si compone una rete di relazioni affettuose e amichevoli davvero belle. Si partecipa così alla vita di una persona lontana chilometri e puoi gioire con lei, preoccuparti con lei, avere con lei uno scambio di idee che possono, a volte, migliorare il tuo punto di vista sulle cose. A questo serve un blog, secondo me. In otto anni di scrittura ho incrociato tante vite, tante storie e tante belle persone sono rimaste qui a parlare il mio stesso linguaggio fatto di partecipazione. Gli eventi gioiosi, come la nascita del piccolo V., sono un evento per tutti noi. Se la nostra cara Stelilla è diventata nonna – mi piace pensarla, però, come una mamma al quadrato, una mamma grande – anche noi siamo diventate zie dell’angelo bellissimo che è venuto ad allietare la nostra comunità – non pubblico nessuna immagine del cucciolo, ma vi assicuro che è una felicità vederlo, con il suo piccolo piccolo profilo di cammeo, la sua tenera presenza di fianco alla sua mamma L. Sono gioiosa per la nascita di un futuro blogger – chissà! 😀 – ed è con gioia che ve lo racconto, perché una vita che nasce ha sicuramente del miracoloso e non è fatto di ogni giorno la possibilità di raccontare miracoli. Benvenuto piccolo V. tra di noi!

François Truffaut of my mind

Zio ” Google ” mi dice che oggi ricorre 80° anniversario della nascita di Truffaut. Se fosse stato ancora in vita ne avrebbe avuti tanti; neanche tanto vecchio, a pensarci bene. Sarebbe stato un anziano bello e speciale così come è stato un giovane bello e speciale. I suoi  film li passavano a tarda ora sui canali Rai quando ero ragazzina. Li rividi tutti in rassegna al Cinema Universale di Firenze, da studentessa dell’Accademia di Belle Arti. Truffaut eravamo noi, la storia di Antoine Doinel assomigliava a tutte le storie di adolescenti incompresi. Negli anni, più volte a scuola, ho mostrato ai ragazzi ” I quattocento colpi ” e la vicenda ha incontrato sempre il loro apprezzamento – per quanto il film fosse datato in un bianco e nero inusuale per loro – segno che le storie ben scritte e ben dirette sono immortali. 

P.S. Da leggere di Mario Serenellini ” Truffaut Le mie prigioni ” – Repubblica del 5 febbraio 

La felicità di sapersi femmina

Alla mia nascita fui salutata dalla gioia di mio padre che, nonostante fossi nata femmina – in un mondo dove ancora vigeva assoluto il gradimento verso la primogenitura maschile – ebbe modo di considerarmi indiscriminatamente figlia, senza appellarsi alla pretesa del primo figlio maschio che certi padri ancora adesso manifestano. Sono quelli, magari, a non sapere che l’apporto di tipo pratico affinchè si compia il miracolo del maschio primogenito, è dettato dalla mappa genetica che i loro stessi spermatozoi si portano assieme come un fardellino legato ai bastoncelli del dna. Ma gli stolti non sanno e disprezzano. Alla stessa maniera delle popolazioni indiane o cinesi, dove l’essere femmina costituisce un pregiudizio, di più, una iattura di ben lunga più problematica e pericolosa, per l’esistenza stessa di una bimba che nasce o che tenta di nascere, rispetto al broncio piccato di un padre occidentale deluso per non aver avuto un maschio primogenito. In India le bambine hanno le loro prime nemiche nelle mamme, che non permettono loro neppure di nascere e se nascono, nelle condizioni disgraziate degli slums, vanno a costituire un handicap grave per le famiglie. Le bambine, se riescono a diventare adulte, sono fonte di spese insopportabili per genitori senza mezzi per vivere, perchè vanno maritate e dotate per questo di una dote, sia pure minima, ma va fatto. Nessun portatore di pregiudizi maschili sposerebbe una bambina sguarnita di tutto. Succede così a volte, che le bambine, le femmine, diventate poco più grandi spariscono senza che la cosa costituisca un atto grave per la società indiana. Sembra una storia inventata, ma è una realtà. Nessuna bambina indiana o cinese potrà mai esprimere in pienezza, probabilmente, la felicità di sapersi femmina.