Marystar in Wikipedia *

“ Si discuteva dei problemi dello Stato, si andò a finire sull’hashish legalizzato “ come diceva il “ poeta “? No, certamente no, ma dell’ultima sortita del ministro Bussetti sulla scuola e gli insegnanti del Sud, sì, perdindirindina! E nel farlo avevo bisogno di “ rinfrescare “ la memoria di alcune di noi sugli “ scompensi “ compiuti ai danni della scuola nelle precedenti legislature. Mi è capitato di linkare alla voce “ Mariastella Gelmini “ in Wikipedia.  Con molto stupore ho appreso della capacità della stessa ex ministra – nero su bianco, e in bella mostra sulla sua foto di “ copertina “- di performance ardite praticate con le distalità inferiori. Ma qualcuno, laggiù nella landa sconfinata dell’aggiornamento wikipediano, si è reso conto dello scantonamento in odore di Youporn, ai danni di Marystar? 🙄 Non si finisce mai di imparare! 🤪

* Aggiornamento di stamattina, 11 febbraio: la scritta sessista e volgare è stata rimossa dalla pagina di Wikipedia dedicata all’ex ministro. Al di là dell’orientamento politico, non posso che rallegrarmi  dell’avvenuta rimozione.

Apparenze ( la scuola sembra chiusa per le vacanze estive, ma… )

gessi-colorati-educazione-2013-620x360Mi sono concessa del tempo per riflettere senza scrivere, in questi giorni. Comunque occupata nel far quadrare future classi prime, compatibili con numeri nostri e numeri del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca e bla bla bla – la ministra Giannini o chi per lei, che di numeri ne hanno tanti in mente, adesso sono tornati alla carica con quelle trentasei ore di penitenza settimanali, come se ce ne fosse bisogno. Appena la notizia è dilagata c’è stato un rincorrersi di messaggi e lettere e quant’altro. Stamani m’è arrivata questa, tramite Whatsapp:

Egregio Presidente Renzi, Onorevole Giannini, esimio Sottosegretario Reggi,

chi vi scrive è una professoressa, una donna come tante, che fino ad oggi ha vissuto con entusiasmo il proprio lavoro, spendendosi giorno dopo giorno, ora dopo ora per i propri ragazzi.
Sono 30 anni che insegno, di cui 27 come insegnante di sostegno. Per scelta, sono fiera di precisarlo.
Oltre alla specializzazione per l’insegnamento ai ragazzi disabili, che ai miei tempi constava di un biennio parauniversitario (mica il corsetto di 6 mesi che proponete oggi), con 18 esami, fra cui neuropsichiatria infantile, clinica delle minorazioni, psicologia, pedagogia, normativa scolastica, e annesse prova scritta in Braille e tesi finale, ho conseguito diverse altre specializzazioni: sono specializzata in didattica della musica, sono facilitatore alla comunicazione di primo livello ed ho superato l’esame di accertamento linguistico (lingua inglese) per l’insegnamento all’estero. Oltre agli innumerevoli corsi di formazione in tecniche della comunicazione, ABA, dislessia e quant’altro.
Sono andata a discutere la mia tesi di specializzazione con la media del trenta, questo solo per farVi capire quanto io abbia investito sulla mia formazione.

Ogni mattina mi sveglio e affronto problemi che vanno dalle crisi di un ragazzino autistico all’incapacità di memorizzare di un alunno dislessico, fino alla gestione di crisi epilettiche o psicotiche. Ogni giorno, quando torno a casa, sono talmente stanca che vorrei solo dormire, ma mi metto a cercare materiali utili da mettere sul Cloud che ho creato per tutta la classe. Perché, sì, io faccio sostegno “alla classe”: a me vengono affidati i ragazzi immigrati che non conoscono bene l’italiano, gli alunni con problemi di dislessia, e i famosi BES, i bisogni educativi speciali, OLTRE alle problematiche che devo necessariamente affrontare con gli alunni certificati.

Lo sa, Presidente Renzi? Ho una cicatrice sul braccio sinistro, causata da un cutter che un ragazzino autistico era riuscito a trovare nella cattedra dei bidelli, e per difendere lui da se stesso mi sono ferita io.

Lo sa, Onorevole Giannini? Spesso sono tornata a casa coi lividi, da scuola, per un calcio, un pugno, perché ho dovuto contenere un ragazzino che si sarebbe fatto male.
Lo sa, Sottosegretario Reggi, che mi sono pagata da sola la supervisione, assolutamente necessaria per non scaricare sui ragazzi i miei problemi e le mie frustrazioni personali?

E oggi mi sento dire che “non faccio abbastanza”, che rispetto all’Europa “gli insegnanti italiani lavorano meno”. Ma con quale faccia!!!
Ognuno di voi, è mai stato un’ora, dico una sola, in cattedra? Avete mai avuto a che fare con un ragazzino autistico che si autolesiona? Conoscete le teorie comportamentiste, l’approccio psicanalitico, le neuroscienze in rapporto all’autismo? Se vi chiedessi quale ritenete più consona sapreste rispondere? No, che non sapreste rispondere. Perché di scuola sapete poco o nulla.
A voi interessa risparmiare.

Ed è per questo che avete montato ad arte una campagna pubblica contro gli “insegnanti fancazzari”, è per questo che volete raddoppiarci l’orario di lavoro, a parità di stipendio, si badi bene, in modo da non dover pagare supplenti e non assumere i precari, è per questo che propagandate una scuola che sia al contempo succursale dell’ASL, degli assistenti sociali, dei campi estivi.
SOLO PER RISPARMIARE. Sulla nostra pelle, si intende.

Io sfido chiunque si azzardi a dire che non lavoriamo abbastanza a fare non dico una mattinata, ma almeno 3 ore in una classe problematica.
Vi invito caldamente a venire a pulire la bava alla bocca di un ragazzo epilettico, poi a cambiarlo, perché si è urinato addosso, e soprattutto a rassicurarlo e pregare Dio che la crisi passi presto. Per lui, per i suoi genitori, per voi stessi che vi trovate di fronte all’imponderabile.
Vi sfido a contenere la crisi di un ragazzo autistico che sbatte la testa contro al muro e comincia a sanguinare.
Lo sapreste fare? No che non lo sapreste fare…. E allora di cosa parlate?

E i miei colleghi, che gestiscono classi eterogenee, dove si devono fare fino a 5 compiti in classe differenti per andare incontro alle esigenze di ogni alunno, pensate che a casa non facciano niente?
Fate pure tutti i vostri piani, allora, costringeteci, col plauso del popolo bue, che non vede l’ora di punire gli “insegnanti fannulloni”, a fare più di quanto sia umanamente possibile, toglieteci ogni motivazione, spremeteci come limoni…. Come pensate sarà la scuola, poi?

Ve lo dico io: insegnanti che perderanno ogni motivazione, che ridurranno la propria disponibilità all’osso, che andranno in burnout a discapito degli allievi, che non saranno più disposti a fare nulla di più di quanto dovuto.
Da ultimo, una mia personalissima considerazione: ho amato il mio lavoro, ci ho creduto, mi sono spesa senza riserve, ho fatto molto, molto di più di quanto sarebbe stato richiesto. Oggi, invece, l’unico pensiero che riesco ad avere è di scappare il più presto possibile, anche a costo di fare la cameriera.
Un bel risultato, eh? Complimenti, da parte mia e da parte di tutti gli insegnanti che da anni si prendono cura dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro.

Annachiara Piffari

Non sono d’accordo con la chiusa della lettera. Nonostante tutto ho ancora voglia di fare il mio lavoro e, per il momento, resisto senza aver voglia di fuggire a far la cameriera. Per chi non avesse pregiudizi sugli insegnanti su Change. org è possibile firmare una petizione ” I gessetti si sono rotti! “ contro le ventilate riforme.

Traditional

AdolescenzaI marco bernardiSi sta al mondo cercando di essere all’altezza delle situazioni – almeno io ci provo. Spesso mi sento a disagio perché percepisco una mia mancanza, una deficienza, però mi sforzo di provare a capire e con il ragionamento e un buon apprendimento mi succede di riuscire a fare – quando c’azzecco –  e di fare bene. Come me immagino milioni di altri esseri umani, altrettanto desiderosi di capire e fare. Un programma questo, molto pragmatico, molto vicino allo spirito che sostiene i nostri ultimi ministri dell’Università, Istruzione e Ricerca. Parlano, i ministri, di una scuola del fare, dove alla comprensione segue un concreto apprendimento che dovrebbe essere supportato dalla tecnologia imperante, della quale la maggior parte di noi non pensa di fare a meno. Almeno credo. Sì, almeno credo, perché se penso di non poter fare a meno di un computer, di internet, di uno smartphone ogni giorno, visto che con questi strumenti ci lavoro, ne sostegno l’uso anche e soprattutto a scuola, con i ragazzi – negare l’uso di computer a scuola, o di una Lim o di qualsiasi altro tramite che ti apre al mondo è come decidere scientemente di farsi murare viva, come in un feuilleton di quart’ordine. Allora se mi è necessario uso tutto quello che posso e anche di più, uso i social network, uso anche You Tube, se devo promuovere il lavoro che faccio con i miei alunni e quello che fanno loro con me e senza di me. Non credo di esagerare, non credo di minimizzare o sminuire il valore del lavoro fatto in comune, tutt’altro. E naturalmente tutto questo fare non è per rispondere ai dettami imperati del ministro di turno, tutt’altro, è per l’esigenza di capire e di provare, è per vivere conservando intatta la curiosità verso ogni cosa, per aiutarmi a vivere con i ragazzi che, come è noto, vivono l’attualità poiché è scarso il loro bagaglio pregresso e dei ricordi non sanno che farsene. E sono “ vecchia “, dato di fatto, sono vecchia per l’anagrafe, probabilmente ggiovane per il resto. E ho anche modo di stupirmi, anche se per l’età nulla dovrebbe più stupirmi, se una collega  di italiano, notevolmente più giovane – dopo che la vecchia, ha terminato un lavoro con alcune alunne della sua classe e dopo che la stessa lo ha debitamente ” pubblicizzato ” su You Tube – mi dice: Non amo usare Internet, non amo i social network, non mi sono mai connessa a You Tube, preferisco non pubblicizzare i lavori dei ragazzi, ma valorizzarli attraverso mezzi più tradizionali – mezzi tradizionali, e cosa, la solita recita ad uso e consumo dei genitori? – Perché poi si rischia, ad aprirsi all’esterno, di essere copiati da altri. Ma davero davero… come direbbe la mia amica Stelilla? E vattene, va’!

L’insostenibile pesantezza dell’essere supplenti

staino scuolaIncontro per le scale L. la supplente, fino a Natale, di Inglese. Una faccia che non ti dico! L. che succede – le dico – brutta giornata? E mi attacca una tiritera su quelli di seconda B e intanto che parla guardiamo di traverso il solito V. di seconda E che passa il suo orario scolastico a fare la spola tra la classe e il bagno, e ritorno, senza soluzione di continuità. Ecco – mi risponde facendo segno verso il transumante – quello che mi succede! Parliamo del più e del più –  chè il meno non esiste proprio, nella scuola! Alla fine va via per consumare un’ora libera in un’altra scuola, dove invece che da docente avrà il ruolo di genitrice in ” conferenza ” col docente altro. Penso alla sua condizione e alla sua età, più vicina agli anta che agli enta. L. non è più una fanciulla alle prime armi, gode di un’esperienza ventennale in precariato. Ogni anno, se le va bene con una supplenza annuale, oppure anche di mese in mese cambia scuola, alle prese con nuovi ragazzi, nuove colleghe, nuovi presidi. Da supplente inizialmente si è sempre ben disposti a rimboccarsi le maniche e a lavorare con curiosità – perlomeno, sulla base di quella che è stata la mia esperienza. Si continua con curiosità e interesse se è quello il tuo carattere, se spendi la tua professionalità in un continuo rimescolamento delle carte, ma da supplente è un’altra storia. L’usura mentale, l’avvicendarsi sistematica di situazioni quasi mai positive, logorano i nervi e l’umore. E se da giovane speri nella stabilità di una posizione lavorativa, a quarant’anni perdi ogni speranza. Come L. tante altre. E se il fulcro della scuola italiana sono i suoi insegnanti già logori e senza vita da supplenti, come può esserci un cambiamento, un miglioramento della qualità della mission – come amano dire i dirigenti di ultima generazione? E, per contro, la Carrozza sta lì a pregare che i docenti universitari vadano in pensione almeno a settant’anni “, beccandosi di tutta risposta – dai docenti anziani, arroccati come cozze patelle allo scoglio – che la sua è pura demagogia. Non so come la vedo L. supplente temporanea a quarant’anni!

Siamo in Carrozza

cinderella-coachTra le tante super competenze della neo ministra all’Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza, tra robotica umanoide, bioingegneria e fisica, chissà se ci sarà quella di resuscitare la moribonda scuola pubblica italiana e far sì che abbia funzionalità motoria propria e non indotta da artificiali espedienti! Intanto, e tanto per dire, ieri l’altro il capo mi ha rifilato una copia degli Annali della Pubblica Istruzione. Il ministro Profumo passato tra gli ex, come un qualsiasi fidanzato fastidioso, ha diramato le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione – in pratica i nuovi obiettivi di apprendimento per scuola elementare e scuola media, il vademecum per l’insegnante perfetto. Da una premessa che considera la scuola nel nuovo scenario, si passa all’elencazione della summa sulla centralità della persona – come se, in tutto questo tempo, abbiamo considerato i pulzelli come piccoli animali – per approdare all’indirizzo programmatico per una nuova cittadinanza e per un nuovo umanesimo (!!) E poi via, di seguito, tra finalità generali e organizzazione del curricolo. Ma la di là di quanto ho iniziato a leggere perché mi è d’obbligo farlo, mi sono ritrovata a fare le solite considerazioni generali su dati di fatto evidenti e che invariabilmente mi sembrano tanto una presa per i fondelli. Gli Annali vengono pubblicati con scadenza bimestrale e diramati nelle scuole in un’unica copia – e non sono certa che le scuole non abbiano l’obbligo di sottoscriverne un abbonamento; i numeri speciali, come quello che m’è stato consegnato dal boss, vengono dati nominalmente ad ogni insegnante a titolo gratuito. Gli Annali sono pubblicati da Le Monnier e per chi volesse sottoscrivere un abbonamento deve intestare il versamento, indovinate a chi?, alla Mondadori Education s.p.a.! Un caso vero? Con tutti gli interessi personali che Berlusconi ha creato in anni di assoluto predominio politico, come si può pensare di scrollarselo di torno? Tanto per cambiare è tornato nuovamente al governo, sotto mentite spoglie, senza remore da parte di nessuno. Per il bene dell’Italia. Siamo proprio in carrozza!

Inclusività

task forceMi accingo a scrivere un verbale dell’ultimo consiglio di classe come se, invece di riportare ” verba “, dovessi andare al patibolo. E’ noioso ripetere quelle che sono parole onnipresenti nei punti all’o.d.g. e che vengono, in seguito, ripetute senza soluzione di continuità. Ad un ” Andamento didattico disciplinare e analisi globale del processo formativo della classe ” corrispondono quasi sempre una serie di bla bla bla in variazione sul tema  alunni indisciplinati e/o demotivati. Mi lamento come sempre, è vero, ma è anche la scuola che sembra attraversare una fase di lamento di base – come si diceva una volta – uno stato che non porta niente di buono. Come se non bastasse adesso siamo alle prese con qualcosa di genericamente originale e davvero poco entusiasmante. Da qualche parte ai piani nobili della Pubblica Istruzione sono arrivate le belle parole, quelle che rimandano a sperimentazioni alte per applicazioni basse. Una circolare del ministro del 27 dicembre 2012 parla di ” Strumenti di intervento per alunni con B.E.S. e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica “. Vale la pena spiegare che all’acronimo B.E.S. non corrisponde ad una brutta malattia, ma semplicemente alla quadratura del cerchio. I Bisogni Educativi Speciali sembrano appartenere non solo ai ragazzi diversamente abili – per carità, non vanno chiamati più così, ma persone con Bes, pena l’esilio – ma si accompagnano ad ogni possibile difficoltà in campo scolastico.Pertanto finiscono nel calderone dei Bes i dislessici – D.S.A. anche qui un ” illuminante ” acronimo –  e gli svantaggiati socioeconomici linguistici e culturali. Di questa bella gente che cosa ne facciamo, di grazia, secondo il ministro? – come se finora tutto abbiamo fatto fuorché considerarli! Si forma una task force di illuminati – ecchè solo il Presidente della Repubblica italiana può convocare i dieci saggi? – e si prepara un piano annuale per l’inclusività – brutta parola che anche il computer tenta di correggere e adesso mi segnala come errore – senza però perdere di vista le risorse umane e non presenti sul territorio, le risorse umane e non all’interno della scuola, quelli che sono e che saranno gli interventi educativi, passando per un focus/ confronto sui casi cercando di non dimenticare la rilevazione e il monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola e coordinando le proposte formulate dai singoli GLH operativi – gruppo di lavoro handicap. Vi sembra poco? Tutto da compilare – perché come sempre si tratta di ” riempire ” carte – entro la fine di giugno. Per rallegrare me stessa leggo a firma di Dario Ianes, docente universitario autore di molti libri sui Bes, che i tre temi centrali da considerare necessariamente per arrivare a concepire una didattica inclusiva sono: il tema del funzionamento umano differente, il tema dell’equità e quello dell’efficacia tecnica e della piena partecipazione sociale. Mi viene facile domandare: come applicare una pedagogia alta/altra  a programmazioni estese e affollate? Vado a scrivere il verbale che non mi include, è meglio.

Come volevasi dimostrare

iscrizioniQualche giorno fa il ministro ad esaurimento Profumo e balocchi, ha rilasciato una gioiosa dichiarazione – che volendola confrontare con qualcosa di tangibile è stato come se avesse vinto un terno al lotto! Il ministro si è detto soddisfatto dall’ottimo risultato ottenuto dall’aver concesso agli italiani di iscrivere i propri figli a qualsiasi ordine di scuola, tramite il computer di casa – e in tantissimi casi i piccì della stessa scuola di iscrizione, giusto per amore della verità. Scopo del ministro e del suo dicastero è stato quello di far sentire gli italiani fieri di poter essere tecnologicamente avanzati e, contestualmente ” La tecnologia applicata alla vita di tutti i giorni ha consentito un risparmio di ben 5 milioni di fogli di carta, spiegano dal ministero, e di 84mila ore di lavoro nelle segreterie scolastiche “. Bello, eh? Cosa pensate che io abbia fatto stamattina per avere un quadro generale degli alunni prossimi venturi in condizione di disabilità? Ho spulciato 170 domande di iscrizioni, mica on line, nossignore, cartacee! Perché in segreteria, è vero che avevano tutti i dati sui loro computer, però volete mettere quei bei pezzi di carta? Sicché tutte le domande hanno ricevuto l’onore della pubblicazione, con tanti saluti del risparmio della carta. Eh, caro ministro, troppo presto ha cantato vittoria! Le intenzioni saranno state delle migliori – con le difficoltà che avevo già espresso in questo post – ma non ha messo in conto, il ministro, la necessità di avere un pratico pezzo di carta che ti dica, al momento, qual è il numero di telefono dei genitori dell’alunno, in caso tu abbia intenzione di sospenderlo o che ti racconti quale è stata l’ultima scuola conosciuta – esempi banali, ma che rivelano la banalità di un quotidiano scolastico. Tecnologia scolastica? Come volevasi dimostrare!