Prime

Preceduto da un “ Barbiere “ rossiniano, ieri l’altro all’Opera di Roma, in un inusuale allestimento scenico – e come può avere carattere di “ usualità “ date le circostanze? – e nell’alternarsi di musica e poesia e immagini e canto e danza è andato in scena, ieri sera alla Scala, lo “ spettacolo “. Godibilissimo, per fasto e sensazioni e “ colore “. Forse meglio di una prima “ prima “?

Tutti ad Expo – di praticità, virtù

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Milano, stazione di Milano…

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Padiglione Zero, esterno

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Germania interattiva

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Germania ecologica

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Gli omini del cucù e signore

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Malaysia

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Gran Bretagna

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Austria

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Francia

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Vietman

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Totem

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Nepal

Mi verrebbe da iniziare: se proprio dovete andare all’esposizione più chiacchierata, in negativo per molti versi, della storia recente d’Italia, be’ andateci, ma senza un gruppo classe. Se proprio ve ne fanno carico e dovete condurre un branco di preadolescenti nel marasma meneghino attrezzatevi ad avere seimila occhi perché potrebbe essere una esperienza da incubo – soprattutto se i ragazzi tendono a divagare e ad ” attaccare bottone ” con tutte le persone, TUTTE, che compongono le interminabili file ai padiglioni. La scelta di andare in treno, in cuccette ” Comfort 4 ” è stata positiva. Partire dalla Puglia in autobus sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa – gli autobus devono rispettare degli standard che vanno dal fermarsi ogni tot ore, dal non superare i 90 km all’ora… gli autobus sono fondamentalmente scomodi, non puoi sdraiarti, non puoi frequentare la toilette tutte le volte che alla tua vescica ne viene voglia e via così, c’è sempre troppo caldo, troppo freddo, troppa musica, troppi ragazzi insieme. In treno, dopo un inizio confuso – manco a dirlo, il signor Trenitalia del post precedente, aveva prenotato in maniera creativa i posti letto che sono stati rivisti e corretti dopo circa venti minuti buoni dalla salita sul treno dell’andata e altrettanti su quello del ritorno! – dopo questa premessa, dunque, gli animi e i corpi dei ragazzi e dei docenti si sono acquietati. Alla stazione di Milano ci aspettava il buio! Alle sette del mattino! – ‘ssore’ ma perché non c’è il sole? e non c’è la luce? Anime candide e ignoranti!  – Colazione all’interno della stazione e via a prendere il trenino per Rho Fiera. Dieci minuti dopo, fiumane di persone erano assiepate davanti ai tornelli dell’Expo esattamente come noi. Con la differenze che i gruppi scuola avevano corsie d’accesso privilegiate – noi passavamo e gli altri attendevano… embe’, quando ci vuole! Abbiamo potuto vedere così, su due piedi,  il padiglione Zero l’unico che poteva aiutare i ragazzi a capire tutto quello che avrebbero visto in seguito, ma anche quello che non avrebbero potuto vedere e anche quello che da vedere non c’era. All’esterno del padiglione, verso l’uscita, la struttura ricordava le curve altimetriche della crosta terrestre – la visita si svolge idealmente all’interno della terra, ma a noi è sembrato di imbatterci nei nostri trulli – le chiancarelle sostituite da sedili in legno per sostare durante gli spettacoli esterni. Abbiamo organizzato le visite successive sulla base di quello che sarebbe stato interessante per i ragazzi e soprattutto ci siamo infilati dove non c’erano le code – ad eccezione per il padiglione della Germania dove la coda, ai tedeschi piacendo, era di novanta minuti, ma poi neppure una coda chissà come,  in considerazione del fatto che al padiglione Italia la coda era di tre ore, amen.

Padiglione interessante, il tedesco, interattivo e didattico, con una bella sezione al piano superiore dove avevano ricostruito un orto/ giardino con erbe officinali e per uso culinario, fiori, alveari, case per gli insetti… bello! All’uscita un gruppo nutrito – nel senso che erano realmente nutriti in eccesso – di bavaresi danzanti e schiaffeggianti che hanno divertito i ragazzi oltre misura –  in Puglia di personaggini vestiti come l’omino del cucù se ne vedono ben pochi! In Malaysia il tema di una agricoltura sostenibile e di qualità in grado di alleviare la povertà faceva a cazzotti con lo ” spaccio ” di volantino promozionale dell’olio di palma con unico e buono e creatore di posti di lavoro, un lavoratore ogni otto ettari! – ma evidentemente non hanno visto il servizio che ” Report ” ha mandato in onda il 3 maggio! Abbiamo steso un velo pietoso e siamo andati dalle api inglesi. Bello e suggestivo il padiglione Gran Bretagna in collegamento con l’alveare vero in madrepatria, meno bello il puzzo di fish and chips al piano superiore che rovinava l’effetto bucolico/ alveare. Il Future Food district poteva dare l’idea del supermercato del futuro, ma offre prezzi altrettanto futuristici in eccesso – un Foody calamitato a sei euro e cinquanta – ‘ssore’ ma sono impazziti?!? L’Austria ha ricostruito un bosco alpino, ma senza grosso sfarzo e la proposta di respirare l’aria del bosco – smell it, scritto da più parti – era anche qui vanificata dall’insalubre odore di salsicciotti austriaci e altre amene spezialität. La Francia ha infilato, in una grotta legnosa, lavanda essiccata, bottiglie di vino e tutto quanto fa grandeur, niente di particolarmente eccitante, ma è un padiglione che si visita in fretta e senza code. Religione ci ha costretti ad andare in Vaticano. Abbiamo avuto quasi pietà per il pover’uomo che tentava di spiegare la Bibbia ad uno dei nostri gruppi partendo dalla Genesi!  Il padiglione Italia, visto dall’esterno, mi è sembrato un panettone bianco quadrangolare. Davvero brutto. E l’albero della vita… va bene su, bravi al consorzio ” Orgoglio Brescia ” che lo ha costruito, ma ho trovato più interessanti i ” fiori di loto ” in legno che accoglievano i visitatori del Vietnam! Un vivo apprezzamento alla signora ” ViaVai ” che nonostante la notevole ressa all’ora di pranzo ha fatto in modo che avessimo da mangiare in tempi celeri e senza fila! Sui totem orribili di Piazza Italia sto ancora riflettendo.  Demerito totale per i servizi igienici che di igienico avevano veramente molto poco. Per tutte le volte che ci siamo entrati non ho mai visto il personale addetto fare pulizie. Eppure ce n’era ben donde! Il Nepal ci ha salutato, alla fine, con le sue preghiere e i suoi Budda. Expo sì, ma con moderazione e un solo giorno val bene la messa.

Tutti ad Expo

untitledLa mia è una scuola virtuosa. Noi siamo docenti virtuosi se, al di là dello striminzito stipendio? giusto stipendio? accontentiamoci di quello che passa il convento? insomma sia come sia, lavoriamo e tanto. Faccio un esempio: appena è iniziata la buriana Expo è partito il concorso per le scuole ” Expo per la scuola ” – è stato chiamato così al culmine della creatività linguistica. Noi che abbiamo fatto? Ci siamo iscritti e abbiamo convogliato tutte le nostre energie e quelle dei nostri alunni alla bisogna. In fondo l’Expo sull’alimentazione da noi ha sfondato una porta aperta: sono anni che le Matematica vanno predicando di piramidi alimentari, di educazione alimentare, di educazione ambientale e via mangiucchiando. Inviati i lavori – vi risparmio il racconto delle cose e dei fatti relativi all’invio degli elaborati – non ne abbiamo saputo più nulla, quando un paio di settimane fa Italiano mi dice: Abbiamo vinto tremila e cinquecento euro per la partecipazione all’Expo! Se solo avessi avuto lungimiranza e una sfera di cristallo dove leggere il futuro gli avrei risposto: Embe’? con la convinta sufficienza che in occasioni simili ci vuole. Invece che ho fatto? Gli ho fatto un balletto di esultanza e come il cane di Pavlov, sbavante e scodinzolante, gli ho chiesto: Che cosa dobbiamo fare per averli? Eh, proprio così. Ho messo in atto la ” gioiosa macchina da guerra ” di occhettiana memoria. In capo ad un paio di giorni ho telefonato a tutti gli uffici dell’Ufficio Scolastico Regionale, disabitato – in apparenza – peggio di una landa alaskana – negli uffici scolastici hanno due modalità di approccio, la prima ” c’ho da fare e non rispondo al telefono “, la seconda ” sono in pausa caffè, che vuoi dalla vita mia ” e non rispondono mai se non quando, per errore, disturbati da una imbecille che si posiziona in modalità ” mo’ sto qui a chiamarti all’infinito e dovrai rispondermi prima o poi! ” rispondono e pure scocciati. Gli euro erano sì a nostra disposizione ma, indovinate un po’ a cosa dovevano servire? Ad andare all’Expo con gli alunni e i connessi  – l’iniziativa si chiama al colmo dell’inventiva ” Tutti ad Expo “! Insomma per farvela breve in due settimane ho organizzato la partenza per Milano – stasera partiamo in treno, domani visitiamo l’Expo e in serata ripartiamo per casa… lo so siamo folli! Cosa mi è rimasta di questa esperienza non ancora conclusa? In due settimane ho conosciuto telefonicamente il signor Trenitalia. Ho dato vita ad una liaison con lo stesso, fatta di conversazioni mattutine e pomeridiane – oggi, il primo giorno senza la sua voce, mi pare pure strano! Il signor Trenitalia ha difficoltà con le addizioni – sto pensando ad uno stage di recupero e sostegno in matematica, tanto qual è la differenza tra un ragazzino di 12 anni e un impiegato dell’ufficio gruppi di Trenitalia? poiché ho stentato moltissimo a fargli capire quanti ragazzi sarebbero partiti e quanti i docenti. Come se non bastasse, di tanto in tanto, mi sono arrivati ragazzi in lacrime  che hanno rinunciato al viaggio – ecco il vero motivo delle mille telefonate a Trenitalia! Inoltre ho perfezionato le mie competenze specifiche come collaboratrice scolastica – so fare certe fotocopie che manco il miglior copista di tutta la Puglia!  come applicata di segreteria so gestire il protocollo, scrivo a destra e a manca, ho contatti con le agenzie di viaggi, parlo con i genitori in ansia, do da mangiare agli affamati, do da bere agli assetati,  vesto gli ignudi, alloggio i pellegrini. La buona scuola? Oui, c’est moi, con la buona pace della ministra Giannini.

Romanzo di una strage

romanzo-di-una-strageLa nostra recentissima storia democratica ha molte ombre e poche luci – una considerazione davvero amara e che viene fuori dall’aver vissuto gli anni definiti col piombo delle P38 e non solo da quelle. Ri/considerare i fatti per quello che sono stati e per come si sono svolti veramente non è semplice e c’è sempre un vizio di forma che nega l’obiettività al racconto – dipende da che parte stai. Marco Tullio Giordana nel suo film Romanzo di una strage – visto ieri sera – riesce semplicemente e con efficacia a romanzare una storia altrimenti inenarrabile, proprio per quelle ombre che prima dicevo. La strage alla bomba ai danni di ignari cittadini alla Banca dell’Agricoltura a Milano in Piazza Fontana inaugura lo stragismo di stato, atti criminosi avvallati da apparati burocratici deviati. Tutto qui, semplice semplice? No davvero, la Storia non è semplice e neppure lineare, questa in particolare se e quando ci sarà data l’opportunità di leggerla e di capirla, svelerà i suoi retroscena oppure si diluirà e perderà di valenza nel fumo della dimenticanza. Allora proprio per non dimenticare nulla e perché quelli che passano nel film sono nomi e volti sentiti tante volte, vale la pena guardarlo. E conviene che abbiano uno sguardo particolare anche i più giovani, quelli che, in quel momento storico, non erano neppure un pensiero nella mente dei loro futuri genitori. Perché quelle e le altre morti che si sono affastellate negli anni, le morti di Giuseppe Pinelli e Luigi Calabresi – vittime anche loro di una Storia matrigna – abbiano un senso nel ricordo poiché non sono riuscite ad avere neppure un senso nel riscatto visto che per quelle stragi nessuno è stato dichiarato colpevole.

Milano, una marcia eversiva ( da Giubbe rosse di Pietro Spataro )

Riporto integralmente l’articolo di Pietro Spataro, dall’Unità di oggi. Non mi sembra ci sia granché da aggiungere.

marcetta-640x254Quando un partito si mette in marcia per difendere gli interessi privati del suo leader è un cattivo giorno per la democrazia. Certo, non è la prima volta che ciò accade in Italia: la storia della seconda Repubblica è marchiata dal conflitto tra le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi e le istituzioni democratiche. Ma le immagini di Milano segnano un pericoloso salto di qualità: il segretario del Pdl Alfano che guida i suoi parlamentari contro il Palazzo di Giustizia evoca scenari inquietanti ed è, anche simbolicamente, un evento dirompente.
La minaccia inaudita di disertare il Parlamento in una sorta di Aventino anti-giudici rischia di condizionare pesantemente persino l’avvio della nuova legislatura. Ora si cammina su un filo sottile che può spezzarsi da un momento all’altro facendo precipitare l’Italia in una crisi senza precedenti. Nessun Paese democratico può sopravvivere a lungo in presenza di due consistenti forze anti-sistema – quali sono, pur con tutte le differenze, il partito di Grillo e quello di Berlusconi – che non hanno alcuna vocazione a privilegiare l’interesse nazionale e che puntano a disarticolare le regole democratiche.
Da questo punto di vista il Pdl – un partito, ricordiamolo, che ha avuto in mano il governo della Repubblica per lunghi anni – ha superato ogni livello di guardia. Quello di Milano è stato un colpo di mano inaccettabile, con il quale si è respinta persino la moral suasion istituzionale usata per far sospendere la protesta. È chiaro che la scelta di Alfano è un indizio di quale sarà la linea di condotta del Pdl nelle prossime settimane, sia per il governo che per il dopo. Non è credibile una forza politica che salta dalla proposta di una grande coalizione che guidi il Paese nella fase di emergenza al richiamo della piazza, dal senso di responsabilità all’attacco frontale alla magistratura, dalla disponibilità al dialogo alla guerra santa contro la Costituzione. L’impressione è che, con l’avvicinarsi dei processi e delle sentenze più temute da Berlusconi, un partito prigioniero del suo capo sia tentato dallo scontro finale. Quale possa essere l’esito è difficile da prevedere, ma è certo che a pagarne le conseguenze drammatiche sarebbe il Paese che vive oggi una lacerante crisi politica, economica e democratica. Buttare benzina sul fuoco in questa situazione è da irresponsabili. Definire «nazisti» i medici fiscali e «stalinista» un Tribunale dello Stato è eversivo. Considerare i giudici espressione di un fantomatico «potere comunista» e accusarli di voler ribaltare per via giudiziaria il risultato elettorale è una vergognosa violazione dell’autonomia della magistratura, che è un caposaldo della nostra Costituzione.
D’altra parte le accuse di cui deve rispondere Berlusconi non sono così leggere. A Milano per il caso Ruby, la famosa nipote di Mubarak finita in un «sistema prostitutivo per il divertimento del Cavaliere», come sostengono i pm. Ma soprattutto a Napoli dove si sta indagando su una delle pagine più buie della storia repubblicana: la compravendita di senatori compiuta, secondo l’accusa della Procura e la testimonianza di De Gregorio, con l’obiettivo di far cadere il governo Prodi. Se questo «mercato nero dei parlamentari» fosse confermato, saremmo di fronte a un attentato alla democrazia: con mezzi illeciti si è liquidato un governo democraticamente eletto dagli italiani. Davanti a un’accusa così pesante un partito serio dovrebbe avere un sussulto di dignità: dovrebbe, oltre che difendere la legittima presunzione d’innocenza del leader, chiedere con forza ai giudici di fare chiarezza al più presto, senza lasciare alcuna ombra. Qui invece si caricano i cannoni, si incitano le truppe e si chiama alla battaglia.
Tutto ciò avviene in uno dei momenti più complicati della storia italiana. E questa condizione rende ancora più pericoloso il gioco eversivo del Pdl. Il risultato elettorale ci ha consegnato un quadro politico frammentato. La rabbia e la protesta hanno trovato un canale privilegiato in un movimento che è difficile da decifrare, ma quella domanda di cambiamento non può essere archiviata. Il rebus del governo è ancora lontano dalla soluzione e la strada di Bersani resta stretta. Tuttavia non si può cedere al ricatto del tanto peggio tanto meglio.
Inutile ricordare che, in altri momenti difficili, il senso di responsabilità prevalse sugli interessi di parte. Allora però non c’era Berlusconi né un partito personale legato a doppio filo al destino extra politico del suo leader. La destra purtroppo resta ancora in ostaggio dei propri fantasmi. Questo, in fondo, è il drammatico problema dell’Italia. Quel corteo nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano dimostra ancora una volta, in modo inequivocabile, che nessuna ipotesi di accordo con una forza che punta sul sovversivismo è possibile. Bisogna invece percorrere altre strade, più limpide, per dare presto al Paese un esecutivo in grado di impedire questo insostenibile cupio dissolvi.

Sembra facile!

Ti accorgi che c’è qualcosa che non va quando apri la casella di posta elettronica e ta…daaaa! 759 e@mail aspettano di essere non dico lette, ma almeno rigirate! Va be’, sto trascurando il mio lato sociale. Non riesco a star dietro al blog, a niente che abbia a che fare con internet. Scrivo relazioni finali, allegati h bis, profili dinamici funzionali, modifico PEI/ progetti di vita, elaboro criteri orientativi per le prove d’esame, sollecito le colleghe, facciamo scambio di ” figurine “, mantengo gli umori alti delle mie prof come un buon coach, tutto meno quello che vorrei. Nel frattempo il mondo gira, anche senza di me, succede un miracolo a Milano, un altro a Napoli – e speriamo davvero che sia tale – succede che quei soliti comunisti dei giudici diano via libera affinchè si possa andare a dire la propria opinione sul nucleare. Il mondo gira, e la solita compagnia aerea low coast, ha istituzionalizzato veppiù le scappatelle, assurgendo al ruolo di testimonial il re delle scappatelle. Il mondo gira ed è tornata l’estate! Ho messo i piedi in mare ieri per la prima volta nella stagione. Il mondo gira e lunedì ricomincerò a scrivere di cose scolastiche. Intanto mi godo il fine settimana tornando al mare, domani – e per un paio d’ore, alla mia latitudine. il mondo non girerà. Sembra facile e forse, se ti gira a diritto, è davvero così. 😀

Umana, troppo umana

Povera Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti, che sposando bene nella capitale lombarda pensava di essere diventata la Regina di Saba dei meneghini. E come tale pensava, ancora, di essere assurta al ruolo di semidea, di intoccabile, di inamovibile. Povera. Ma i milanesi sopravvissuti – i perlopiù sono terroni di terza generazione – quelli dunque si disaffezionano in fretta, son mica come quegli inglesi lì, che si tengono l’Elisabetta come fosse l’unica fiammella autarchica da non consumare. Già le han dovuto perdonare spoil -system e abusi d’ufficio, non paga, lei, donna Letizia, che doveva mantenere il rango e l’allure, è scivolata come una sciuretta da ringhiera, prima sulla pelle di pescecane del di lei figlio – quello sciagurato con le fisse di Batman! E poi, Madunina bela!, sul pettegolezzo da condominio – Foo minga per dì, quel Pisapia lì l’è un brigatista, ladro d’auto… Che me dis mai, donna Letizia! Povera – e chissà che avrà pensato mai la reginetta del Bon Ton italiano, Lina Sotis, moglie di primo letto di suo marito! Che le sarà capitato mai, lo stress? Ehhh già, lo stress! Le cattive frequentazioni… ahhh le cattive frequentazioni! Torni, donna Letizia, a far da moglie a suo marito. Lo faccia per il bene collettivo, lo faccia come fioretto. Le ben sposate fanno, tutt’al più, le dame di San Vincenzo, e basta! 😀

Di squali e altri pescecani

La notizia, partita dal blog di Pietro Raffa e veicolata dall’inesauribile Catone il Rottamatore ha in sè l’impostazione della leggenda metropolitana, e potrebbe sembrare inverosibile se solo non fosse la vera verità – almeno così dice l’Espresso e l’architetto Pavenello che reclama la pelle dello squalo! Ve la riporto per intero con il beneplacito – spero! – dell’autore.

Letizia Moratti ha condonato la casa di Batman. E non è una battuta, come riporta l’Espresso: Affari edilizi alla Batman per il figlio del sindaco di Milano. Mentre sull’ex capitale morale infuria l’ennesima “Affittopoli” – case pubbliche a canone agevolato per politici e amici non sempre bisognosi – salta fuori che il nuovo superpiano urbanistico della città, fortemente voluto da Letizia Moratti, è oro sonante per una selezionatissima cerchia di proprietari di immobili. Tra cui spicca un certo Gabriele Moratti, 32 anni. Sì, proprio lui, il figlio di Letizia e di Gianmarco Moratti, petroliere della Saras e grande finanziatore delle campagne elettorali della moglie. (…)I lavori sono quasi ultimati, quando scoppia la grana: il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case da nababbi, accusa Gabriele di non aver pagato l’ultima rata del prezzo. Il titolare, l’architetto Gian Matteo Pavanello, ottiene un decreto ingiuntivo per 127 mila euro. E nelle carte portate in tribunale spunta la sorpresa: al posto dei capannoni c’è una villa da sogno. Che l’architetto riassume così: “Il modello è la casa di Batman”. Il figlio del sindaco, dunque, si sarebbe ispirato al palazzo dell’eroe del fumetto. Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere, ha visto il progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di “200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco, piscina salata e soppalco-palestra”; “ponte levatoio che sale in un enorme soggiorno con cinema privato”; e al piano superiore “immense camere da letto”. Quella di Gabriele è “particolare”, con “mobili in pelle di squalo”. L’effetto-Batman è garantito soprattutto da una “botola motorizzata” che porta in un bunker sotterraneo in cemento, con “ring da boxe” e “poligono di tiro insonorizzato”.

Alla lettura della stessa mio figlio ha esclamato: Che mito, voglio anch’io la casa di Batman!! Perchè lui è un estimatore di Batman, quello dei fumetti, non certo di tale Gabriele Moratti che, fino a prova contraria, non è un fumetto. Invece, al di là della più inverosimile finzione, di case Batman ne ha a Gotham City, ma anche a Milano. Mi chiedo cosa ne pensa lo squalo, declassato al ruolo di pelle da mobilio. Deve essere alquanto scocciato, costretto com’è ad aggirarsi nudo con ‘sto freddo, visto che la pelle ha dovuto cederla ad un Batman da strapazzo. Sicuramente è adirato con i suoi parenti prossimi, i pescecani Moratti, che hanno approfittato della situazione. Mi viene da aggiungere un’ultima considerazione: per fortuna l’Espresso è un giornale comunista! Provate ad immaginare se una notizia del genere dovesse capitare sotto gli occhietti santi di Berlusconi. Quello è capace di sterminare la vasca dei pesci pagliaccio all’Acquario di Genova, pur di avere una stanza del Bunga Bunga consona alla sua persona! 😀


Comizio antigovernativo?!?

Barenboim ha aperto la stagione scaligera con la prima della ” Walchiria ” di Wagner. E fin qui nulla di nuovo, in considerazione del fatto che ogni anno succede la stessa cosa. L’opera cambia, magari cambia anche il direttore d’orchestra, ma in buona sostanza il 7 dicembre, da che mondo è mondo, c’è la prima alla Scala.  Barenboim però, e questa è stata una novità, prima di iniziare a dirigere l’opera ha preso un microfono e, urbi et orbi, ha dichiarato la sua profonda preoccupazione – lui che italiano non è – per i tagli alla cultura e alla scuola, appellandosi all’articolo 9 della nostra Costituzione che dice

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

E’ strano, secondo voi, da parte di una persona che con la cultura ci lavora, premettere disagio per sè e per gli altri, date le circostanze innegabili di gravi tagli alla cultura? A me sembra proprio di no. Comunque la cosa ha scatenato il velenosissimo sir Biss, al secolo Capezzone Daniele, ” garbato ” portavoce dell’unto del Signore che ha commentato

” Quando si scriverà la storia di questi mesi, non andrà dimenticata una pagina da dedicare al pomeriggio milanese di oggi. Fuori la Scala, manifestanti con tanto di petardi, caschi, fumogeni, e altri oggetti contundenti. Dentro, un sovrintendente che usa toni sprezzanti, forse dimenticando che il ministro Bondi è in Senato a votare, ( ma le camere non erano chiuse??? n.d.r. ) e un direttore d’orchestra che tiene il suo comizio antigovernativo”. (… ) Siamo – osserva – a una versione comica e quasi grottesca dei tragici ‘due minuti di odio’ orwelliani. E la sinistra italiana neppure se ne rende conto”.

Sostenere che una persona nata a Buenos Aires, ” adottato ” dall’istituzione scaligera, portatore di una cultura e di un sapere musicale fuori dell’ordinario, una persona davanti alla quale dobbiamo inchinarci e ringraziare per quello che di buono e positivo fa per una delle massime tradizioni culturali che ancora sopravvivono nel nostro paese, ebbene questa persona è considerato alla stregua di una sovversivo. Questa è la vera novità. Ma poi mi vien da chiedere: Agli italiani, quelli dei bar, della cultura sanno che farsene? Tutto questo bailamme per chi? Tanto vale chiedere asilo a Buenos Aires.