Body: n° 113

I numeri sono impietosi. Dichiarano con esattezza quello che la realtà manifesta e dunque non concedono requie, dicono più di tante parole. Mi chiedo chi dei “ grandi “ della terra, quelli che hanno deciso ad un tratto di porsi il “ problema “ dei migranti da salvare, dei migranti da accogliere – concedendo dall’alto numeri contro numeri, numeri ridicoli per fronteggiare numeri da esodo biblico – mi chiedo chi di questi abbia visto e letto quanto c’era scritto sull’ultimo domicilio conosciuto di quegli sconosciuti morti annegati, morti rinnegati. Con un pennarello indelebile una mano ha scritto, raccontando quanto sia terribile una realtà fatta di miseria e stenti e guerre e disperazione, “ body: n° 113 “, corpo: n°113. Corpo, una persona che aveva un nome, aveva dei sentimenti, una mente ragionante, degli affetti. Un corpo che ha come contraltare un numero, corpi che sono numeri e non persone. Corpi che hanno una loro fisicità solo nel momento in cui sono pescati come pesci di una specie sconosciuta, pesci da nascondere e da dimenticare subito, perché dissimili da noi per provenienza sociale e di luogo, di censo e di cultura. Chi di noi, da questa parte, si definisce un corpo e un numero, chi dei “ grandi “ della terra ambirebbe ad avere simili “ nome e cognome “ vergati con un pennarello indelebile da un ragioniere della morte?

Blog action day 2013 – Diritti umani, poco umani

155x250bad13bloggerbadgeCosa ci avvicina ad una comunità di esseri viventi e pensanti piuttosto che a quella di esseri viventi, ma non raziocinati? La capacità superiore di riflettere sulle nostre azioni, sicuramente, quella di organizzare le nostre vite sociali attraverso le regole – però anche gli animali seguono dei modelli sociali, ma dettate loro dall’imprinting. Come gruppo sociale dall’intelligenza superiore ci siamo dati nei secoli una serie di norme e codici tali da regolarci e per tutelare i nostri diritti fondamentali – anche se qualche volta ho il sospetto che le regole valgano per tutti gli esseri della terra eccetto che per i miei alunni, ma questa è un’altra storia. Le leggi mirano a tutelare il gruppo sociale e non i singoli e sono stilate, nel tempo, da ” padri nobili ” ai quali stava al cuore il benessere del proprio popolo – almeno dovrebbe funzionare così, ma la Storia ci insegna altre storie. Ho dato un’occhiata sulla solita wikipedia, per trarne spunto per questo articolo. Intanto il fatto di denominare i diritti umani ( o dell’uomo ) come una branca del diritto e una concezione filosofico politica – specie quest’ultima definizione – la dice lunga sul senso disatteso dell’avere diritto a qualcosa. A ragionarci su viene spontaneo pensare che avere dei diritti come quello di vivere una vita dignitosa non dovrebbe essere un’attitudine al pensiero filosofico, poiché il benessere è dettato da una serie di fattori contingenti e non da una serie di speculazioni astratte. Però ci sono state buone intenzioni, sicuramente, come nel 1222, quando Sundjata Keïta sovrano dell’Impero del Mali si rivolse ai  ” quattro angoli del mondo” con sette affermazioni:

« ogni vita è una vita »
« il torto richiede una riparazione »
« aiutatevi reciprocamente »
« veglia sulla patria »
« combatti la servitù e la fame »
« che cessino i tormenti della guerra »
« chiunque è libero di dire, di fare e di vedere »

Quando leggo « aiutatevi reciprocamente » oppure « combatti la servitù e la fame » e anche « che cessino i tormenti della guerra » stupisco non poco. Dal 1222 che cosa siamo stati in grado di fare in termini di diritti umani se non nella compilazione di carte e di buone e belle parole e di organizzazioni mondiali del quasi inutile, se poi tutto questo parlare dimostra all’atto pratico che c’è gente che muore di fame, di stenti, della inesistente solidarietà dei popoli più ricchi, oltre che per guerre continue, per la soppressione di quei diritti fondamentali e umani che avremmo voluto vedere nelle carte e nelle azioni degli stati e invece nulla? Diritti umani disattesi da una umanità disumana, a mio parere. Mi ha fatto arrabbiare non poco l’intervista che l’altro ieri ha concesso il primo ministro libico, Ali Zeidan, durante la quale asseriva che il governo libico ha necessità degli aiuti economici dell’Europa per arginare il fenomeno dei migranti, delle fughe di massa dalle coste libiche – e non ci interessa sapere minimamente che lo stesso prende ordini dalle milizie locali che controllano il traffico di armi e quello degli esseri umani? Mi chiedo dove finiscano i proventi della vendita del petrolio alla stessa Europa dalla quale si pretende aiuti. Lo stesso continuava dicendo che il problema dei rifugiati non riguarda il suo governo, poiché nella ” carta costituzionale ” voluta da Gheddafi non erano previste norme a riguardo, e aiutarli significa cambiare la costituzione – come dire, questi transitano in Libia, si imbarcano di qui verso l’Italia in condizioni che dire disumane è dire poco, vengono ricattati e se non pagano vengono ammazzati e tutto questo non ci interessa. Ma i diritti umani di queste persone da quale umanità devono essere tutelati?

AAA Nobel per la Pace svendesi

Sarà l’età, l’arteriosclerosi che avanza, però mi riesce difficile comprendere le motivazioni dei Nobel per la Pace negli ultimi anni. Prendete quest’anno:

Il comitato ha infatti deciso di assegnare il Premio all’Unione Europea per il suo ruolo nei «progressi nella pace e nella riconciliazione» e per aver garantito «la democrazia e i diritti umani» nel Vecchio continente.

Motivazioni nobili, qualcosa di cui andare fieri. Ma è casuale che alcuni governi europei abbiano varato leggi che respingono i migranti da dove sono venuti e che dunque, di fatto, i diritti umani non sanno neppure dove sono di casa? Chiedetelo alle persone, uomini e donne e bambini,  che sono sepolti nel Mediterraneo se hanno usato i diritti umani mentre li ricacciavano indietro a morire. Ed è un fatto casuale che la maggior parte degli eserciti europei siano impegnati in missioni di pace nei paesi mediorientali, che di pace non hanno neppure la parvenza, nemmeno l’idea di fondo? Si svendono i Nobel della Pace, ultimamente. E se ci impegniamo, l’anno prossimo il Premio lo assegnano anche a noi, che la pace l’abbiamo nella testa e nel cuore. 

Foto migranti

L’amico Gaetano scrive: 

Carissimi amici,

eccomi ancora ad approfittare di voi! Ma questa volta l’iniziativa che vi propongo potrebbe risultare piacevole per quelli di voi che sono appassionati di fotografia.
Come già anticipato ad alcuni il gruppo Emergency Catania ha lanciato il “1° concorso fotografico Emergency Catania”, con la collaborazione dell’ACAF, della Libreria Cavallotto e dell’Enoteca Regionale Siciliana, sul tema “IL MARE E LA VITA: MEDITERRANEO DI SPERANZE, FRATELLANZA E PACE TRA I POPOLI”.
 Il concorso si pone il duplice, ambizioso, obiettivo: 
1)  offrire uno stimolo di riflessione ulteriore sul tema  dei migranti e del nostro Mediterraneo come crogiolo di culture, umanità e speranze e come  possibile laboratorio di fratellanza e di pace tra i popoli.   
2) raccogliere fondi per il “Programma Italia” di Emergency e, nello specifico, per il Poliambulatorio di Palermo che assiste i migranti, ma anche gli italiani  indigenti (e sono sempre piu’ in aumento!).
 Se volete entrare nel mondo di Emergency e capire cosa sta facendo a Palermo e in Italia vi allego il link: 
 http://www.emergency.it/italia/index.html  relativo al Programma Italia. 
In allegato potrete prendere visione della locandica e del bando di concorso con le scadenze e la data della premiazione (26 gennaio 2012). 
Partecipare è semplice e poco “oneroso” per cui… dai, fatevi avanti! Come tante altre volte abbiamo bisogno del vostro prezioso contributo.
Fate girare e pubblicizzate l’iniziativa tra i vostri amici, anche al di fuori del “territorio” siciliano poichè il concorso è nazionale.
Un caro abbraccio e sempre grazie per il vostro contributo! 

Gaetano

La causa è delle migliori, il concorso, per chi ha buona disposizione a fotografare, allettante. Per i contatti fotografiaxemergenct@gmail.com e emergencycatania@virgilio.it. Buon lavoro! 😀