IMU

200318031-001Rimugino, come al solito, e quando lo faccio mi sembra di avere sulla testa la tipica nuvoletta colma di numble numble ma anche di fulmini e saette che stanno ad esprimere pensieri colmi di disappunto e mi fermo al disappunto per non dire altre sgradevolezze. Allora c’è questa cosa dell’IMU. Accendo la radio al mattino e Berlusconi strepita perchè debba essere restituita secondo i patti – fatti solo da lui, mi pare – con il resto del mondo. Il sacro unto delle cinque stelle strepita altrettanto dall’alto del suo blog, tutti si indignano e tutti si adombrano… è chiaro che a nessuno piace pagare una tassa iniqua sulla casa per la quale le tasse sono già state pagate in abbondanza nel momento stesso dell’acquisto. Continuare a pagare per l’eternità è veramente un affronto, però c’è di fatto che una tassa eliminata ne porta altre da pagare necessariamente e questo discorso sembra non essere chiaro. Sono andata a controllare in che anno, sul cedolino del mio stipendio, sono comparse le voci “ acconto e saldo tasse comunali ” la cosa risale al marzo del 2008; in pratica il governo Berlusconi non s’era ancora pronunciato sull’abolizione dell’ICI che già i comuni provvedevano a prelevare forzosamente dagli stipendi dei soliti noti, una tassa che prima d’allora non era stata contemplata – di sicuro la copertura del mancato introito dell’ICI prossimo venturo. Ho cercato in rete e ho trovato un post datato 14 giugno 2008 in cui si diceva:

Nel Primo Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi, tenutosi a Napoli il 21 Maggio 2008, è stata deliberata l’abolizione del pagamento dell’ICI sulle unità immobiliari adibite ad abitazione principale. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale con il decreto legge n. 93 del 27 Maggio 2008. Sospeso anche il potere delle Regioni e degli Enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote e delle loro maggiorazioni. Le famiglie italiane non dovranno pagare l’imposta sugli immobili relativa alla prima abitazione, cioè la prima casa di proprietà in cui risiede il nucleo famigliare; la manovra include unicamente i nuclei abitativi principali e le loro pertinenze (garage, cantine, posti auto, aree di svago e giardini), escludendo quindi seconde case, terreni agricoli, aree fabbricabili, negozi. Sono inoltre escluse dall’esenzione ville, castelli ed immobili di lusso facenti parte delle categorie A1, A8 e A9. In media, lo sconto concesso alle famiglie sarà di 235 € annui.

Se nel 2008 mi veniva concessa la grazia di risparmiare 235 € l’anno, dallo stesso momento in poi mi è toccato pagare circa 600 € sempre all’anno, con nessun vantaggio, è evidente. Con l’avvento di Monti riecco la tassa sulla prima casa, ma senza nessuna abolizione delle altre trattenute sugli stipendi dei soliti noti. La cosa che non riesco proprio a capire è in che maniera ragionano i dissociatissimi cittadini italiani, se l’IMU fosse abolita – e ricordo a me stessa che il gettito che se ne ricava va per intero ai comuni perché provvedano al funzionamento degli stessi in termini socialmente utili – ne ricaveremmo un risicato vantaggio economico che dovrebbe essere convogliato, comunque, su altre tasse per il normale funzionamento dei comuni. Ma i cittadini italiani no, non vogliono pagare l’IMU. Allora viene facile da chiedermi: quali cittadini italiani potrebbero beneficiare di un pagamento non dovuto? Quelli che pagano normalmente le tasse, pagandone il doppio, oppure quelli che non vogliono pagare l’IMU e sicuramente non vogliono pagare niente altro? – domanda maliziosa, convengo, perché sono sicura che in Italia TUTTI paghiamo le tasse, o no? Come se l’IMU fosse l’unica cosa che toglie il sonno agli italiani.

Travagliata

elezioni_2013Dal Fatto quotidiano a firma di Marco Travaglio, Ricapitolando

A due giorni dalle elezioni, si vanno chiarendo anche gli ultimi trascurabili dubbi sulle alleanze e i programmi delle principali forze in campo. Berlusconi, avendo annunciato il sorpasso del Pdl sul Pd, conta di tornare premier dopo aver detto che non farà più il premier, ma il ministro dell’Economia. Intende allearsi “con il Pd per cambiare la Costituzione”, proseguendo la proficua collaborazione già avviata nella Bicamerale e al Monte dei Pascoli. Ma solo quando avrà smaltito la sbornia che vuole prendersi se, come prevede, il Trio Sciagura (Monti-Fini-Casini) con cui è alleato da un anno e mezzo non entrerà in Parlamento. Intanto s’è già ubriacato per lo scandalo che ha colpito l’odiatoGiannino, dimessosi perché non laureato (Nicole Minetti invece è laureata, e anche Sara Tommasi, e pare persino Alfano). Nel primo consiglio dei ministri restituirà l’Imu da lui stesso votata ed elogiata ai proprietari di prima casa in contanti, in comode buste ritirabili presso l’ufficio del ragionier Spinelli in via dell’Olgettina a Milano. Dopodiché, se resterà tempo, dichiarerà guerra alla Germania.

 Sosterrà il governo Berlusconi anche la Nuova Lega di Bobo Maroni, che aveva giurato “mai più con Berlusconi” e annunciato che il suo candidato premier era Alfano, oppure Tremonti che a Berlusconi non rivolge la parola da un anno e mezzo. Monti, dal canto suo, prevede che resterà a Palazzo Chigi, forte della maggioranza assoluta che i sondaggi, affidati al Mago Otelma, sembrano tributargli sia alla Camera sia al Senato. Infatti, nei giorni pari, esclude di allearsi sia con Berlusconi (“statista”, anzi “cialtrone”) sia col Pd (“nato nel 1921”, cioè comunista). Però nei giorni dispari non esclude la “grande coalizione” con Berlusconi se si libera di Berlusconi e/o col centrosinistra se si libera di Vendola (o se Vendola smette di essere Vendola e diventa Ichino) e anche di Bersani perché la Merkel non lo vuole (lei smentisce, ma lui conferma: la Merkel non vuole Bersani, ma non lo sa ancora).

Casini, o il suo ologramma, annuncia sul Corriere che una delle prime mosse del governo Monti saràl’abolizione delle Province: infatti Monti candida in Veneto il leader del movimento “Salviamo la Provincia di Bolzano”, che resterà dunque l’unica provincia d’Italia. Fini: non pervenuto. Poi c’èBeppe Grillo, che prega di non vincere le elezioni perché altrimenti non saprebbe chi mandare a Palazzo Chigi ed è terrorizzato perché rischia di vincerle per davvero, suo malgrado. Ingroia invece spera di superare il quorum e di intavolare una trattativa con Grillo, che però non tratta, oppure con Bersani, che però non gli parla proprio perché Napolitano non vuole, a causa delle sue indagini sulla trattativa.

Infine il centrosinistra, formato da Pd, Sel e – secondo alcuni radar particolarmente sensibili – anche Socialisti, Moderati e Centro Democratico (così chiamato per distinguerlo dal Centro Totalitario). Qui, per fortuna, regna la limpidezza più cristallina da tempo immemorabile. Il Pd, anche se dovesse avere la maggioranza al Senato, farà comunque un governo con Monti, ma per cambiare le politiche del governo Monti che il Pd ha votato fino all’altroieri. Vendola s’è impegnato per iscritto a governare col Pd e col Centro di Monti, ma si dice incompatibile col Centro di Monti e dunque annuncia che col Centro di Monti non governerà. Il roccioso governo così coerentemente formato s’impegna a varare nel primo Consiglio dei ministri la legge sul conflitto d’interessi che né il centrosinistra in cinque legislature, né Monti in un anno e mezzo, hanno mai varato per pura sbadataggine. Inoltre, siccome Grillo è “un fascista del web”, “populista”, “antipolitico”, “come Berlusconi”, “eterodiretto” da forze oscure e “un pericolo per la democrazia”, bisogna dialogare con Grillo perché è “un interlocutore prezioso”.

Tutto chiaro?

Com’è umano, lei!

fantozziMò prendete quella faccia di tolla di Monti. Vi sembra possibile che possa avere, da qualche parte, un barlume di normalità, un esempio minimo di uomo della strada – sì, certo, quando va per la strada potrebbe esserlo, se non ci fosse quel piccolo vizio di forma, che lo fa circondato da una schiera completa di poliziotti… avete mai visto l’uomo della strada circondarsi di polizia? quindi neanche quando va per strada è un uomo della strada, cribbio! 😀 Neanche quando appare in tivù con Spread e altri nipoti risulta credibile, preoccupato che i piccini possano sciupargli il bianco crine. Quelle povere anime dei consulenti d’immagine ci stanno provando in tutti i modi a renderlo patinato! Però questo è un uomo che ha un futuro, perché quando meno te lo aspetti riesce a farti ricredere. Ieri sera, ad esempio, quando ho acceso la tivù sulla solita bignardata e ho visto la tolla, mi sono detta: Porca l’oca, pure qua! Vuoi che al momento c’erano due iceberg che si fronteggiavano, vuoi che la scaletta della sciuretta prevedeva domande leggerine, vuoi che qualcuno deve avergli fatto il lavaggio di cervello – devi fare il figo, devi fare il figo, devi fare il figo – vuoi come vuoi, oh, la tolla pareva pure simpatica! E s’è preso pure la pizzicata con la Bignardi che quando è tornato a casa deve aver trovato la moglie infuriata nera, come quella volta che ha risposto al cellulare la notte di Natale in chiesa! S’è fatta pure una birretta – proprio birretta non direi, un bel bicchierozzo di birra ecco, mi sembra più appropriata come definizione… sarà stata contenta l’amicona tedesca; si capisce perché vuole sempre andare in Germania! Come se non bastasse la signora Sofri gli ha rifilato un cagnolino – Trozzy – prontamente ribattezzato Empty per rinnovare l’empatia provata con l’autrice dello scioglimento dei ghiacci. Poteva rifiutarlo? No, se ce l’ha Berlusconi, il cane adottato, deve avercelo pure lui! Adesso gli manca solo qualche altro accessorio ” voluttuario ” – olgettine compiacenti comprese – per risultare il candidato italiano ideale. L’unico commento possibile, ieri sera, era il fantozziano: com’ è umano, lei!  😀

Tecnologica(mente)

Tecnologica(mente)Poche notizie mi fanno inorridire, ormai. Posso turarmi il naso e passare sul fatto che Berlusconi fa Berlusconi, che Monti invece che fare il professore fa Berlusconi, che Vendola e la Camusso sono dei conservatori – a detta del sosia di Berlusconi – e via così, senza volervi tediare, anche qui, con la lettura delle solite corbellerie ormai al massimo storico pre-elettorale. Invece quello che mi ha sconvolto, ieri l’altro, è stato ascoltare l’ennesima terrificante notizia che, sicuramente, nell’intento del ministro o dei suoi piccoli aiutanti di babbo Natale che l’hanno partorita, deve essere sembrata loro una faccenda geniale. Nello specifico, dal prossimo anno scolastico, le iscrizioni per tutte le prime classi di istruzione obbligatoria devono essere fatte on line. Comodo, no? Dite voi. Assurdo, dico io. Il fatto che uno non abbia il computer a casa non costituisce un problema. Vai dall’amico o vai in un patronato e ti aiutano alla bisogna. Invece il ministro ha disposto una cosa più perfida, ogni scuola dovrà mettere a disposizione dell’utenza un computer scolastico per poter permettere loro di effettuare l’iscrizione. Ma se l’utenza il computer a casa non ce l’ha, è segno che non ha neppure la pratica per usarlo e quindi, assieme al computer di scuola, dovrà anche essere messo un personaggio qualsiasi – che sappia usare il computer – a disposizione dell’utenza. E già questo è davvero un problema, ma assai assai grande. Arrivata l’iscrizione e acquisita dall’ufficio di segreteria la stessa dovrà essere vagliata e, se accettata, dovrà ricevere una risposta tramite email. Ah sì? E a quale indirizzo, di grazia, se il computer usato è quello della scuola? Quindi, il personaggio aiuto/utenza dovrà oltre che formulare l’iscrizione creare una casella di posta elettronica alla stessa utenza che così dovrà fisicamente ritornare a scuola per ben due volte, la prima per l’iscrizione e la seconda per leggere la risposta ricevuta dalla segreteria. Questo per non fare ” scomodare ” l’utenza a scrivere una decina di parole su un pezzo di carta; senza contare le lotte intestine che si svolgeranno all’interno degli uffici di segreteria, dove bisognerà vedere chi si assumerà l’onere di acquisire i dati, vagliarli e rispondere sì o no, con quello che sarà anche il ” fastidio ” per il personale, di capire un sistema differente dal precedente cartaceo, sistema che avrà bisogno di un minimo aggiornamento. O faranno come quell’imbecille che stamattina alla posta, di fronte ad un cambio di carta pre-pagata del figlio neo diciottenne, carta che da junior doveva passare a standard, mi ha detto: Eh, ma c’è tutta una normativa e noi o stiamo allo sportello oppure leggiamo le direttive che ci mandano! Per poi arrivare alla conclusione che la prima carta l’abbiamo estinta – perdendo, tra l’altro, quell’euro solitario che conteneva – e rifacendo un nuovo contratto che mi è costato cinque euro. Nella scuola l’auto aggiornamento per i docenti è obbligatorio e quello degli altri e negli altri uffici? Ma qual è quella mente tecnologica che escogita simili nefandezze?

Perplessità

Dalla pagina FB dell’amico Rob ho attinto questo articolo tradotto dall’originale a firma di  Ambrose Evans-Pritchard del ” The Telegraph “, giornale economico inglese.  Stento a capire tante, troppe dinamiche. E’ uno scritto a favore di Berlusconi, è evidente, ma che sostiene quello che spesso anche i detrattori di Berlusconi sostengono. Allora cos’è  sbagliato? Possibile che per anni tutti, politici e media, hanno sostenuto e ci hanno rifilato l’imbroglio più gigantesco della nostra storia recente e a favore di chi? E’ davvero così semplice la soluzione, si esce dall’euro ed è tutto fatto? Sono realmente perplessa. 

L’Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata. L’Italia è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di euro di ricchezza privata. Ha il più grande avanzo primario nel blocco dei G7. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265% del PIL, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.

Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell’indice del Fondo Monetario Internazionale per “sostenibilità del debito a lungo termine” tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi.

“Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c’è un paese nell’UE che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l’euro e dal ripristino della competitività, è l’Italia, ovviamente”, ha dichiarato Andrew Roberts di RBS. “I numeri sono davanti a noi. Pensiamo che la storia del 2013 non è quella di paesi costretti a lasciare l’UEM, ma di paesi che scelgono di andarsene”.

Uno studio di “teoria dei giochi” condotto da Bank of America ha concluso che l’Italia avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell’UE da un’uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica.

La sua posizione patrimoniale sull’estero è vicina all’equilibrio, in netto contrasto con la Spagna e il Portogallo. Il suo avanzo primario comporta che può lasciare l’UE in qualsiasi momento lo desideri senza dover affrontare una crisi di finanziamento.

Un alto tasso di risparmio significa che qualsiasi shock dei tassi di interesse dopo il ritorno alla lira rifluirebbe indietro nell’economia attraverso i maggiori rendimenti agli obbligazionisti italiani – e spesso si dimentica che i tassi di interesse “reali” dell’Italia erano molto più bassi sotto la Banca d’Italia. Roma ha in mano delle carte vincenti. Il grande ostacolo è il premier Mario Monti, installato a capo di una squadra di tecnocrati nel Putsch di novembre 2011 dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dalla Banca Centrale Europea – tra gli applausi dei media europei e della classe politica.

Monti può anche essere uno dei migliori gentlemen europei ma è anche il sommo sacerdote del Progetto UE e un personaggio chiave dell’adesione dell’Italia all’euro. Prima se ne va, prima l’Italia può fermare lo scivolamento nella depressione cronica.
I mercati sono, naturalmente, inorriditi del fatto che si dimetterà una volta che il bilancio 2013 sarà stato approvato, aprendo la porta al caos politico all’inizio del prossimo anno. I rendimenti sui titoli a 10 anni del debito italiano lunedì sono saliti di 30 punti base al 4.85%.

“L’armistizio è durato 13 mesi. Ora la guerra continua. Il mondo ci guarda con incredulità “, ha scritto il Corriere della Sera. Il rischio immediato per gli investitori obbligazionari è un parlamento diviso, con un “25%” di possibilità di vittoria allo schieramento euroscettico di Berlusconi, la Lega Nord e il comico Beppe Grillo, che ora nei sondaggi è vicino al 18%. “Se non c’è una maggioranza chiara in Parlamento siamo condannati”, ha dichiarato il Prof. Giuseppe Ragusa dell’Università Luiss Guido Carli di Roma.

Qualsiasi risultato del genere lascerebbe i mercati obbligazionari palesemente esposti, come durante l’ultimo spasimo della crisi del debito a luglio. Roma sembrerebbe ancor meno disposta a richiedere un salvataggio e firmare un “Memorandum” rinunciando alla sovranità fiscale – i presupposti per un intervento della BCE che metta un tetto massimo ai rendimenti dei titoli italiani.

Tutti gli investitori che si sono precipitati sul debito italiano – o spagnolo – dopo che Mario Draghi della BCE si è impegnato a fare tutto il possibile per tenere insieme l’UE, potrebbero scoprire che Draghi non è in grado di mantenere la sua promessa. Le sue mani sono legate dalla politica. Gli obbligazionisti diventerebbero molto preoccupati. Ma gli interessi della democrazia italiana e dei creditori stranieri non sono più allineati. Le politiche deflazionistiche stile anni ’30 imposte da Berlino e Bruxelles hanno spinto il paese in un vortice greco. La lobby del business di Confindustria ha detto che il paese si sta riducendo in “macerie sociali”.

Gli ultimi dati confermano che la produzione industriale in Italia è in caduta libera, giù del 6.2% nel mese di ottobre rispetto all’anno precedente. “Negli ultimi 12 mesi abbiamo visto una capitolazione completa del settore privato”, ha detto Dario Perkins di Lombard Street Research. “La fiducia delle imprese è tornata ai livelli della crisi finanziaria nella sua fase più profonda. La fiducia dei consumatori è ai minimi di sempre. Berlusconi ha ragione nel dire che l’austerità è stata un disastro completo”. I consumi sono calati del 4.8% rispetto allo scorso anno, sul peso della maggiore pressione fiscale. “Non ci sono precedenti nei dati. Il rischio per il 2013 è che il crollo possa essere ancora peggiore,” ha dichiarato la Confcommercio, federazione dei commercianti.

Le origini di questa crisi risalgono alla metà degli anni ’90, quando il marco e la lira sono stati agganciati in un cambio fisso. L’Italia aveva un sistema di scala mobile dei salari e delle abitudini di inflazione. Le vecchie abitudini sono dure a morire. Ha perso dal 30 al 40% di competitività del lavoro contro la Germania, con un lento declino. Il suo storico surplus commerciale con la Germania è diventato un grande deficit strutturale.

Ormai il danno è fatto. Non è possibile riportare indietro l’orologio. Ma è esattamente ciò che le élite politiche UE stanno cercando di fare, attraverso le drastiche misure di austerità e “svalutazione interna”. Una politica di questo tipo può funzionare in una piccola economia aperta come l’Irlanda. In Italia si sta ripetendo l’esperienza britannica quando Winston Churchill nel 1925 riportò la sterlina alla parità aurea ad un tasso sopravvalutato. Come Keynes disse acidamente, i salari sono “rigidi” verso il basso. I salari britannici si spostarono di poco nei cinque anni successivi. L’effetto principale di questa politica è portare in alto il tasso di disoccupazione. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è al 36.5% e ancora in aumento.

Monti ha colpito con una stretta fiscale del 3.2% del Pil quest’anno, tre volte la dose terapeutica. Non vi è alcuna ragione economica per farlo. L’Italia ha avuto un saldo primario vicino all’equilibrio nel corso degli ultimi sei anni. E’ stata, anche sotto Berlusconi, un raro esempio di rettitudine.

L’avanzo primario raggiungerà il 3.6% del PIL quest’anno e il 4.9% l’anno prossimo. Non si potrebbe essere più virtuosi. Eppure questa sofferenza è stata peggio che inutile. La stretta fiscale stessa ha spinto il debito pubblico Italiano da una situazione di equilibrio stabile ad una zona di pericolo. Il FMI dice che il rapporto debito/Pil sta crescendo molto più velocemente di prima, saltando dal 120% dell’anno scorso al 126% di quest’anno e al 128% nel 2013.

L’economia ha subito una contrazione per cinque trimestri. Citigroup dice che questa caduta andrà per le lunghe, con cali dell’1.2% nel 2013 e dell’1.5% nel 2014, con in seguito una crescita vicino allo zero fino al 2017, e lungo la strada la ristrutturazione del debito.

Fuggi da Foggia

Mò, che altra storia! Chi glielo aveva detto a quelli di fare la sesta provincia? Io non di certo!! ‘Ste province, sai quel che perdi e non sai quel che trovi. Quando Trani stava a nord di Bari – ci sta ancora, veramente – e ci ” fregiavamo ” del ” in provincia di Bari “, c’era sempre qualche cretino che aggiungeva: Ah, Bari? se Psrigi avesse lu meri sarebbe una piccola Beri! sapevi qual era l’occhiataccia che dovevi organizzare per incenerire il deficiente. Invece qualcuno s’è montata la testa, ha pensato che una sesta provincia poteva essere la soluzione alle lungaggini burocratiche, alle difficoltà a raggiungere la sede principale – 45 km scarsi!! – e altre amene sciocchezze, così ci siamo fatti carico della cosa più ridicola partorita dalla mente umana: la BAT provincia, che non è il territorio eletto da Batman per le sue escursioni, bensì l’unione infausta di Barletta, Andria e Trani. E mò che succede? Con Monticello nostro che vuole far fuori l’eccesso di grasso che cola – l’avranno battezzata ” elegantemente ” spending review, ma il senso è quello! –  la BAT provincia si volatilizza. E Trani torna in provincia di Bari? Ma quando mai! Ci affibbiano a Foggia, sob! Non voglio andare a Foggia!! 😦 Fuggi da Foggia, non per Foggia ma per i Foggiani!! Pare l’abbia detto Federico II e se l’ha detto lui…! 😀

Normal man

Libération di oggi ha intitolato la sua prima pagina ” Normal !”. Per grazia ricevuta dai Francesi ha vinto le elezioni francesi Hollande. Evocata nel titolo e nelle intezioni, una normalità che ormai difettava lì e continua a difettare altrove. Senza scomodare l’uomo qualunque di Giannini sarebbe bello avere un po’ di sol dell’avvenire anche qui. Intanto Anghela si sentirà vedova del comprimario, che mossettine e ammiccamenti le teneva il bordone nelle sedi buone. Suo malgrado dovrà collaborare con l’imbalsamato e l’uomo normale. L’allegro compare di Sarkò è andato a festeggiare il suo amico Putin rieletto con ” apparente ” consenso. Cosa gli avrà portato in dono, una statuetta di Priapo? Laggiù in Grecia sono pietre rotolanti in salsa neonazista. Ricordo Karis. l’amico greco, dopo le prime elezioni libere dai colonnelli. Per scherzo gli dissi che aveva vinto Papadopoulos. Sbiancò. Konstantinos Karamanlis rappresentò il cambiamento auspicato, era l’eroe della nuova democrazia. Adesso sono arrivati ad un fallimento di fatto in un paese ingovernabile. Tempo stasera sapremo quale ” Normal man ” verrà a salvarci qui.

Ditelo a Monti

Adesso abbiamo il nostro bravo sito dove denunciare gli sprechi. Democrazia fai da te o istigazione alla delazione? Possibile che non si capisca che gli sprechi non sono solo quelli di quattro miserabili ai margini del potere, ma dei tanti, troppi, onorevoli e compari, che prolificando campano alla grande? Per quanti piccoli sprechi si possano denunciare troverebbero sempre il modo di giustificarli. Volete un esempio in piccolo? Nel mio quartiere hanno bonificato un’area comunale per farne un parcheggio – con cancello ad apertura elettronica. L’ufficialità vuole che debba servire ai consiglieri comunali, nei giorni di riunione, per posteggiare le loro auto – i parcheggi nella mia zona sono introvabili. Bene, il parcheggio serve ai consiglieri comunali, altrochè! per parcheggiare sempre: quando vanno al lavoro, quando sono in centro per spese, quando la sera vanno a spasso e l’auto è d’impiccio. Sempre per loro e per i loro parenti, figli, mogli, congiunti lontani – si parcheggia l’auto dell’ospite per una settimana e si va a riprenderla quando l’ospite va via. E ieri pomeriggio hanno montato un dispositivo di sbarramento, per farne cosa? non è dato a sapersi – altri soldi pubblici sprecati, a parer mio. Lo dico a Monti? Lo dico a Mario Pio?

Sul valore legale del titolo di studio

Sul sito del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca è comparso oggi un nuovo banner – come se ce ne fossero pochi! 😀 Viene chiesta l’opininione della base – come ai vecchi tempi… ho il sospetto che ci sia lo zampino di qualche comunista d’antan sotto! 😉 – circa il valore legale del titolo di studio. Non è casuale la consultazione:

L’idea di chiedere un parere direttamente ai cittadini è stata lanciata da Mario Monti il 27 gennaio, al termine del Consiglio dei Ministri. La materia infatti si presta a interpretazioni mutevoli, e gli stessi esponenti dell’esecutivo non sono riusciti a mettersi d’accordo. Mentre lo stesso Monti e Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, avrebbero voluto abolire subito il valore legale del titolo di studio già con l’approvazione del primo pacchetto di liberalizzazioni, le due ministre Elsa Fornero (Lavoro) e Paola Severino (Giustizia) non erano dello stesso avviso.Si tratta di cancellare il peso del voto di laurea nei concorsi pubblici, eliminare la differenza tra laurea breve (3 anni) e laurea magistrale (3 più 2 o ciclo unico del vecchio ordinamento). Ma soprattutto, l’aspetto più controverso riguarda il diverso valore attribuito al “pezzo di carta”, a seconda che sia stato rilasciato da un ateneo piuttosto che da un altro, un sistema utilizzato negli Stati Uniti. Oggi tutte le lauree sono uguali poiché si presume che le università forniscano competenze sovrapponibili e di pari livello. Ma con l’abolizione del valore legale del titolo di studio, un 105 dato da un ateneo prestigioso avrà più peso di un 110 e lode dato da un ateneo di serie b. A monte di una simile riforma, naturalmente, ci dovrebbe essere una classifica certificata, degna di fede, costruita secondo parametri affidabili e obiettivi: è chiaro insomma che tra il dire e il fare ci sono tanti piccoli e grandi interrogativi da risolvere.Le esigenze dichiarate sono due, ugualmente fondamentali: da un lato, garantire l’ingresso nei posti della pubblica amministrazione alle persone più meritevoli e preparate. Salta agli occhi la doppiezza del mercato del lavoro italiano: nei posti pubblici non si entra senza raccomandazione, nelle aziende private non si rimane se non assicurando prestazioni di alto livello. L’altra esigenza, non meno importante, è assicurare il rispetto delle pari opportunità, come recita l’articolo 3 della Costituzione italiana. Il rischio dell’abolizione del valore legale del titolo di studio è appunto quello di tagliare le gambe a chi non ha risorse per frequentare un ateneo prestigioso. Se la tua famiglia non è abbastanza ricca per mandarti in una costosa università privata come la Bocconi (una a caso: quella dove insegna Mario Monti), sei fregato.( Valentina Guido )

 Viene spiegato qui,  il perchè e il percome della consultazione telematica e l’utilizzazione dei dati acquisiti, in seguito.  I risultati saranno utilizzati nell’ovvia forma anonima. Ma perchè nella registrazione, per accedere alla consultazione, bisogna fornire il proprio codice fiscale, la regione di provenienza e la professione? Anonimi? Mica tanto! Consultazione libera? Mica tanto! Per chi avesse interesse a dire la sua può industriarsi fino al 24 aprile 2012.

Disperato monotono stomp

Monti Mario ha la faccia da blues – anche da qualcos’altro, ma non si dice qui! Monti Mario dice cose da blues: parla di sacrifici – nostri, mica suoi – annuncia periodi bui – nostri, mica suoi! Ma ieri gli è venuta fuori una canzone easy pop: monotonia, il refrain. La monotonia che potrebbero provare i giovani disoccupati italiani nel fare sempre lo stesso lavoro, ben retribuito, per tanti anni, magari fino alla pensione. Bisognerà dirgli di avere la decenza almeno di tacere. Immagino i tanti, tantissimi, che vorrebbero provare un po’ di monotonia, un po’ di normalità…

Penso a delusioni, a grandi imprese, a una Tailandese, 
ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.

da ” In pasto al Silvio “