Quelle bambine bionde

sognoadoccQuanto dura la stagione della svagatezza e dell’ignoranza – se per ignoranza si intende il vivere leggero e in maniera consona alla virtù primordiale della verginità d’animo e di cuore, all’incorruttibile senso di fanciullezza – poiché basta un nulla a stringerti d’assedio? E quando il nulla è rappresentato dalle parole di un adulto che media la richiesta del ragazzino più in là, di colui che mosso dalla curiosità nei tuoi confronti vuole conoscerti, tutto cambia di senso e di ragione. E non vale il pudore che dovrebbe appartenere ad entrambi – il curioso imberbe e la biondina dodicenne dell’ombrellone di fronte – perché qualcosa viene corrotta e spezzata come in un gioco troppo audace che appartiene ad un mondo adulto e distorto. Alle bambine bionde dell’ombrellone di fronte avrei voluto dire di non prestare ascolto alle parole del bagnino, foriero di stupide richieste, adulto sciocco a prestarsi ad un gioco bambino. Alle bambine bionde avrei voluto dire tappatevi le orecchie e il cuore, aspettate e godete di sguardi e di mare, fate vostra la vita a piccole dosi, piuttosto che ridere come sciocche, passate in poche parole dalla bionda svagatezza al verminoso pensiero.

Estate – odori

gabbianiA pelo d’acqua si percepisce l’odore più intimo del mare d’agosto. A distanza la spiaggia, dove l’odore è quello unto degli abbronzanti. Nuotando nel blu profondo è la salsedine che ti incontra, un misto di alghe verdi e di mareggiate. A dividere il mare con te i gabbiani, in sfilate galleggianti, si spiumano e si tuffano, fanno versi come i bambini.

Estate – gesti

trabucco-di-molinellaNon so quanto di inconsapevole e svagato ci sia in un gesto che sa di distratto ed intimo, ma viene sbandierato ai quattro mari, con puntuale e femminile quotidianità. Emergono dall’azzurro, puntellando la linea d’orizzonte del colore dei loro costumi da bagno, donne, quasi sempre di una certa età. Ancora gocciolanti portano le mani al seno e strizzano la parte superiore dell’indumento in lycra, come se l’avessero appena deterso nel lavandino di casa, strizzano per far gocciolare il liquido in eccesso, con un senso di fastidio verso l’acqua del mare che poco prima le aveva accolte. Il gesto si accompagna alle parole che rovesciano addosso all’amica che immancabilmente le accompagna, una a sorreggere l’altra con la sola presenza, ché mai e poi mai andrebbero in acqua da sole. Un gesto noncurante e poco aggraziato, ma che viene ripetuto con convinzione. La necessità del sentirsi “ a posto “ prima di tutto, come quando davanti ad uno specchio inesistente, ci si mette le mani ai capelli per sistemare il ciuffo sfuggito alla cotonatura démodé.

Sic et simpliciter

Indonesia Bambini saltano in mare vicino alla spiaggia di SusupuÉ qualche giorno che guadagno la gloria del mare e la calma relativa di un frangiflutti “ un po’ più in là “ rispetto alla confusione delle camminatrici acquatiche con vene varicose, bambini vocianti e giocanti, ragazzi pallonanti  e tutto l’ambaradam che costituisce la varietà di genere estivo e balneare. E ieri, mentre stazionavo spiaggiata colà come una foca monaca – non dico sirenetta perché potrebbe non essere adatto, come epiteto, poiché non ci siamo più né come taglia, né come età – allora dicevo buttata sullo scoglio, piedi in acqua corpo al sole, ecco arrivare due fanciulline loro sì sirenette e pescioline. Insomma le due, con poca grazia devo dire, tentavano di guadagnare uno scoglio qualsiasi – fine frangiflutti – per provare a tuffarsi in acqua senza molto danno. La più risoluta tentava l’altra con un, Prova di qui! un’operazione che mi stava costando un’ansia incredibile perché già le vedevo entrambe spiaccicate giù di sotto su scogli sommersi e puntuti. Sicché le ho messe sull’avviso e ho detto loro, facendo la parte dell’impicciona sicuramente, quale fosse la posizione più corretta, lo scoglio meno pericoloso. Hanno per fortuna seguito il mio consiglio e si sono tuffate, di pancia ma non fa niente. Più volte hanno ripetuto l’operazione poi stanche sono andate via. Senza salutare, ma non mi aspettavo le lodi! Stamattina stessa cosa, io mi adagio sullo scoglio e dopo poco le vedo arrivare a nuoto. Stavolta seguite da una banda di ragazzi, miscuglio di età e taglie. Tutti all’arrembaggio dello scoglio che la risoluta di ieri indicava loro per tuffarsi facilmente in acqua. Arrivato quello pari d’età la risoluta lo ha amabilmente apostrofato con un, É qui che devi tuffarti, ri@@hione! E lo stesso in vena di scambio di amorosa cortesia una volta in acqua le ha risposto, Adesso tuffati tu, tr@ia! Proprio così. Che sia una nuova forma di corteggiamento estivo? L’amore balneare 2.0 dell’estate 2015? Confortatemi con testimonianze di ordinaria e banale gioventù, please.

Nonne in astinenza

nonni-e-nipotiVicine di ombrellone, come ogni anno, un nutrito numero di nonne governa quotidianamente piccole appendici vocianti e questuanti – Nonna, mi compri il gelato? Nonna, mi compri gli elastici? Nonna, mi dai i soldi per giocare a biliardino? La costante è il bisogno di qualcosa, di qualsiasi cosa. Certo l’argomento non mi interessa più di tanto – se non nei termini dei decibel che le mie orecchie mi consentono di sopportare.  Al momento sono nipote esente e non so se, in circostanze simili, mi adatterei a reagire come fanno le nonne in questione, con accondiscendenza pur di non provocare i pianti degli aquilotti . Rimane il fatto che il vociare dei ragazzini unito al chiasso indiavolato della pazza dell’aquagym compongono un fastidioso mix, quasi peggio delle zanzare tigre! Stamani, però, terminata la sessione dell’invasata, notavo una quiete stranissima. Non c’erano i nipoti rompiscatole, per grazia ricevuta. E le nonne, che facevano le nonne? Si guardavano intorno smarrite e incredule, in crisi di astinenza da nipoti. Possibile che si debba passare dalla cura dei figli alla cura dei nipoti, senza soluzione di continuità? Donne che nella vita coltivino altri interessi sembra ce ne siano pochissime. In mancanza d’altro, meglio darsi all’ippica! 😀

Cartoline estive

palinuro le saline 2012Smessi il rumore caotico della musica dell’acquagym, il caldo, la sabbia, i sassi, gli ombrelloni, le meduse – sola qualcuna in verità – i bagnini, il vicino d’ombrellone col costume rosa a pois – finalmente! – le comari sotto gli ombrelloni, Nadir dei bric-à-brac – pakistano, alto, scuro, sorridente – smessi gli abitini ” prendisole “, l’odore dell’abbronzante, le file al lavapiedi e/o alla doccia, le foto della fotografa del lido, il sudore, la sosta ai frangiflutti per fingere di estraniarsi, il mare torbido prima dei frangiflutti, il mare qualche volta blu e quasi sempre blu oltre la barriera dei frangiflutti, le pallonate in acqua, la maleducazione, l’educazione, i sorrisi delle amiche, gli sguardi malevoli e criticanti delle nemiche, il lucchetto, che non chiude, alla porta bianca della cabina, la cabina piena di… tutto!, i lettini che impediscono il passaggio, le sdraio che impediscono il passaggio – anche loro! – le palme, gli oleandri, il cielo azzurro, il vento di grecale, il vento di tramontana, il piccolo C. che mi saluta con la bocca impiastricciata dello zucchero del krapfen, il gelato al limon, le vele bianche all’orizzonte, il cappello a righe con un fiocco rosa di M., sapore di sale, sapore di mare, smessi i granchi, le telline, i pesci affioranti dall’acqua come fossero salmoni impazziti, i ricci maschi attaccati alla mia mano, i gelsomini che penzolano odorosi dal muretto delle ville che costeggiano la strada per andare al mare, la passiflora fotografata stamattina, il cielo assolato ancora e ancora, smesso tutto questo e molto altro ancora, tra una manciata di giorni, quando conserveremo le cartoline nel cassetto delle impressioni vissute impercettibilmente, impressioni non cercate e quasi subite. Come sempre, alla fine dell’estate.

Manco ti metti scuorno!

costumiIgnorare il tuo costumino da bagno rosa confetto a pois – ROSA! CONFETTO! A POIS! – potrebbe anche essere un serio proponimento per l’estate al pieno della calura. Mi metto sotto l’ombrellone, chiudo gli occhi e sogno sicuramente un’isola deserta! Tanto lo so perché te lo metti, il costumino rosa! confetto! a pois! rinforza per contrasto l’effetto abbronzato della tua panza – e sì, perché anche se tendi a trattenere il fiato, la panza ad una minima distrazione del tuo respiro, prorompe con la grazie di un’ernia fuori sede! Potrei anche stendere un velo pietoso su quel gesto vacuo di scuotere il capello gocciolante sugli astanti a mo’ di cane che si scotola. La cosa che non posso assolutamente fare è giustificare il comportamento scurrile del tuo compagno di merende – anche se gli tornerà strano visti gli apprezzamenti che riceve in termini di sguardi vogliosi da alcune tutte intorno a lui –   che ” quando esci dall’acqua e ti vieni a sdraiare… ” mostra l’esuberanza di un fanciullo alle prime armi, con inalberamenti degni di uno spogliatoio di calcetto, dove, si sa, ogni scarrafone è bello a papà suo! E tu non fai niente che possa contrastare gli insani gesti del compagnuccio tuo, anzi. Ecco cosa mi dà più fastidio, l’arroganza del tuo stare a gambe aperte a mostrare ciò che dovresti tenere per tua moglie. Mi viene in mente che se dovessi mostrare io, più di tanto, una qualche parte del mio corpo sarebbe giustificabile la violenza carnale- me la sono cercata, secondo la logica di quelli come te. Ma tu che violenza vuoi? Visto che non ti metti vergogna, ti farei chiudere in cabina per tutto il resto dell’estate in compagnia di un branco di granchi che pranzerebbero con molto piacere assieme al tuo – a quel punto ex – compagno di merende!

Ogni età ha una sua bellezza

tartarugaIl parterre del lido Pantano – la sede del mio ” lavoro ” estivo – non ha mai dato prova di essere un luogo ambito dai giovani. Ho iniziato ad andarci – ancora giovane  così così – per esigenze di copione – figli piccoli – e poi sono rimasta lì, immemore per pigrizia e perché è l’unico posto cittadino a disporre di cabine spogliatoio, ombrelloni e sdraio – quest’ultime se va bene, quando non le trovi già occupate. Oh be’, passano gli anni e il sub strato umano rimane comunque quello, con una variabile al rialzo – dell’età media pro capite. E’ vero che non dovrei lamentarmi più di tanto poiché non è che sfiguri, data l’età che attiene al secolo diviso due con l’aggiunta di sette, epperò ci sono carampane ancora più carampane della sottoscritta. Fa bella figura di sé una Tartaruga, vicina d’ombrellone, tanto mite e silenziosa che coltiva ancora il vezzo di sentirsi bella, comportandosi di conseguenza. Quindi ha dei bikini all’ultima moda e coloratissimi, non rinuncia al trucco neppure sotto un sole che solitamente il trucco scioglie, appoggia il telo sul muretto per poter prendere il sole – che non la scioglie – senza neppure una grinza – va be’ si fa per dire – a disturbare la linearità dell’abbronzatura. Vezzi di una donna che si vuole bene. Stamattina il figlio piccolo, in vena di tenera presa in giro, sottolineava i miei difetti di vetusta. La signora Tartaruga ci guardava e sorrideva; ad un tratto ha decretato: Ogni età ha una sua bellezza; tentare di rimanere giovani ritoccandosi continuamente non ha senso. Le avrei ben risposto: Lo vada a raccontare alla Santanchè! Mi sono limitata ad annuire e a ricambiare il suo sorriso. Brava Tartaruga, le tue pieghe te le sei guadagnate tutte!

Pedalate all’anguria

foto tratta dal blog di Carmelo Anastasio
foto tratta dal blog di Carmelo Anastasio

L’estate assomiglia spesso, per certi risvolti scabrosi, ad un citrullus lanatus – nome che contiene in sé già un intero programma! – ignorato dal cocomeraio che si rifiuta di praticare il classico tassello – unità di misura che ti aiuta a capire se il cocomero è tale, oppure assomiglia alla copia scipita di se stesso. Il tassello prova del cocomero è garanzia di una buona riuscita, così come può esserlo una estate cocomero con tassello e senza sorprese, sennò succede come stamattina. Insomma qualcuno doveva pur avvertirmi che, nel cambio di gestione del lido, quel cartello tassello con scritta bella grossa, training, corrispondeva ad una sarabanda di zumpa allucinata sotto il sole cocente e sciroccoso di luglio. Non che la cosa in sé avrebbe potuto sconvolgermi più di tanto – se ci sono pazze in giro disposte a sudare sangue per circa un’ora, a mezzogiorno, la cosa non mi sconfinfera più di tanto!  – se non fosse stato per quella orrenda musica che sparata ad un volume da nausea calava di ritmo e si alzava come una marea dell’alta Francia con problemi di orario. Per farmi dispetto mi sono detta che, ottenuta una bicicletta non si deve far altro che pedalare e pure sotto il sole! Chiedo asilo all’amico Osvaldo che lui sì, beato, è andato a comprare la sua estate cocomero ad una bancarella che esponeva il cartello: Angurie alla prova! 😀

Stessa spiaggia stesso mare

stessa spiaggia stesso mareRitornare dopo un anno al mare ti dà la dimensione esatta dei rapporti sociali che si sono consolidati con gli anni, specie se nello stesso posto hai una cabina storica – che se dovessero venderla avresti il diritto di prelazione insieme alla coinquilina, amica, sorella – e della staticità della scena specie se a bagnarti è sempre – ahimè – lo stesso mare. Al secondo giorno di sole, tutte le tartarughe – e per bisogno di sole e per annosità – sono venute al pettine e dunque c’è stato un balletto di baci e abbracci e come stai e come è andato l’inverno – che una si chiede: Ma questi, d’inverno, dove si nascondono? Insomma, salotto. Ti fa piacere comunque che la costumanza paga e l’essere discreta e disponibile ti rende piacevoli le giornate marine. Anche la cara N. sarà con noi quest’anno ancora, con il suo piccino meno cucciolo, una N. come è stata l’altro anno, bella e solare e amichevole. Ho pensato molto a lei, nei giorni passati, perché a I Dialoghi di Trani ho incontrato una persona che lei conosce bene. Chi è vecchio lettore di queste pagine ricorderà il tombeur che la perseguitava, lui vecchiettino arzillo e spudorato, lei giovane mamma di poco trentenne, una liaison unilaterale che ha scatenato le nostre più grasse risate per tutto il tempo che è durata, ma che ha infastidito non poco l’amica N. Insomma nella platea del castello Svevo chi ti vedo tra il pubblico, lui!, il maniaco che lì per lì non avevo riconosciuto, ma poi facendo un lavoro di ricostruzione è venuto fuori che io il tizio lo conoscevo, eccome! Sistemato nella fila appena dietro alla mia si preoccupava di sistemarmi la giacca che spesso mi scivolava. Grazie! per la prima volta, Grazie! per la seconda volta, quando nel cervello mi s’è disegnato il quadro al gran competo e ho finalmente ricordato e benissimo, ho infilato la giacca di gran carriera per timore di un approccio non propriamente spontaneo. Riferito ad N. il trascorso l’ho vista impallidire e guardandosi attorno temendo traccia dell’arzillo, ma l’ho rassicurata perché, tra i tanti presenti, lui risultava essere ancora assente. E, ad occhio e croce, tutte speriamo che rimanga tale per tutta l’estate. Amen.