A rose is a rose is a rose *

Paolo Picasso – Ritratto di Gertrude Stein

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi sono sempre chiesta, leggendo o studiando i movimenti artistici e letterari del secolo scorso, se quanto sia successo sia stato determinato da circostanze specifiche, da influenze particolari oppure da processi imitativi o dalla semplice “ musica che gira intorno “. Parigi negli  anni precedenti la Grande Guerra era il luogo dove tutti dovevano essere, attori e comprimari. Si “ inventava “ l’arte che avrebbe sconvolto la pittura accademica, si maturavano linguaggi nuovi che avrebbero rivoluzionato il modo di scrivere romanzi o articoli di giornali. Racconta Gertrude Stein nell’ Autobiografia di Alice B. Toklas

Così cominció quella vita di Parigi e, siccome tutte le strade conducono a Parigi, ora ci siamo tutti e posso cominciare a riferire quello che avvenne da quando ci fui anch’io.

E descrive la Stein, con dovizia di particolari, l’esperienza vissuta in rue de Fleurus, gli artisti conosciuti – Picasso su tutti – i viaggi compiuti, racconta aneddoti, parla di se stessa e degli altri, parla di Hemingway.  Ci si trova immersi in quell’atmosfera che deve avere, necessariamente, influenzato tutti coloro che in quel momento erano presenti e anche coloro che sono venuti dopo. Il racconto fatto per interposta persona, come se fosse stato scritto da Alice B. ( B. Sta per Babette, il nome con il quale  Gertrude chiamava la sua compagna ) Toklas, è una novità assoluta nel mondo della letteratura del tempo. Successivamente, nell’ Autobiografia di tutti, continuerà a raccontare dei suoi tempi, con il suo caratteristico ingenuo e spietato humor, da “ anarchica programmatica “ qual era.

Gertrude è un personaggio coerente e ama l’eterno presente della vita come ama ( o per poter amare ) l’eterno presente della narrazione: Gertrude scrive soltanto “ su ciò che esiste “ –

dalla prefazione di Fernanda Pivano alla “ Autobiografia di tutti “

Gertrude Stein – Autobiografia di Alice B. Toklas – Einaudi ( tradotto da Cesare Pavese ) Gertrude Stein – Autobiografia di tutti – Nottetempo ( tradotto da Fernanda Pivano ) se ne consiglia vivamente la lettura ai fautori del chiacchiericcio nazional – popolare, perchè possano capire che non si vive di solo vaniloquio.

* La citazione, riportata in diversi scritti, è della stessa Stein.  Può essere intesa come “ le cose sono quelle che sono “ secondo il principio di identità, ma anche, così come spiegato dalla scrittrice, esprime il fatto che il semplice uso del nome di una cosa richiama già l’immaginario e le emozioni ad esso associate. Altri autori, parafrasando la Stein, hanno utilizzato la citazione variandola, nelle loro opere.

 

Lector in fabula ( e figurine )

Auguste Toulmouche, Dans la Bibliothèque
Auguste Toulmouche, Dans la Bibliothèque

Faccio collezione di figurine. No, non quelle dei calciatori o dei Pokémon, per quanto con quest’ultime potrei pavoneggiarmi con stuoli di cercatori di incrollabile e infaticabile fede e dall’età variabile. Faccio collezione di figurine virtuali. Il santo web permette raccolte di immagini che in altri tempi sarebbero risultate impossibili, salvo l’accensione di un mutuo ventennale spendibile nell’acquisto delle figurine Panini – e neppure quelle visto che a me dei calciatori non mi sconfinfera un bel niente. Colleziono, secondo il mio interesse e l’ingegno del caso, immagini di persone che leggono – e non solo. Nella scelta delle figurine non sono selettiva, tutto è accettato e accettabile. Si va dal manifesto grafico al preziosissimo quadro, dove la madama di turno è colta nell’atto della lettura oppure presa mentre è momentaneamente ferma, con il libro aperto tra le mani, e osserva il pittore che la ritrae in un gioco di vedi? sono istruita anch’io! In realtà, mettendo insieme alcune informazioni visive, vengono fuori delle riflessioni interessanti. Le signore dell’Ottocento amavano farsi ritrarre con un libro in mano: condizione manifesta del loro grado di istruzione, come dicevo poco prima? Oppure dello status che prevedeva, come corredo sociale, il possesso di una biblioteca casalinga? Sia come sia, una bella affermazione di (apparente) interesse verso la nobilissima arte della lettura – che attiene propriamente alle donne, perché le donne leggono più degli uomini e questo non lo dico io sola, la verità! Le donne dell’Ottocento e del Novecento leggevano senza distrazioni, lettrici dure e pure. Le fotografie più recenti di donne in lettura prevedono un corredo che, francamente, mi fa girare non poco le figurine: per risultare lettrici credibili, attualmente, bisogna avere all’attivo, nei pressi del luogo prescelto per dedicarsi alla nobile arte – il luogo è quasi sempre un bovindo, oppure una poltrona confortevole ammantata di un plaid in cashmere, il letto disfatto che fa pensare ad un prima e ad un dopo – l’immancabile tazza da mug con tisana, of course, maglioni oversize, il gatto acciambellato alla bisogna e il broncio assorto della lettrice incallita. Nel confronto mi sembrano più credibili, e in fabula, le madame d’altri tempi. Sarà la patina preziosa della rappresentazione artistica  a rendere accattivante l’idea delle donne lettrici credibili per sempre?

Racconti diVini

locorotondo panoramaQualche settimana fa, su invito di amici di vecchia data, ho trascorso una serata piacevolissima, a Martina Franca in valle d’Itria, cenando con un gruppo di persone che mi erano sconosciute, fino a quel momento. Come sempre succede intorno ad un tavolo dove siedono più persone e dunque l’interloquire a più voci si disperde e si frammenta in discorsi fatti con il dirimpettaio  o con colui – o colei – che ti siede al fianco, ho chiacchierato con un giovane uomo, molto distinto, molto riccioluto, che avevo di fronte. Dopo uno scambio di informazioni di base il giovane uomo mi ha rivelato di essere un editore. Chissà come ci si immagina un editore! Per quanto mi riguarda, fino a quella sera, il mio immaginario aveva sempre considerato editore personaggi tipo Arnoldo Mondadori oppure Angelo Rizzoli senior, oppure lo stesso Giuseppe Laterza, un po’ panciuti, stempiati, dall’età mediamente attestata intorno agli anta. Chi avevo dirimpetto era invece un ventino – per dirla alla Camilleri – secco secco – per ridirla alla Camilleri – riccio, occhialuto, molto serio e molto attento a quanto gli veniva detto dalla signora bionda che aveva di fronte. Alla notizia che la signora si dilettava da anni come blogger, il giovane uomo ha prestato maggiore attenzione e ha chiesto il nome del blog. É venuto fuori, anche, che la signora è una appassionata lettrice e dunque il giovane uomo ha detto a sua volta di aver scritto un libro Il mio punto di vista e che gli avrebbe fatto piacere farne omaggio alla lettrice accanita. Il libro del giovane editore è arrivato dopo qualche giorno a destinazione, con una bella dedica che ha deliziato la signora – Paolo Giacovelli, non temere, leggerò il tuo libro appena avrò terminato quello che ho sotto mano in questo momento! Non più tardi di qualche altro giorno, è arrivata comunicazione di un concorso letterario indetto dal giovane Paolo che ha come tema il vino. Per coloro che amano scrivere e amano bere, questa è l’occasione propizia per presentare il proprio lavoro letterario entro il 30 ottobre 2015 a Locorotondo presso l’editore Giacovelli. Il bando completo è scaricabile qui. E che vinca il migliore scrittore, estimatore di vini pugliesi!

Cuore primitivo

cuore primitivoNon so per quale oscura ragione la sorella di mio marito, una dolce e affettuosa cognata, è convinta che io abbia, in una graduatoria di scrittori preferiti, posizionato ai primi posti Andrea De Carlo e Dacia Maraini. Ora, se per quest’ultima c’è un fondo di verità – apprezzo la scrittura al femminile della Maraini, ma non sempre è così per tutti i libri che ho letto – per De Carlo il discorso è diverso. Quando venne pubblicato Treno di panna, tanti anni fa, De Carlo era davvero una ventata di novità nell’asfittico panorama italiano, privo di giovani scrittori e di rivelazioni che costituissero la base di un rinnovamento letterario, in Italia, tanto da far scrivere ad Italo Calvino, sulla quarta di copertina del libro “L’insaziabilità degli occhi che vedono lo spettacolo del mondo multicolore ingigantito come attraverso la lente di ingrandimento. È questa la giovinezza che De Carlo racconta.” De Carlo costituiva la risposta italiana, se così si può dire, ai vari Bret Easton Ellis e Jay McInerney. Ha continuato poi a scrivere, a fotografare, a fare l’assistente regista, il musicista, il giudice in un talent show eccetera eccetera. Io ho continuato a ricevere in dono dalla cognata affettuosa i suoi libri, non tutti per fortuna, alcuni sì. Alcuni letti, altri no. L’ultimo in ordine temporale, e di pubblicazione e di regalo, è stato Cuore primitivo. La storia che De Carlo racconta propone l’eterno triangolo amoroso tra Essa, Isso e o Malamente – per dirla come in una sceneggiata napoletana. Nella fattispecie Essa è un’artista scultrice, un mix combinato di volitiva fragilità artistica, accoppiata ad un corpo non più giovane ma piacente e solido. Isso antropologo docente universitario, pedante quanto può esserlo uno che studia i comportamenti dell’intera razza umana, pesante nei giudizi, prevenuto nei rapporti con gli italiani, colui che pontifica a destra e a manca in programmi televisivi e sui social cosi, un raro esempio di inglese non innamorato dell’Italia. Il Malamente è un tatuato, operaio costruttore di tetti, privo di tatto e immaturo affettivamente. Tutti i personaggi sono descritti e vivono come da copione, come se dovessero obbligatoriamente rispettare uno stereotipo, l’artista estrosa e vitale, l’inglese noioso, l’operaio tombeur da strapazzo, senza mai scantonare, dalla prima all’ultima pagina. Un punto di vista che vorrebbe essere originale, con i tre che si fanno da controcanto ad ogni capitolo, ma poi finiscono per dispensare l’un l’altro sentimenti ambivalenti che vanno dal fastidio, all’intolleranza, al presunto compatimento, all’amore, qualche volta sì, qualche volta no, giù fino al finale, inatteso? Macché. Mi sono costretta a leggerlo, mi sarebbe sembrata una sgarbatezza verso la cognata affettuosa. Però o mi decido a svelarle il mio disinteresse verso De Carlo scrittore, oppure il prossimo romanzo lo cambierò a sua insaputa con un saggio sulle popolazioni primitive della Papuasia minore. Preferisco.

Roth scatenato ( una mia passione trentennale )

philip-roth-500-580x333Italiano, il mio collega ormai ex, del corso E – che rimpiango, eh sì, nonostante le sue verifiche collage e i suoi temi referenziali ( per gli alunni, mica per lui ), che rimpiango davvero poiché Italiano di quest’anno altri non è che la maestrina dalla penna rossa sotto le mentite spoglie di una laureata in lettere classiche che, poverina, costretta com’è ad insegnare ad allegre teste vuote di seconda media non prescinde dalla parafrasi di Dante e della Comedia Divina, viatico con il quale, poverini loro, i pulzelli di seconda media,  dovranno confrontarsi vita scolastica natural durante, roba da non invidiarli per nulla, poverini davvero, e poverina me che devo stare a sentirla! – Italiano, dicevo, premurosamente mi rifornisce ogni settimana, come un pusher che spaccia cultura di carta invece di colture di canapa, un inserto settimanale di recensioni libresche – conosce la mia insana passione di lettrice di libri e dunque… Qualche settimana fa mi sono imbattuta nella recensione di un recentissimo libro biografico su Roth – no, non Joseph il galiziano errante, ma Philip l’errante ebreo americano di Newark – scritto dalla giornalista Claudia Roth Pierpont che niente ha a che fare, in termini di parentado, con lo scrittore Philip. Da un punto di vista privilegiato – la giornalista è una degli interlocutori che lo scrittore “ utilizzava “ per le letture in anteprima delle sue opere, poiché a settantanove anni Alex Portnoy ha deciso di non scrivere più – con una metafora ha messo al corrente, gli amanti delle sue opere, della decisione:«Alla fine della sua vita il pugile Joe Louis disse: “Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione”. È esattamente quello che direi oggi del mio lavoro. Ho deciso che ho chiuso con la narrativa. Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne» – dunque il libro racconta Roth, alla fine della sua carriera prolifica di scrittore, come si può raccontare un uomo che ha fatto delle storie raccontante la sua ragione di vita – le nostre storie le perdiamo nel vento dei discorsi chiacchierati, loro, gli scrittori, le scrivono e con profitto se non sempre pecuniario, soddisfacente dal punto di vista personale e, non vi sembra una bella cosa? Per chi ama Roth, come me, è una manna dal cielo. Il libro Roth scatenato, ancora in fase di lettura, si è subito rivelato chiaro nella scrittura e brillante per gli aneddoti e gli spunti critici. Sono sempre più convinta che, per capire a fondo un autore, è necessaria la mediazione biografica di un interlocutore che abbia avuto la conoscenza diretta dello stesso. Chi scrive ha, come tutti, umanissimi appetiti vitali, non c’è nulla di mitologico nella persona di successo. La biografia ci avvicina alla gloria del successo – oppure avvicina il successo all’altezza del nostro quotidiano? Per chi ama Philip Roth un’ottima lettura.


Roth scatenato

Claudia Roth Pierpont2015

Frontiere

pp. 417

€ 22,00

ISBN 978880621794

Momenti di trascurabile felicità

momenti-di-trascurabile-felicitc3a0Nel vocio totale e assoluto di una sala docenti di prima mattina ho berciato: Di chi è questo????? Mi riferivo ad un libriccino nei pressi di una borsa Mary Poppinsoniana di un improponibile colore bluette. Matematica impietosita dello stato delle mie corde vocali, dopo un: V. sta dicendo a te! con scotimento della manica del cappotto di V, ottenuta la sua attenzione, ha fatto cenno verso di me; ed è stato così che  Geografia mi ha dato udienza. V. è tuo? ho chiesto a conferma. Geografia frizzante e pimpante – che deve spiegarmelo come si fa ad essere frizzante nonché pimpante alle otto del mattino, quando è consentito solamente il vociare disarticolato e cacofonico e null’altro, altro che frizzante e pimpante! – mi ha detto: Sì sì è mio! urlante anch’essa. Me lo potresti prestare, per piacere? mi si è affiancata e continuando a vociare mi ha rifilato una serie di informazioni – non richieste, peraltro – relative al libriccino in oggetto: L’ho avuto in regalo da un caro amico un giorno che eravamo a Bari da Feltrinelli ah guarda è di-ver-ten-tis-si-mo davvero la cosa strana è che il mio amico è un tipo serissimo e guarda un po’ che cosa mi ha regalato tra tutti i libri possibili che poteva regalarmi comunque sì te lo presto non ci sono problemi però stamattina mi serve in classe perché con quelli di prima stiamo facendo il testo umoristico e voglio leggere loro qualche brano! Così, senza neppure un punto, una virgola, non sia mai Signore, un punto e virgola! Rintontita le ho risposto che non aveva importanza, potevo fare a meno della lettura del libriccino, glielo avevo chiesto solo perché il titolo mi aveva incuriosita – che, a dire la verità, il libriccino mi aveva già stravolto assai, senza neppure averlo aperto – e lei imperterrita ha continuato: Ti faccio sapere più tardi ti mando il bidello a chiamarti e in che classe sei? Il suono della campanella della prima ora mi ha salvato dalla gettata lavica delle parole di Geografia. Alla fine della quarta il signor D. collaboratore scolastico del primo piano, mi ha portato in classe il libriccino, con i saluti di Geografia. Durante la seduta del pomeriggio dalla parrucchiera ho iniziato a leggere “ Momenti di trascurabile felicità ”, un insieme preoccupante di personalissime riflessioni su quanto di inaspettato e gioente possa riservarti la vita di tutti i giorni. Di una tristezza sconvolgente, quasi quanto le parole laviche di Geografia. A caso, da pagina 38 e 39 : ( momenti di trascurabile felicità sono ) Tutti i documentari, tranne quelli sulla gente che cambia sesso. Oppure: Quando è morto il canarino. E anche: Il fatto che l’aloe è vera. E Francesco Piccolo è uno che viene pubblicato regolarmente. Tenuto in grandissimo conto dall’intellighenzia italiana. Sceneggiatore, pure! E vince premi, come se piovesse. Qualche anno fa mi avevano regalato “ L’Italia spensierata “. Ho iniziato a leggerlo, ma ci siamo separati dopo poco. Avrei dovuto fidarmi della prima impressione sull’autore ed evitare Geografia come la peste. Ora lo so, sarà un momento di trascurabile felicità quando, lunedì mattina, riconsegnerò alla pimpante proprietaria il triste libriccino! 😀

Rilegature

legatori marchio2É strano come ci si possa stupire di qualcosa che si dovrebbe dare per scontato e invece… insomma, stamani durante la solita ora di supplenza, Inglese che mi ha preceduta mi dà delle indicazioni per il lavoro da far svolgere ai ragazzi nella mia ora. Non sono una supplente di quelle che “ Fate quello che volete purché in silenzio “. I silenti nella scuola non esistono, non ci sono tra i docenti – Italiano che ieri l’altro, mentre mi comunicava la partecipazione ad una mostra della sua classe, ha spostato una massa notevole d’aria e con questa anche me, a momenti, costituisce l’esempio tipico della docente gridazzante e questo vorrà pur dire qualcosa! – e tra i ragazzi il mormorio non è abituale e il presunto “ Parlate a bassa voce “ produce nel breve volgere di qualche minuto lo stesso effetto di una cacofonia sommaria, come di orchestra che si riscalda nel golfo mistico, fino ad arrivare ad una ouverture completa di tutti gli strumenti e senza neppure il benestare della bacchetta sullo spartito del direttore d’orchestra, ché il direttore d’orchestra se ne guarderebbe bene di incrementare un vocio che al quel punto è una faccenda terribile per l’udito di chiunque. Allora come mi è ben noto evito l’ora di pausa supplenza e lavoro con i ragazzi. Dopo aver ricopiato un brano d’inglese, la bimba che ho di fronte alla cattedra ripone il libro in una specie di custodia sommaria fatta di una carta plastificata trasparente e tenuta insieme da nastro gommato. Guardo l’obbrobrio e le chiedo per quale ragione ha creato quel contenitore invece di ricoprire il libro, magari con lo stesso materiale, ma rilegandolo. Lei mi guarda e non capisce che cosa io voglia dire. Le chiedo di portarmi un foglio di quaderno e il suo diario, così da mostrarle che cosa intendo. Il diario è uno di quei così multicolor che costano solitamente quanto un libro di narrativa in brossura, insomma lo spreco fatto diario. Le dico di starmi vicina mentre lavoro e di badare attentamente a quello che faccio in modo che lei possa replicare a casa la procedura. L’atto del rilegare attira l’attenzione, a quel punto, di una bella fetta di classe. Terminata la prima rilegatura la bimba è realmente soddisfatta di avere un diario dalla copertina immacolata e lo mostra come un vergine trofeo. Tutti a quel punto vogliono il diario immacolato perché “ ‘ssore’ poi sulla copertina bianca posso disegnare tutte le festività che ci sono; a natale un albero addobbato, a carnevale le maschere… “ e tutti gli altri cominciano a sbizzarrirsi sull’uso creativo della copertina bianca. A turno tutti vengono a farsi rilegare il diario. Racconto loro, perché me lo chiedono, per quale motivo sono capace di fare una rilegatura in quel modo, l’unica cosa che mi ha insegnato mio padre quando ero piccola – e non so neppure bene come mai lui lo sapesse fare –  insieme alla fattura del bordo ondulato ad un cerchio in latta per i tegamini della focaccia – i miei erano piccoli e servivano per giocare con le bambole. E quando scoprono che la mia abilità nel rilegare è qualcosa di davvero datato, la cosa li stupisce ancora di più. E mi accorgo che anche una piccola cosa banale, come rilegare un libro, unisce un adulto ad un bambino, li lega in un fare comune che solidifica i rapporti affettivi. Immagino genitori incapaci di usare le mani per creare e capaci di usare le mani magari solo in modo improprio. Alla fine dell’ora mi si avvicina G. Cerca un contatto fisico, mi circonda la spalla con un braccio e mi dice: Grazie prof. Poi mi dà un bacio sulla guancia. E ti fanno pure commuovere, accipicchia!

Figuracce

d'ohEro in biblioteca, nel pomeriggio, per un incontro istituzionale. La referente delle attività culturali ci illustrava il programma prossimo venturo e ci invitava a portare gli alunni in biblioteca per farli iscrivere in modo da incrementare utenza e interesse verso il mondo speciale delle biblioteche. Poco prima di andare via ho espresso alla collega che mi accompagnava il desiderio di iscrivermi nuovamente – la vecchia iscrizione doveva risalire ad almeno un millennio fa. Detto fatto ho ripercorso il tracciato di un anacronismo, prendendo in prestito un libro in vena di un ammaliante amarcord. Il libro si intitola Figuracce. Scrittori diversi dato il tema, si sono cimentati a raccontare la figuraccia solenne che ha allietato la vita degli altri – perché nel caso di una figuraccia, quelli che si divertono sono sempre le seconde parti, sicuramente! La collega mi ha chiesto se ci fosse nella mia vita una figuraccia da portare alla ribalta. Mi è venuto in mente che proprio in biblioteca, nella vecchia e polverosa biblioteca di piazza Longobardi, dove fui mandata da una maestra sadica che ci faceva fare le ricerche senza informarci adeguatamente sul come e dove e perché si commettesse l’atto del ricopiare a mano tre o quattro pagine fitte fitte della Treccani minore adatta ai pargoli delle elementari, avvenne il misfatto. Partimmo in due, io e la mia compagna di banco per questa nuova avventura. Nel frangente dell’andare e di chiedere e di sederci a scrivere, a Marisa, la sodale compagnuccia di copiaggio, scappò da ridere. Con la mano davanti alla bocca cominciò col ridacchiare. E il ridacchiare, come è ben noto, è virale ad effetto dirompente e invece di una iena ridens, in biblioteca si ritrovarono, nel breve volgere di un ridacchio con gomitata, due piccole cretinette. Così fu che il signor Atos – un nome che da solo era la rivoluzione copernicana del ridere – si avvicinò e con poco garbo ci minacciò di epurazione. Ritornò al suo posto e di sottecchi tenne sotto controllo le bestioline. Non mi meravigliò neanche un poco il fatto che, appena dopo, mi sentì sollevare per la collotta e in compagnia della stolta Marisa, sodale anche nella presa, fummo buttate fuori. In onore della figuraccia promisi a me stessa che mai più in biblioteca in compagnia della iena, piuttosto un brutto voto per il compito non svolto. All’ingenua figuraccia di allora seguirono altre di ben altro peso, sicuramente. Al momento faccio finta di non ricordarmene.

Compleanni

Title_page_William_Shakespeare's_First_Folio_1623Giornata mondiale del libro, oggi. Santi libri, è una fortuna averne, è una fortuna sentirne parlare, festeggiarli nel mondo tutti insieme lo stesso giorno. Tuttavia se non ci fossero le donne e gli uomini a scriverne, a marcare nero su bianco i sentimenti, le impressioni, le passioni, gli interessi, a discorrere di mille cose, parola su parola, pagina su pagina, volumi interi, i libri non avrebbero vita, né l’avrebbero avuta. L’intelligenza di mille e mille donne e uomini hanno formato i libri per quello che sono, veicoli di sapere emozionante ed emozionato. Emozionante e – immagino – emozionato William Shakespeare quando, narrante le vicende degli uomini, scriveva quelli che sarebbero diventi più tardi libri. Sapeva William che la sua geniale prosa, il suo parlare di fatti storici inanellati alle passioni degli uomini e delle donne, alla pazzia, agli umori sarebbero divenuti immortali? Sapeva che ancora oggi ne avremmo parlato e recitato, fatta menzione, studiato, analizzato, compreso, ne avremmo fatto dono come pegno d’amore? Probabilmente no, quasi sicuramente no. E oggi con tutta la probabilità del caso si festeggiano i libri che festeggiano il genio del grandissimo Bardo, nato forse oggi 450 anni fa, per glorificare la parola e farne dono a noi, generazioni future. Lunga vita ai libri e lunga vita ai libri che tramandano la memoria di William Shakespeare.

Pazzo, amante, poeta: tutti e tre sono composti sol di fantasia. (Sogno di una notte di mezza estate, Teseo: atto V, scena I)

Libri, passione

edit_libri0101Riporto un articolo – dal Libraio.it – che sicuramente interesserà tutti coloro che leggono acquistando la materia prima del leggere, i libri. Ognuno di noi sa bene quanto sia diventato faticoso sottrarre del denaro al menage famigliare per l’acquisto di un libro, uno qualsiasi – considerando il libro un bene voluttuario del quale si può fare a meno, momentaneamente, a beneficio di altri acquisti. Ma spesso io stessa mi rendo conto che così non è, che leggere qualcosa di cui ho sentito parlare oppure che in un certo giorno di noia un libro ha attirato il mio interesse sia solo per il titolo oppure per l’immagine di copertine, concedendomi il piacere dell’immaginare mondi o scenari diversi da quella noia che mi attraversa come fumo, ebbene queste costruzioni mentali intorno ad un libro mi danno la misura di quanto sia importante e vitale leggere. Un piacere al quale non rinuncio. E se questa legge, di cui si parla nell’articolo, mi beneficia della possibilità di comprare più libri, evviva, comprerò più libri!

Per chi ama leggere come noi, la notizia diffusa poche settimane fa è davvero da sogno: è approvata la nuova misura del governo che prevede sgravi fiscali pari al 19% sulle spese sostenute per l’acquisto di libri, fino a un tetto di 2.000 euro a persona per anno solare. Questa nuova disposizione varrà per almeno 3 anni.
Fino al 2016 quindi ciascuno di noi potrà detrarre fino a 1.000 euro annui per i libri in generale e altri 1.000 per testi scolastici e universitari. Quando andrete in libreria a fare incetta di novità del 2014, ricordatevi di conservare lo scontrino!
Quanti libri riuscite a leggere in un anno? Se fossero una cinquantina, vi potrebbero venire rimborsate quasi 200 euro. Non male per chi legge sia per piacere che per dovere.
Come incentivo concreto all’acquisto dei libri, la misura sarà un beneficio non solo per noi lettori ma anche per tutta la filiera del libro, dai librai agli editori.
Aggiunge un’ulteriore, interessante aspetto Stefano Mauri, presidente e AD del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol:

“La detrazione sull’acquisto di libri, al di là del pregevole regalo ai lettori, è anche un regalo all’altra metà del Paese, quella che non pensa sia opportuno leggere: in qualche modo indica loro una strada più vicina a quella promossa dagli altri grandi Paesi europei. Negli ultimi anni abbiamo visto buoni e detrazioni per i decoder e per le palestre, bisogna ringraziare Letta, Zanonato e Bray se quest’anno tra le altre sono state inserite detrazioni più illuminate, e non parlo di semplici lampadine… Questa volta non si indica solo un consumo, si indica una aspirazione ad avere cittadini con un maggior senso critico e i politici che fanno queste scelte mostrano di non averne paura“.