Ricordatemi per allegria

bigchillSe durante l’inverno vi è scappato qualche programma televisivo, state senza pensieri, puntualmente vi ricapita lo stesso programma durante l’estate, quando il palinsesto si trasforma in archeologia allo stato puro, con notevoli scavi pompeiani di film, documentari e ogni altro ben di Dio. Così è capitato qualche giorno fa che mi imbattessi, per caso, in un programma, Il grande freddo, che mi ha costretta a fermarmi senza cambiare canale repentinamente. Mo’ non è che mi aspettassi chissà cosa da una scimmiottatura, nel titolo, The Big Chill, memorabile film di Lawrence Kasdan della mia gioventù, con fior d’attori e fior di colonna sonora, no proprio non mi aspettavo molto. Però c’erano delle persone, intorno ad un tavolo, che raccontavano aneddoti con molto divertimento e tante risate. Ora chi sa di cosa parlava Il grande freddo, film, sa che un gruppo di amici che si erano conosciuti all’università si ritrovano molti anni dopo al funerale di uno di loro, morto suicida. Nel film ognuno parla dell’amico e parla di se stesso in relazione allo scomparso. Vengono rispolverate vecchie relazioni, vecchie storie, si ascolta musica, si ride e si piange, ma soprattutto si vive. In televisione, quei quattro intorno al tavolo, parlavano di una persona scomparsa, come nel film, parlavano della bravissima e bellissima Mariangela Melato. La sorella, l’amica collega, la regista, l’amica del cuore, l’ex amore della vita parlavano di una donna ironica, speciale, piena di fascino e di allegria, ricordandola, a loro volta, con tanta allegria e tante risate. Ho pensato, guardando, ho pensato che al momento debito e anche dopo mi piacerebbe essere ricordata così, per allegria.

( Per chi avesse voglia di vederlo il programma della Melato è visibile qui )

Quando la banda passò

Ieri pomeriggio tramestavo in cucina, con la finestra aperta per arieggiare, quando ad un tratto, dalla strada, ho sentito suonare delle note da una banda musicale. Visto l’orario e poiché era lunedì, senza che ci fosse nessuna festa patronale di mezzo, mi sono detta: E’ un funerale! Sì, perchè ancora adesso qualche vecchietto lascia detto, prima di morire, che al funerale deve esserci la banda che suona l’ accompagnamento per l’ultima passeggiata sul corso principale della città. Fino a una decina di anni fa era più frequente sentire, nel primo pomeriggio, la musica mesta delle bande che sortiva dalla casa del trapassato verso la piazza, prima del cimitero, adesso costituisce un evento e per altro folcloristico. In genere verso le bande che seguivano i funerali, tutti, da quel che ricordo, avevano una specie di altezzosa insofferenza perché solo le persone più umili e ignoranti -i cafoni simili a quelli di ” Fontamara ” di Ignazio Silone – chiedevano la banda al proprio funerale. Che significato poteva rappresentare, dal punto di vista sociale, la banda al funerale? Una rivolta neanche silenziosa del cafone che da morto mostrava al ricco che anche lui poteva spendere dei soldi per godere di qualcosa che in vita non si sarebbe potuto permettere? Lo sbandieramento ai quattro venti di una condizione assolutamente tombale che denunciava, anche, la provenienza e lo stato anagrafico poiché la banda ha in repertorio, per l’occasione, brani che denunciano se il tumulando è di sesso femminile o maschile? – se non ricordo ricordo male c’è un ” pezzo ” che si intitola ” A mia moglie ” di toccante lagnosità! Insomma, sia come sia, anche a me piacerebbe avere una bella ” band ” – ho scritto bene, non è un errore 😀  – al mio funerale; qualcuno che mi faccia rallegrare sulle note di immortali – loro sì – brani rock come nel film di Lawrence Kasdan ” Il grande freddo “. 😀  Visto che l’ho scritto, mi raccomando, ricordatevene!!