Senilità

Sono una persona, sempre la stessa, ogni giorno. Certo il tempo passa, ma io sono una persona che sta al mondo, coltiva interessi, va al lavoro, viva e vive come tutti, come chiunque. Sono sempre quella vi assicuro, cambia il tempo, ma io sono io. E invece no, a sentire i sondaggi, per quelli sono una persona definibile anziana – anziana?!? anziana sarà sua nonna, mi consenta! – poiché una soglia numerica mi colloca nella fascia senile, anzi che no! Così se un momento prima me ne faccio una ragione – una ragione che comprende improperi all’indirizzo dei sondaggisti e buon pro gli faccia – subito dopo divento una persona che deve – imperativo assoluto! – essere in grado di far fronte ancora ad una quantità abnorme di anni di lavoro, poiché senile o no devo necessariamente lavorare fino ad una età davvero senile. Una tale dissociazione, una schizofrenia sociale che meriterebbe uno studio approfondito dagli eruditi del settore! ( Poi c’è un certo signor ministro che si rammarica del fatto che abbiamo l’ardire di invecchiare senza morire il prima possibile, perdinci! Se proprio devo dirla tutta, signor ministro, lei davvero bacucco e anziano per aspetto ed età, faccia il piacere al mondo dei senili a cui appartengo, ci mandi a casa a coltivare le cipolle, non potremmo che esserne finalmente appagati! E faccia in modo da mandare  a lavorare i nostri figli prima che anche quelli diventino argomento senile di sondaggi, senza neppure passare dalla casella dell’abilità al lavoro. É davvero una cosa semplice da capire, o no? )

2 settembre, Capodanno

ippicaQuali sono i parametri che ci permettono di stabilire un inizio, l’ ” inizio “? Quello temporale senza meno. Ci aiuta nel gestire l’ossessiva scansione dei mesi e degli anni. Accettiamo, allora, per convenzione qualcosa che condividiamo in tanti, con auguri e festeggiamenti – come se un anno che passa sia una cosa da augurarsi tutti gli anni e non, semmai, il contrario! Per me Capodanno cade a settembre, con il primo collegio docenti – come oggi. Nuovo anno di lavoro, vecchi alunni ma nuove situazioni. Nuovo dirigente – allampanato cinquantatreenne con un approccio educato e fatto di buone intenzioni, speriamo bene! Buon Capodanno a me, dunque. Mi chiedevo se ho buoni proponimenti, che cosa farò, quali saranno le mie intenzioni. Buona o carogna? E loro – gli alunni – che intenzioni avranno? Quante variabili! Parametri aleatori che male supportano un inizio nuovo. E se mi dedicassi all’ippica? 😀

Genova

genova in luttoAvevo undici anni quell’estate, quando zio F. uscì di casa nel primo pomeriggio per andare al lavoro. Tornò verso sera, composto in una bara, tornò alla disperazione di una donna, la mia carissima zia A. madre sola, da allora, di sei figli. Ogni volta che sento di una tragedia sul lavoro penso a quel giorno lontano, ai pianti, all’incomprensibile destino di una persona che va a lavorare per vivere, ma muore perché è incappato, per massima disgrazia, in un accidente che lo priva della vita. Penso oggi ai sette lavoratori genovesi morti, penso alla disperazione delle donne, spose, e madri e dei figli. Il mio cuore è con loro.

Primo maggio/ festa dei lavoratori

primo maggioBuon primo maggio a tutti, con i negozi aperti, pieni di persone che lavorando durante la settimana, approfittano dell’apertura ” speciale ” per comprare? magari, spesso per perdere tempo, solo quello, poiché s’è perso il senso del tempo buono per sé e l’unico tempo e svago che conosciamo è quello di ca@@eggiare nei negozi aperti al dì di festa. Buon primo maggio a quei lavoratori che sono costretti dalle circostanze a stare nei negozi in apertura ” speciale ” e che non protestano per questo, perché è noto a tutti, il lavoro di questi tempi è preferibile tenerselo stretto e tanti sofismi e cavilli sulle aperture ” speciali ” finirebbero per fartelo perdere, il lavoro. Buon primo maggio a tutti davvero, con lavoro e senza, con speranze e senza. Più speranze e lavoro per tutti, buon primo maggio.

Ma questa cos’è, ambigua?

La nuova parola è choosy.

“Non bisogna mai essere troppo “choosy” (schizzinosi, ndr), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale”. Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, parlando dei giovani nel corso di un convegno nella sede di Assolombarda. Lo dirà prima, tornerà sui suoi passi poco dopo.

“Bisogna entrare subito nel mercato del lavoro”, ha spiegato, sottolineando che occorre “attivarsi” e “mettersi in gioco” in un mercato del lavoro che deve essere “più inclusivo e dinamico”. A margine dell’evento, il ministro ha poi precisato di non avere detto che i giovani sono “schizzinosi” nell’approccio al lavoro. “I giovani italiani – ha sottolineato – oggi sono disposti a prendere qualunque lavoro, tanto è vero che sono in condizioni di precarietà. In passato, qualche volta, poteva capitale ma oggi i giovani italiani non sono nelle condizioni di essere schizzinosi”. Elsa contro Elsa.

Ambigua Ministra, mio figlio, tanto per non essere schizzinoso, lavora in una ludoteca a 25 euro per l’intero pomeriggio fino a sera,  a chiamata, con mansioni di cameriere, baby sitter e travestito all’occorrenza – da Minnie, com’è noto. Non è choosy è evidente, ma come potrebbe esserlo, visto che gli state rubando il futuro con il beneplacito del governo di cui  lei, Ministra, si fa portavoce nei vari rimaneggiamenti per togliere lavoro ai giovani, ai meno giovani e arrivati ai vecchi per togliere anche a quest’ ultimi la speranza per una pensione tranquilla?  Mi piacerebbe vedere il mio ragazzo, tutti i ragazzi d’Italia, essere choosy, vorrebbe dire finalmente, che in Italia il lavoro te lo stanno tirando dietro, ma così non è.  E, ironia della sorte, non potrà neppure esserlo se l’intento ultimo di questo governo e di questa politica è quello di convogliare tutte le nostre energie e tutte le nostre risorse economiche in questioni che nulla hanno a che fare con il nostro presente e con il futuro tristissimo che ci aspetta. Allora signora Ambigua che vogliamo fare, giochiamo a chi offende di più? Non salirò agli onori della cronaca con quello che scrivo in questo momento, come tutte le volte che lei apre bocca, ma sicuramente mi farebbe piacere invitarla a condividere il mio lavoro, visto che personalmente, come mio figlio, non sono choosy e non provo ribrezzo per quello che faccio. Perché? Riceverebbe anche lei, così come è successo a me stamani, una bella sputazzata da parte dei giovani virgulti che dobbiamo invitare a non essere choosy. Per l’amor di Dio non me la sono presa, non sono choosy, anche perchè il lancio è stato incidentale visto che era rivolto ad un altro ragazzo e io sono capitata nel posto sbagliato al momento sbagliato, però le assicuro che una bella palla di saliva sul suo visino da spocchiosa le starebbe proprio a meraviglia. Tanto per non passare da choosy. 

Minnie è un travestito!

Qualche tempo fa, il figlio più grande ha casualmente chiesto lavoro in una ludoteca e quelli, con altrettanta casualità, hanno accettato che facesse un giro di prova. Da cosa è nata cosa e adesso si ritrova a fare il baby sitter, per un tempo limitato e per un limitato numero di giorni alla settimana. In questa ludoteca, come è oramai abitudine, sono soliti organizzare feste di compleanno prezzolate per i piccoli frequentatori. Nel servizio offrono, oltre le sale capienti e i giochi, anche la presenza di alcuni personaggi della Disney. Qualche sera fa i piccoli si sono trovati al cospetto di una Minnie, che più che Minnie pareva Hulk travestito. Manco a dirlo: era mio figlio che, indossati gli aderentissimi vestiti della topolina, nonchè il testone gigante e le ciabattine gialle, faceva la parte di. Però i bambini, invece che apprezzare sono apparsi lievemente spaventati: Minnie era alta un metro e 85, aveva muscoli niente male, e incombeva come un Golem sulle loro candide aspettative! 🙂  Ad ogni suo incedere nugoli di piccini si levavano di corsa per andare a nascondersi nei più remoti anfratti; quando dal fondo della sala un maschietto si è avvicinato felice e, abbracciate le gambone di Minnie ha esclamato: Minnie, ti amo! Oh, la sindrome della Bella e della Bestia ha colpito ancora! 😀

Primo maggio – festa dei lavoratori

Non so per quale ragione ogni volta che penso ai ” lavoratori ” mi viene in mente la scenetta da ” I vitelloni ” in cui Alberto Sordi, squallido nullafacente, insulta dall’alto di un auto in corsa, convinto della propria impunità, un gruppo di operai intenti a lavorare per strada. Ma quando l’auto si ferma per un guasto a pochi metri più in là, gli operai colgono al balzo l’occasione di vendicarsi dell’insulto e inseguono il demente. Ecco, in quella scena si raccontava il disprezzo per una classe operaia che non sarebbe andata in Paradiso e che l’inferno lo viveva in terra. Erano gli anni Cinquanta e l’Italia del boom economico doveva ancora annunciarsi. C’è gente che ancora disprezza il lavoro altrui, è evidente, se allo stato attuale non ci sono tutele per coloro che lavorano, se non nella misura in cui le tutele servono a parare i colpi di una economia che da boom è deflagrata su se stessa negli anni, amen! E il lavoro, che cosa complicata è diventata! Parola difficile come il trovarlo, un lavoro. Buona giornata a tutti, a chi il lavoro ce l’ha, a chi lo cerca e a chi lo ha perso. Come la mia amica, ” gentilmente ” fatta accomodare alla porta, dopo anni di costruzione dell’immagine dell’azienda con enormi sacrifici suoi, con i figli cresciuti da altri. Adesso a cinquant’anni il lavoro non l’ha più. A lei, e alle persone come lei, un augurio più forte e affettuoso.

Paure

Tempo fa, dopo la lettura di un brano di antologia sulle paure, discutemmo con gli alunni di allora sul significato di paura. Ognuno apportò alla discussione il suo personale contributo: chi temeva di stare al buio di notte, chi di trovarsi in difficoltà e non sapere come fare a cavarsela e altre paure relative all’adolescenza. Un alunno chiese se anche i grandi nutrivano il loro cervello di paure e chiesero a noi di raccontare le nostre. Allora avevo un solo figlio piccolo. Dissi loro che quello che mi angosciava di più, quando ero sola con il piccolo a casa, era avere un malessere improvviso, uno svenimento, che mi avrebbe impedito di chedere aiuto e avrebbe lasciato il piccolo in balia di se stesso, senza che io potessi rassicurarlo o proteggerlo. Era quella la mia paura più grande allora e, passato il tempo, al centro delle mie paure ci sono sempre loro, i miei figli. Paura che non possano farcela nella vita, nell’eventuale lavoro. Paura che debbano vivere da frustrati per quello che la società non offre a tutti i nostri ragazzi. Che vivano le scelte sociali costretti in ruoli che altri, per forza di fatti, hanno stabilito per loro. Paura di sentir dire: Possibile che in un tutte le cose che faccio debba essere sempre sfigato? Come si può lenire una simile paura, come si fa ad infondere loro coraggio?

Altrimenti ci arrabbiamo

Il lavoro è un diritto inalienabile che appartiene a tutti gli uomini della terra. Naturalmente parlo di un lavoro dove non venga praticato lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la prevaricazione del più forte verso il debole non solo di fatto, ma anche con mezzi più subdoli. E’ lecito pensare che questo governo di ” tecnici ” stia dalla parte di chi dei distinguo tra lavoratori ” facili ” e lavoratori che ” infastiscono ” ne fa una regola. Oggi e per sempre, giù le mani dall’art.18. Il lavoro, come si diceva una volta, nobilita l’uomo e lo rende differente dalle bestie e noi vogliamo essere nobilitati da questo governo, non resi bestie ignoranti!

Infine la scuola pubblica morì per implosione!

Potrebbe essere l’amara conclusione di una pessima fiaba. Prendete l’ultimo accenno di provvedimento da varare per la scuola, il depotenziamento del titolo di studio. Quale valore didattico puoi suggerire ad un tuo studente quando gli dici: Studia e fallo nel migliore dei modi? Quale la motivaziuone al suo studio? Per incrementare una sua particolare attitudine? Perchè così ha modo di formarsi culturalmente? Perchè studiando otterebbe valutazioni positive che gli permetterebbero di essere ai primi posti di una graduatoria di valutazione per accedere ad un X posto di lavoro? Niente di tutto questo, se passa il depotenziamento. Qualsiasi studente, anche il più pronto e motivato, potrebbe obiettare che la formazione culturale può guadagnarsela in mille modi, anche e soprattutto fuori dalla scuola – dove spesso si studiano, duole dirlo, cose che non hanno senso – che le valutazioni, a cosa mai potrebbero servirgli?, visto che il ” pezzo di carta ” sarebbe a tutti gli effetti davvero un semplice pezzo di carta! Ma se studi alla Luiss e alla Bocconi… e come al solito qui casca l’asino della scuola pubblica. Confindustria, non estranea a suggerire il provvedimento al governo ” amico “, desidera profondamente che nella pubblica amministrazione passino persone formate ad essere ” comandate “, persone dotate di una forte attitudine, non alla cultura, ma all’obbedienza cieca. Insomma un universo orwelliano prossimo venturo. Mala tempora currunt!

AH, AH, AH!