Tre al prezzo di qualcosa che non ha prezzo

Torniamo al racconto quotidiano non privo di una certa follia. Allora vi ricordate ” la Buona Scuola “? Vi ricordate le sbandierate immissioni in ruolo dei docenti precari in fase A e fase B? – neanche avessero avuto in mente la costruzione di un articolato palazzo a molteplici piani. Insomma alle fasi A e B ne è seguita una C. Ma prima che quest’ultima fosse messa in atto tutte le scuole, sulla base delle reali e necessarie esigenze dell’utenza – si dice utenza,  senza remissione di peccati verbali, amen – su queste basi ogni commissione p-o-f – piano dell’offerta formativa  – doveva elaborare una lista di ” preferenze “. A quanti e quali docenti permettere l’accesso alla propria scuola? Ci siamo così adoperate, in un pomeriggio sonnacchioso, a raccontarci quello che sappiamo da sempre: chiediamo un italiano, un matematica, i due capolista, di seguito un musica, un educazione fisica e un arte, per una squadra di tutto rispetto. Inviata la lista della spesa… al mercato? Nooo, all’ufficio scolastico regionale, abbiamo avuto il responso qualche giorno fa, due musica e un arte! E l’italiano e la matematica? E ai due di musica che gli facciamo fare? Un musical? Un coro di voci bianche e voci colorate? Li mandiamo a X Factor con gli alunni migliori? Gli facciamo intraprendere un seminario di cento lezioni con approfondimenti filologici sulla musica dal basso medioevo al barocco compreso? Magari anche con un’appendice sulla storia dell’arte coeva tanto da non scontentare educazione artistica che potrebbe prendersela a male… ma si può essere presi in giro in questo modo? Le graduatorie di italiano e matematica si sono esaurite nella precedente immissione in ruolo? Allora ditelo! Ditelo che vi sono ” avanzati ” solo docenti bric-á-brac che dovete in qualche modo sistemare, senza che vi si facciano richieste prive di qualsiasi senso. Ah, e la notiziona è che probabilmente le amene figure albergheranno per tre anni sempre nella stessa scuola e con le stesse modalità. Domani devo ricordare al dirigente se possiamo eventualmente fare a scambio di figurine con qualche altra scuola… ce l’ho, ce l’ho, non ce l’ho, me ne avanza uno, tu che mi dai? E come colonna sonora volevo un gatto nero nero nero tu me l’hai dato bianco e io non ci sto più! ” La buona scuola “, eh? Senza prezzo!

I cinquecento euro del nostro scontento

500 euroInglese al colmo della follia l’altro giorno mi dice: I cinquecento li ho presi e, per il momento, mi sono comprata un paio di scarpe nuove. Poi rendiconterò, portando come motivazione all’acquisto il fatto che potrebbero servirmi per servizio, per camminarci mentre conduco la truppa in viaggio di istruzione! Una motivazione più che lecita, foss’io Renzi controllore. In realtà i cinquecento della carta elettronica per la formazione dei docenti voluti dal ” Magnifico ” – bontà sua – non servono proprio per l’acquisto di un paio di Manolo Blahnick e stanno suscitando non poche polemiche. Si leggono lettere infinite di indignati per l’obolo offerto, di persone che vorrebbero rinviarli al mittente, tutto giusto, tutto legittimo. L’obolo è stato recapitato anche a me e nemmeno per scherzo mi è passato per la mente di volerlo restituire; intanto perché devo ricomprare un computer che mi ha lasciato per strada e perché, per la prima volta dacché insegno, mi viene data la possibilità di pagarmi qualcosa e non di tasca mia. Certo abbiamo un contratto scaduto da circa sette anni, certo a nessuno verrà in mente, quando e se il contratto sarà rinnovato, di restituirci gli arretrati dovuti, certo cinquecento euro non fanno primavera, ma intanto li ho intascati e li intascherò anche il prossimo anno, a Renzi piacendo. Devo ” rendicontare “? E perché non dovrei farlo se sono soldi destinati all’acquisto di qualcosa che ha a che fare con la professione e non con la professoressa? Mi sembra a volte che il giochino del lamentarsi sia uso e abuso. Però una lamentela devo farla pure io: quando si dice nel decreto che << I 500 euro «per ciascun anno scolastico», potranno quindi essere spesi per acquistare di libri, anche in formato digitale, pubblicazioni e riviste « utili all’ aggiornamento professionale», hardware e software, corsi di aggiornamento e di lingua straniera, spettacoli teatrali, cinematografici e in generale «tutto ciò che possa incrementare il bagaglio di conoscenze dei docenti >> bisogna essere circostanziati nelle indicazioni. Come si chiede il rimborso di un biglietto di cinema, che potrebbe essere stato acquistato e usato dalla tua vicina di casa, fine intellettuale, che si presta al gioco di andare al cine in tua vece? Oppure quali hardware sono ammissibili alla crescita professionale, se anche uno smartphone, ora come ora, fa di tutto se non più e meglio di un computer? Renzi illuminaci, altrimenti finanzieremo le industrie calzaturiere!

Estiqaatsi!

20151013_211259-1Avevano iniziato tempo addietro, Lillo e Greg in una trasmissione radiofonica – 610 –  a sdoganare un modo di dire che poteva risultare ” carino ” in un contesto di adulti consenzienti e vaccinati – il grande capo pellerossa Estiqaatsi,  sciamano della tribù dei Cherokee ed opinionista del programma, veniva chiamato quotidianamente ad esprimere il suo parere su “importantissime” notizie di cronaca rosa. Era solito iniziare ogni sua frase dicendo “Estiqaatsi… pensa che…”.  Quando, l’altro giorno, scorrendo i mille cataloghi e offerte e proposte di viaggi di istruzione e spettacoli teatrali che quasi quotidianamente asfissiano le segreterie scolastiche, mi sono imbattuta nella summa espressiva, nella creatività fatta proposta. Complice una catena di supermercati dell’area discount ecco una ” vera proposta didattica “: Stikkez a scuola! Proprio così, senza mezzi termini, con tanto di manifestoni da esporre nelle classi e vetrofanie per allietare i cuori e le menti, il tutto per proporre/imporre agli utenti finali – i scolastici figli degli adulti compratori – senza neppure un messaggio subliminale, il passaggio presso uno dei supermercati della linea dove, previa spesa, si ricevono in dono le magnifiche bustine che contengono gli Stikkez, proprio quelli. Che già il fatto di indurre in tentazioni consumistiche ragazzini di scuola media mi ha fatto leggermente infuriare, ma che per fare ciò ci si butti sul pecoreccio con un ” leggero ” sentore banfiano – da Banfi Lino da Canosa di Puglia – nella pronuncia, mi sembra troppo! Estiqaatsi… pensa che… Stikkez siano un po’ tanto esagerati anche per la buona scuola!

Tutti ad Expo

untitledLa mia è una scuola virtuosa. Noi siamo docenti virtuosi se, al di là dello striminzito stipendio? giusto stipendio? accontentiamoci di quello che passa il convento? insomma sia come sia, lavoriamo e tanto. Faccio un esempio: appena è iniziata la buriana Expo è partito il concorso per le scuole ” Expo per la scuola ” – è stato chiamato così al culmine della creatività linguistica. Noi che abbiamo fatto? Ci siamo iscritti e abbiamo convogliato tutte le nostre energie e quelle dei nostri alunni alla bisogna. In fondo l’Expo sull’alimentazione da noi ha sfondato una porta aperta: sono anni che le Matematica vanno predicando di piramidi alimentari, di educazione alimentare, di educazione ambientale e via mangiucchiando. Inviati i lavori – vi risparmio il racconto delle cose e dei fatti relativi all’invio degli elaborati – non ne abbiamo saputo più nulla, quando un paio di settimane fa Italiano mi dice: Abbiamo vinto tremila e cinquecento euro per la partecipazione all’Expo! Se solo avessi avuto lungimiranza e una sfera di cristallo dove leggere il futuro gli avrei risposto: Embe’? con la convinta sufficienza che in occasioni simili ci vuole. Invece che ho fatto? Gli ho fatto un balletto di esultanza e come il cane di Pavlov, sbavante e scodinzolante, gli ho chiesto: Che cosa dobbiamo fare per averli? Eh, proprio così. Ho messo in atto la ” gioiosa macchina da guerra ” di occhettiana memoria. In capo ad un paio di giorni ho telefonato a tutti gli uffici dell’Ufficio Scolastico Regionale, disabitato – in apparenza – peggio di una landa alaskana – negli uffici scolastici hanno due modalità di approccio, la prima ” c’ho da fare e non rispondo al telefono “, la seconda ” sono in pausa caffè, che vuoi dalla vita mia ” e non rispondono mai se non quando, per errore, disturbati da una imbecille che si posiziona in modalità ” mo’ sto qui a chiamarti all’infinito e dovrai rispondermi prima o poi! ” rispondono e pure scocciati. Gli euro erano sì a nostra disposizione ma, indovinate un po’ a cosa dovevano servire? Ad andare all’Expo con gli alunni e i connessi  – l’iniziativa si chiama al colmo dell’inventiva ” Tutti ad Expo “! Insomma per farvela breve in due settimane ho organizzato la partenza per Milano – stasera partiamo in treno, domani visitiamo l’Expo e in serata ripartiamo per casa… lo so siamo folli! Cosa mi è rimasta di questa esperienza non ancora conclusa? In due settimane ho conosciuto telefonicamente il signor Trenitalia. Ho dato vita ad una liaison con lo stesso, fatta di conversazioni mattutine e pomeridiane – oggi, il primo giorno senza la sua voce, mi pare pure strano! Il signor Trenitalia ha difficoltà con le addizioni – sto pensando ad uno stage di recupero e sostegno in matematica, tanto qual è la differenza tra un ragazzino di 12 anni e un impiegato dell’ufficio gruppi di Trenitalia? poiché ho stentato moltissimo a fargli capire quanti ragazzi sarebbero partiti e quanti i docenti. Come se non bastasse, di tanto in tanto, mi sono arrivati ragazzi in lacrime  che hanno rinunciato al viaggio – ecco il vero motivo delle mille telefonate a Trenitalia! Inoltre ho perfezionato le mie competenze specifiche come collaboratrice scolastica – so fare certe fotocopie che manco il miglior copista di tutta la Puglia!  come applicata di segreteria so gestire il protocollo, scrivo a destra e a manca, ho contatti con le agenzie di viaggi, parlo con i genitori in ansia, do da mangiare agli affamati, do da bere agli assetati,  vesto gli ignudi, alloggio i pellegrini. La buona scuola? Oui, c’est moi, con la buona pace della ministra Giannini.

Squadrista scioperante

giannini renziChe sia ben chiaro ministra Giannini, io non ho urlato, ma non mi piace sentirmi dire “”Ho certezza che tra i docenti ci sia un’inerzia diffusa e avverto il rischio che non vogliano partecipare al cambiamento “. E nel caso dovesse venirle in mente di ripeterlo in qualche suo show da campagna elettorale sarà mia premura, in quel caso, urlare per davvero contro la sua supponenza che nulla sa di scuola e nulla sa di docenti. Ché la buona scuola non è fatta di contentini “Ma ora i soldi sono lì, sette miliardi tra edilizia e riforma, i 500 euro da spendere in libri e teatro sono nero su bianco. E ci sono 100 milioni per i laboratori” e di visualizzazioni fittizie e contorte su un sito di stato “La consultazione sulla Buona scuola, noi, l’abbiamo fatta davvero. Via internet siamo entrati nelle case di due milioni di persone” ma la buona scuola è fatta da quelli che come me nella scuola pubblica statale vivono – ed è il caso di dire –  lottano perché non ci possano essere differenze tra pari, non ci possa essere un preside unico padrone a fare e disfare, la buona scuola è quella dove un collegio docenti debba ancora contare qualcosa. Perché la buona scuola la fanno i docenti motivati da qualcosa di più solido che una ventilata valutazione del proprio insegnamento – sulla base di quali criteri, poi? La nostra motivazione, vuole saperla? La venga a cercare nelle nostre aule, tra i nostri ragazzi, la venga a cercare in un giorno qualsiasi dell’anno scolastico, Ché la buona scuola, suo malgrado e nonostante tutto, siamo ancora noi.