Einstein

Stamani sono entrata in terza. Dopo un cenno e un sorriso ai ragazzi, lasciate le carabattole sulla    cattedra, mi sono avvicinata alla lavagna e ho scritto:

Non ho particolari attitudini, ma sono appassionatamente curioso ( Albert Einstein )

Quella dell’essere curiosi è una costante della mia vita, dico spesso ai ragazzi che non è lo studio in sé che contribuisce ad incrementare il proprio bagaglio culturale, quanto l’essere curiosi verso ciò che ci è sconosciuto; il desiderio della conoscenza costituisce la chiave di volta del nostro sapere.

P. ha ricopiato sul suo diario quanto avevo scritto alla lavagna, poi ha detto: Prof è quello che ci dice lei, che bisogna essere curiosi! Prof lei è come Einstein! Il paragone proposto da P. è stato chiaramente blasfemo, ma sono sicura che la curiosità è un seme che germoglierà in qualcuna delle testoline matte dei ” miei ” ragazzi!

Cose che mi fanno ” ragionevolmente ” diventare irragionevole e arrabbiata

Lucy-Van-Pelt-Peanuts-Rabbia-Featured-Ieri mi chiama la collaboratrice scolastica          < Prof c’è una signora che chiede di te > la collaboratrice scolastica mi dà del tu, siamo state compagne di scuola. All’ingresso trovo una donna dall’aspetto dimesso e la figlia adolescente. Riconosco la ragazza, perché è stata una nostra alunna qualche anno fa. Anche lei si ricorda di me, così ci salutiamo affettuosamente. Esauriti i convenevoli chiedo alla signora in che cosa posso esserle utile. Lei mi dice di aver iscritto la figlia più piccola da noi e che ha la necessità di parlarmi di questa, poiché fisicamente è in una situazione particolare. Capisco che la signora ha chiesto di me perché sono la referente del sostegno e che dunque, la nuova iscritta, dovrebbe avere la necessità di essere seguita da una insegnante specializzata. Faccio accomodare la signora in vicepresidenza e lei, cavando dalla borsa delle fotocopie dove si certifica che la piccola è affetta da una certa patologia ed è dunque in una situazione di grave handicap, comincia a sciorinarmi una serie di informazioni circa la situazione scolastica della ragazza che contraddicono la certificazione e quello che la signora va asserendo. La prima cosa che tiene a chiarire è la manifesta difficoltà della figlia a scuola, dal punto di vista didattico. Precisa che la fa seguire a casa, nel pomeriggio, da un’insegnante privata per cercare di recuperare quello che a scuola non riesce a seguire. Le chiedo allora se la bambina è guidata da una insegnante di sostegno. Come risposta ricevo un indignato < Mia figlia non ha bisogno del sostegno e comunque non vuole una persona vicina in classe! > Poi, dopo tutta una serie di riflessioni che cerco di farle fare, mi dice che sua figlia in classe si ” appoggia ” all’insegnante di sostegno che segue un’altra compagna di classe e che, anzi, lei è venuta apposta da noi proprio perché vorrebbe che sua figlia continuasse a fruire dello stesso ” trattamento” nella stessa classe dove si è iscritta l’altra ragazza, disabile dichiarata e seguita. Spiego alla signora, con la santissima pazienza di cui mi munisco in questi casi, che la scuola media non è come alle elementari, che gli insegnanti sono tanti e si avvicendano per poche ore, a volte, alla settimana, che non tutti avranno modo e maniera di seguire in maniera ” particolare ” la figlia, non in quella ” maniera particolare ” che lei vorrebbe. E che l’insegnante di sostegno potrebbe non voler seguire anche sua figlia, oltre la bimba che le sarà affidata. Insomma, tutta una serie di ragioni ” ragionevoli ” che dovrebbero farla riflettere. Poi le spiego la nostra maniera di stare in classe, come insegnanti di sostegno, la discrezione, l’approccio misurato, l’integrazione costante e bla bla bla. E comunque, dopo tanto parlare, le chiedo la cortesia di portarmi la documentazione che possiede, in modo da rendermi conto se c’è la possibilità perché la bimba possa essere seguita da una insegnante di sostegno – sempre con  discrezione, integrata in classe ecc. ecc. ecc. La signora, in ultimo, aggiunge che la figlia è stata visitata, come è uso, da un neuropsichiatra infantile e che ha un’età mentale di circa quattro anni. A quel punto mi sembra assolutamente indispensabile che la ragazza sia seguita da una di noi. Stamattina intravedo la signora nell’atrio, la vedo parlare con il preside, ma non fa nessuno cenno verso di me. Chiedo informazioni, più tardi, al preside. Mi dice che la signora gli ha semplicemente parlato delle problematiche fisiche della figlia, di questa patologia particolare da cui è affetta, ma nonostante questo, a suo dire, la figlia è una ragazza ” geniale “; però non gli ha lasciato nessun documento e non ha fatto accenno al nostro incontro di ieri. Anzi ha ricordato al dirigente che vorrebbe che la figlia frequentasse la stessa classe della compagna disabile Tizia e Caia, così, con una fenomenale faccia di ku…0w! Posso essere comprensiva sulla difficoltà ad accettare la disabilità in un figlio, non è semplice, per niente. Posso essere comprensiva sul non essere perfettamente convinta dell’indispensabilità di una insegnante di sostegno – a volte non ne sono convinta anch’io, quando vedo e sento storie su certi colleghi – posso essere concorde su tutto, ma sull’essere presa in giro così non concordo, per niente. Ritengo d’essere una persona con limiti, ma corretta. Dico chiaramente quello che faccio e garantisco anche per gli altri – è il mio compito specifico. Ma quando mi trovo di fronte ad una tale malafede, alla millanteria fatta persona, penso che mi piacerebbe per una volta, una sola volta, avere la possibilità di dire alla signora < Mi faccia il piacere, vada affa… in un’altra scuola dove le possono dare tutte le possibili garanzie! > E forse sarebbe meglio consigliarle di rivolgersi direttamente al Padreterno e/o in alternativa ad un’agenzia di assicurazioni.

Siparietto

quaderno con la copertina giallaIl Patatoso mi guarda in cagnesco. Sto scrivendo sul quadernetto giallo, quello che qualche giorno fa mi ha fornito sua sorella per poter riportare, oltre che i compiti da svolgere, anche le note quotidiane sul suo comportamento. Mi accorgo del suo disappunto e mi blocco. Lo guardo di sottecchi e chiedo: D. c’è qualcosa che non va? Non risponde e io continuo a scrivere. Poi mi dice secco secco: Voglio proprio sapere per che cosa ho comprato il diario, se tu scrivi i compiti lì sopra! Una logica che di colpo ha reso ” ignoranti ” e complottiste me e sua sorella. Gli ho spiegato le ragioni del perché e abbiamo messo a punto un ragionevole patto bilaterale: io scrivo sul suo diario a matita, come lui desidera e lui non cancellerà i compiti assegnati. Tuttavia mi rendo conto che in questa partita D. ha fatto 1, mentre la ‘sorressa sta a 0 punti!   😀

La Lunga, il Corto e il Patatoso

La lunga il corto e il patatosoStamattina eravamo ripetentesenti. Due avevano ben pensato di sollevarci della loro presenza, evitando di venire a scuola – della qual cosa ho benedetto tutto il Paradiso, tutto! – e i rimanenti due orfani sembravano anime penitenti. Uno, però, dopo iniziale sgomento, ha iniziato col suo traffico sottobanco, cominciando ad onorare l’acqua della bottiglietta con il feltro giallo del pennarello – che avesse voluto santificare la festa della donna, colorando di giallo mimosa tutto il colorabile? Il Corto, invece, dopo una prima ora di pseudo attenzione e di richieste di aiuto, esaurito le capacità attentive ha chiesto di uscire. Permesso accordato da Italiano e me lo sono ritrovato nell’atrio mentre salivo con gli attrezzi da disegno. Ragionavo, tra me e me, sull’utilità di apporre una firma certificata su uno dei murales dipinti nell’atrio – che da murales ha cambiato la propria connotazione in ca**ales! E di firme certificate e di varie forme e dimensioni, ce n’erano realmente tante e tali, da avere l’imbarazzo della scelta. Sicché ho dato una gomma per cancellare al Corto e gli ho detto di iniziare a rimuovere la firma certificata, tanto da far riacquistare al murales il disegno originale. Non gli è sembrato vero! S’è messo all’opera di buona lena con la promessa di rientrare in classe appena avesse finito. In classe il Patatoso mi ha chiesto anche lui di uscire – era evidente la sua voglia di imitazione. Non era il bagno che lo attirava, ma l’attività ex tempore del Corto. Ho dato anche al Patatoso una gomma per cancellare per iniziarlo alle godurie dello scancellamento! 🙂 Visto che ero lì a controllare i due, cos’altro avrei potuto fare? Mi sono armata di gomma per cancellare e ho cancellato anch’io. Ho scoperto che siamo un trio portentoso, ma non contagioso – si fosse fermata una collega, dico una, a darci una mano! Però,  nonostante la buona volontà e il buon lavoro, alla quarta ora c’erano nuovamente i segni di un’attività carbonara – nel senso che stavolta hanno usato un carboncino per disegnare – con la traccia del solito siluro orizzontale e dovizia di particolari tecnici. La prossima volta invece che cancellare ho pensato di colorare; cosicché tra qualche millennio, quando gli archeologi scaveranno per trovare le vestigia di quella che fu la nostra città, ammireranno le opere murali della nostra scuola – così come è successo a Pompei – celebrando la creatività degli attuali alunni, che saranno ricordati come gli autori di veri e originali ca**ales! 😀

Concorrenza sleale

concorrenza sleale flashRaccontavo ieri, a tavola, di come il mio alunno patatoso, mi abbia chiesto ad un tratto nelle ore di scuola < Ma tu mi vuoi bene? >, cosa che fa da qualche tempo, con una certa frequenza, specie quando mi adopero nell’aiutarlo in attività che richiedono parecchio impegno da parte sua – gli ho disegnato uno scudetto della Juventus niente male! 🙂  ( Alla risposta affermativa, un sorriso si è disegnato sul suo volto paffuto e le sue mani si sono aperte, le dita partite all’esterno come raggi di sole. Il seguito è stato: Cosa mangi oggi? E domani? il suo modo, questo sì abituale e confidenziale, di relazionarsi con me ) La reazione, tra il serio e il faceto, del piccolo di casa è stata: Solo io posso chiederti se mi vuoi bene, dillo a D.! La mia reazione? Di assoluta goduria. Mi piace pensare che due uomini si contendono il mio affetto in maniera così plateale!  😀

La Città della Scienza è morta

Siamo tanti e armati di curiosità!
Siamo tanti e armati di curiosità!
città della scienza bagnoli
Vista d’insieme di uno dei capannoni andati distrutti
dinosauri a bagnoli
Dinosauri nella Città della Scienza Bagnoli
Chi sa dirmi a che serve?
Chi sa dirmi a che serve?
il soppalco attrezzato per i bambini più piccoli
il soppalco attrezzato per i bambini più piccoli
... e i ragazzi crearono i fulmini...
… e i ragazzi crearono i fulmini…

Immagino capiti a chiunque, quando si è visitato un luogo e si è amato, nel saperlo distrutto, vandalizzato, ” abusato ” dal fuoco, si prova una sensazione forte di lutto, di mancanza. E’ come se a scomparire tra le fiamme, ci fosse il simulacro tangibile di una persona conosciuta, della quale abbiamo apprezzato la bellezza, l’originalità, l’intelligenza. Ieri sera mio figlio, sul tardi, mi ha detto: La Città della Scienza è stata incendiata – badate bene, è stata incendiata e non diversamente, convinti come siamo, entrambi, che sia stato un incendio doloso e non altro. Non mi è riuscito di dormirci su. Mi sono venute in mente le tante volte che ci sono stata, che ci siamo stati, con i ragazzi di scuola in visita di istruzione. L’ultima volta, qualche anno fa, in una Napoli assediata dall’immondizia quella della Città della Scienza appariva come un’oasi di pace e pulizia, con una mostra sui dinosauri ospitata negli immensi capannoni di quello che era stato un centro Italsider, restituito alla città, da un restauro perfetto. Fu una visita bella, un giorno sereno di conoscenza, con i ragazzi attenti agli esperimenti, agli spettacoli, alla scienza che si toccava e ti coinvolgeva – Marco Un po’ di mondo, se leggi, ecco una cronaca felice di un giorno in cui i ragazzi hanno lasciato a casa i loro problemi e noi i nostri. A. il ragazzo autistico che allora seguivo, ci volle come ” traghettatori “, me e Italiano, per aiutarlo ad attraversare uno spazio semi cupo, virato al verde come una foresta tropicale fittissima, dove gli unici suoni erano il forte stridio di un animale preistorico e il suo calpestare vibrante la terra. A. quel giorno volava e noi con lui. Quel viaggio per A. fu una specie di iniziazione, la prova del diventare grandi: un giorno senza genitori, un giorno intero con i compagni, guardato a vista da me, con la richiesta di esserci per lui solo in quel passaggio buio, perché da solo, in quell’unico luogo, non ce la poteva fare. A Bagnoli Città della Scienza i ragazzi sperimentavano da soli, provavano a cimentarsi senza l’aiuto degli adulti, una iniziazione per tutti, sicuramente, non solo per A. E tutto questo, adesso, sembra non esserci più. Si potrebbe scrivere un necrologio: La Città della Scienza è morta. Ne danno il triste annuncio: i bravissimi operatori, le guide, tutti i giovani laureati che hanno introdotto alla scienza le generazioni più giovani, i ragazzi che l’hanno visitata e tra le strutture scientifiche e le opere d’arte moderna hanno apprezzato la capacità dell’ingegno umano di partorire bellezza, i docenti che rimpiangono un luogo delle meraviglie, la cittadinanza – sono convinta – non tutta. Non fiori, ma opere di ricostruzione immediata!

particolare della gradinata interna
particolare della gradinata interna
Città della Scienza Bagnoli esterno
Città della Scienza Bagnoli esterno

Faccia di scorzo

Lo so, devo farmi forza e impedire a me stessa di accedere alla sala docenti se non per i tempi consentiti – cinque minuti per una firma sul registro delle presenze sarà il massimo concesso! Adesso spiegarvi e spiegarmi come, stamattina, le chiacchiere da treno siano partite da Erri De Luca e si siano impattate contro le amene esternazioni di Matematica, diventa una faccenda complicata. Fatto sta che parlando e ridendo, suggerivo ad Italiano un approccio di tipo eclettico agli altri saperi – che linguaggio professorale, stasera, baby! 😀 –  come è abitudine di noi Sostegno. A quel punto le ciance hanno preso quella piega che l’inventore dell’appretto non avrebbe esitato a definire ” Brutta! ” perché da una parte c’era l’ingenua, che in una confessione strum und drang, ha notificato di essersi assentata spesso e, ritengo, volentieri quando, utilizzata sul sostegno, aveva è vero casi facili, ma non era di suo gradimento intrattenersi con i ragazzi disabili – cosa non si fa per insegnare nella scuola, girato l’angolo di casa!  Matematica anche lei contagiata dal virus della sincerità, ha iniziato sostenendo una incompatibilità genetica con le colleghe di sostegno, dovuta al fatto che nella sua esperienza di ex biologa, votata alla causa dell’insegnamento  – non perché folgorata dalla rivelazione cattedratica come Saulo sulla via di Filippi, bensì, molto più prosaicamente, fare l’insegnante le avrebbe permesso di lavorare solo mezza giornata, così pensava! – le è capitato di avere esperienze con colleghe che a detta sua, o erano incapaci o erano nullafacenti.  Lo sguardo delle altre è stato come assistere alla formazione in presa diretta di una proporzione, sostegno : incapacità = x : nullafacente, dove la x era la sottoscritta! La campanella della quarta ora mi ha impedito il diritto di replica. Ma la vendetta, come è noto, è un piatto che si serve quando è freddo; allora si assisterà alla proporzione, sostegno : faccia di scorzo = x : te ne vai a casa carica di meraviglie! e la x sono sempre io! 😀