La gentilezza è una pratica in disuso – salvo eccezioni

pratica-gentilezza-casualeNon sono ancora rientrata a scuola; mi ” godo ” il ripristino delle funzioni ottimali del mio piede, a casa. Non è che ozi, figuriamoci, sono facente funzione della mia funzione di referente tramite i soliti mezzi tecnologici. Ma stamani sono stata  in sede per completare una procedura che altrimenti non avrei potuto fare. Si trattava di inviare all’Ufficio Scolastico Regionale le ” solite ” carte per rabberciare un’altra manciata di ore utili ai nostri ragazzi disabili. Anno nuovo, cose vecchie. Tuttavia tra le novità abbiamo un nuovo dirigente reggente, il terzo in tre anni. Sicché anche questo si divide tra due scuole con quello che l’essere in due sedi, e non possedere il dono dell’ubiquità e dell’onnipresenza, ne consegue. Andiamo dunque con A., nell’altra sede, a fargli firmare un po’ di carte. Tornando a scuola, la nostra, mi squilla il telefono. Numero sconosciuto, ma rispondo: Pronto sono A. Attimo di panico, A. chi? Ah sì preside, buongiorno mi dica. Senti volevo ringraziarti per quello che hai fatto stamattina e per quello che stai facendo a casa. Imbarazzata rispondo: Non si preoccupi preside, è quello che faccio sempre, da sempre, non ci sono problemi. No, voglio davvero ringraziarti, non è da tutti e… bla bla bla. Chissà per quale strana ragione abbiamo – ho – perso l’abitudine alla gentilezza. Chissà per quale strana ragione pensiamo che tutto sia dovuto e ci comportiamo di conseguenza – che non è per niente così, ma davvero per niente. In tanti anni di scuola non m’è mai capitato, e dico mai, che un dirigente mi telefonasse per ringraziarmi di qualcosa, qualsiasi cosa. Che sia una tattica di gestione aziendale del personale della scuola? Una scorciatoia per procurarsi il consenso unanime e indiscusso? Un accattivarsi ” furbo ” della collaborazione fedele dei collaboratori? Non mi faccio illusioni e non voglio pensare che un sistema possa cambiare ad un tratto, ma una parola gentile, un sorriso amichevole – un vero sorriso amichevole – cambiano l’aspetto del quotidiano, dell’impegno – il mio sempre quello, ma incentivato forse da qualcosa di più concreto che un: Abbiamo questo problema, risolvilo! detto come pretesa senza appello.

L’autismo è blu

giornata mondiale autismoPer chi non conosce e non ha idea di cosa sia e faccia una persona autistica, incontrarla per la prima volta provoca sgomento – panico se lui o lei è in pieno ” rituale ” e tu guardi e non capisci, guardi e non sai cosa fare, puoi solo guardare e basta, mai toccare, accarezzare, offrire conforto fisico, si scatenetebbe il dramma. Però non è sempre così,  A. aveva iniziato, tre anni fa,  ad abbracciarmi, E. mi regala ogni mattina un bacio. Piccoli passi, successi piccolissimi per cercare di uscire dalla prigione in cui, consapevolmente, gli autistici stanno  loro malgrado. Non concedetevi l’arroganza di esseri superiori e pensanti, se siete in loro compagnia, pensano anche loro. Non trattateli da deficienti, hanno spesso una intelligenza superiore, libera dalle nostre più comuni convenzioni, libera di trattare direttamente con la purezza. Oggi è la giornata mondiale dell’attenzione verso gli autistici,  paladini dell’assoluto.

Agenda nuova

agendaStamani, durante la ricreazione, ho preso a trascrivere alcuni dati dalla vecchia agenda su quella nuova. D. il patatoso che mi era accanto, guardava in silenzio. Dopo poco ha iniziato a farmi alcune domande – Dove hai preso l’agenda nuova; Che cosa scrivi; Perché ricopi gli indirizzi e via così. Soddisfatte le sue curiosità e completate le operazioni di ” riporto ” ho iniziato a strappare i fogli della vecchia per poterli riciclare. Il patatoso continuava a guardare; soprattutto le diciture dove erano riportati i mesi. Esaurito gennaio con le riunioni di scrutinio, gli esercizi di aritmetica dell’anno scorso, le ricette trovate sui libri, siamo passati a febbraio. E lui: Che mese è questo? Febbraio. Strappato anche quello. E via via tutti gli altri con il patatoso che contabilizzava il tempo. Nel volgere di una ricreazione abbiamo esaurito un anno intero, mi sono trovata a riflettere. E per fortuna un anno non corrisponde agli strappi di dieci minuti perché sarebbe straniante e pazzesco, il rutilante mondo delle agende impazzite! D. ha commentato: Quante cose ” abbiamo ” fatto in un anno! Pensavo alla dissociazione tra scuola e vita, sulla vecchia e su quella nuova riporterò ancora esercizi, appuntamenti scolastici, note disciplinari da riportare sul registro, qui – questa ” agenda ” che ha una dimensione più intima – tutto ciò che rappresenta l’altro lato di quella cartacea. Le altre agende che nella vita mi sono ritrovata a scrivere sono purtroppo disperse, ne ho conservata solo una. Così adesso che ho perso la scrittura dei miei anni passati posso solo affidarmi ai ricordi, fallaci per natura propria e parziali quasi sempre. Deliberatamente cancello un passato scolastico per affidarmi a considerazioni di vita scolastica altrove, qui. Dissociante.

Avvento a vento

CalendariocasellineIl patatoso venerdì trafficava con foglio di quaderno, righello, matite colorate e tutto quanto fa disegno. D. che fai? gli ho chiesto alla seconda ora. E lui: Faccio il calendario dell’Avvento. Adesso dimmi tu se avessi dovuto trovare sopportabile una simile attività, vista la mia atavica e congenita allergia a tutto quanto fa Natale – a proposito qui nel blog non ha ripreso a nevicare, mah! L’ho lasciato cuocere nel suo brodetto natalizio per un po’, sicché passato un tempo accettabile puntualmente è arrivata la domanda: Mi aiuti?  Presa in mano la situazione – sì, la matita e la gomma per l’appunto – ho cominciato a disegnare venticinque caselline. Non pago D. ha aggiunto: Puoi disegnare anche un albero? E un angelo? E i bastoncini di zucchero? Insomma in poco tempo ci siamo trasformati nella mente e la mano, con lui schiavista impossibile a dare comandi, con l’aggravante dell’apparato critico – La stella non si fa con cinque punte, ma con quattro! Guarda D. che ti sbagli… No no a me piace con quattro punte, cancella e correggi! E io ho correggiato – senza la esse, ovviamente! 😀 Insomma alla fine mi sono guadagnata la beatitudine del Natale con Avvento, annessi e connessi, compreso il vento con pioggia che sta imperversando da due giorni. Un Avvento a vento che ci ha regalato il bonus del niente scuola, per oggi. Ma domani si ricomincia; qualcuno dei colleghi avrà l’infelice idea di coinvolgermi in qualche attività pre natalizia, nell’orrido mercatino della solidarietà ecc. ecc. Insomma, come il vento mi lamento – che fa pure rima inconsapevole. Mancano ventitré giorni all’alba. Ce la posso fare, è vero? 😆

N.d.r. Ha iniziato a nevicare, nel blog, ” mo’ mo’ ” – manco a dirlo! Sono dispensati dalle visite quelli con problemi a vedere cadere la forfora! 😀

Carabattole

carabattoleAll’inizio dell’anno scolastico il Patatoso mi ha mostrato, come trofei, tutto il materiale scolastico allora intonso, che aveva nel borsellino: matite nuovissime, penne, temperamatite ogni cosa possibile di un azzurro costante, tutto rigorosamente pendant. L’altro giorno mi sono resa conto, però, che c’erano delle variazioni al tema di fondo, a quelle azzurre erano state aggiunte matite rosse e gialle, penne spurie. Nel contempo il mio astuccio risultava sfornito delle suppellettili che comparivano nel suo. D. tiene molto alle sue cose, ma tiene anche alle mie, a quanto pare; però lui non sa che sono affezionata anch’io a penne e matite – le penne, quando mi piacciono tanto ma tanto, sono oggetto di accurati corteggiamenti; mi porto via penne anche dai supermercati, dopo aver firmato la ricevuta della carta di credito! 😀 E così siamo arrivati a quella è mia, no è mia, giuro! Insomma per questa volta ho chiuso un occhio, gli ho fatto tenere quello che aveva firulescamente sottratto. Però con un pennarello indelebile ho marchiato le mie carabattole e le sue – con grande soddisfazione del Patatoso, devo dire! E lo so, sono fetente! Stamattina per farmi uno scherzetto D. ha portato una nuova matita simile a quella che ho nel mio astuccio. L’ho guardato come a dire è mia? Lui di rimando rideva come un pazzo e mostrandomela ha detto: Vedi, non c’è scritto niente, è mia! Ma si può essere più furbacchioni? Fetente come la prof.  😀

Keep calm it’s only an extra chromosome

Clip_2Se qualcuno, incuriosito dal titolo, dovesse leggere questo post per errore, si renderà conto che qui non si discetta di genetica o di strane sperimentazioni, ma solo di amore. Dell’amore dei genitori per i loro figli, dell’amore degli insegnanti per i propri ragazzi, dell’amore dei comuni cittadini che, indignati, avversano l’ignoranza e il pregiudizio. Condivido dal blog di Claudio Chittaro il suo articolo per ricordare che domani è la giornata mondiale delle persone con la sindrome di Down. Sarà bene ricordare, non solo domani, che la diversità è patrimonio comune, che siamo tutti diversi l’uno dall’altro. Pensare di discriminare qualcuno perché non ci assomiglia è un errore ridicolo; così ci sarà sempre qualcun altro che si sentirà in obbligo di credersi differente da noi per la sola ragione di non assomigliargli, in un crescendo di assurdi preconcetti. Il mio pensiero va a D. alunno patatoso e Down, affettuosamente apprezzato dai suoi compagni, amato dalla sua famiglia e da me, che non sono la sua famiglia, ma sono una piccola tessera nel puzzle della sua vita, per cinque ore al giorno.

Domani, 13 ottobre, sarà  la giornata mondiale dedicata alle persone con sindrome di Down. Dovrebbe essere un giorno di “festa” e probabilmente, conoscendo un po’ questi ragazzi e le persone che li seguono e se ne prendono cura lo sarà anche, perché ci insegnano che la vita è bella e va rispettata ed onorata sempre con il sorriso. Però non posso e non voglio dimenticare, né lasciare passare sotto silenzio un episodio accaduto pochi giorni fa e raccontato da Antonella Falugiani, presidente dell’Associazione Trisomia 21, al quotidiano La Nazione. Lo potete leggere integralmente a quest’indirizzo ma che comunque Vi riassumo brevemente:

Qualche tempo fa in un palazzo di Firenze dove risiede una famiglia con un ragazzo affetto da sindrome di Down era stata esposta una locandina che pubblicizzava un evento benefico organizzato dall’Associazione Trisomia21 in programma il 5 ottobre al Mandela Forum di Firenze. Pochi giorni dopo questo manifesto è stato rimosso ed alla richiesta di spiegazioni della madre è stato risposto dal portiere che “Alcuni condomini si sono lamentati. Non sopportavano di vedere quei ragazzi Down entrando nell’androne del palazzo”.

Pronta e CIVILE la risposta dell’Associazione che ha pensato bene, BENISSIMO (mi permetto di aggiungere) di acquistare uno spazio pubblico a pagamento in piazza Duomo dove affiggerlo fino al 15 ottobre tant’è che fino a quella data tutti coloro che passeranno da lì potranno vedere esattamente questo ( l’immagine del post )

Ebbene sarà perché conosco bene la fatica che fanno certe Associazioni a reperire anche un solo euro per le loro attività, sarà perché certe cose mi mandano le palle in giostra ma ritengo quanto accaduto in precedenza semplicemente VERGOGNOSO! Per questo, dopo averli appoggiati in un’altra azione di denuncia relativa ad un episodio accaduto due anni orsono a Gardaland, ritenevo doveroso non tacere anche questa denuncia e dare, nel mio piccolo, conferma ad Antonella Falugiani e tutti le persone che con lei lavorano con questi ragazzi, il mio appoggio e la mia vicinanza. Perché se vero è (forse), come mi ha “gentilmente” scritto un personaggio che “non ho un movimento politico, il mio blog non fa qualche milione di contatti al giorno e non mi chiamo Beppe Grillo quindi non conto un ca..o” è altresì vero che sono comunque, e forse proprio per questo, libero di gridare e denunciare tutto il mio schifo verso un mondo e persone sempre più egoiste ed insensibili verso le esigenze del prossimo. Perché è vero, verissimo, che c’è crisi economica ma se proprio ve la devo dire tutta quella che più mi preoccupa e spaventa è proprio quella dei sani valori della civile convivenza. Leggo queste notizie, quelle da Lampedusa e chi ne ha più ne metta e non posso non chiedermi: dove sono finiti? E per concludere permettetemi di dire che io li ho conosciuti e per quel che mi riguarda Vi posso assicurare che non solo queste persone hanno un cromosoma in più ma hanno anche una marcia in più, quella che ti riesce a dare solo la gioia di vivere!

Adolescenza infame

adolescenti-pubertàMatematica stamattina ha cambiato di posto a mezza classe. Si sa come vanno le cose all’inizio dell’anno, ci si piglia per attitudini e amicizie pregresse – specie quando s’è arrivati in terza – bravi con bravi, claudicanti con claudicanti e via così, in un’apoteosi di infuocate liaison scolastiche che non conoscono eterogeneità, ma solo connubi unisesso – ci sono, di fondo, delle remore legate al pensiero unico: Che dirà di me la classe se sto nel banco con G. invece che con la compagna T.?  Che sono fidanzata con G.? ‘n sia mai! Dicevo di Matematica – ha commentato la sua decisione con un: Durante la mia ora stanno così, poi fate come credete! eh già, durante le altre ore giochiamo a scacchi e spostiamo nuovamente  i pezzi sulla base degli orientamenti personali! Lei ragiona per schemi, spostare i più bravi e posizionarli strategicamente vicino ai più deboli di matematica, può produrre interessanti risvolti didattici, ma solitamente i più bravi sono leggermente snob e se fregano dell’atavica ignoranza che attanaglia la mente del/la compagno/a in difficoltà. Dopo un primo giro di valzer della settimana passata, oggi i ragazzi hanno ballato nuovamente con scontenti e commenti inimmaginabili.  M. in particolare era torva e borbottava come una pentola di fagioli lasciati a cuocere a fuoco lento. Aveva ragione, per certi versi, aveva appena perso S. l’amico paravento, il compagno confidente, probabilmente il suo alter ego- strana coppia M. e S. non sono fidanzatini, ma amici dalla scuola elementare; due esseri sociali solo tra loro due, una  amicizia che esclude chiunque, per quanto siano propensi ad aiutare comunque gli altri; quasi simili negli atteggiamenti  e nei modi di fare, in continuo e laborioso “fare qualcosa”… neanche durante la ricreazione stanno con gli altri e consumano la loro merenda impassibili, per cinque ore seduti nel banco. A pensarci ora mi fanno venire in mente gli emo, una specie di sofferenza interna li accompagna. Quindi M. borbottava, volto abbassato, borbottava. Non paga Matematica ha ansiosamente incitato la ciurma a fare una possibile scelta scolastica prossima ventura. Ognuno ha espresso la sua probabile volontà, con commenti da parte nostra sulle reali possibilità per loro di riuscire a farcela. M. ad un tratto ha comunicato a mezza voce la sua plausibile scelta. Le ho obiettato che quella scuola, in particolare, non era ben organizzata e avrebbe rischiato di perdere del tempo, frequentandola. Con malanimo ha borbottato che quella era una scuola come un’altra e non capiva per quale ragione ce l’avessi tanto con quella scuola e… via così fino allo sfinimento. Per quanto confutassi con esempi solidi la mia opinione, lei continuava a borbottare. La voglia di dirle Finiscila! è stata notevole. Poi m’è ritornata alla mente la mia intransigenza di adolescente e ho lasciato correre, ma è stato difficile trattenermi, così come per lei è difficile vivere questa infame adolescenza.

Col cuore in mano

Sono sciocchezze quando ti dici che non vedi l’ora che finisca. Lo fai quando sei particolarmente demoralizzata, quando il ragazzo, la sua testa, i suoi rituali, ti sembrano un bosco dove più ti inoltri e più la vegetazione si inasprisce e diventa intricata. Poi arrivi alla fine dell’anno, dei tre anni trascorsi insieme, con gli esami, le tensioni, il caldo, il ragazzo particolarmente teso, io stessa particolarmente tesa e stanca. Infine seduti insieme, per l’ultima volta, a mostrare l’ultima cosa fatta per la gioia di sentirlo parlare ed esporre e raccontare, agli altri prof, a me, ai compagni. Seduti insieme vicini, con le mani a cercare le mie – ” Aiutami, dammi coraggio! ” dicono quelle mani – la voce da ragazzo cresciuto, emozionata. E poco c’è mancato perchè le lacrime che mi hanno riempito l’animo e gli occhi, scendessero a mostrare tutta l’orgogliosa commozione di una prof di sostegno, di una persona che ha imparato tanto, in tre anni, invece che il contrario. E’ così, è finita. Ma infinito rimane il bene, l’amore grande per il ragazzo, l’interesse per la sua storia, per una storia che ho attraversato per tre anni in sua compagnia. Col cuore in mano. 

La scuola è finita

Così come da qualche giorno, la scuola stamani sembrava un serraglio. ” Mio cugino ” transumava ormai senza ritegno. Mio cugino è un ragazzo della terza H. Tutte le volte che, durante l’anno, l’ho incrociato in luoghi diversi dal suo atrio di appartenenza, mi diceva di essere lì per via di un suo fantomatico cugino, al quale doveva chiedere qualcosa. Ad occhio e croce mio cugino ha legami di parentela con tutti i seicentocinquanta alunni della scuola.😀 Ci siamo salutati, mi ha detto: < Ciao professore’… cugina! > Parente anch’io! Un altro ” pellegrino ” della terza H è venuto in classe e ci ha tenuto a baciarmi. < Professore’ e mò non ci dobbiamo incontrare più nei corridoi? > < Muoio mica! > gli ho risposto, con la tentazione di fare qualche scongiuro! 😀 I miei di terza E hanno organizzato un brunch a base di focacce e dolci preparati dalle mamme. Hanno declamato una lettera rivolta a tutti noi docenti dove, testuale, sono diventata la loro seconda mamma! Famiglia numerosa… e come sono abituati a fare con le mamme, prima di lasciarmi andare hanno aggiunto: < Prof, ci aiuterà agli esami? > E tanto lo so che, come sempre, aiuterò e sosterrò tutti per quanto possibile,  incappando nei rimproveri dei colleghi! Alla fine si sono commossi, sono spuntate le lacrime. Son bestiole, ma di cuore! 😀

S’i fossi foco…

Cecco Angiolieri dissacrando il mondo che lo circondava aveva introdotto il seme del rimuginare a vuoto – altrimenti detto caxxeggio – quando ogni pensiero trova una sua ragione d’essere nell’ipotetico: se fossi. Ora, non è che mi sia messa a fare uno studio comparato sulla poesia goliardica toscana, bensì ho appena terminato la lettura dell’ultimo post dell’ effervescente camionista Farnocchia, che ispirata a sua volta da un contest culinario di Jul, ha immaginato un ipotetico scenario in cui ha trasformato se stessa in un piatto di agnolotti, un libro, una trasmissione televisiva e via elencando. La Quaresima porta a pensieri dimessi, ma il pensare lieve non porta danni. Sicchè:

Se fossi una scrittrice sarei Virginia Wooof. Strano vero? La Woolf è stata la prima lettura importante dopo Cesare Pavese e la Fallaci. Di Virginia conosco praticamente ogni opera e apprezzo ogni suo scritto. Accetterei anche le tasche piene di sassi. 

Se fossi un albero sarei un arancio. Illuminata dal colore dei frutti tra il verde ceroso delle foglie. In certi periodi dell’anno sarei vestita a festa con frutti e fiori profumati nell’aria dolce della primavera. 

Se fossi una cantante sarei Joan Baez. Per la sua grazia come persona a settant’anni. Per la grazia della sua voce, ancora, a settant’anni. Per le battaglie a favore dei diritti civili, per la sua vita piena di ricordi e di persone. 

Se fossi un libro sarei Foglie d’erba di Walt Withman, per la grande emozione che mi dà leggerne ogni sua pagina, ogni sua poesia.  Perchè contiene il mio epitaffio. 

Se fossi una canzone sarei innumerevoli canzoni, una fra tante Hey Jude dei Beatles. Quando Paul dà l’attacco con la voce e le note piene del pianoforte mi parte regolarmente il brivido lungo la schiena. E il coretto finale, dove lo mettiamo?

Se fossi una tamburellista rock sarei  Red Headed Woman/Patti Scialfa. Non so se lo faccia ancora, ma all’epoca il suo bel Springsteen non lo mollava neppure un minuto!

Se fossi un abito sarei un saree indiano. Vestirsi con una lunga striscia di seta colorata richiede abilità e grazia, tutto quello che le donne indiane possiedono naturalmente. E io, forse, no. 

Se fossi un dolce sarei un millefoglie. Non troppo zuccherino, con la sfoglia croccante cosparsa di zucchero a velo vanigliato. 

Se fossi un film sarei Via col vento. Per tutte le volte che l’ho visto, per le innumerevoli battute che conosco a memoria, per quella perla: Dopotutto domani è un altro giorno!

Se fossi una insegnante sarei quella di sostegno. Quella che sono nella realtà, perchè stare con i ragazzi mi piace e spesso il piacere è reciproco.

Se fossi un politico sarei Antonio Gramsci, compresa la prigione. 

Se fossi un quadro sarei l’Autoritratto con la pelliccia di Albrecht Durer, per la bellezza assoluta del ritratto, per quegli occhi febbrili, i capelli fluenti, la bocca carnosa e silente.

E voi, se foste…