Un autistico non spara! ( di Gianluca Nicoletti )

Per piena condivisione copio e incollo totalmente l’articolo di Nicoletti su ” La Stampa “ – grazie a Susanna Curci per averlo segnalato su FB. Le persone autistiche, proprio per la loro difficoltà ad essere comprese, si portano dietro l’ottusa paura di quelli che non conoscono il ” problema ” e che non desiderano neppure approfondire una conoscenza basata solo sull’osservazione di aspetti prettamente esteriori. Spaventa una persona autistica per le stereotipie, per il gesti improvvisi, per lo sguardo rivolto in luoghi inaccessibili ai più. L’ignoranza, la non conoscenza, rende forte i pregiudizi e condiziona i rapporti sociali. Va così con quelli ritenuti ” normali “, ma diversi per colore della pelle, per credo religioso, per provenienza etnica, a maggior ragione con una persona considerata ” handicappata “. E’ assurdo pensare che un autistico possa pianificare una strage e portarla a compimento. Se rifletto sulla mia esperienza di insegnante di un ragazzo autistico e faccio mente locale su  quelle che sono state le sue ” fissazioni “, le piccole manie, comprendo che, rispetto alle grandi manie dei giornali di fare grancassa mediatica, le stereotipie di A. sono davvero poca cosa, insignificanti ” capricci ” di una persona colma di amore verso gli altri, con il ” difetto ” di non saperlo esprimere appieno. Si può dire la stessa cosa dei giornalisti, di alcuni giornalisti, che sanno esprimere solo vacui titoli e spargere intorno pregiudizio e ignoranza? 

Adam Lanza non poteva essere un autistico. Ancora una volta si cita in maniera inadeguata una patologia che è tra le più diffuse forme di disabilità.

Il giovane killer di Newtown era autistico? E’ un’ approssimazione che non può e non deve passare, anche perché per molti potrebbe essere intesa come una spiegazione del perché un ragazzo abbia massacrato 27 persone, tra bambini e insegnanti, compreso se stesso. Mi dispiace sembrare saccente, ma questa cosa mi brucia personalmente perché da quattordici anni ho a che fare quotidianamente con un figlio autistico, e spesso mi trovo a dovere dare voce anche agli altri genitori come me.  Vorrei chiedere a tutti i colleghi che hanno scritto o sottoscritto questi titoli, probabilmente fidandosi di quello che avevano letto in un’agenzia di stampa, ma voi avete una minima idea di chi sia un autistico? L’ autistico è una persona incapace di autonomia, che non saprebbe uscire di casa per andare a scuola se non accompagnato, che difficilmente riuscirebbe a usare razionalmente un’ arma da fuoco in maniera così reiterata, ma soprattutto è una persona che si tura le orecchie atterrito se solo sente battere le mani o entra in una stanza con la musica ad alto volume. Certo che è facile associare al termine “autistico” quello di “asociale” e quindi condividere conclusioni assolutamente infondate, l’ autismo evidentemente è una patologia di cui la categoria a cui appartengo ha una profonda ignoranza, eppure è la prima causa d’ handicap, ci sono più autistici in giro di ciechi, sordi e down messi assieme (non lo dico io lo dice il Censis). In Italia sono come minimo 360.000 le famiglie che devono gestire un problema del genere, e vi assicuro nella più totale solitudine e mancanza di adeguate strutture. Quando il ragazzo autistico cresce fino  alla stessa età di Adam Lanza, non ha scuole da frequentare, non ha parti di città in cui è possibile per lui passeggiare senza rischio, non ha soprattutto conflitti con sua madre, anzi la madre nella maggior parte dei casi è l’ unica persona che ancora si occupa di lui, almeno finche avrà fiato di farlo. Poche settimane fa , in questo stesso blog, feci mia la protesta di altri genitori di autistici che erano rimasti molto perplessi leggendo i titoli di molti giornali che definivano “autistica” la giovane che tutti conoscono come Ruby Rubacuori. Quel mio pezzo fu il fortunato pretesto per cui la psicologa che aveva effettuato la perizia sulla ragazza potesse rettificare e spiegare come una semplificazione giornalistica avesse creato l’ equivoco.  Non vorrei che tanti genitori come me da oggi, oltre il peso dell’indifferenza delle istituzioni, dell’emarginazione in strutture scolastiche non adeguate e della poca preparazione della nostra classe medica a fronte di un problema in crescita (nasce un autistico ogni cento bambini), dovesse pure sobbarcarsi il sospetto che il proprio ragazzo possa tirar fuori un’ arma e fare una strage. Leggo con sollievo su Corriere della Sera che almeno uno psichiatra autorevole come il professor Vittorino Andreoli dice “Probabilmente il killer non era affatto matto (e fino a oggi non sono stati riferiti segni di patologia mentale)” . Non mi permetto di suggerire a nessuno conclusioni e letture profonde di un episodio di cronaca già così trabordante di lancinante, quanto surreale, crudeltà. A me però, che con tanti autistici autentici ho rapporti costanti, verrebbe piuttosto da chiedermi come mai una brava madre avesse bisogno di tenere in casa due pistole e un fucile d’assalto?  Leggi anche: “Ruby Rubacuori autistica? Ma non scherziamo!”  

*AGGIORNAMENTO delle 16.21  

In risposta alle recenti notizie di stampa che l’autore delle sparatoria a Newton, Connecticut potrebbe essere stato diagnosticato nello spettro autistico o con disabilità psichiatrica, Autistic Self Advocacy Network (ASAN) ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione:  

 “I nostri cuori vanno alle vittime del massacro di oggi presso la scuola elementare di Sandy Hook a Newton, nel Connecticut e le loro famiglie. Recenti notizie di stampa hanno suggerito che all’autore di questa violenza, Adam Lanza, sia stata diagnosticata la sindrome di Asperger, una diagnosi nello spettro autistico, o un disturbo psichiatrico. In ogni caso, è indispensabile che, mentre piangiamo le vittime di questa tragedia orribile che i commentatori e i media evitino di tracciare collegamenti inadeguati e infondati – tra autismo o altre disabilità – e violenza. Gli americani autistici e soggetti con altre disabilità non sono più inclini a commettere atti violenti rispetto ai non disabili. In realtà, le persone con disabilità di ogni tipo, tra cui l’autismo, hanno di gran lunga maggiori probabilità di essere delle vittime di crimini piuttosto che essere colpevoli di violenze. Se lo sparatore di oggi risultasse di essere stato diagnosticato nello spettro autistico o con un altro disabilità, ricordatevi che milioni di americani con disabilità hanno le stesse probabilita’ di atti criminali quanto la popolazione non disabile.  La violenza di oggi è stata l’atto di un individuo. Esortiamo i leader dei media, del governo e della comunità di parlare contro ogni tentativo di collegare falsamente l’autistico o la comunità dei disabili con il crimine violento. Gli americani autistici e altri gruppi di persone con disabilità persistono nell’affrontare discriminazione e segregazione a scuola, sul posto di lavoro e nella comunità in generale. In questo terribile momento, la nostra società non dovrebbe stigmatizzare ulteriormente la nostra comunità. Come la nostra grande nazione ha fatto tante volte in passato, uniamoci per piangere sia quelli uccisi da atti di omicidio efferato sia per difendere quelli che in tutte le parti del nostro paese sono affetti dal flagello della stigmatizzazione e del pregiudizio. “  Domande dei media riguardo a questa risposta possono essere indirizzate a ASAN a info@autisticadvocacy.org.  

ASAN Statement on Media Reports Regarding Newton, CT Shooting Autistic Self Advocacy Network  

autisticadvocacy.org  

ASAN Statement on Media Reports Regarding Newton, CT Shooting  

———————————————————————————————————- 

* AGGIORNAMENTO  delle 18.46  

Franco Bomprezzi: giornalista “a rotelle” e decano dell’ informazione sulla disabilità nel suo blog “Invisibili” riprende il tema nel post “L’arma letale dello stigma” Ma non mi risulta – lo dico da cronista con trent’anni di lavoro alle spalle – che ci sia mai stato un collegamento diretto fra la sindrome autistica ed episodi di violenza sistematica e preordinata come la strage del Connecticut. In ogni caso dubito che in Italia un ragazzo autistico abbia la possibilità di utilizzare in casa un arsenale di armi degno di un serial killer.”  

———————————————————————————————————-

*AGGIORNAMENTO delle 21.19  

 Comunicato stampa di A.N.G.S.A. Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici  

Adam Lanza ha assassinato quasi trenta persone, quasi tutti bambini, senza apparente motivo, in una scuola di Newtown, non lontana da N.Y. Che si tratti di follia è fuori dubbio, ma non si può etichettare come autistico questo giovane, dato che l’ufficiale di polizia competente per il caso “ha ritenuto che non fosse chiaro quale tipo di disturbo psichico avesse Adam”. E’ vero che in USA si è molto allargata la tipologia della disabilità mentale definita autistica, estendendola anche a casi che in Italia non sarebbero mai stati classificati in questo modo, ma pure non si può riconoscere in questa fattispecie neppure la forma meno grave di autismo, la sindrome di Asperger. Questo giovane guidava la macchina, aveva fatto il liceo in classi normali, ottenendo pure alti voti ed apparteneva ad un club di alta tecnologia informatica col quale organizzava party.  I compagni avevano notato le sue stranezze, timido, taciturno e con accessi di rabbia che, secondo una teste, curava con psicofarmaci. Non risulta che fosse stato sottoposto a nessuno di quei programmi per autistici che vengono normalmente attuati in USA. Stupisce che la madre avesse portato Adam a fare battute di caccia, insegnandogli a sparare, e che non avesse tenuto sotto chiave tutte le armi che collezionava, fra le quali armi a ripetizione. Questa grave imprudenza è costata la sua vita e quella di tanti altri innocenti. Teniamo a precisare che le persone definite con autismo in Italia sono completamente diversi da Adam e non sarebbero in grado, neppure volendo, di attuare una simile strage. Chiediamo alla stampa di fare maggiore attenzione, anche e sopra tutto nei titoli, alla realtà dei fatti ed al parere degli esperti, per evitare che si diffonda lo stigma a carico di persone come quelle con autismo o con sindromi di Asperger, che già sono gravate da enormi problemi relazionali.  Le persone con spettro autistico non vogliono il male degli altri e non sarebbero capaci di organizzare un piano di strage così tremendo come quello di Newtown. 

Prof. Liana Baroni  

Presidente di A.N.G.S.A onlus (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) 

 

 

A Mesagne, Flavia scrive….

Re-agire ( da www.acidella.com )

Ieri sera non so quale strada ho preso per tornare a casa. Credo d’aver fatto un giro più lungo del solito. Un clima surreale. Silenzio.

Ridiamo. Ma sono risate isteriche le nostre.

Paura? No. Continuo a dire che non ho paura. Non perchè sia sfacciata. Queste cose, che mi ritrovo a scrivere, beh non avrei mai voluto scriverle. Però in qualche modo devo pur tirare fuori quello che ho dentro, è il mio modo per re-agire.

Ho scritto una riflessione su Mesagnesera ieri. E’ stato difficile buttare giù qualcosa, trovare un titolo adatto. I 20 passi.

Sono stata alla veglia di preghiera organizzata dai giovani della diocesi di Brindisi in nemmeno 24 ore. E io li invidio. Sì, come fanno a cantare e a pregare un Dio, un Cristo, una Madonna e tutta la schiera di Santi, che permettono tutto questo. Scenderà il Padre Nostro ad alleviare il dolore di una madre e di un padre che hanno perso la loro unica figlia nel più brutale dei modi immaginabili? Scenderà lo Spirito Santo a far passare la paura ai ragazzi che hanno visto scoppiare i loro sogni e il loro futuro?

Eppure ieri sera la Piazza era stracolma di gente. Si voleva stare insieme, stare vicini alle famiglie. Non importa se si crede o meno. Questa è la nostra risposta. L’ennesima.

Sarà che io sono davvero un’estremista. Ma sfogliando la home di Facebook, o i vari siti di informazione, a me è venuto il disgusto. E la rabbia non si placa. E il mal di testa aumenta.

Lo sciacallaggio del dolore.

Uno show. Gente che saluta dietro le telecamere. Giornalisti a caccia di informazioni, dichiarazioni. Tra tutti solo Maurizio mi fa sperare che non esistono solo fantagiornalisti a caccia di scoop.  Sì, è il loro lavoro. Ma mi chiedo dove siano l’umanità, e il rispetto. Maurizio doveva scrivere un paginone, aveva bisogno di alcuni dati. Non ho acquistato i giornali. Ma so che la sua penna ha rispettato le vittime e il dolore delle famiglie.

Ieri quando ascoltavo il Sindaco, o quando vedevo il Presidente del Consiglio caricarsi il dolore di un padre e di una famiglia mi sono sentita ancora più fiera di essere cittadina di Mesagne. Pare che Saviano abbia scritto qualcosa di negativo. Oh Savià, tu scrivi e fai l’eroe coi tuoi romanzi. Ma la gente muore! Melissa è morta! Noi ce ne andiamo in giro senza scorta, re-agiamo ogni giorno, tu hai perso una buona occasione per stare zitto.

Non si può e non si deve reagire alla violenza con altra violenza! Le foto del presunto attentatore fanno il giro del web. La caccia all’uomo è aperta. Quello magari sabato se la rideva e se la spassava allegramente per le vie della città, tra la gente che entrava ed usciva dai negozi per lo shopping del sabato pomeriggio. La strage e l’indifferenza.

Stamattina noi abbiamo chiuso. Avremmo potuto aprire il cancello, approfittare del fatto che due cancelli prima del nostro non c’è nessuno. Stay human diceva qualcuno! La nostra ferita non è profonda, è solo superficiale, se pensiamo a quella delle vittime di questa strage. Il mondo non si può fermare. Noi sì! Perchè rispettiamo il dolore di chi non ha più una figlia, di chi è appeso a quel sottile filo di speranza. Dicono che Veronica sia forte, che sta reagendo. Beh, la famiglia Capodieci, è una famiglia tutta d’un pezzo. Non mi sorprende il fatto che Veronica stia lottando per vivere. Così come non mi sorprende leggere che Vanessa, sua sorella, abbia chiamato la madre con la sorella tra le braccia per rassicurarla, prima che le giungessero notizie circa l’accaduto.

C’è l’altro lato della strage. Che nessun cronista, nessun fotografo potrà mai raccontare, o immortalare. Il lato umano. Coraggio, speranza, vita.

Mesagne, Melissa, l’attentato alla scuola, se ne dimenticheranno presto. Ma noi qui, continueremo a re-agire!

Banalogia

Lo hanno fatto apposta. Per il periodo sanremese, tutte le tivù si sono adeguate ad un regime di ” pasta in brodo ” contro la ” pastasciutta ” che dovrebbe essere ammannita dalla serata di ieri in poi, sul canale rai dedicato. Ebbene, ieri sera, in pieno zapping un ” fuoco amico ” ha lanciato il  suggerimento: Vediamo cosa fanno a Sanremo? Siamo capitati così nel pieno di una sommossa blackbloc e in un post scenario da post post apocalisse è apparso lui, il Messia della Via Gluck. ( Premetto a me non piace, per niente ) Ha iniziato un discorso che, nonostante tutto, mi sono soffermata ad ascoltare. Di tanto in tanto, con un gap di secondi rispetto alla ” battuta ” del Profeta, partivano stranissimi applausi dalla piccionaia dell’Ariston. Ha parlato, pausa, ha sorseggiato acqua, ha ripreso a parlare, pausa, si è girato di spalle e via chiacchierando.  Ad un certo punto, l’uomo in grigio,  ha infilato il tunnel  religioso. ( Premetto neppure l’Avvenire e Famiglia Cristiana mi piacciono e non sono tra le mie letture preferite ) Il rappresentante legale di Gesù – per procura diretta? vai a sapere! – ha iniziato a impartire lezioni di giornalismo ai suddetti quotidiani che, a suo illuminato parere, avrebbero dovuto parlare di Dio e di Paradiso, piuttosto che di altro. L’immensità – come lo ha chiamato Rocco Papaleo di lì a poco – avrebbe potuto avere ragione, con qualche probabilità, se i giornali in questione fossero stati testi di catechismo. Ma si tratta di giornali acquistati da cattolici che si presume abbiano cognizione di causa a proposito del suddetto Dio e/o Paradiso. Sicchè non è chiaro per quale ragione coloro che acquistano i giornali debbano privarsi di un punto di vista cattolico, su quello che sono i fatti quotidiani. Per un suo filosofico dogma i giornali  avrebbero dovuto chiudere. Forse c’entrano le critiche mosse dagli stessi giornali al suo peloso e pubblicizzatissimo atto di devolvere il compenso astronomico percepito per questo ” evento ” – di cui realmente avremmo volentieri fatto a meno! – in opere di bene? Ripeto, non mi interessano le sorti di due giornali che non leggo, ma mi sembra un giudizio pesante anche nei confronti di coloro che da quei giornali traggono informazioni. Tirando in ballo anche Don Gallo non s’è reso un buon servizio. Il buon sacerdote fa quello che deve in silenzio o quasi, lui sceglie di (s)parlare. Ad ognuno il suo, caro Celentano Adriano, vada a fare il canzonettista, se non vuole essere ricordato dai posteri come l’apologeta del banale.