Per partito preso

Se c’è una cosa che mi infastidisce fuori misura – dico così per non usare un termine più pregnante, ma poco elegante – è la difesa d’ufficio. Il fatto: Franchina (?!) Chiaromonte, senatrice e femminista storica, ” figlia di ” Gerardo Charomonte del vecchio partito Comunista, in un articolo di qualche giorno fa sul ” Corriere della Sera “ difende a spada tratta le gesta di madame Cerchio Magico, Rosi Mauro. Perchè, direte voi, con una certa perplessità di fondo? Semplicemente perchè donna.

«Certo, e per di più una donna che combatte e che proprio per questo si vuole eliminare in quel modo. Ma gli avversari politici non si fanno fuori per via giudiziaria. Comunque l’ accanimento nei confronti di Rosi Mauro è sotto gli occhi di tutti: quando si è trattato di Gianfranco Fini le cose non sono andate così. Quando il presidente della Camera è finito in un’ inchiesta giudiziaria il centrosinistra lo ha difeso. E qual è la differenza tra i due? La vice presidente del Senato è una donna, Fini è un maschio, perciò due pesi e due misure come sempre»

Sono dell’idea che in politica non debbano esistere uomini e donne, ma persone consapevoli del ruolo. Che Fini sia stato appoggiato dal partito di provenienza della signora Chiaromonte allora, è stato un atto di convenienza. Fini contrastava con le parole e i fatti Berlusconi, cosa che il PD non è stato in grado di fare in nessun modo. Fini avrebbe dovuto dimettersi, così come dovrebbe fare Rosi Mauro ora. Se avessero consapevolezza del ruolo, se avessero un minimo senso di responsabilità verso l’elettorato che disgraziatamente li ha posizionati in quei ruoli, dovrebbero dichiarare al mondo intero la non idoneità a ricoprire cariche istituzionali. Non sono indagati? Ma se ci sono persone che fanno il tuo nome, a proposito di vicende poco chiare, devi trovare il modo di salvare la tua onorabilità – se ce n’è un residuo – dimettendoti. Così si fa tra le persone serie, uomini e donne, a prescindere. Sono poco garantista e la signora Chiaromonte, invece, lo è? E chi se ne importa! Come diceva la nonna di una mia collega: Non si vergognano la faccia nemmeno un po’!

 

Oggi le comiche

Ieri il signor Onorevole Ministro Ignazio La Russa è stato beneficiato, da parte di un pubblico con le tasche piene, di monetine e di ben altro, di una vivida protesta verbale e manuale – lancio delle monetine suddette! – che di sicuro gli avrà provocato un deja-vù di storia recente. La vicenda è nota: un altro capintesta, uscendo da un noto hotel romano dove era uso dimorare con la sua corte di nani e ballerine, venne sonoramente apostrofato e bersagliato dalle onnipresenti monetine; con la differenza che quelle erano lire e oggi c’è l’euro, ma vogliamo badare al metallo? Il signor Onorevole Ministro con il sorriso sulle labbra e la morte nel cuore è entrato in aula a Montecitorio e nel sollecitare ai sodali e all’aula tutta la solidarietà di cui pensava di aver diritto, ha pensato bene di apostrofare i comunisti del PD, attribuendo loro la paternità dell’offensivo gesto. Se solo avesse fatto mente locale, l’Onorevole Ministro, si sarebbe reso conto che il Partito Democratico è ormai incapace di qualsiasi reazione oggettiva, dato lo stato di catatonia in cui versa da anni. Ma L’Onorevole Ministro doveva pur prendersela con qualcuno! Richiamato all’ordine dal suo ex camerata, direttore dell’Aula, l’Onorevole Ministro gli ha rivolto un udibile < Vaffan’ > in stile La Russa! Curioso, quando si diventa ministri di questo governo, si perde la memoria all’atto stesso della nomina. Uno dimentica di essere stato un picchiatore fascista, un altro dimentica di avere almeno seimila processi in corso, un altro ancora dimentica di avere in piedi un altro processo come colluso con la mafia. Che gli facciano l’elettroshock? Oggi nella stessa aula si è votato per approvare il verbale della seduta al vetriolo di ieri e a seguire, invertendo l’ordine delle cose, si sarebbe dovuto decidere per il processo breve, in modo da salvare capre e Mills. I membri del Governo erano riuniti in consiglio – siamo o non siamo un paese in missione di guerra? Non che servisse la loro presenza, ma doveva, la maggioranza, rientrare nei numeri e quindi votare necessariamente. Succede però che i ministri arrivano in ritardo e Fini chiude le votazioni. Proteste veementi, cori da stadio. La votazione mette il governo in minoranza. L’Onorevole Ministro Angelino Alfano, perso l’aplomb di ordinanza, manifesta il suo disappunto da Mister Hyde, lanciando il suo tesserino da parlamentare all’indirizzo degli scranni dell’Italia dei Valori. Acchiappato da Di Pietro, il tesserino viene prontamente mostrato alle telecamere. Di Pietro dichiara di voler iniziare una collezione di tesserini usati, non si sa mai. Dovesse capitare al governo, gli basterà cancellare il nome e apporre il suo, tanto è quello che sogna da sempre, guardare i sigilli della Repubblica! Una contessa della maggioranza visto che c’è, decide di allenarsi al lancio del giornale – sport alla moda tra le Onorevoli Parlamentari. Lancia perciò nel vago e ops, colpisce il Direttore, che decide di non passare alla sospensione della indisciplinata. E come se non bastasse i signori Onorevoli leghisti intimano Ileana Argentin, disabile in carrozzella, parlamentare del PD, a non applaudire, per assenso, a quanto succedeva in aula. Come se Ileana Argentin avesse potuto usare le mani, sia pure per un applauso. Le hanno poi chiesto scusa. Ma prima di parlare usare la testa, no eh? Domani, eh domani è un altro giorno, si vedrà! Ma che bel paesello marcondirorondirondello, ma che bel paesello marcondirondirondà!