Quello che… oh yeah

fotoricordoSi parlava, alla tavola pasquale, di Enzo Jannacci – argomento quasi obbligatorio, dati gli eventi. Il mio interlocutore con un categorico: Era diventato insopportabile, ne ha decretato il necrologio. Gli ho chiesto lumi, a proposito, e non ho ben capito se fosse ben favorevole ad un Enzo Jannacci prima maniera, quello di Vengo anch’io  o l’ultimo Jannaci conosciuto, dalle canzoni intrise di grande malinconia e molto realiste – per quanto anche qualcuna delle canzoni prima maniera aveva già  evidenti i temi sociali che hanno fatto da sottofondo alle altre venute dopo. Da ragazza pensavo alle sue come a canzoni bislacche e senza un senso particolare, di un funambolo surreale messo lì per compiacere una ristretta cerchia di persone come lui. Jannacci faceva il cantante e non lo faceva, il suo mestiere vero di cardiochirurgo lo aveva messo a contatto con persone che quasi a verifica delle sue origini di figlio di emigranti pugliesi, gli avevano donato una realtà fatta di viaggi della speranza, sogni di guarigioni. Ho un unico disco suo, Fotoricordo, davvero bello, un disco di quando aveva smesso di fare il funambolo e aveva preso a cantare della gente che incontrava nelle corsie d’ospedale e della realtà operaia che aveva conosciuto in gioventù. Nella replica del programma che Fabio Fazio gli aveva dedicato nel 2011 – visto la sera di sabato – lui già sofferente, appoggiato al pianoforte, ha guardato per tutto il tempo suo figlio Paolo, di uno sguardo pieno d’ amore profondo. Quello sguardo mi ha davvero commossa… oh yeah.

Natalia, la faccia quasi color della cera
Natalia non vedi le flebo che ti sparano dentro
a vederti non sembri neanche vera
e siamo qui davanti a te coi bei vestiti verdi dei chirurghi americani
Natalia, far finta di essere perplessi
come fa ogni professionista che si rispetta
ma la cera ricorda qualcuno dei tasti bianchi del mio pianoforte
Natalia, tu non sai che bisogna riaprirti il torace
che è una cosa che rompe sempre i coglioni
Natalia, Natalia, Natalia
Natalia che hai solo sette anni e fai la figlia di ferroviere
proprio quello al quale il professore di Torino
ha chiesto venti milioni
ben sapendo che male che vada c’è sempre la colletta
e siamo bei freschi di tasse
è tutto Natalia
Natalia che hai capito che all’ospedale di Milano
sei la numero trentotto giù in lista di attesa
Natalia con la valvola nel cuore messa dalla parte sbagliata
già ma queste son cose che la canzone non dice mai, mah
Natalia che mi hai telefonato con la cadenza della donna d’affari
la mia amica mentre si giocava in corridoio è deceduta
– Come hai detto? – Si dice deceduta ma tu sei un dottore?
Dimodoché siccome adesso io c’ho paura mollo ‘sti due deficienti
padre e assistente sociale
sai gli han già tirato venti milioni a Torino
non vorrei, non vorrei ci fosse qualche altro casino
e anche queste son cose che la canzone non dice
Natalia coi fumetti, la sorella di tua madre,
il gelato, gli occhi fuori dal finestrino
Natalia, chi lavora magari anche sbaglia
ma lui mi ha combinato proprio un casino, troppo casino
Natalia che non puoi sapere cos’è bradicardia
cioè che tutto sta andando a puttane e così sia
Natalia che l’hai fatto smettere di bestemmiare
perché si potesse chiedere aiuto a qualcuno
magari anche alla Vergine Maria, eh magari
Natalia che domani vai via, grazie di tutto e così sia.
( Natalia da Fotoricordo di Enzo Jannacci )